Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

10 FEBBRAIO: SANTA SCOLASTICA

febbraio 10th, 2017

“IL VALORE DI UN CARISMA,
LA FECONDITA’ DI UNA REGOLA”

SANTA SCOLAST ICA
( 480 – 543 ca.)

Il volto di Santa Scolastica, è scolpito per sempre dalle ultime parole del racconto di San Gregorio Magno: “ Potè di più, presso Dio, colei che amò di più”.
Amore, preghiera e desiderio del Cielo costituiscono il fascino spirituale di questa donna che, secondo la tradizione, fu sorella gemella del grande patriarca dei monaci d’Occidente, Benedetto da Norcia.
“Consacrata a Dio onnipotente fin dall’infanzia, la troviamo – al tramonto della sua esistenza – in un monastero nelle vicinanze di Montecassino, e quindi all’ombra del suo grande fratello.
Al di fuori di ciò non sappiamo altro, se non quanto san Gregorio Magno dice nel 34° capitolo dei Dialoghi, circa la sua morte.
Si possono quindi rintracciare notizie della sua vita, seguendo le orme di san Benedetto. Nata verso il 480 fu attratta fin dalla giovinezza, come suo fratello, verso una vita interamente consacrata a Dio.
La nativa Norcia dunque, cittadina umbra dolcemente adagiata nel verde, e la famiglia aperta ai progetti di Dio, plasmarono certamente l’animo di Scolastica, preparandola alla vita monastica, austera e serena insieme, com’era l’habitat in cui era vissuta fin da fanciulla.
Non mi sembra perciò arbitrario tentare una rilettura della Santa Regola attraverso la figura di Santa Scolastica, come traspare dall’unico episodio, ma emblematico, che ci è rimasto della sua vita.
Notiamo prima di tutto la ‘consuetudine’ dei due santi fratelli di vedersi una volta all’anno.
Nel loro ultimo incontro Scolastica è particolarmente desiderosa di stare con il fratello per parlare delle gioie del cielo; ma deve premere su Benedetto, ligio alla norma che prevedeva il rientro in monastero prima di sera.
Scolastica compie un prodigio in forza del suo amore e della sua preghiera. E’ un miracolo che scaturisce sotto il segno della gratuità, che ci ricorda quello ottenuto da Maria alle nozze di Cana, per prolungare la gioia del convito.
I due fratelli passano la notte lodando Dio e parlando di Lui, una notte che ci ricorda quella degli amanti del cantico dei cantici, la notte Pasquale, il dialogo tra Gesù e la Maddalena nel giardino, dopo la Risurrezione….
Scolastica, ottenendo il miracolo, dimostra il primato dello spirito sull’osservanza, il primato dell’amore sulla legge.
San Benedetto nella Regola per i monaci dà il primato alla ricerca di Dio –Si revera Deum quaerit…(RB 58,7), all’amore di Cristo – Nihil amori Christi praeponere (RB 4,21), e conseguentemente alla preghiera – Nihil Operi Dei praeponatur ( RB 43,3). Scolastica realizza pienamente la sua vita in questo senso. Giunta ormai in vista della meta, non desidera altro che Dio, la comunione eterna con Lui nel Regno. E’ certamente di questo che desidera parlare con il santo fratello, supplicandolo : “Ti prego… rimaniamo fino al mattino a parlare delle gioie della vita celeste”.
Non aveva scritto Benedetto nella sua regola :”Desiderare con tutto l’ardore dell’animo la vita eterna?” (RB 4,46). La Regola benedettina è percorsa da un forte afflato escatologico, che raggiunge proprio in santa Scolastica la massima intensità.
Proprio la preghiera, che sgorga dal suo cuore puro e ardente, è la forza con la quale la sorella ‘vince’ la sfida con il fratello, più attento all’austera disciplina.
Ma anche la preghiera di Scolastica è la più splendida e fedele realizzazione di quanto Benedetto ha proposto nella sua Regola. “…non dobbiamo forse elevare con tutta umiltà e sincera devozione la nostra supplica a Dio, Signore dell’universo?…E rendiamoci ben consapevoli che non saremo esauditi per le nostre molte parole, ma per la purezza del nostro cuore e la compunzione fino alle lacrime” (RB 20,2-3).
Con l’intensità della sua supplica e l’abbondanza delle sue lacrime, Scolastica ottiene dal Signore un improvviso mutamento delle condizioni atmosferiche. La pioggia scrosciante impedisce a Benedetto di ripartire e può così dare alla sorella la gioia di rimanere a lungo con lui, per pregustare le gioie del cielo.
Per essere giunta a una tale intensità di vita interiore e di preghiera, tanto da poter essere esaudita all’ istante dal Signore, la santa sorella del patriarca dei monaci aveva certamente compiuto un alacre cammino di fede, di carità e di unificazione interiore. Aveva vissuto fedelmente la vocazione monastica e, guidata dal Vangelo e dalla Regola (“ per ducatum evangellii”) si era lasciata condurre là dove l’unica legge è quella dello Spirito, che è amore e libertà, e che in ultimo trascende tutte le regole, dopo che si sono fedelmente osservate.
Colpisce, nel racconto dei Dialoghi di S.Gregorio, la personalità di Scolastica.
E’ veramente donna, con tutte le caratteristiche della femminilità: dolcezza e affettività, costanza ed audacia nell’intento di ottenere quanto desidera. E presenta anche una vena di simpatica ilarità, quando dal fiume di lacrime passa al radioso sorriso per il miracolo avvenuto: “Vedi – risponde al fratello rammaricato per l’improvviso temporale- io ti ho pregato e tu non hai voluto ascoltarmi. Ho pregato il mio Signore, ed Egli mi ha esaudita. Ora esci se puoi; lasciami pure e torna al monastero!”.
E’ una rivincita che non dispiace certamente a Benedetto, dato che proprio lui le aveva insegnato a rivolgersi – nelle difficoltà- a Cristo, cui tutto è possibile (cfr. Prologo,41; RB 68,5). Per quanti servono il Signore con dedizione totale, ha scritto Benedetto nel Prologo della sua Regola (v.18), si realizza la promessa: “I miei occhi saranno su di voi, le mie orecchie si faranno attente al vostro grido, e ancor prima che mi invochiate, dirò: Eccomi!”.
Dio obbedisce prontamente a coloro che gli hanno totalmente sottomesso la loro volontà.
Scolastica ha consumato la sua esistenza in assoluta fedeltà alla vocazione che le era nata in cuore fin dall’infanzia. Ora, giunta alla piena maturità, dimostra di avere conservato la stessa fede semplice e sicura in un animo fresco come polla d’acqua sorgiva.
Come ho già detto, mi pare che proprio in questa donna consacrata, si incarni splendidamente la tensione escatologica che percorre tutta la regola benedettina.
L’itinerario tracciato dalla Regola si conclude per Scolastica con il “miracolo”, segno della perfetta carità raggiunta. Carità verso Dio ardentemente desiderato, e carità verso i fratelli teneramente amati ( cfr. RB 72). La sua preghiera – subito esaudita- appare come il più alto ed efficace linguaggio dell’Amore.
Non è forse questo il messaggio essenziale?
Dire Scolastica è immergersi nelle ‘misteriose profondità del cielo’ dove la sua anima è penetrata, sotto la candida forma di una colomba ( e ricordiamo che lo Spirito santo è raffigurato proprio come colomba), tre giorni dopo l’incontro col fratello. Gregorio non parla di morte, ma di ‘ritorno’ “post triduum”, e i ‘tre giorni’ ci ricordano ancora la vicenda di Cristo nel ‘triduo Pasquale’ che si conclude, ‘il terzo giorno’ con la Risurrezione.
Tutto quello che Scolastica visse prima della ‘santa notte’ del colloquio col fratello e dell’ora del suo ‘volo’ non poteva che essere un cammino orientato decisamente alla meta. Scolastica, la prima monaca benedettina, è stata una docilissima ‘scolara’ alla scuola del servizio divino nel quale ha appreso la sapienza del cuore al punto da …vincere il suo Maestro ed arrivare prima là dove insieme erano diretti.
All’annuncio dell’ ‘esodo’ di Scolastica Benedetto è preso da un ‘gaudio pasquale’. Il suo cuore traboccò di gioia, con inni e lodi egli ringraziò Dio di tanta gloria concessa a Scolastica, e ne volle egli stesso dare l’annuncio ai suoi monaci. San Gregorio riferisce che Benedetto volle deporre il corpo della sorella “nel sepolcro che aveva preparato per sé” a Montecasino. Vuole che il corpo della sorella torni presso di sé, così il dialogo continua tra i due, nel sepolcro, ‘con-sepolti con Cristo’ in attesa del giorno senza fine. La loro vicenda può concludersi come si conclude il Cantico dei Cantici: “forte come la morte è l’amore”.
“E così, essendo sempre stati un solo spirito in Dio, neppure i loro corpi furono separati nella morte , ma furono congiunti in un’unica sepoltura”. ( cfr. Dialoghi, II,34)
La comunione dei Santi inizia sulla terra, nel tempo, e si compie in cielo, nell’eternità.
Chi sale anche oggi – dopo più di quindici secoli di storia – alla maestosa abbazia di Montecassino, dinanzi all’altare maggiore della basilica (al tempo di Benedetto vi era l’oratorio di S.Giovanni, e lì il santo abate aveva fatto preparare il sepolcro per sé) viene preso da un fremito di commozione nel trovarsi dinnanzi alla tomba dei due santi fratelli (nel 1950, durante dei lavori di scavo, si sono ritrovati e analizzati i resti dei due, ed hanno confermato essere di fratelli carnali), che stanno all’origine, in occidente, di una numerosa stirpe di ‘cercatori di Dio’ di cui anche noi abbiamo l’onore e la gioia di fare parte.

Sr.Anna Maria osb

Bilbliografia: Anna Maria Canopi – “Monachesimo benedettino femminile”- Seregno, 1994

Preghiamo

O Dio, che hai rivestito di luminosa innocenza
la santa vergine Scolastica,
fa’ che possiamo anche noi piacerti
nella trasparente fedeltà quotidiana al vangelo,
per poter godere di te un giorno nel cielo.
Per Cristo nostro Signore. Amen.