Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

AGNUS DEI

maggio 31st, 2017

AGNUS DEI
E’ un film del 2016 che tratta con grande equilibrio e profondità argomenti ‘scabrosi’, perchè riesce ad affrontare con delicatezza temi di per sé dolorosi e terribili (e purtroppo ancora attuali) come la violenza sessuale, il conflitto fra maternità e vocazione alla verginità, il coraggio di violare le regole per dare spazio alla vita, all’amore. Da questa intensa, forte e insieme delicata pellicola non emerge nessun giudizio neppure per l’Abbadessa, che pur rimane il personaggio più contradditorio e controverso.
Il film ci dona immagini magnifiche, sguardi intensi, parole importanti e mai forzate che Anne Fontaine, la regista, fa emergere con intensità e delicatezza mostrando la riconciliazione fra la castità scelta per fede e la maternità imposta dalla violenza.
Tutto ciò fa di Aguns Dei un film duro e commovente sulla fede. Un film da non perdere.
Le monache polacche, violentate ripetutamente dai soldati russi (siamo nel 1945) sono spaventate, paralizzate dall’orrore subito e dalla paura: esse si vedono la vita sconvolta da una violenza che capovolge tutta la loro esistenza.
Ma poi si assiste ad un rovesciamento della situazione, grazie a due atti di disobbedienza dettati dall’amore: quello della novizia che fugge dal monastero in cerca di una dottoressa che salvi la vita di una Sorella che sta per partorire, e quello della dottoressa francese, comunista e non credente che di notte, trasgredendo gli ordini del suo superiore, assiste le suore che partoriscono.
L’atmosfera è cupa, pur nel ritmo di lavoro e preghiera che sembra continuare regolarmente, ma l’incontro con la giovane dottoressa apre uno spiraglio di vita: dalla disobbedienza –pur sofferta- da parte della suora, che ad un certo punto, di fronte alla proposta della dottoressa di nascondere una bimba appena nata, esclama: “per lei è tutto facile, dal momento che non crede!”, germoglia la vita. Il bene e il male non sono più territori rigidi e separati, cominciano a mescolarsi.
Se all’inizio le monache sembravano tutte uguali, donne unificate dalla vita comune e dalla violenza subita, si vedono pian piano emergere i vari caratteri, le diverse reazioni di fronte alla situazione che le accomuna, e di fronte al rapporto con la giovane dottoressa. Le monache diventano donne come le altre, che danno alla luce figli che, pur non voluti, vengono subito amati.
Ciò rende impossibile la pratica inumana portata avanti dalla Badessa che afferma di affidare i piccoli alle famiglie delle puerpere, ma che li lascia invece sotto una croce, nella campagna coperta di neve, in una sorta di degenerazione di una fede che nella prova si chiude in se stessa volgendo lo sguardo dalla realtà.
Ella vuole che nulla trapeli oltre quelle mura per evitare lo scandalo.
La giovane crocerossina si comporta in modo opposto e, pian piano comincerà a conquistare la fiducia delle monache e a cogliere i valori della vita religiosa, mentre suor Maria capirà che la sacralità della vita va difesa. Insieme cercheranno risposte a domande più grandi di loro: come affrontare la maternità se si è dedicata la propria esistenza a Dio? Che fare dei bimbi? E, soprattutto, come mantenere salda la fede se Dio permette eventi tanto tragici?
Con Sr. Maria, l’altra disobbediente in conflitto con la madre superiora, la giovane dottoressa riesce a far accettare in convento gli orfanelli del paese che verranno allevati con i bimbi delle monache, così nessuno penserà male, ed esse potranno tenersi i figli e continuare a vivere la vita religiosa.
E’ molto bello che un film che potrebbe far scivolare nell’oscurità più profonda termini con uno squarcio di speranza e si concluda nella luce.
Di colpo diviene chiaro come le regole, e in fondo la stessa idea di Dio, possano diventare idoli, e che la fede si può vivere solo aprendo il cuore all’amore verso tutti, verso i propri figli e quelli degli altri.
Termino questa recensione citando un brano del commento al film apparso sul bel mensile allegato all’Osservatore Romano: “Donne, chiesa, mondo”. “La nascita di quei bambini da donne vergini ci ricorda come Dio si è fatto carne in una situazione potenzialmente scandalosa, ha vissuto in mezzo a noi e ha sopportato debolezze, violenza e orrore. E che quindi è solo nella carne, nella misericordia per la carne nostra e degli altri, che possiamo incontrarlo”.
Sì, nonostante le apparenza contrarie, la spiritualità sta al centro di questo film.