Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

UN MESE TRA TERRA E CIELO

maggio 4th, 2014

UN MESE TRA TERRA E CIELO

AL ROMITAGGIO DEL GETZEMANI

 

 

Ho avuto la grazia di trascorrere un mese (dal 4 dicembre 2004 all’1 gennaio 2005) a Gerusalemme, presso il Romitaggio posto nell’orto degli Ulivi, a Gerusalemme.

Essendo stata in Pellegrinaggio in Terra Santa nel 1997,  mi viene spontaneo paragonare le due esperienze, ed evidenziarne la differenza.

Ora, nonostante la ‘tregua natalizia’ Gerusalemme – sempre carica di mistero e di contraddizioni – appare militarizzata: ovunque si vedono gruppetti di soldati, per la verità non molto attenti: fumano e bevono Coca Cola…. ma sono lì. Certo, il fuoco cova sotto la cenere, vari mondi si scontrano in questa terra dove, umanamente parlando, la pacificazione sembra proprio impossibile nella aggrovigliata crisi israelo-palestinese.

Allora fu tutto un entusiasmo e uno stupore, alimentato anche dalle belle meditazioni di Don Bruno Forte (ora Arcivescovo di Chieti), che di ogni posto ci faceva assaporare il significato teologico.  Ma è stato comunque un ‘mordi e fuggi’, e i luoghi erano gustati per se stessi, senza avere il tempo di collocarli nella geografia e nella storia della Terra, e di Gesù.

“Stare” a Gerusalemme, in un punto così ‘strategico’ quale è il Monte degli Ulivi, è stata un’esperienza totalmente diversa.

L’eremo a me destinato era scavato nella roccia, e aveva un fascino particolare.

Ma ho capito subito che quasi ogni luogo  è solo ‘probabilmente sicuro’, tranne alcuni certissimi, come il Golgota e il Sepolcro, la grotta degli Apostoli, quelle della Natività e dei pastori, di S.Girolamo a Betlemme, Cafarnao, e pochi altri.

Ho scoperto però che tutta Gerusalemme, tutta la Terra Santa è un unico grande Santuario: lì è iniziata la Storia della Salvezza, lì è avvenuta l’Incarnazione, la Morte e Risurrezione di Gesù; per quelle strade il Figlio di Dio ha camminato, ha insegnato e si è offerto per noi.

Se quella pietra che si venera nella basilica dell’Agonia non è la stessa su cui il Cristo ha sudato sangue, poco importa: Lui è stato certamente in questo luogo, è venuto spesso a pregare tra gli ulivi del Getzemani, il Cedron scorreva nella valle di fronte, e la Sorgente del Ghicon è ancora lì, e gorgogliando continua a dare le sue acque alla Città Santa.

Se la Via Crucis da Lui percorsa non è quella che facciamo noi, quelli però sono i volti caratteristici di arabi ed ebrei, quelli i profumi, gli odori che ti entrano nelle narici e nel cuore, quella l’aria che respiri…

La terra ti entra così dentro, col suo fascino irresistibile e le sue contraddizioni, che fanno di Gerusalemme il simbolo dei contrasti e delle divisioni che lacerano oggi il mondo: quel muro invalicabile di cemento che rende difficile raggiungere Betania; il Golgota e il Sepolcro custoditi da varie ‘chiese’ i cui rappresentanti si guardano in cagnesco,  e vigilano perché l’altro non invada neppure di un centimetro il loro spazio , a volte difeso anche… coi pugni! Che dolore!

Credo che la sofferenza del Cristo, il suo sudare sangue, sia stato causato anche dal sapere che il Suo sacrificio, umanamente, sarebbe parso vano, inutile….

Qui, la fede si perde, o si rafforza.

 Qui l’Incarnazione può sembrare assurda, o reale più che in ogni altro luogo…

Qui puoi provare l’emozione grande di pregare, nel buio, tra gli olivi millenari, e sapere che anche Lui ha visto quel cielo, ha calpestato quella terra …e Lo senti più vicino, anche se sempre ‘Altro’…

Qui le pagine del Vangelo diventano vive, come quando scopri l’arbusto della senape, ne prendi un seme, lo apri,e ti cade in mano un’infinità di granellini quasi invisibili, e ti par di sentire Gesù che ti dice: “Se avessi fede come un granello di senape…” e ti misuri con quel granello, e pensi alla tua poca fede…

Eppure quando percorri a piedi la strada che dal Getzemani ti porta al Dominus Flevit, e poi più su, al luogo del Pater Noster, e poi all’edicola (custodita dai musulmani, come il Cenacolo) che racchiude la pietra da cui Gesù ascese al cielo, fino a Betfage e a Betania (oltrepassando con un po’ di rischio il muro di separazione) te Lo senti accanto, e la preghiera non è più parola, ma respiro, sguardo…E ti accorgi come gli eventi narrati dal Vangelo, le distanze, parlano di luoghi vicini, che puoi abbracciare con lo sguardo e raggiungere senza fatica…

Questo è il messaggio che la Terra di Gesù  mi ha dato nel tempo –ed è divenuto Kairos- che mi è stato concesso di vivere lì.

E dopo la ‘lectio divina’ sui Luoghi, ora mi tocca la ‘ruminatio’ nella mia cappella, e quella luce,

–spero- oltre a rischiarare i miei passi, sarà  un segno per quanti si accosteranno a me lungo il cammino.

 

                                                Sr.Anna Maria o.s.b.

L’INFINITO… IN TRE MINUTI

febbraio 2nd, 2014

(Giada è una Ragazza di 27 anni, da 8 anni totalmente paralizzata e ventilata a causa di un incidente stradale. Ha tanto desiderio di vedere da vicino Papa Francesco, e la zia suore si è attivata perché il suo sogno si avverasse. Ma si sono attivati anche i dipendenti e volontari della Clinica presso cui è ospitata. Eccovi il Diario di quei due giorni indimenticabili).

 ROMA –  I

Il sole del 3 dicembre 2013 è appena sorto, la nebbiolina si dirada lentamente. L’appuntamento è alle ore 8,30 alla filiale Sacra Famiglia di Inzago (Mi).

Sul Doblò blu di Giada, Mira, Roberta e Paolo, ventilatore e tutto il necessario per il pronto intervento.

Sul furgone offerto da Punto di Incontro nuovo di pacca (30 Km) ritirato da Max la sera prima dalla Fiat, Dario, Paola, Mariangela, Damiana e Tiziano, sollevatore, ventilatore di scorta, traverse, cuscini e tutto il resto necessario per il viaggio. Destinazione? Dietro l’angolo: ROMA.

Roma arriva a noi verso le 16. Quanto è bella Roma, che aria buona! Roma! Giada. Non ci posso credere, sono a Roma, a Roma!

Alloggiamo presso le Benedettine di Priscilla, dove ci sono le Catacombe. Sr. Francesca, la superiora, ci accoglie con dolcezza e cordialità.g1

L’ospitalità è davvero speciale. Abbiamo a disposizione un appartamento composto da cucina, bagno, saletta, camera con 4 letti ( di cui 2 a casello) con bagno. Alloggiamo tutti qui, tranne Mariangela e Tiziano ai quali le suore riservano due stanze singole in torretta.

Momenti di una ‘grande’ piccola famiglia improvvisata ma compatta e complice. Nella testa di tutti un pensiero fisso: DOMANI.

E Paolo, Paola, Mira e Tiziano si mettono subito al lavoro. Ribaltano la camera, trasformano un letto fisso in un letto dell’ultima generazione… nel giro di mezz’ora sembra di entrare in una sala sterile, una stanza da pronto intervento di guerra… meglio delle sale operatorie di Emergency.

Poi arriva finalmente la zia Sr. Anna Maria e la sua amica Antonella, che hanno passato la giornata in Vaticano a rincorrere Padre George… anche noi (del genere femminile) vorremmo averlo fatto! Hanno fatto file, incontri, discussioni con le guardie svizzere, i cerimonieri ecc. ecc. sono esauste! Ma felici… per domani abbiamo il PASS e Giada ha i posti preferenziali e l’incontro personale con Papa Francesco dopo l’udienza generale. Due persone possono accompagnarla. Si decide senza dubbi: il medico e l’infermiere. Tutti gli altri sono sul Sagrato S.

Ci si prepara per il giorno dopo. Come sarà… cosa faremo. Cosa diremo. Giada prepara lunghe frasi da dire…

Prima di uscire Sr. Anna Maria ci fa da guida e si parte per la visita serale eccezionale nelle catacombe.  Un privilegio… niente foto però!!

Fuori è già sera quando il gruppo si avvia per l’aperitivo romano e la cenetta… che sera a Roma! Che tramonto! E che aria frizzante… che sera… la sera del ‘giorno prima’. Aspettando DOMANI.

Gli happy hours a Roma sono ottimi… quasi come a Milano. La cena anche… la compagnia, l’allegria, il coraggio, la determinazione e l’amicizia hanno fatto il resto. Una serata indimenticabile a Roma… aspettando DOMANI.

La notte (come tutte le notti della vita) passerà… Domani notte si recupera. La fatica, le difficoltà non si fermano da queste parti e in questo gruppo. Siamo a Roma, come fosse il paradiso. E in paradiso forse si può star male. No, confermiamo: in paradiso si sta davvero bene! Qui per il gruppo nulla è impossibile.

  Piazza S. PIETRO – II

 Usciamo in ritardo sulla tabella di marcia concordata. Ma è il 4 dicembre 2013! Sì è l’alba del ‘DOMANI’ tanto atteso.

Ma che importa come abbiamo passato la notte, che Paolo, Paola e Mira si siano alzati alle cinque per ‘preparare’ Giada, che i russatori abbiano tenuto svegli i compagni di camera… che importa se qualcuno ha dormito un’ora, quanto tempo c’è voluto per metterci in moto, i gradini, la porta della camera troppo stretta per la carrozzina… che importa. All’uscita l’appartamento era uguale a quando siamo arrivati. Girandomi a guardare se tutto era a posto prima di chiudere, lasciando la chiave nella toppa all’interno della porta, l’emozione mi ha aperto la giornata. Ed era nulla… solo una piccolissima emozioni rispetto a quello che mi aspettava e che aspettava tutto il gruppo. Ma non lo potevamo immaginare!

Il traffico a Roma alle 7,30 del mattino è uguale a quello di Milano. Non conosciamo la strada, i navigatori non servono per via dei sensi unici… meta il Santo Uffizio, progetto: arrivare per le ore 8. Bisogna ‘prendere i posti davanti’, vicino alle transenne.

Davanti il Doblò, a seguire il pulmino… Giri e rigiri attorno alle stesse strade. Le guardie che ci mandano fuori dalla zona… Sr. Anna Maria alla fine si arrabbia e ci ‘costringe’ a girare in un senso unico!! Sono quasi le nove! Davanti a noi finalmente si vede il colonnato della P.zza San Pietro.

Subito il gruppo di divide: Giada, Roberta, Paolo e Sr. Anna Maria a sinistra in un percorso riservato.

Una guardia svizzera li porta dal capo cerimoniere che prontamente chiede a Roberta di cosa hanno bisogno. Viene spiegato che Giada è ‘ventilata’ e che deve essere assistita. ‘Una sola persona può accompagnare all’udienza’. Sr. Anna Maria spiega che ‘ieri ho parlato con la guardie svizzere e padre George e due persone possono entrare con mia nipote Giada’. La guardia svizzera tira fuori il suo ‘bigino’ e legge… ‘Sì, Giada deve essere accompagnata da due perone’. Per Sr. Anna Maria non c’è nulla da fare. Viene in via eccezionale assegnata alla zona alta a sinistra, a fianco della sedia papale.

Il trio viene accompagnato in infermeria e affidato al capo cerimoniere, al caldo, dove il ventilatore viene attaccato alla presa elettrica per la carica. Un buon tè caldo li raggiunge subito, offerto dal vaticano! Il tè del vaticano è buonissimo e anche il caldo… è un calore diverso, non scotta per niente. Il capo cerimoniere si interessa a Giada, chiede di lei… vuol sapere…Poi la tranquillizza ‘ora state qui, vengo io quando è ora’. E infatti dopo un po’ torna: ‘il Santo Padre sta arrivando, vi accompagno alla vostra postazione’. Come dire ‘vi porto in cielo’… infatti, due passi e alla loro destra appare la piazza San Pietro gremita di migliaia e migliaia di persone… a sinistra la basilica… la gradinata e lì davanti la sedia papale… altro che cielo!!

Un altro cerimoniere si è poi preso cura del trio con molta gentilezza.

 Eccoli lì in un angolo al sole, tra poche persone speciali. Una zona dove Papa Francesco passerà senz’altro… ‘ Giada, hai gli occhi giusti per il tuo nome ‘ sorride con dolcezza il cerimoniere, e poi ‘bene, Giada, qui sei a posto. Tu la mamma e il papà potere stare qui’. E Roberta…’una figlia rompiscatole così no, eh…’. E Paolo ‘no, no…’. Giada che fa la solita faccia accompagnata dal solito ‘mmmmmm’.

Il freddo pungente li avvolge anche se c’è il sole… inizia l’attesa! L’attesa di qualcosa che non si sa, non si può immaginare. O meglio si immagina… ma non si immagina giusto.

 ARRIVA….ARIVA – III

E noi andiamo a destra… la folla e la fila ci travolge. Di corsa verso le porte con il metal detector… oltre c’è la PIAZZA, in mano il PASS… il pass… Sagrato S.

Il freddo pungente taglia il viso, le mani e i piedi gelano. Metà piazza è all’ombra, l’altra metà al sole. A noi tocca l’area a sinistra, all’ombra. Il primo quadrato transennato sotto la gradinata. Ci spingiamo più avanti possibile, siamo in ritardo, le sedie sono tutte occupate. Riusciamo ad arrivare a un metro dalla transenna e difendiamo a ‘denti stretti’ la postazione conquistata.

I grandi schermi sono accesi da tempo… ‘arriva’ arriva arriva arriva… la papa mobile arriva’ arriva arriva… duecentomila voci in una unica voce. Un boato. Nel contempo all’improvviso un’onda gigantesca ti solleva e ti spinge verso le transenne. Un’onda di migliaia i persone che ‘vanno’ di colpo verso Francesco. Siamo come angeli sospesi, i piedi non toccano più per terra. I più fortunati hanno le transenne stampate sull’addome, quasi incarnate. Altri in piedi sulle sedie.’Papa Francesco, Papa Francesco…’ un urlo unico, molti piangono. Noi sospesi, schiacciati tra corpi estranei che non si sentono nemmeno. La macchina bianca spunta a sinistra.

Arriva davvero, noi siamo i primi a vederlo, passa davanti, si ferma, prende in braccio i bambini, li bacia, copre la loro testa con i cappucci, li rende… sorride, raccoglie le cose che migliaia di mani gli pongono. Da una mano prende una papalina, se la mette in testa e inserisce in quella mano tesa la sua papalina. La mano si chiude di colpo e raccoglie quello scambio inaspettato e desiderato.

Il giro della piazza dura tantissimo, lo seguiamo dal grane schermo… una fola interminabile. Papa Francesco non ha pretta. Si ferma, abbraccia i bambini… ascolta, raccoglie, accarezza, abbraccia… poi riparte. Fa marcia indietro… poi continua. E finalmente sale la gradinata fino alla sedia. Si siede (stanco immagino) e infreddolito (ha solo un cappottino che mi pare leggero leggere… per il gelo che fa). E mentre cominciano l’interminabile lettura dei nomi di tutte le associazioni, parrocchie, organismi proveniente da tutto il mondo, lui tira fuori dalla tasca un bel fazzoletto (bianco ovviamente) di cotone e si soffia bene il naso più volte. Lo ripiega e se lo rimette in tasca. Come facevano i nostri genitori. Che gesto famigliare! Normalità di una volta… in Vaticano.

 ‘CIAO’….. ‘SONO GIADA’ – IV

 Si avvicina, certo arriverà anche qui, noi siamo gli ultimi. Certo arriverà anche qui, i suoi passi si sentono, le scarpe nere spuntano da sotto il vestito bianco. E’ qui davanti a noi. E’ qui è qui è qui al ritmo del battito del cuore. E’ qui. Adesso. Le sue scarpe sono davanti a noi, il suo viso…eccolo qui.

‘CIAO’. Esordisce così, uno sguardo dritto negli occhi, un grande sorriso aperto mentre ‘qualcosa’ di maestoso si china sulla carrozzina; un nuvola di energia e di sole avvolge Giada, Roberta e Paolo. TUTTI dentro un grande abbraccio. Quattro grandi amici in un mondo fatto a bolla.  Attorno un cielo azzurro. Francesco  è chino sulla carrozzina. Le mani sulla carrozzina. La mano destra sul viso di Giada. g2

‘SONO GIADA’ E tutto il discorso che si era preparata? E’ l’unica risposta che riesce a dare. Sono Giada, esisto, sono Giada. Sono una ragazza, una persona vivente. Sono Giada. Dentro queste due parole c’è tutta Giada, il suo mondo, la sua esistenza, i suoi pensieri, i sentimenti e le sue emozioni. La sua vita. E’ la sua rivincita, il suo conclamare che c’è. Il suo riscatto. Sono Giada. La sua storia, la sua fatica, la sua forza e la sua disperazione. Sono giada. Tutto il suo essere. Sono qui davanti a te, sono arrivata  da Milano apposta. Con il mio ventilatore meccanico e un altro di scorta. Con due macchine, scortata come si conviene ad una persona importante, ma che non respira da sola. Sono Giada.

“ Giada ha ventisette anni, è ricoverata in una filiale della Sacra Famiglia a Inzago, ha avuto un incidente stradale, è paralizzata e non può respirare da sola. Ha bisogno di un ventilatore meccanico per farlo’. Lo sguardo fisso e attento di Francesco. Roberta parla. Francesco ascolta davvero. Vuole sapere chi sono loro. Giada una ragazza disabile, Roberta un medico e Paolo un infermiere. Vuole sapere perché sono lì. In poche frasi la storia di tutti e tre.

Nel sorriso, nello sguardo, nel portamento curvo su di loro a chiudere in un piccolo cerchio quattro amici, nell’attenzione assoluta di Francesco la condivisione della loro vita. La sensazione magica che Francesco è lì per loro, esclusivamente per loro.

‘ DEVE UTILIZZARLO SEMPRE ?’ Sì, Francesco sta vivendo con loro, non è distratto. E’ con loro. Non finge interesse.  Tra una parola e l’altra lo sguardo fisso negli occhi di Roberta. Non c’è spazio per altro in questo incontro.

‘GIORNO E NOTTE, SEMPRE E’ AIUTATA DA QUSTO APPARECCHIO ‘. Francesco è di nuovo chino su Giada, l’accarezza ancora. Il suo sorriso, il suo sguardo condividono la sorte di Giada e la sua voglia di vivere. Grande amico che conforta senza buonismo o pietismo.

“Giada ha scritto una canzone che racconta la sua storia. E’ stata musicata dalla Band della Sacra Famiglia formata da dipendenti e da due disabili. La Band si chiama Todossantos’. Nelle mani di Francesco nel contempo passa il CD lui lo stringe, lo guarda, lo gira e lo legge. Ascolta e pensa.

‘Todos santos’ ripete e ride divertito per il nome. Non è una risata di scherno ma di complicità e soddisfazione. E ride divertito. Poi si fa serio, legge attentamente la scritta sul retro del CD, fissa di nuovo gli occhi in quelli di Giada e le sorride. Il cielo si spalanca di nuovo.

“Papa Francesco, la Sacra Famiglia ha anche una squadra di calcio formata da disabili. Le manda in dono la maglietta ufficiale della squadra sulla quale c’è scritto il suo nome e al posto del numero l’anno della sua elezione”. Lui è lì che ascolta, che guarda mentre Roberta apre e stende la maglietta. Il rosso a contrastare l’azzurro del cielo, spiccano di colpo ‘Papa Francesco 2013’.

‘Ohohohohoh!’ sorpreso! E mentre ride di gusto, tutti ridono con lui, anche quelli accanto e attorno a Francesco. Gli altri disabili, gli altri visitatori, le guardie del corpo, , i cerimonieri, Padre George… Roberta ha steso bene la maglietta, tutti la vedono e all’unisono tutti ridono e sorridono con Francesco.

“Così se viene a trovarci a Cesano Boscone può fare due tiri con i nostri ragazzi” – e di nuovo sorride “Abbiamo scritto un libro che racconta la storia dei ragazzi del calcio e delle bocce” – e sempre a sorridere compiaciuto e a guardare curioso la copertina del libretto ‘un libro che racconta la storia dei ragazzi del calcio e delle bocce” – e sempre a sorridere compiaciuto e a guardare curioso la copertina del libretto ‘Yes…we can’. “C’è anche una letterina da parte di una nostra ospite che la invita a venirci a trovare a Cesano’ . Ascolta, sorride ancora: ‘Sì, Sì’. Ha detto di sì, sì, che verrà a trovarci. E mentre la maglietta, il libretto, ‘Yes…we can’, il CD dei Todos Santos, la letterina di Patrizia e gli opuscoli della sacra Famiglia da lì a poco passeranno nelle mani di padre George, Francesco si piega di nuovo su Giada.

‘ IO PREGO PER TE. E TU PREGA ANCHE PER ME PERCHE’ NE ABBIAMO BISOGNO’ ha benedetto la fronte di Giada e con la stessa mano le ha accarezzato il viso. Un saluto con gli occhi del cuore.

“Allora intesi Papa Francesco, quando non sa cosa fare e si annoia venga a farsi una partita di calcio con noi” Paolo lo saluta così. E Francesco ancora a ridere.

La borsa a fiori con tutto dentro sparisce con Francesco. In realtà però tutti noi siamo ancora fermi. Immobili con lui. Il suo sorriso è ancora chino su di noi. Avvolgente come aria azzurra di cielo.

L’eternità e l’infinito stanno in quei tre minuti.

 DOPO…. PER SEMPRE – V

 Noi scavalchiamo le transenne, raggiungiamo Giada, Roberta, Paolo e Sr. Anna Maria. Dobbiamo sapere attimo per attimo. Vederli… toccarli…sapere tutto. Parola per parola, g3respiro per respiro, gesto per gesto… le più piccole espressioni. Ma non si può ancora parlare… il pianto di Giada è il pianto di tutti noi. Le sue lacrime sono le nostre. L’emozione ci prende, una sensazione straordinaria ci travolge… stretti insieme restiamo fermi lì per un po’ ad ascoltare quello che ognuno di noi ha nel cuore e quello che ad ognuno di noi passa per la mente. Pensieri diversi ma un solo sentimento di undici cuori.

E non aggiungiamo altro, né foto né frasi né storie sul rientro… restiamo lì. Perché come dice Giada ‘ora sono diversa’. Altri ‘non è più niente uguale’, ‘ancora non ci posso credere’… E allora restiamo lì pur essendo qui, tornati alla nostra vita di sempre. Effetti del ‘DOPO’… per sempre così. Così come siamo. Ci piace…Grazie Papa Francesco! 

 (Damiana Isonni)

Diario di viaggio in Terra Santa

settembre 2nd, 2013

PELLEGRINAGGIO IN TERRA SANTA
31 Marzo – 5 Aprile 1997

Predicatore  Mons. Bruno Forte (Teologo)
Guida Don Carlo Bazzi (Biblista)

Pellegrina e cronista: Sr. Anna Maria o.s.b

31 Marzo  (lunedì dell’Angelo)

Arrivo con un buon anticipo all’aeroporto di Fiumicino (con Sr.Remigia abbiamo pernottato a Roma).
Nella  Cappella dell’aeroporto ci raggiungono Don Bruno Forte (il famoso teologo di Napoli) con gli altri sacerdoti del Pellegrinaggio – Esercizi Spirituali.
Alle 8,30 Concelebrazione  nella Cappella, all’omelia Don Bruno ci fa notare come il Vangelo  di oggi ci dica:” Andate in Galilea,là lo vedrete”. E noi stiamo andando in Galilea! E lo vedremo  con gli occhi della fede, che veramente Lo riconoscono e ne sono segnati. “Tu sei il vivente in noi, fa’ di noi i viventi in te!”.
Ci imbarchiamo sul volo Alitalia alle 11,15 e atterriamo a Tel Aviv  alle 17 (ora locale):
Sul pullmann che ci porterà al Monte delle Beatitudini (percorreremo quasi tutta la Terra Santa in 3 ore )  Don Bruno ci parla di questa terra come la  terra  scelta da Dio, e come la terra della nostalgia  (cfr Sal. 136): Israele ci ricorda la nostra estraneità, e il nostro essere pellegrini ovunque siamo. E’ la terra della presenza-assenza : Dio è il mistero di un’assenza.
Ma la Terra  Santa è anche la terra della speranza: Israele ha sempre una struggente speranza, e i suoi abitanti si salutano così: “L’anno prossimo a Gerusalemme!”.
Mentre viaggiamo in pullman Don Carlo  ci indica “a raffica” tutti i luoghi biblici che affrontiamo: è una ridda di nomi noti. Siamo nella terra di Gesù! Come sale nel cuore la commozione e lo sgomento insieme! Sì, perché tutto è “troppo” normale e i posti sono vicinissimi…. La Terra Santa è una “piccola terra”: mi sembra  troppo piccola per Dio….
Arriviamo alle Beatitudini. Vi alloggeremo per due giorni e avremo il privilegio di starci noi soli…. Dopo cena usciamo in giardino: il lago di Tiberiade, a un tiro di sasso,  scintilla di luci: Tiberiade, Magdala, Cafarnao sono vicinissime…. E lo sgomento cresce, lo “scandalo dell’incarnazione” prende spessore. Qui il Mistero della nostra fede si fa ancora più grande e intenso!
La notte non prendo sonno: sono sul Monte delle Beatitudini, della  sconvolgente Legge Nuova  e tutto è così….”normale”!.

1 Aprile – 1° Giorno

Ore 8 (dopo aver goduto in solitudine l’alba sul lago) si parte per  NAZARETH (che significa “germoglio”!). Don Bruno ci annuncia il tema della prima giornata dei nostri Esercizi Spirituali in Terra Santa.” Il primato di Dio”. E qui don Bruno mi sconcerta. Avevamo fatto insieme colazione, e mi aveva chiesto della mia vocazione. Gliene avevo parlato brevemente , tra un sorso e l’altro di caffè latte. Sul pullman, per focalizzare il tema della riflessione di oggi, ne parla a tutti! Sono confusa e commossa. Ma ancora turbata dallo “scandalo dell’Incarnazione”: fatico a entrare in quest’ottica.
Arriviamo a Nazareth alle 9,20 , con un po’ di ritardo, per cui non possiamo celebrare subito (lo faremo più tardi, su un piccolo altare tra gli scavi della Casa di Maria).  Prima andiamo alla Casa di Giuseppe (stranamente vuota in quel momento): qui ha vissuto Gesù la sua vita nascosta  per 30 anni.
Poi -finalmente- alla Casa di Maria. Leggere, sotto un piccolo altare la frase: “VERBUM CARO  HIC FACTUM EST” mi dà un’emozione immensa: cadono le mie riserve mentali, dal turbamento passo a una sensazione di grande pace che mi accompagnerà lungo tutto il viaggio, anche nei luoghi più “scandalosi” sotto questo aspetto (la Via Crucis e il Calvario). Sono  penetrata, intrisa di pace e di luce.
All’omelia Don Bruno ci dice cose bellissime:”Maria è l’amore che cerca e trova. L’amore che  cerca suppone un amore che chiama, visita, incontra e si dona, e diventa carne della nostra carne. L’amore che dona diventa un amore che invia: da ciò nasce la vita nuova dei testimoni del Risorto.  Per la prima volta tutto questo è avvenuto in Maria, la donna del primo inizio, mentre la Maddalena è la donna del nuovo inizio, raggiunta e trasformata dall’amore di Gesù”.
Dopo la visita agli scavi ci rechiamo dai Piccoli Fratelli, vediamo la Cappella di Charles de Foucauld: ci accolgono con gioia e ci offrono squisiti dolci di mele e mandorle.
Alle 12 siamo sul  MONTE TABOR. Don Bruno ci parla della Trasfigurazione come premessa della nostra, e ci ripete che la dimensione dello scandalo è al cuore e al centro della nostra fede, ma Dio è libero di manifestarsi a noi come e quando vuole, in una storia umile e ordinaria. Perciò in Rm.9,13, S.Paolo ci invita a non indurire la nostra attesa, ma ad accettare che Dio si manifesti  nell’ordinarietà.
Così Egli non è la risposta, ma la sovversione delle nostre domande e dei nostri desideri. “La Terra Santa ci invita a riconoscere un Dio umano, a convertirci alla logica di Dio. È una sfida alla purificazione della nostra fede”.
Pranziamo  al Tabor e ci dirigiamo a Haifa, al MONTE CARMELO: c’è la grotta di Elia, molto venerata, ma così circondata da moderni palazzi…E’ difficile immaginare il monte come era 3000 anni fa, quando sulla sua sommità il profeta Elia ebbe la meglio sui sacerdoti di Baal.
Alle 17 siamo dalle Carmelitane; con loro celebriamo i vespri  e poi ci incontriamo brevemente e gioiosamente in parlatorio. Nella riflessione durante i vespri Don Bruno ci fa notare come Maria, davanti all’ Eterno si apre all’umiltà della fede.” Avvenga di me secondo la tua parola efficace”. Bisogna dunque credere, qui e ora, nell’impossibile possibilità di Dio, perché tutto è possibile a Lui.
Alle 21, alle Beatitudini, commovente incontro col Vescovo di Nazareth, un veneto cinquantenne, Mons.Marcuzzo, che ci parla della situazione drammatica dei palestinesi e ci augura di essere “contagiati -come lui- dal virus della terra Santa”.
Prima di lasciarci, in segno di amicizia ci offre mandorle (simbolo di fedeltà) e fichi (simbolo della Parola di Dio, che è dolce e si mangia tutta). Si crea un’atmosfera così densa di spiritualità e comunione, che sembra di essere con Gesù sul Monte del “beati voi”.  E… ci siamo!

2 Aprile  – 2° Giorno

Raggiungiamo in pullman TABGHA, presso Cafarnao, sul lago di Tiberiade: lì è avvenuta la prima moltiplicazione dei pani e dei pesci. A due passi, sulla riva del lago la chiesa del primato di Pietro. Ma ciò che mi commuove di più è il respirare quell’aria, il calpestare quei sassi. Il lago – ci fa notare Don Carlo – è  l’icona più autentica del Vangelo : Gesù ha visto quelle stese rive, quelle colline… su quella piccola spiaggia si è fatto riconoscere dai suoi -risorto- e ha  preparato loro del pesce arrostito. Mi risuona nella mente e nel cuore- mi par di sentirlo oggi e di gridarlo con lui, quel “E’ il Signore!”  di Giovanni, nel momento in cui Lo riconosce, mentre Pietro si getta vestito nell’acqua per raggiungere il maestro sulla riva.. Che emozione intensa essere proprio lì e poterGli dire.”Sei il mio Signore!”:
Davvero questi luoghi sono … il Quinto Vangelo!
Siamo subito a  CAFARNAO: lì ci sono gli scavi della  Casa di Pietro; lì è stato certamente Gesù. L’ordinarietà è la caratteristica da cui emerge la straordinarietà degli inizi del cristianesimo.  Archeologia e fede qui si incontrano, ci fa notare puntualmente Don Bruno.
Alle 12, a Genezaret, ci imbarchiamo per la traversata del lago, e sul lago Don Bruno ci detta una breve meditazione:” Non a caso Gesù ha un rapporto privilegiato col Mare di Galilea: se il mare (simbolo della potenza infida e devastante del male) Gli obbedisce, Egli è Colui che può liberarci dall’abisso oscuro in cui ci sembra di essere avvolti e immersi. Chiediamogli la capacità dell’ ”esodo” da noi stessi, verso Dio e i fratelli”.
Pranziamo al Kibbuz di Ein Gev, e verso le 15 siamo al GIORDANO. Rinnoviamo le promesse battesimali. Qui la delusione è forte: l’acqua è stagante, sporca…. Vi entro comunque: è pur sempre il Giordano!…
Don Bruno, in pullman, ci chiede delle impressioni sulle prime due giornate dei nostri “Esercizi itineranti nella Terra di Gesù”,e, ancora una volta mi interpella… Dico, tra l’altro, che è anche lui uno dei doni e delle belle sorprese della terra Santa, e tutti convengono!
Ci si ferma a Gerico, si vede da lontano il Monte delle Tentazioni, si ammira un sicomoro (quello di Zaccheo?) e ci si inoltra nel DESERTO, percorrendo a ritroso la strada del famoso Samaritano della parabola. Il fascino del deserto è indicibile, ma più incontenibile ancora (infatti in molti non riusciamo a trattenere le lagrime) è l’emozione che ci prende alla vista  di GERUSALEMME, al tramonto. Ci appare improvvisamente la città cinta dalle stupende  mura, mentre un mu’addjn invita col suo canto lugubre i musulmani alla preghiera. “ Meraviglie si dicono di te, città di Dio!” E’ proprio così, e penso che non mi uscirà più dagli occhi e dal cuore l’immagine di questa città splendida e dolente.
Alle 20 siamo a BETLEMME per la cena e il pernottamento, a due passi dalla Basilica della Natività. Ripenso a quanto ci ha detto Don Bruno davanti al Sicomoro di Gerico.” Dall’incontro con Dio il Kronos diventa Kairòs. Nulla cambia , ma tutto cambia: siamo abitati dalla gioia”.

3 Aprile – 3° Giorno

Il tema di oggi, per i nostri Esercizi, è “La domanda del dolore e il vangelo della croce”. Citando Lutero Don Bruno ci dice che “le imprecazioni degli empi hanno agli occhi di  Dio una voce più gradevole dell’Alleluja dei pii credenti”. Gesù ha scelto di stare “dall’altra parte”. “Dio l’ha fatto peccato” (2Cor.5,21): ecco fino a che punto arriva la compassione di Dio per noi. E noi credenti, come aiutiamo gli altri a portare la croce? Li giudichiamo o li sosteniamo?”. E’ un passaggio rude, come quello dalla dolce Galilea all’aspra Giudea, dove ci troviamo ora.
Alle 9 siamo sulla spianata del Tempio di Gerusalemme. C’è l’iniziazione di un giovane ebreo al muro del pianto (da cui i pii israeliti si allontanano senza voltarsi, per indicare che non vorrebbero allontanarsene mai, ci spiega Don Carlo), c’è la splendida  MOSCHEA DI OMAR, con all’interno la roccia del sacrificio di Isacco. I ruderi della piscina probatica coi cinque portici.
Don Bruno ci spiega la differenza tra islamismo, ebraismo e cristianesimo.
Per l’islamismo non c’è teologia ma solo l’applicazione di ciò che il profeta ha detto.
Per l’ebraismo e il cristianesimo invece la rivelazione è un intervento di Dio nella storia.
Il cristianesimo  è la religione del Vivente da sperimentare, non dell’osservanza esteriore.
La Terra Santa ci fa dunque entrare nel senso della storia, che implica la valorizzazione dell’uomo.
Con questi pensieri visitiamo il Museo del Libro, che conserva i famosi  rotoli di Qumran, e, nel pomeriggio a Betlemme la BASILICA ORTODOSSA DELLA NATIVITA’, con la  grotta e la stella che indica il luogo della nascita di Gesù, lì accanto le grotte di S.Girolamo, dove il Santo ha scrutato le Scritture per scavare la Parola nelle parole…
Alle 17, al Campo dei pastori, S.Messa all’aperto. Gli sposi rinnovano le loro promesse, e noi religiose la professione: “oggi -ci dice Don Bruno- voi non ripetete il passato, fate lo zikkaron, il “memoriele”, che rende presente qui e ora l’evento”.
Alle 20, uscendo dalla “Casa Nova” dei francescani, notiamo la stella cometa che brilla nel cielo di Betlemme: questo è davvero un dono che si ripeterà tra… 2000 anni!
Ci dirigiamo verso l’ORTO DEGLI ULIVI. Lì passiamo un’ora di una intensità unica. Siamo -sono- fuori dal tempo e dallo spazio. Il buio è fondo (l’orto è stato aperto fuori orario per noi), di fronte a noi le mura di Gerusalemme illuminate, nel cielo la cometa… peccato che Don Bruno proponga il Rosario intervallato da canti…. Sento il bisogno di stare in silenzio, e mi allontano dal gruppo… Più sotto, nella Chiesa delle Nazioni, che racchiude  la  roccia dove Gesù sudò sangue, recitiamo il Padre Nostro: quel “ sia fatta la Tua volontà” detto lì, assume un’intensità unica…
Davvero qui il Vangelo diventa “tridimensionale” e non sono tanto (eppure lo sono anche) i singoli luoghi, ma è l’atmosfera generale che ti avvolge, ti coinvolge e ti sconvolge…e la fede si fa ancora più “mistero”, mentre i luoghi “svelano” “rivelano” e…”velano”.

4 Aprile – 4° Giorno

Alle 9,45 giungiamo a BETANIA. Don Bruno ci fa riflettere sulla Maddalena: l’amore che vede dove gli altri non vedono. La donna nel Vangelo pre-vede (spezza il vaso di alabastro col profumo prezioso, in segno della futura sepoltura di Gesù): chi prevede la Risurrezione è una donna che ama. Maria è la profetessa della Risurrezione.
Silvia (docente di storia dell’arte a Perugia) interviene dicendo che il ruolo della donna rispetto all’uomo è quello di ricordargli di avere un corpo. La donna è l’immagine della mamma, che l’uomo cerca sempre. Il ruolo della donna nel Vangelo è sempre legato al corpo di Cristo.
Scendiamo, con un po’ di rischio per la nostra incolumità -ma con intensa emozione- alla tomba di Lazzaro.
Riemergiamo per dirigerci verso il  DESERTO DI GIUDA. Ci fermiamo a poca distanza dalla  “tomba di Mosè”, per un momento di riflessione. Le dune, coperte dalle nuvole, sembrano ondeggiare, e mi viene in mente il Salmo 113:” I monti saltellano come arieti e gli agnelli come colli…”. Non potrò più leggere e pregare i Salmi, il Vangelo come prima: ora ho visto, e tutto acquista vita, la Parola prende forma e colore!
“Chi ha incontrato il Risorto ne è segnato così profondamente che deve andare ad annunciarlo agli altri. Ma il Signore, l’Uno, è Tre, perché Dio ha risuscitato il Figlio donandogli lo Spirito.
Il Padre è amore, il Figlio è colui che obbedisce all’Amore, e lasciarsi amare è spesso più difficile che amare. Tra l’amante e l’amato la tradizione occidentale vede lo Spirito come l’amore che unifica. L’oriente dice che lo Spirito è l’estasi di Dio, è colui che “apre il cuore di Dio”. E’ la perenne venuta dell’amore. La Trinità è il grembo del mondo, e fede, speranza e carità sono l’impronta della trinità in noi”.
Dopo un bagno (per i più audaci) nel mar Morto -dove si galleggia anche non volendo- raggiungiamo QUMRAN. Visitiamo gli scavi degli Esseni, da cui è uscito il Battista, e vediamo da lontano la famosa grotta dei papiri.
Dopo il pranzo al Kibbutz torniamo a  GERUSALEMME  per la VIA CRUCIS  che ci porterà al CALVARIO.
Se questo momento fosse stato vissuto il primo giorno, mi sarebbe certamente sembrato “scandaloso”. Si percorre la  Via Crucis (a me e Sr.Remigia tocca portare la croce lungo la V Stazione) tra venditori di ogni genere e gente la più svariata che ti preme da ogni lato… E’ l’Incarnazione che si “tocca” e si “sente”. Ma una volta entrati in quest’ottica non è più scandalo, anche se continua a rimanere Mistero.
Lo scandalo e il mistero si fanno ancora più insostenibili al  Calvario: è tutta una confusione di riti , di canti , di luci… E’ un intreccio di luoghi santi, avvolti in una chiesa dagli stili più vari. Si mette di corsa la mano nel foro che ha visto la Croce infitta, si passa al  Sepolcro vuoto,dove un burbero ortodosso ci dice di affrettarci perché sta chiudendo, poi si bacia di corsa la pietra della deposizione, si passa alla  Cappella di S.Elena e  poi  a quella di Adamo, dove si vede la roccia spaccata del Calvario.
Mi sembra di essere a Babele, non al Santo sepolcro. Non ha detto Gesù di essere venuto “perché tutti siano uno”?. Qui…la diversità è evidente e l’unità sembra lontana…
Tornati a Betlemme ci riuniamo per un saluto, e Don Bruno ci ringrazia, mentre siamo noi che gli saremo per sempre grati perché, con Don Carlo, ci ha fatto vivere in modo eccezionale questi giorni indimenticabili.

5 Aprile – Sabato – Ultimo giorno

All’omelia della Messa Don Bruno ci ricorda che, mentre il vangelo della celebrazione all’aeroporto era l’andate in Galilea e là lo vedrete, oggi ci dice di “andare in tutto il mondo ad annunziare la Buona Novella”. E’la giornata dell’invio. La testimonianza è vivere irradiando intorno a noi la presenza che ha irradiato la nostra vita. E chi ha fatto l’esperienza del Risorto non può tacere!”.
Alle 9,3° siamo al CENACOLO. Con emozione cantiamo il “Veni Creator”; i presbiteri rinnovano le promesse sacerdotali.
Di lì, a due passi, raggiungiamo il luogo santissimo per Israele: la tomba di David. E’severamente proibito fotografare, ma ci sono tipi interessantissimi che pregano a voce alta davanti al catafalco lunghissimo coperto da un drappo nero, con la stella di David.
Vicinissima è la chiesa della Dormizione della Vergine.
Dopo il pranzo, sulla via del ritorno, ci fermiamo ad EMMAUS, che è significativamente l’ultima tappa del nostro viaggio nella terra di Gesù. Vi è un clima di grande raccoglimento, nella chiesa tenuta dai Benedettini Olivetani.
Don Bruno ci detta l’ultima meditazione:” Abbiamo cercato di essere raggiunti e riempiti dall’Amore di Dio. Ora testimoniamolo! Ora ci tocca farci poveri, perché Dio possa farci ricchi di Sé. Cerchiamo di dire con la vita il nostro Magnificat, perché tutta la nostra esistenza canti le meraviglie di Dio”.
Alle 17,30, dopo i vari controlli, partiamo da Tel Aviv. Sull’aereo si parla, ci si scambiano indirizzi e promesse di rivederci…E’ stato molto bello stare insieme e vivere questa esperienza “unica”.
Alle 20,30 ci accoglie  a Roma-Fiumicino un tramonto indimenticabile, come lo è stato tutto il nostro viaggio.
Con Sr. Remigia pernottiamo a Roma e domenica, prima di ripartire per Sicignano,  andiamo  alle Tombe dei Papi, e ritroviamo Pietro, facendo così una significativa inclusione con Cafarnao.
Nel viaggio di ritorno mi tornano con insistenza  questi pensieri: sono passata dallo “scandalo” alla “logica” dell’Incarnazione, a  Nazareth.
Da quel momento è stato un  dolce affondare nella Kenosis del Cristo e un ripetermi che davvero “se il chicco di grano non muore -affondando nella terra- non porta frutto”.(Gv. 12,24-26)
E’ la morte-risurrezione che Lui ha vissuto perché possiamo anche noi sperimentarla!

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Lettera di Don Divo Barsotti.

Settignano, 14 maggio 1997

Cara Sorella,
grazie della lettera che mi fa ricordare il mio stesso incontro con la Terra Santa.
Ringrazio il Signore che ha voluto portarti lì dove Egli è vissuto, è vissuto ed è morto. Vi è una storia sacra, ma vi è anche una geografia sacra.
Dio non è lontano, ma si è fatto veramente compagno dell’uomo nella sua vita quaggiù così povera e umile.
Il Signore ti doni la grazia di non dimenticare mai quello che ti ha dato in quei giorni.