Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

II DOMENICA DI AVVENTO ‘B’

dicembre 5th, 2017

10 dicembre 2018

LECTIO DIVINA

II DOMENICA DI AVVENTO “ B “

“Preparate la strada del Signore”

Dal Vangelo secondo Marco, Capitolo 1, versetti 1-8
“… Vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati …”

La chiesa si prepara nella gioia e nella penitenza a celebrare la prima venuta del Cristo, a riviverla “nel mistero” il giorno di Natale, nell’attesa della sua seconda venuta, alla fine dei tempi.
Con una frase incisiva, Marco ci rivela l’importanza di questo evento: esso fu “l’inizio della buona novella” (v.1).
L’attività di Giovanni, il precursore e battezzatore del Cristo, è il preludio di questo avvenimento escatologico, costituito dal ministero di Gesù, dalla sua sofferenza e dalla sua glorificazione.
L’essenzialità del suo messaggio spirituale è connessa all’essenzialità del suo vivere, del suo essere corpo, voce, attesa.
v.1. la parola “vangelo” ritorna spesso in Marco: per lui il Vangelo è Gesù.
Nei versetti 2-3 Marco colloca una citazione biblica (Mal.3,1; Is.40,3) per dare più solennità all’inizio del discorso sul Precursore, ma soprattutto per far meglio risaltare l’idea che l’inizio della Buona Novella era stato fissato, dai Profeti, al tempo della venuta di Giovanni Battista. È lui il messaggere che Dio manda prima di Gesù per preparargli la via.
Al v. 4 è descritta l’opera di Giovanni, dalla quale gli viene il titolo di “Battista”, cioè “il battezzatore”. Il rito che pratica Giovanni esprime una conversione interiore, che è allo stesso tempo atto umano e dono divino, e che prepara le anime all’imminente intervento escatologico di Dio (la venuta di Gesù e il suo battesimo nel Giordano).
L’affermazione del v.5 “accorrono tutta la Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme” è un po’ esagerata , ma ha lo scopo di mettere in risalto, nel ministero del Battista, il significato provvidenziale dell’ultima fase del tempo dell’attesa: la grande avventura escatologica comincia: il popolo di Dio riconoscerà il Cristo, Figlio di Dio (v.1) in questo personaggio “più potente” (v.7) a cui Giovanni Battista spiana la via.
Il v.6 descrive il genere di vita che conduce il Battista, che richiama quello dei profeti dell’A.T.: il suo messaggio riassume dunque tutta l’attesa messianica.
I versetti 7-8 sono il vertice del nostro brano: annunciano la venuta del Messia. Gli sguardi sono puntati ora verso “colui che viene”.
Se il versetto 7 confronta due persone ( Gesù e il Battista) il versetto 8, in modo simile, confronta due battesimi. Al battesimo amministrato “con acqua”, Marco oppone quello che sarà conferito “con Spirito santo”. Di colpo tutto il profetismo di Israele, concentrato nella persona di Giovanni Battista, viene messo da parte: ora è giunto Colui che esso preparava!
Ora siamo in grado di capire meglio come il ministero di Giovanni costituisca, secondo l’evangelista Marco, l’ “inizio della buona novella “ (v.1), la cui proclamazione è riservata a Gesù: il Vangelo è avvenimento prima di essere messaggio!
Il Battista ha avuto il compito di descrivere la pagina introduttiva del vangelo di Gesù, Figlio di Dio; ecco perché “tra i nati di donna non è nato uno più grande di Giovanni Battista” (Mt.11,11).

I DOMENICA DI AVVENTO ‘B’

novembre 28th, 2017

03 dicembre 2017
LECTIO DIVINA
I DOMENICA AVVENTO ANNO “B”

Dal Vangelo secondo Marco 13,33-37
“… Vegliate poichè non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino perché non giunga all’improvviso, trovandovi addormentati…”.

Come comunità cristiana, con la I Domenica di Avvento riprendiamo a scandire le tappe della storia della salvezza, affinché anche questa nostra storia sia luogo dove si attuano e si prolungano le meraviglie operate del Padre nel Signore Gesù, crocifisso e risorto.
Il tempo di Avvento, che inizia con l’invito a vegliare, è il tempo della più vera e profonda delle nostalgie che il cuore umano sente, a volte senza sapervi dare il vero nome: la nostalgia di Dio. Si tratta di abitare la notte acuendo lo sguardo spirituale, lottando contro la pigrizia, vigilando.
Nell’indicare le ore della veglia, Marco ci segnala anche le modalità di questa attesa:”Non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino” (v.35). Si tratta infatti delle ore che scandiscono la passione di Cristo : alla sera l’ultima cena (Mc.14,7), nella notte l’agonia e il tradimento, all’alba la condanna (Mc.15,1) e la risurrezione (Mc.16,2).
Così la storia umana risulta segnata dal mistero pasquale, è scandita dalla forza della morte e risurrezione di Gesù che la orienta, la sostiene e la alimenta, e di cui noi, comunità cristiana, siamo segno e frutto.
Ogni credente è chiamato a riconoscere nella vita propria e della comunità, nella storia e nel tempo, l’irrompere della salvezza di Cristo. Attendiamo vigilanti il compimento di un inizio che è già all’opera qui e ora. Dio è fedele e viene, ma i tempi e i modi restano a lui.
La buona notizia di un Dio che si volge verso di noi e ci viene incontro, ci invita a considerare la nostra fede prima di tutto come un dono ricevuto dall’alto, dai ‘cieli squarciati’. E che sia proprio così lo dimostra il Natale che tra poco celebreremo.
Dobbiamo dunque vivere nella vigilanza ricordando ciò che Cristo ha fatto, e attendendo ciò che farà. Attenti al presente, ma senza dimenticare a quale costo fu acquistato e senza dimenticare che è ancora incompleto. Camminiamo infatti verso ‘il Dio che viene’. L’atteggiamento richiesto è di una serena accoglienza che si traduce in fattiva collaborazione. Non c’è quindi paura per l’oggi o il domani, ma la consapevolezza che a noi Dio affida i suoi beni più preziosi, la creazione redenta, la storia, e ci rende corresponsabili di quanto ha di più prezioso.
La Chiesa ci fa iniziare fiduciosi il tempo di Avvento: tempo della speranza, prima ancora che dell’attesa del ritorno di colui la cui assenza fa soffrire chi resta, tempo dello sguardo che scruta l’orizzonte senza smarrirsi, fiducioso in un incontro promesso, che non deluderà.

CRISTO RE DELL’UNIVERSO ‘A’

novembre 21st, 2017

26 novembre 2017

XXXIV DOMENICA ‘ A ‘

SOLENNITA’ DI CRISTO RE DELL’UNIVERSO

Dal Vangelo secondo Matteo 25, 31-46

“Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria…. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo ….. Poi dirà anche a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli …… E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti invece alla vita eterna”.

Il Vangelo che la liturgia ci presenta in quest’ultima domenica dell’anno liturgico, descrive con immagini suggestive la presenza di Cristo re-pastore, in veste di giudice finale: il suo giudizio non riguarda le imprese straordinarie compiute dagli uomini, ma quelle quotidiane di amore e di misericordia nei riguardi di affamati, assetati, forestieri, nudi, ammalati e carcerati.
La lettura del vangelo secondo Matteo ci ha condotti all’ultimo giorno, nel quale il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria. E’ Cristo, Re dell’universo che viene, che ci convoca. E’ il giorno in cui nessuno può chiamarsi fuori: nello sguardo di Cristo che incontra il nostro sentiamo la verità del nostro essere uomini; lo sguardo di Dio fa emergere il bene e il male che abitano nel cuore di ogni uomo. Solo lo sguardo del Signore può bruciare in noi ciò che è contrario all’amore!
Se il giudizio di Dio è il suo sguardo che vede ciò che abita nel cuore, esso smaschera ciò che non abbiamo voluto vedere.
Nella notissima pagina evangelica vediamo in primo piano il Cristo pastore diventato giudice delle genti, ma vi è un secondo piano indimenticabile: la quadruplice rievocazione dei più piccoli tra i fratelli di Gesù, secondo sei forme di povertà.
In una prima sezione del nostro brano (vv.31-33) viene richiamata la grande convocazione delle genti davanti al ‘trono di gloria’ del giudice divino. Presso il re della gloria sono accolte tutte le genti.
Secondo la concezione orientale e biblica, la tipologia simbolica assegnata a destra e sinistra corrisponde al bene (destra) e male (sinistra). Il re ora proclama benedetti dal Padre suo coloro che hanno praticato le sei “opere di misericordia” (vv.34-40). Di segno opposto è la sentenza del re e giudice su coloro che non hanno praticato le “opere di misericordia” verso i poveri, e perciò verso il Signore (vv.41-45).
La nostra pagina evangelica ci porta ad aprire gli occhi sulle povertà di sempre, sapendo che il Signore non solo è dalla parte dei poveri, per proteggerli, ma si identifica con loro e li considera suoi fratelli privilegiati.
Non è casuale che la liturgia abbia collocato il brano di Matteo sul giudizio finale a conclusione dell’anno liturgico, che richiama alla mente la conclusione della nostra esistenza. Il brano risponde ad un’aspirazione comune e ad un interrogativo. L’aspirazione comune è di sentirci dire dal giudice come al servo della parabola:” bravo servo buono e fedele… entra nella gioia del tuo signore”. Ma, come meritarci tale approvazione? Il Vangelo risponde con una semplicità disarmante: la carità verso il prossimo, e in particolare la compassione verso i poveri e i sofferenti sono condizione indispensabile per essere approvati dal giudice divino e per entrar definitivamente nel Regno.

XXXIII DOMENICA ‘A ‘

novembre 14th, 2017

19 novembre 2017
LECTIO DIVINA

XXXIII DOMENICA ‘A’

Dal Vangelo secondo Matteo 25, 14-30

“ A chi non ha sarà tolto anche quello che ha”

Avverrà infatti come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni: A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo la sua capacità di ciascuno, poi partì …… Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro …….. “

La nostra parabola rinvia ad un quadro sociale e culturale ben preciso della Palestina al tempo di Gesù: quello di ricchi signori latifondisti o commercianti, che chiedevano una totale dedizione per gli interessi del padrone ai loro dipendenti. Il padrone della parabola offre ad essi la possibilità di esprimere le loro capacità, affidando loro le sue ricchezze. Ai servi spetta di cogliere quella opportunità per farla fruttificare.
Con tratti essenziali e precisi Matteo abbozza due diversi modelli di servizio:
– quello del servo buono e fedele, che guadagna talenti per il suo padrone.
– Quello di un servo malvagio, che si rifiuta di produrre per il suo signore, motivando con la paure il suo comportamento.
La storia dei servi è ritmata da tre tempi del ricco padrone:
vv.14-15: primo tempo. Si intravede un commerciante su scala internazionale.
vv.16-18: secondo tempo.Non si dice come il denaro ricevuto sia stato ‘lavorato’ dai tre servi, ma due sono le scelte fatte: una di trafficare il denaro, l’altra di tenerlo inattivo “nascosto in una buca del campo”.
vv.19-28: terzo tempo. Esito duplice dell’operazione di fiducia da parte del padrone verso i servi: l’elogio e il premio per quelli fedeli e la riprovazione del “servo malvagio e pigro”.
La paura di lasciarsi amare, la pigrizia e la tristezza che paralizzano il servo incapace di abbandonarsi allo sguardo d’amore con cui il Signore gli ha affidato ciò che aveva di più prezioso, sono purtroppo il greve respiro e l’orizzonte miope di chi non sa lasciarsi amare.
Siamo di fronte a due tipi, diversi e opposti, di relazione con Dio: il servizio fedele di chi vive disponibile a lui e la ribellione alla sua signoria.
Quello che colpisce, nella dichiarazione del servo ribelle è che egli ignora il fatto di aver ricevuto tutto dal padrone, non solo il talento, ma pure la fiducia nella sua capacità di trafficarlo.
Secondo Ireneo di Lione , il denaro affidato dal padrone ai servi significa il dono della vita dato da Dio agli uomini. Dono che è anche compito e che chiede di non essere sprecato o ignorato, ma accolto con attiva gratitudine.
La parabola dei talenti affidati ai servi perché li facciano fruttificare è, nel vangelo che la liturgia ci presenta oggi, l’immagine della laboriosa vigilanza che deve caratterizzare la vita cristiana. Il Regno di Dio cresce infatti anche grazie alla corresponsabilità dei credenti. Siamo dunque invitati a non sottrarci al rischio della nostra responsabilità.

XXXII DOMENICA ‘A’

novembre 7th, 2017

12 novembre 2017
LECTIO DIVINA

XXXII DOMENICA ‘A’

Dal Vangelo secondo Matteo 25, 1-13

“ Vegliate perché non sapete né il giorno né l’ora”

“Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di essere erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi…… A mezzanotte si alzò un grido:Ecco lo sposo, andategli incontro!….Ora, mentre quelle andavano per comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa….Vegliate dunque, perchè non sapete né il giorno né l’ora”.

Inizia con questa domenica la lettura del capitolo 25 di Matteo, che continuerà per le ultime tre domeniche dell’anno liturgico, presentandoci tre parabole, che iniziano con un verbo al futuro: “il regno dei cieli sarà simile a …” “Avverrà come un uomo che …” “Quando il Figlio dell’uomo verrà …”. La nostra esistenza viene così proiettata nel ‘tempo ultimo’ nel compimento della storia, ricordandoci che ciò che sarà alla fine si sta già costruendo momento per momento.
“Ecco lo sposo, andategli incontro!”. E’ questo il centro del Vangelo di oggi. Un richiamo alla vigilanza, ma anche una esortazione alla gioia che la venuta del Signore suscita nei discepoli. E anche un invito a seguirlo prontamente.
Il racconto è orientato alla denuncia della stoltezza delle cinque vergini per la mancata provvista di olio per le lampade. Le altre cinque, le prudenti, dimostrano però una prudenza carente di condivisione caritativa.
Tre sono le scene principali della nostra parabola.
vv.3-5: prima scena. E’ evidenziato il diverso comportamento delle vergini prudenti e delle stolte. Inoltre lo sposo è in ritardo e obbliga le vergini ad attendere fino a notte inoltrata.
vv.6-10: seconda scena. Lo sposo arriva inaspettatamente, nel mezzo della notte. Le stolte non sono pronte a seguire lo sposo, perché sprovviste dell’olio per la lampada. Così le vergini che erano pronte entrarono con lo sposo e la porta fu chiusa.
vv.11-12: terza scena. Le vergini stolte arrivano troppo tardi per poter partecipare alla festa delle nozze. L’episodio si concentra presso la porta chiusa della sala in cui si celebra il rito nuziale. Dall’interno viene la voce dello sposo –anzi, del Signore- :”Non vi conosco”!
La conclusione (v.13) ha il tono di un preciso avvertimento: bisogna essere sempre preparati e vigilanti, perché la venuta finale del Signore è imprevedibile .
Attraverso la richiesta di una vigile attesa del Signore i vangeli indicano soprattutto un genere di ‘spiritualità’ da assumere: quella del servo, che è disponibile a tempo pieno per il suo Signore.
Alla nostra fede è indispensabile la dimensione del servizio come ‘vigile attesa’ del Signore.
Un’attesa trepidante ma non ansiosa, che sa pregustare senza accontentarsi e gioire senza appagarsi.
Conoscere ed essere riconosciuti dallo sposo è la via di ogni discepolo: la lampada accesa della vigilanza nutre e sostiene una conoscenza sempre più pura del Signore, che è già venuto e che verrà.
Se il Signore ritarda non bisogna adattarsi alla sua assenza, ci dice la parabola, ma vigilare, perché il Signore Gesù, come lo sposo, verrà, anche se non sappiamo prevederne il momento.

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