Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

XXIX DOMENICA ‘A’

ottobre 18th, 2017

22 ottobre 2017
LECTIO DIVINA

XXIX DOMENICA “A”

Dal Vangelo secondo Matteo 22,15-21

“… E’ lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?”……”Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo”. Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: “questa immagine e l’iscrizione di/chi chi sono?”. Gli risposero:”Di Cesare”. Allora disse loro:”Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”…

Il Vangelo di oggi ci offre un forte richiamo alla chiarezza di condotta per i cristiani che operano nel mondo. Essi non sono infatti chiamati ad estraniarsi dalle realtà terrene, ma a trasformarle dal di dentro, rendendo a cesare ciò che è di Cesare, e a Dio ciò che è di Dio.
Gesù è a Gerusalemme, nel suo ultimo periodo di esistenza terrena.
I vangeli sinottici ricordano tre capitoli principali del messaggio di Gesù nella città santa:
– la purificazione del tempio (Mt.21, 12-27)
– una serie di diatribe tra Gesù e gli scribi e farisei (Mt. 22, 15-46)
– il discorso escatologico (Mt.24-25).
La prima delle diatribe riguarda appunto il nostro vangelo, ed evidenzia il problema del rapporto con l’impero romano. Per il giudaismo palestinese di allora non si trattava solo di indipendenza politica, ma di professione di fede: unico Signore e re dell’universo è il Signore, Dio di Israele.
Gesù, interrogato con inganno su una questione politico-fiscale, con finezza e abilità smaschera l’ipocrisia di quelli che lo interrogano e fissa l’orizzonte religioso della relazione con Dio, sottraendolo alle sottili distinzioni etico-giuridiche che ponevano Dio allo stesso livello dell’uomo.
E’ drammatica l’alleanza tra due gruppi avversari, accomunati solo dalla convinzione di auto salvezza: i farisei per l’osservanza della legge, gli erodiani per la forza del potere politico impersonato da Erode.
Gesù risponde alla domanda con una domanda che mette in difficoltà chi era venuto per mettere lui in imbarazzo, e sentenzia con una sapienza salomonica: a ciascuno il suo. A Cesare la realtà di Cesare, a Dio la realtà di Dio.
La domanda posta a Gesù è comunque importante, perché riguarda due dimensioni fondamentali – a volte alleate, a volte contrastanti – dell’esperienza umana.
Nell’economia di Dio, espressa in modo esauriente dalla sentenza di Gesù, emergono criteri totalmente diversi da quelli umani. Il potere civile è considerato da Cristo nella sua autonomia, e non funge da contraltare a quello religioso.

XXVIII DOMENICA ‘A’

ottobre 10th, 2017

15 ottobre 2017
LECTIO DIVINA

XXVIII DOMENICA “A “

Dal vangelo secondo Matteo 22, 1-14

“… Il regno dei cieli è simile a un re che fece una festa di nozze di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitai alle nozze, ma questi non volevano venire … …. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali…… Scorto un tale che non indossava l’abito nuziale, gli disse:Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?…”

La parabola che la liturgia domenicale ci propone presenta di nuovo l’immagine di Dio che chiama a una festa di nozze. E’ evidente la volontà di salvezza universale. Ma di fronte a tale chiamata è possibile anche il rifiuto.
Il personaggio centrale del racconto è un re che ha organizzato “un banchetto di nozze per il figlio” (v.2). Tre sono le scelte descritte:
vv.3-7: il rifiuto dei primi invitati, che addirittura insultano e uccidono gli inviati del re.
vv.8-10: i buoni e i cattivi al banchetto nuziale. Sono reclutati questo punto i poveri e i diseredati, i buoni e i cattivi: nessuno è escluso.
vv.11-13: il commensale senza abito nuziale,. Un particolare che si comprende solo col riferimento all’ambiente palestinese, dove l’abito di nozze era messo a disposizione gratuitamente da chi offriva il banchetto. Ma il significato dell’episodio è chiaro: il re vi riconosce un’offesa alla sua persona e alla festa indetta per il figlio.
E’ chiaro il riferimento storico dei tre momenti della nostra parabola:
– il rifiuto di Israele nei confronti di Gesù, il figlio del re Dio, che veniva a celebrare le sue nozze con l’umanità.
– L’invito alla salvezza rivolto a tutti, senza esclusioni. Così fece Gesù nella sua esistenza terrena, e la sua opera è continuata da parte della Chiesa.
– L’episodio dell’invitato senza abito nuziale secondo molti esegeti è una denuncia dell’evangelista, con riferimento a credenti che non modificavano affatto il loro precedente tenore di vita.
L’abito nuziale è la nostra libertà, il nostro assenso, la nostra accoglienza all’incontro col Signore.
”Molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti” (v.14): la misteriosa sentenza finale di Gesù ci dice che tutta la storia della salvezza è nelle mani di Dio che ama, elegge, chiama, giustifica e glorifica.
In quel ‘molti chiamati’ possiamo cogliere tutta la storia degli inviti a nozze di cui parla la parabola: non solo i primi (il mondo giudaico), ma anche gli altri , i ‘buoni e cattivi’, quelli che hanno riempito la sala del banchetto.
Se il banchetto di cui parla Gesù è il banchetto finale, l’accoglienza dell’invito al banchetto non è il fatto isolato e terrificante dell’ultimo giorno. Quell’accoglienza si gioca in ogni istante, in ogni piccola o grande scelta quotidiana vissuta con lo sguardo al Signore.
E’ qui opportuno notare che Gesù ha riassunto la sua esistenza tra noi sotto l’immagine e l’esperienza del banchetto, e dunque non è fuori luogo ricordare che è nel banchetto eucaristico che la comunità cristiana ha l’appuntamento più importante col suo Signore

XXVII DOMENICA ‘A’

ottobre 4th, 2017

8 ottobre 2017
LECTIO DIVINA

XXVII DOM. “A”

Dal Vangelo secondo Matteo 21,33-43

“….Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i i servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono … Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto per mio figlio! Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: Costui è l’erede; su, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità……”

La prima lettura di oggi (Is. 5,1-7) e il vangelo sono brani di teologia della storia, la rilettura della storia alla luce della fede.
L’insegnamento di Gesù espresso in questa parabola ha per riferimento l’ambiente culturale e sociale della Palestina del tempo di Gesù: grandi proprietà terriere erano in mano a latifondisti stranieri. Essi avviavano a frutto il terreno e poi lo consegnavano ad un amministratore del posto per la conduzione del terreno. Vi si lavorava dunque a mezzadria o come braccianti.
Ma troviamo nella parabola anche riferimenti precisi alla tradizione dell’Antico Testamento, prima di tutto a Isaia 5,1-7 (Prima Lettura di questa domenica).
Si distinguono nettamente nel nostro testo quattro tempi e una conclusione:
1°, la piantagione della vigna (v.33), che riflette chiaramente Is.5, 1-2.
2°, gli inviati del padrone vengono respinti o maltrattati (vv.34-36).
3°, il massacro del figlio-erede (vv.37-39).
4°, il dialogo di Gesù coi presenti (vv.40-42), con riferimento a Is.5,5-6 e a 2 Sam. 12,1-12 (il rimprovero di Natan a Davide, dopo il suo grave peccato).
Conclusione (v.43): occorre portare frutti! Ciò valeva per la vigna Israele, però Matteo lo ricorda anche ai discepoli di Gesù.
Gesù è il dono ultimo del Padre all’umanità, è la vigna vera nella quale plasmare l’esistenza: Lui non vuole impossessarsi di nulla, ma rende vero ogni rapporto d’amore.
Questa parabola insegna anche a noi la centralità del riferimento a Cristo nell’esperienza di fede, una centralità tale da configurarci non come padroni del mondo, ma come servi che devono fruttificare per Dio.
La chiesa, le nostre comunità dovrebbero essere quelle che si fondano non sul piccolo egocentrico arrivismo, ma sulla pietra scartata dai costruttori e diventata testata d’angolo.
Lo stupore e lo scandalo che suscita in noi l’agire del padrone della vigna, che, forse sottovalutando il rischio, invia suo figlio, ci dice della nostra distanza dal pensare di Dio, dalla ‘folle’ gratuità del suo amore.

XXVI DOMENICA ‘A’

settembre 28th, 2017

1 ottobre 2017
LECTIO DIVINA

XXVI DOMENICA “A”

Dal vangelo secondo Matteo 21, 28-32

“ Chi dei due ha compiuto la volontà del Padre?”

“ … Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: Figlio, va’ oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, si pentì e vi ci andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?”……. In verità vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio……”.

Nel nostro testo si possono distinguere due parti:
vv. 28-30: la parabola, che Gesù indirizza ‘ ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo’.
vv. 31-32: l’applicazione fatta da Gesù stesso alla situazione spirituale dei suoi destinatari.
La parabola va letta in collegamento con l’episodio precedentemente riportato da Matteo e dagli altri sinottici: Gesù era stato interrogato dai ‘sacerdoti e anziani del popolo’. Motivo della contestazione fattagli era il gesto da lui compiuto di cacciare i mercanti dal tempio.
E’nel luogo più sacro di Israele che Gesù parla, il tempio, il luogo del Santo dei Santi. E propone la graffiante vicenda dei due figli, che rispecchia la storia delle relazioni con Dio, che già i profeti avevano evidenziato:
– ci sono coloro che – come ‘pubblicani e prostitute’- avevano disobbedito a Dio, ma, alla predicazione del Battista (e di Gesù) si erano convertiti;
– altri invece – come gli interlocutori di Gesù – avevano detto un sì di adesione formale a Dio, senza però far seguito con l’obbedienza a tale adesione.
Il figlio che ha risposto ‘no’ all’invito del padre, ma poi, pentitosi ha fatto la volontà del padre ci dice che il credere passa, a volte, anche attraverso a un ricredersi. La fede non ci chiede di non sbagliare e di non peccare, ma di riconoscere il nostro errore e di confessare il nostro peccato.
Richiesti del loro parere, i sacerdoti e gli anziani non possono non convenire col pensiero di Gesù. Ed Egli commenta: chi ha obbedito sono coloro che erano tanto disprezzati a Gerusalemme e nel tempio: i pubblicani e le prostitute, e aggiunge che “essi vi passano avanti nel regno di Dio”, mentre loro ne vengono esclusi!
Matteo precisa che Giovanni era venuto “nella via della giustizia”, e con tale termine egli indica un tipico rapporto religioso da vivere con Dio: un rapporto di fedeltà e di obbedienza. Tutti siamo chiamati a un più coerente e corretto rapporto con Dio, che necessita una continua conversione, cioè un sempre rinnovato orientamento verso di Lui.
L’opposizione tra due tipi di religiosità non sta fra giudei e pagani, o fra presunti giusti e peccatori pubblici, ma tra l’obbedienza a Dio (resa possibile a tutti dalla conversione) e la disobbedienza di fatto, anche dentro le strutture sacre del santuario di Dio.

XXV DOMENICA ‘A’

settembre 28th, 2017

24 settembre 2017
XXV DOMENICA “A “

Dal Vangelo secondo Matteo 20, 1-16

“ Sei invidioso perché io sono buono?”

“ Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna……Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: chiama i lavoratori e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi… …Quando arrivarono i primi…anch’essi ricevettero un denaro ciascuno. Nel ritirarlo però mormoravano…… ”.

Il vangelo di oggi ci dice che la salvezza è dono di Dio e a questa egli chiama tutti. Per Lui non valgono i criteri della giustizia che caratterizzano tanti rapporti umani, per Lui valgono i criteri dell’amore misericordioso e disinteressato.
La nostra parabola ha un primo tempo (vv.1-7) caratterizzato dalle scene di assunzione dei braccianti agricoli per il lavoro nella vigna di un proprietario terriero. Cinque sono i momenti successivi di invio al lavoro ma con diverse forme di intesa: c’è un accordo iniziale con gli operai della prima ora ‘per un denaro al giorno’ (v.2), successivamente l’assunzione di altri braccianti è fatta sulla promessa di assegnare loro ‘quello che è giusto’. (v.4).
Il secondo tempo – quello della retribuzione per il lavoro fatto – è presentato in due scene distinte:
1) A tutti viene consegnato un denaro, cioè quanto era stato pattuito con i braccianti della prima ora (vv.8-10). Si coglie qui il nuovo criterio di rapporti con gli uomini instaurato da Gesù.
2) Segue la scena culminante, in cui il padrone fa conoscere all’operaio contestatore il suo modo di rapportarsi con gli uomini (vv.11-15). La sua domanda “Oppure sei invidioso perché io sono buono ?” (v.15), ci provoca a un vigile esame di coscienza. Sappiamo riconoscere la gratuità e la misericordia di Dio ? Rischiamo anche qui l’atteggiamento del fratello ‘buono’ della parabola del figlio prodigo (cfr.Lc.15, 11-36)!
Bisogna invece andare oltre la mentalità e i criteri del diritto alla ricompensa, nella relazione di fede con Dio! Il vangelo-novità di Gesù non sopporta infatti una mentalità e una religiosità da contrattazione con Dio, anche se dobbiamo riconoscere che un Dio che si comporta come vuole la nostra parabola è difficile da accettare, non solo perché va contro la logica e il buon senso, ma soprattutto perché apparentemente va contro la stessa idea di giustizia.
Dobbiamo coraggiosamente riconoscere che la parabola degli operai della vigna ci scandalizza, ci resta incomprensibile, e che dal profondo ci sale la stessa ‘mormorazione’ degli operai… Nello scandalo degli operai della prima ora dobbiamo riconoscere tutta la distanza che esiste tra il pensare e l’agire di Dio e il pensare e l’agire di noi uomini.
Intendere il proprio servizio a Dio come una prestazione ci porta a misurarlo e confrontarlo con il servizio degli altri, entrando così in una rapporto di competizione. Se invece c’è la relazione col Signore, allora anche il peso del lavoro diviene ‘un giogo soave e leggero’ e la bontà di Dio verso tutti diviene motivo di ringraziamento, non di contestazione.
Per lasciarci sorprendere dal Dio biblico della gratuità dobbiamo assumere ed accettare la radicalità e le asimmetrie delle richieste del vangelo.