Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

V DOMENICA DI QUARESIMA ‘B’

marzo 15th, 2018

18 marzo 2018
LECTIO DIVINA

V DOMENICA DI QUARESIMA ‘B’

Dal vangelo secondo Giovanni 12, 20-33

“Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa, c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo che era di Betsaida di Galilea, e gli chiesero:”Signore, vogliamo vedere Gesù”…Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io là sarà anche il mio servo….Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me…” .

La scena che ci presenta il nostro brano si apre su personaggi che si affacciano per la prima volta nel vangelo di Giovanni: si tratta di Greci che si erano avvicinati alla religiosità giudaica.
Questi Greci vogliono ‘vedere Gesù’ (v.21): è un vedere teologico per il quale non bastano gli occhi del volto, ma è necessario lo sguardo della fede.
Sia i Greci che le folle dei giudei (v.29) potranno ‘vedere Gesù’ solo se saranno nella luce, se lo crederanno e lo seguiranno; all’opposto sta il regno delle tenebre nel quale non è possibile ‘vedere Gesù’.
Il tema del ‘vedere Gesù’ assume lungo il vangelo uno sviluppo legato al ‘vedere nella fede’: un ‘vedere’ che passa attraverso un ‘non vedere’.
Gesù è il maestro nella fede in quanto insegna ad avere occhi capaci di vedere e capire oltre l’apparenza.
Ecco lo sguardo di fede: vedere (e credere) l’invisibile nel visibile: saper vedere la gloria nella croce infamante.
Il discepolo che vuole ‘vedere Gesù’ entrerà nella sua stessa vita solo se lo segue portando la croce, che ha questa legge: “chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita la conserverà per la vita eterna” (v.25). Odiare è inteso qui nel senso di rinunzia ai propri progetti per vivere nel dono di sé agli altri.
Ci vengono qui presentati i due versanti della Pasqua che si avvicina: essa è passione, umiliazione, tenebre e morte, ma è anche gloria, glorificazione, luce e risurrezione. Chi segue Gesù acquisisce occhi capaci di vedere e comprendere oltre le apparenze, e non perde mai la speranza anche nei momenti di passione, di umiliazione e di morte, certo della presenza di Gesù che ci assicura:”dove sono io, là sarà anche il mio servo, e :”io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me” (v.32).

XXII DOMENICA ‘A’

agosto 31st, 2017

LECTIO DIVINA

3 settembre 2017
XXII DOMENICA “ A “

Dal Vangelo secondo Matteo 16, 21-27
“ Se qualcuno vuol venire dietro a me…”

“Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terso giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo:”Dio non voglia, Signore, questo non ti accadrà mai”….. Allora Gesù disse ai suoi discepoli:”Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua….”

Siamo all’inizio della secondo parte del vangelo di Matteo: Gesù cominciò, dopo la professione di fede in lui da parte di Pietro, un secondo periodo di formazione dei suoi discepoli.
Matteo traccia anche un itinerario di fede in lui per i destinatari del suo tempo e della Chiesa di sempre.
Nel brano che la liturgia ci propone oggi sono ben distinte tre parti:
v.21: l’annuncio della passione.
vv.22-23: la reazione di Pietro
vv. 24-27: nuovo appello alla sequela di Gesù.
Andare a Gerusalemme per Gesù ‘era necessario’, era un atto di obbedienza al piano fissato dal Padre per lui.
Pietro reagisce immediatamente, con espressioni che sanno di rimprovero, ma anche di implorazione:” Questo non ti accadrà mai”, fa dire Matteo all’apostolo in alternativa la piano divino appena annunciato.
E Matteo ricorda che Gesù allontana da sé Pietro, perché sta per essergli ‘di scandalo?, oltre che avversario e tentatore (‘Satana’!).
Il vangelo che stiamo leggendo per conoscere il Signore e diventare suoi discepoli, ci sta regalando nelle ultime domeniche alcuni sguardi decisivi tra Gesù e Pietro. Forse Pietro cerca lo stesso sguardo intenso quando prende in disparte il Maestro, preoccupato per la sua sorte. Prima ancora delle parole è lo sguardo di Gesù a colpirlo è uno sguardo improvvisamente severo che dice a Pietro che è fuori strada.
A questo punto si precisa il nuovo appello alla sequela: l’appello è a seguirlo a Gerusalemme, dove lo attende un processo di condanna, che lo porterà alla morte, ma anche alla risurrezione.
Dunque non ci si perde seguendo Gesù sulla via di Gerusalemme, ma si entra in un progetto di salvezza autentica.
Seguire Cristo significa mettere la propria vita nella Sua, per amore.
Nelle motivazioni portate da Gesù (vv.25-26) per esortare i suoi a seguirlo verso Gerusalemme ricorre per quattro volte il termine ‘vita’: Gesù assicura che uno salva la sua vita se la perde “per causa di Cristo”, e che uno la parte invece , se pensa solo a “guadagnare il mondo intero”.
Il confronto è tra la ‘causa di Gesù’ e la ‘scelta dei beni’, tra salvare se stessi e farsi salvare da Dio in Cristo.

XIV DOMENICA ‘A’

luglio 4th, 2017

XIV DOMENICA “A”

Dal Vangelo secondo Matteo 11, 25-30
“Venite a me voi che siete stanchi e oppressi”

“In quel tempo, Gesù disse:”Ti rendo grazie, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli…Venite a me, voi tutti, che sirte stanchi e oppressi, e io vi ristorerò…”

Il nostro brano conclude il capitolo 11 del Vangelo di Matteo. Un capitolo nel quale Gesù fa quasi un bilancio del suo ministero in Galilea, un bilancio apparentemente deludente.
Ma l’invito di Gesù che risuona nel Vangelo di oggi:”Imparate da me che sono mite e umile di cuore”(v.29) ci chiama a vivere la sua libertà attraverso la mitezza e l’umiltà, che rendono dolce e leggera la sequela di Lui, nonostante un peso resti tale e nulla toglie la fatica di portarlo.
A quelli che lo cercano e cominciano a seguirlo, Gesù sta rivelando Dio come Padre suo e di tutti gli uomini.
La nostra pagina evangelica – formulata in maniera solenne, con echi provenienti dall’Antico Testamento- ha il tono di bilancio conclusivo dell’attività di Gesù sulle rive del lago di Galilea. Da essa possiamo scoprire chi sono coloro che lo seguono:
– sono i piccoli, non certo i ‘sapienti e intelligenti’ secondo i criteri umani e religiosi del suo tempo (v.25). I presunti sapienti ed esperti di Dio in Israele – e di tutti i tempi!- non capiranno mai il mistero del Padre e della relazione esistente tra Lui e Gesù.
– Sono gli stanchi e oppressi da un peso insopportabile, quello di un giogo di leggi e tradi-
zioni che scribi e farisei impongono loro.
In difesa di questi piccoli, affaticati e oppressi, Gesù prende più volte posizione: contro coloro che siedono sulla cattedra di Mosè (cfr. Mt.15,1-11); contro quanti scandalizzano questi piccoli “che credono in me” (cfr. Mt.18,6-10).
La parola del brano del vangelo di Matteo propostoci oggi sembra proprio su misura per suscitare disagio in noi che abitiamo un mondo di saggi e intelligenti.
Ma è ai ‘piccoli’ – ci dice Gesù- che è rivelata una sapienza a cui vorremmo in qualche modo partecipare, per poterci mettere alla sua sequela.
Un cuore umile è orientato a Dio come il girasole al sole. Bisogna essere ‘grandi’ per sapersi piccoli, umili nel cuore . L’umiltà è il primo segno dell’immagine nella quale siamo costituiti, e riguarda anche gli atteggiamenti esterni: su di essi fa leva S.Benedetto quando ne descrive i 12 gradi (R.B.7).
Essere umili è essere veri; l’umiltà è lo specchio della verità della vita, la misura della nostra sincerità con noi stessi e con la realtà che ci circonda.

XII Domenica ‘A’

giugno 23rd, 2017

25giugno 2017

LECTIO DIVINA

XIII DOMENICA “A”

“Non abbiate paura!”
Dal Vangelo secondo Matteo, Capitolo 10, versetti 26-33

“Non abbiate dunque paura, poiché non vi è nulla di nascosto che non debba essere svelato …Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima ……Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro …… non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!…

La Liturgia di oggi ci ricorda che la Chiesa è, per vocazione, popolo profetico, depositaria di una missione impegnativa e difficile.
Gesù incoraggia i suoi e invita a non temere le conseguenze dlla proclamazione del vangelo, perché nessuna violenza può annientare la vera vita e perché Dio si prende cura di coloro che egli ama. L’invito a non avere paura è il motivo conduttore del brano, e vi è ripetuto tre volte (ai versetti 26.26.31). Per capire meglio il discorso si dovrebbero leggere i due versetti precedenti, che la Liturgia non ci presenta 8vv.24-25): i discepoli sanno che non avranno un destino diverso dal loro maestro, ma non devono temere coloro che li maltrattano e li oltraggiano. Questa esortazione a non temere, ad avere coraggio è accompagnata da tre motivazioni:
La prima motivazione si basa sulla presenza di Dio che agisce nella predicazione cristiana, e quindi nessuna forza umana potrà arrestarla: nulla può essere nascosto, tutto sarà manifesto. I discepoli sono invitati a proclamare pubblicamente (‘ditelo nella luce, predicatelo sui tetti’) quanto hanno appreso dalla rivelazione privata ricevuta da Gesù.
Il versetto 28 presenta un secondo motivo di coraggio: non bisogna temere gli uomini, poiché essi possono togliere solo la vita fisica, non la vita eterna. Bisogna piuttosto temere Dio, perché solo lui è il padrone della vita, e può far perire il corpo e l’anima, solo lui ha il potere di escludere dalla vita presente e dalla vita futura.
Matteo richiama qui l’attenzione sulla potenza di Dio: è lui il Signore della vita.
Il terzo invito a non avere paura si basa sulla provvidenza Divina (vv.29-30): se all’attenzione del Dio della vita non sfugge nemmeno un passero, se conosce perfino il numero dei capelli del nostro capo, a maggior ragione si prenderà cura e si preoccuperà dei suoi. Egli segue il cammino di quanti si affidano a lui, ha a cuore tutto quanto li riguarda: questo deve infonderci fiducia e speranza (v.31).
Matteo con questo triplice invito al coraggio intende sostenere e dare fiducia alla comunità post-pasquale che vive la persecuzione, egli le vuol dire che il momento difficile che sta vivendo non e’ dovuto al fatto che Dio si è dimenticato dei suoi. La comunità di allora, come quella di oggi, deve avere la certezza che il Signore le è vicino e segue i suoi passi, la sostiene e difende anche nel momento della difficolta’. Infatti i versetti 32-33 stabiliscono una relazione di causa effetto tra l’atteggiamento di fedeltà a Cristo e l’atteggiamento di fedeltà di Cristo nei confronti del cristiano al momento del giudizio. Confessare e rinnegare significa affermare o negare concretamente, nei fatti, di appartenere a Gesù, di esserne discepoli.
Scriveva in campo di concentramento D.Bonhoeffer, forte di questa fiducia: “Noi viviamo nelle cose penultime, e crediamo nelle ultime”.

IV DOMENICA DI QUARESIMA ‘A’

marzo 21st, 2017

26 marzo 2017
IV DOMENICA QUARESIMA A

Gv. 9, 1-41

“In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e suoi discepoli lo interrogarono:” Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché nascesse cieco?”. Rispose Gesù:”Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero le opere di Dio…”

Nel nostro brano vediamo Gesù e i discepoli che incontrano un uomo cieco, ma lo guardano con occhi diversi. Convinti che la malattia sia segno del peccato, i discepoli vedono in lui un peccatore, Gesù invece vede nella malattia di quell’uomo l’occasione per manifestare l’amore del Padre. La persona è la stessa, ma lo sguardo di Gesù e dei discepoli è diametralmente opposto.
Il gesto di Gesù di impastare il fango e spalmarlo sugli occhi del cieco (v.7) ricorda il gesto con cui Dio ha creato Adamo plasmandolo con la polvere del suolo (cfr. Gen. 2,7).
Così descrive questo episodio di Giovanni un famoso esegeta (Brown):” Questo è il racconto di come un uomo che sedeva nelle tenebre fu condotto a vedere la luce non solo fisicamente, ma spiritualmente. D’altra parte, è il racconto di come quelli che credevano si facessero ciechi sprofondando nelle tenebre”.
Di fronte al cieco guarito la reazione dei conoscenti è di porre domando: interrogano, ma non si interrogano! Il testo suscita questa domanda: “Chi è cieco, e chi vede?”. E la risposta è questa: vede chi sa vedere la propria cecità e sa aprirsi all’azione di Cristo che guarisce e illumina: “ Se foste ciechi non avreste alcun peccato; ma siccome dite:” noi vediamo”,il vostro peccato rimane” 8v.41).
Osservando il cammino del cieco guarito si nota che le sue affermazioni rivelano una conoscenza sempre più profonda di Gesù. Interrogato dai vicini circa la sua guarigione, egli risponde:”Quell’uomo che si chiana Gesù ha fatto del fango e…” (v.11). nel secondo confronto egli afferma:”Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto fare nulla” (v.33). Infine, incontrando Gesù confessa:”Io credo, Signore” (v.38).
A questa sua progressiva testimonianza corrisponde un altrettanto chiaro ottenebramento dei farisei/giudei.
Questo racconto vuole testimoniare il difficile percorso della fede, vuole illustrare e drammatizzare quanto Gesù aveva affermato in precedenza (Gv.8,12):” Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”.
L’incontro con Gesù è offerta di salvezza, non di condanna. Solo la presunzione di non avere bisogno di lui, la certezza di vedere, rende ciechi e incapaci di scorgere la luce vera. I farisei con la loro autosufficienza rendono vano il disegno di Dio (vv.39-41).
Nella tradizione cristiana il miracolo della guarigione del cieco nato ha avuto una grande eco, soprattutto per le allusioni battesimali disseminate in tutto il racconto.
Il cieco nato ottiene la vista, coloro che ritengono di vedere diventano ciechi: davanti a Cristo ogni uomo fa un percorso verso la fede o verso l’incredulità. Spetta ad ognuno prendere la decisione di lasciarsi illuminare.

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