Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

DALLE BENEDETTINE DI CATANIA

novembre 28th, 2014

DALLE BENEDETTINE DI CATANIA

Ringraziando vivamente quanti ci hanno voluto fraternamente coinvolgere in questa bella iniziativa, lodiamo il Signore per questa occasione di comunione e condivisione.
L’anno della Vita Consacrata che Papa Francesco ci ha donato è una preziosa opportunità che dobbiamo valorizzare e vivere pienamente per rinnovarci e ri-orientarci singolarmente e comunitariamente.
Come comunità monastica nello specifico di Benedettine dell’adorazione perpetua del SS. Sacramento che vivono, pregano e lavorano nel cuore della città di Catania (il nostro monastero è sito nel centro storico a pochi passi dalla cattedrale), abbiamo il dono di poter focalizzare la nostra attenzione – avendoli anche come particolari intercessori – su quattro pilastri assunti come i quattro punti cardinali: il nostro Santo Padre Benedetto, la nostra Madre Fondatrice Mectilde de Bar, Sant’Agata Patrona della nostra arcidiocesi e il beato Cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet, benedettino e pastore della Chiesa catanese.
Quattro modelli di vita consacrata, di esistenze caratterizzate dal primato dato a Cristo – al cui amore nulla hanno anteposto – e da una testimonianza luminosa ed eroica di carità. Due uomini e due donne che, nella complementarietà delle peculiarità di ciascuno, ci sono modelli e guida con il loro esempio e il loro insegnamento. Essi sono per noi come il nord e il sud, l’est e l’ovest, ossia dei punti di riferimento certi, fermi e sicuri: ci segnano la rotta soprattutto nelle notti senza stelle, quando cioè la nostra fragilità umana può a volte prevalere, ma mai farci soccombere. Ci sono vicini, ci accompagnano, ci incoraggiano perché ognuno di loro e tutti insieme ci indicano il centro verso cui tutte le direzioni convergono: Cristo!
Gli Atti del martirio di Sant’Agata (martirizzata a Catania nel 251) ci tramandano alcune sue esclamazioni pronunciate durante il processo: «La mia mente è saldamente fondata sulla pietra che è Cristo. Giammai cesserò di invocarlo con la bocca e glorificarlo con il cuore. La mia salvezza è Cristo. Ho il Signore Gesù Cristo, che con la sola parola restaura ogni cosa». Tra le reliquie ex corpore di Agata, si conserva pure il velo, per noi tanto significativo perché simbolo della sua consacrazione verginale a Cristo.
La Regola di San Benedetto (480-547) presenta una impostazione fortemente cristologia e cristocentrica: al monaco è comandato di «rinunciare interamente a se stesso per seguire Cristo» (4,10), e ancora di «niente anteporre all’amore di Cristo» (4,21). Ecco perché i monaci sono coloro che «niente hanno di più caro che Cristo» (5,2). In Cristo il monaco “spezza i cattivi pensieri che si affacciano alla mente” (Cfr. 4,50) e “prega per i nemici” (Cfr. 4,72) con la certezza che “associandosi ai patimenti di Cristo, si è fatti meritevoli di essere partecipi del suo regno” (Cfr. Prologo, 50). Ed è significativo che la Regola si chiude con lo sguardo rivolto a Gesù: «Chiunque pertanto tu sia che ti affretti alla patria celeste, poni in pratica con l’aiuto di Cristo questa minima Regola per principianti appena delineata» (73,8). E sappiamo come, fedele agli insegnamenti del Vangelo, San Benedetto ponga accanto al primato di Cristo quello della carità perché è Cristo stesso che noi riconosciamo nell’abate, nel fratello, nell’ospite, nell’infermo… «gli altri si prestino a vicenda il servizio in spirito di carità» (35,6).
Madre Mectilde de Bar (1614-1698) ha fatto dell’Eucaristia, cioè del Cristo incarnato, il fulcro della sua spiritualità benedettino-eucaristica: «Il Santissimo Sacramento per noi è tutto. Quale obbligo di riconoscenza abbiamo verso quest’amore ineffabile, che ha trovato un’invenzione così divina per far abitare il paradiso sulla terra e racchiuderlo in un tabernacolo! Mi pare che non abbiamo più bisogno di libri né di scienza: tutto è contenuto nel pane eucaristico» (C. M. DE BAR, Non date tregua a Dio, Jaca Book, p.81). L’Eucarestia, il memoriale per eccellenza, diventa continuo memento dell’apertura in verticale e in orizzontale del Mistero dell’Incarnazione e della Redenzione: Dio e i fratelli. «Non respingete duramente mai nessuno, siate dolci e condiscendenti, rendendo servizio a tutti come e Gesù Cristo» (C. M. DE BAR, Attesa di Dio, Riflessioni sulla Regola, Jaca Book, p.255).
Il beato Cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet (1818-1894) nel 1880 ebbe ad esortare così i suoi fedeli: «La sincera e sentita dilezione di Dio e per conseguenza dei fratelli, non ce la ispira in effetto se non la Eucarestia. Di certo il movente a sacrificarsi per la salute spirituale e temporale del prossimo è Gesù Cristo, amore infinito, che discende nelle nostre viscere, è Gesù Cristo che cade nei nostri cuori». Davvero Gesù è stato il centro e il movente della grande carità del Dusmet. Lapidario il suo programma realizzato sino alla morte: «Sin quando avremo un panettello, Noi lo divideremo col povero. La nostra porta per ogni misero che soffra sarà sempre aperta. L’orario che ordineremo affiggersi all’ingresso dell’Episcopio sarà che gl’indigenti a preferenza entrino in tutte l’ore. Un soccorso, ed ove i mezzi ci manchino, un conforto, una parola di affetto l’avranno tutti e sempre». (Lettera pastorale del14 marzo 1867).
Ecco che l’Anno della Vita Consacrata ci chiede – e ci aiuterà senz’altro! – a vivere sempre più il duplice comandamento della carità fino al dono di sé. Ciò lo chiediamo per intercessione di tutti i Santi e soprattutto della Vergine Maria, modello e Madre di tutti i consacrati e le consacrate.
Perché, davvero, non c’è amore più grande!
Le Benedettine dell’adorazione perpetua del SS. Sacramento di Catania