Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

Diario di viaggio in Terra Santa

settembre 2nd, 2013

PELLEGRINAGGIO IN TERRA SANTA
31 Marzo – 5 Aprile 1997

Predicatore  Mons. Bruno Forte (Teologo)
Guida Don Carlo Bazzi (Biblista)

Pellegrina e cronista: Sr. Anna Maria o.s.b

31 Marzo  (lunedì dell’Angelo)

Arrivo con un buon anticipo all’aeroporto di Fiumicino (con Sr.Remigia abbiamo pernottato a Roma).
Nella  Cappella dell’aeroporto ci raggiungono Don Bruno Forte (il famoso teologo di Napoli) con gli altri sacerdoti del Pellegrinaggio – Esercizi Spirituali.
Alle 8,30 Concelebrazione  nella Cappella, all’omelia Don Bruno ci fa notare come il Vangelo  di oggi ci dica:” Andate in Galilea,là lo vedrete”. E noi stiamo andando in Galilea! E lo vedremo  con gli occhi della fede, che veramente Lo riconoscono e ne sono segnati. “Tu sei il vivente in noi, fa’ di noi i viventi in te!”.
Ci imbarchiamo sul volo Alitalia alle 11,15 e atterriamo a Tel Aviv  alle 17 (ora locale):
Sul pullmann che ci porterà al Monte delle Beatitudini (percorreremo quasi tutta la Terra Santa in 3 ore )  Don Bruno ci parla di questa terra come la  terra  scelta da Dio, e come la terra della nostalgia  (cfr Sal. 136): Israele ci ricorda la nostra estraneità, e il nostro essere pellegrini ovunque siamo. E’ la terra della presenza-assenza : Dio è il mistero di un’assenza.
Ma la Terra  Santa è anche la terra della speranza: Israele ha sempre una struggente speranza, e i suoi abitanti si salutano così: “L’anno prossimo a Gerusalemme!”.
Mentre viaggiamo in pullman Don Carlo  ci indica “a raffica” tutti i luoghi biblici che affrontiamo: è una ridda di nomi noti. Siamo nella terra di Gesù! Come sale nel cuore la commozione e lo sgomento insieme! Sì, perché tutto è “troppo” normale e i posti sono vicinissimi…. La Terra Santa è una “piccola terra”: mi sembra  troppo piccola per Dio….
Arriviamo alle Beatitudini. Vi alloggeremo per due giorni e avremo il privilegio di starci noi soli…. Dopo cena usciamo in giardino: il lago di Tiberiade, a un tiro di sasso,  scintilla di luci: Tiberiade, Magdala, Cafarnao sono vicinissime…. E lo sgomento cresce, lo “scandalo dell’incarnazione” prende spessore. Qui il Mistero della nostra fede si fa ancora più grande e intenso!
La notte non prendo sonno: sono sul Monte delle Beatitudini, della  sconvolgente Legge Nuova  e tutto è così….”normale”!.

1 Aprile – 1° Giorno

Ore 8 (dopo aver goduto in solitudine l’alba sul lago) si parte per  NAZARETH (che significa “germoglio”!). Don Bruno ci annuncia il tema della prima giornata dei nostri Esercizi Spirituali in Terra Santa.” Il primato di Dio”. E qui don Bruno mi sconcerta. Avevamo fatto insieme colazione, e mi aveva chiesto della mia vocazione. Gliene avevo parlato brevemente , tra un sorso e l’altro di caffè latte. Sul pullman, per focalizzare il tema della riflessione di oggi, ne parla a tutti! Sono confusa e commossa. Ma ancora turbata dallo “scandalo dell’Incarnazione”: fatico a entrare in quest’ottica.
Arriviamo a Nazareth alle 9,20 , con un po’ di ritardo, per cui non possiamo celebrare subito (lo faremo più tardi, su un piccolo altare tra gli scavi della Casa di Maria).  Prima andiamo alla Casa di Giuseppe (stranamente vuota in quel momento): qui ha vissuto Gesù la sua vita nascosta  per 30 anni.
Poi -finalmente- alla Casa di Maria. Leggere, sotto un piccolo altare la frase: “VERBUM CARO  HIC FACTUM EST” mi dà un’emozione immensa: cadono le mie riserve mentali, dal turbamento passo a una sensazione di grande pace che mi accompagnerà lungo tutto il viaggio, anche nei luoghi più “scandalosi” sotto questo aspetto (la Via Crucis e il Calvario). Sono  penetrata, intrisa di pace e di luce.
All’omelia Don Bruno ci dice cose bellissime:”Maria è l’amore che cerca e trova. L’amore che  cerca suppone un amore che chiama, visita, incontra e si dona, e diventa carne della nostra carne. L’amore che dona diventa un amore che invia: da ciò nasce la vita nuova dei testimoni del Risorto.  Per la prima volta tutto questo è avvenuto in Maria, la donna del primo inizio, mentre la Maddalena è la donna del nuovo inizio, raggiunta e trasformata dall’amore di Gesù”.
Dopo la visita agli scavi ci rechiamo dai Piccoli Fratelli, vediamo la Cappella di Charles de Foucauld: ci accolgono con gioia e ci offrono squisiti dolci di mele e mandorle.
Alle 12 siamo sul  MONTE TABOR. Don Bruno ci parla della Trasfigurazione come premessa della nostra, e ci ripete che la dimensione dello scandalo è al cuore e al centro della nostra fede, ma Dio è libero di manifestarsi a noi come e quando vuole, in una storia umile e ordinaria. Perciò in Rm.9,13, S.Paolo ci invita a non indurire la nostra attesa, ma ad accettare che Dio si manifesti  nell’ordinarietà.
Così Egli non è la risposta, ma la sovversione delle nostre domande e dei nostri desideri. “La Terra Santa ci invita a riconoscere un Dio umano, a convertirci alla logica di Dio. È una sfida alla purificazione della nostra fede”.
Pranziamo  al Tabor e ci dirigiamo a Haifa, al MONTE CARMELO: c’è la grotta di Elia, molto venerata, ma così circondata da moderni palazzi…E’ difficile immaginare il monte come era 3000 anni fa, quando sulla sua sommità il profeta Elia ebbe la meglio sui sacerdoti di Baal.
Alle 17 siamo dalle Carmelitane; con loro celebriamo i vespri  e poi ci incontriamo brevemente e gioiosamente in parlatorio. Nella riflessione durante i vespri Don Bruno ci fa notare come Maria, davanti all’ Eterno si apre all’umiltà della fede.” Avvenga di me secondo la tua parola efficace”. Bisogna dunque credere, qui e ora, nell’impossibile possibilità di Dio, perché tutto è possibile a Lui.
Alle 21, alle Beatitudini, commovente incontro col Vescovo di Nazareth, un veneto cinquantenne, Mons.Marcuzzo, che ci parla della situazione drammatica dei palestinesi e ci augura di essere “contagiati -come lui- dal virus della terra Santa”.
Prima di lasciarci, in segno di amicizia ci offre mandorle (simbolo di fedeltà) e fichi (simbolo della Parola di Dio, che è dolce e si mangia tutta). Si crea un’atmosfera così densa di spiritualità e comunione, che sembra di essere con Gesù sul Monte del “beati voi”.  E… ci siamo!

2 Aprile  – 2° Giorno

Raggiungiamo in pullman TABGHA, presso Cafarnao, sul lago di Tiberiade: lì è avvenuta la prima moltiplicazione dei pani e dei pesci. A due passi, sulla riva del lago la chiesa del primato di Pietro. Ma ciò che mi commuove di più è il respirare quell’aria, il calpestare quei sassi. Il lago – ci fa notare Don Carlo – è  l’icona più autentica del Vangelo : Gesù ha visto quelle stese rive, quelle colline… su quella piccola spiaggia si è fatto riconoscere dai suoi -risorto- e ha  preparato loro del pesce arrostito. Mi risuona nella mente e nel cuore- mi par di sentirlo oggi e di gridarlo con lui, quel “E’ il Signore!”  di Giovanni, nel momento in cui Lo riconosce, mentre Pietro si getta vestito nell’acqua per raggiungere il maestro sulla riva.. Che emozione intensa essere proprio lì e poterGli dire.”Sei il mio Signore!”:
Davvero questi luoghi sono … il Quinto Vangelo!
Siamo subito a  CAFARNAO: lì ci sono gli scavi della  Casa di Pietro; lì è stato certamente Gesù. L’ordinarietà è la caratteristica da cui emerge la straordinarietà degli inizi del cristianesimo.  Archeologia e fede qui si incontrano, ci fa notare puntualmente Don Bruno.
Alle 12, a Genezaret, ci imbarchiamo per la traversata del lago, e sul lago Don Bruno ci detta una breve meditazione:” Non a caso Gesù ha un rapporto privilegiato col Mare di Galilea: se il mare (simbolo della potenza infida e devastante del male) Gli obbedisce, Egli è Colui che può liberarci dall’abisso oscuro in cui ci sembra di essere avvolti e immersi. Chiediamogli la capacità dell’ ”esodo” da noi stessi, verso Dio e i fratelli”.
Pranziamo al Kibbuz di Ein Gev, e verso le 15 siamo al GIORDANO. Rinnoviamo le promesse battesimali. Qui la delusione è forte: l’acqua è stagante, sporca…. Vi entro comunque: è pur sempre il Giordano!…
Don Bruno, in pullman, ci chiede delle impressioni sulle prime due giornate dei nostri “Esercizi itineranti nella Terra di Gesù”,e, ancora una volta mi interpella… Dico, tra l’altro, che è anche lui uno dei doni e delle belle sorprese della terra Santa, e tutti convengono!
Ci si ferma a Gerico, si vede da lontano il Monte delle Tentazioni, si ammira un sicomoro (quello di Zaccheo?) e ci si inoltra nel DESERTO, percorrendo a ritroso la strada del famoso Samaritano della parabola. Il fascino del deserto è indicibile, ma più incontenibile ancora (infatti in molti non riusciamo a trattenere le lagrime) è l’emozione che ci prende alla vista  di GERUSALEMME, al tramonto. Ci appare improvvisamente la città cinta dalle stupende  mura, mentre un mu’addjn invita col suo canto lugubre i musulmani alla preghiera. “ Meraviglie si dicono di te, città di Dio!” E’ proprio così, e penso che non mi uscirà più dagli occhi e dal cuore l’immagine di questa città splendida e dolente.
Alle 20 siamo a BETLEMME per la cena e il pernottamento, a due passi dalla Basilica della Natività. Ripenso a quanto ci ha detto Don Bruno davanti al Sicomoro di Gerico.” Dall’incontro con Dio il Kronos diventa Kairòs. Nulla cambia , ma tutto cambia: siamo abitati dalla gioia”.

3 Aprile – 3° Giorno

Il tema di oggi, per i nostri Esercizi, è “La domanda del dolore e il vangelo della croce”. Citando Lutero Don Bruno ci dice che “le imprecazioni degli empi hanno agli occhi di  Dio una voce più gradevole dell’Alleluja dei pii credenti”. Gesù ha scelto di stare “dall’altra parte”. “Dio l’ha fatto peccato” (2Cor.5,21): ecco fino a che punto arriva la compassione di Dio per noi. E noi credenti, come aiutiamo gli altri a portare la croce? Li giudichiamo o li sosteniamo?”. E’ un passaggio rude, come quello dalla dolce Galilea all’aspra Giudea, dove ci troviamo ora.
Alle 9 siamo sulla spianata del Tempio di Gerusalemme. C’è l’iniziazione di un giovane ebreo al muro del pianto (da cui i pii israeliti si allontanano senza voltarsi, per indicare che non vorrebbero allontanarsene mai, ci spiega Don Carlo), c’è la splendida  MOSCHEA DI OMAR, con all’interno la roccia del sacrificio di Isacco. I ruderi della piscina probatica coi cinque portici.
Don Bruno ci spiega la differenza tra islamismo, ebraismo e cristianesimo.
Per l’islamismo non c’è teologia ma solo l’applicazione di ciò che il profeta ha detto.
Per l’ebraismo e il cristianesimo invece la rivelazione è un intervento di Dio nella storia.
Il cristianesimo  è la religione del Vivente da sperimentare, non dell’osservanza esteriore.
La Terra Santa ci fa dunque entrare nel senso della storia, che implica la valorizzazione dell’uomo.
Con questi pensieri visitiamo il Museo del Libro, che conserva i famosi  rotoli di Qumran, e, nel pomeriggio a Betlemme la BASILICA ORTODOSSA DELLA NATIVITA’, con la  grotta e la stella che indica il luogo della nascita di Gesù, lì accanto le grotte di S.Girolamo, dove il Santo ha scrutato le Scritture per scavare la Parola nelle parole…
Alle 17, al Campo dei pastori, S.Messa all’aperto. Gli sposi rinnovano le loro promesse, e noi religiose la professione: “oggi -ci dice Don Bruno- voi non ripetete il passato, fate lo zikkaron, il “memoriele”, che rende presente qui e ora l’evento”.
Alle 20, uscendo dalla “Casa Nova” dei francescani, notiamo la stella cometa che brilla nel cielo di Betlemme: questo è davvero un dono che si ripeterà tra… 2000 anni!
Ci dirigiamo verso l’ORTO DEGLI ULIVI. Lì passiamo un’ora di una intensità unica. Siamo -sono- fuori dal tempo e dallo spazio. Il buio è fondo (l’orto è stato aperto fuori orario per noi), di fronte a noi le mura di Gerusalemme illuminate, nel cielo la cometa… peccato che Don Bruno proponga il Rosario intervallato da canti…. Sento il bisogno di stare in silenzio, e mi allontano dal gruppo… Più sotto, nella Chiesa delle Nazioni, che racchiude  la  roccia dove Gesù sudò sangue, recitiamo il Padre Nostro: quel “ sia fatta la Tua volontà” detto lì, assume un’intensità unica…
Davvero qui il Vangelo diventa “tridimensionale” e non sono tanto (eppure lo sono anche) i singoli luoghi, ma è l’atmosfera generale che ti avvolge, ti coinvolge e ti sconvolge…e la fede si fa ancora più “mistero”, mentre i luoghi “svelano” “rivelano” e…”velano”.

4 Aprile – 4° Giorno

Alle 9,45 giungiamo a BETANIA. Don Bruno ci fa riflettere sulla Maddalena: l’amore che vede dove gli altri non vedono. La donna nel Vangelo pre-vede (spezza il vaso di alabastro col profumo prezioso, in segno della futura sepoltura di Gesù): chi prevede la Risurrezione è una donna che ama. Maria è la profetessa della Risurrezione.
Silvia (docente di storia dell’arte a Perugia) interviene dicendo che il ruolo della donna rispetto all’uomo è quello di ricordargli di avere un corpo. La donna è l’immagine della mamma, che l’uomo cerca sempre. Il ruolo della donna nel Vangelo è sempre legato al corpo di Cristo.
Scendiamo, con un po’ di rischio per la nostra incolumità -ma con intensa emozione- alla tomba di Lazzaro.
Riemergiamo per dirigerci verso il  DESERTO DI GIUDA. Ci fermiamo a poca distanza dalla  “tomba di Mosè”, per un momento di riflessione. Le dune, coperte dalle nuvole, sembrano ondeggiare, e mi viene in mente il Salmo 113:” I monti saltellano come arieti e gli agnelli come colli…”. Non potrò più leggere e pregare i Salmi, il Vangelo come prima: ora ho visto, e tutto acquista vita, la Parola prende forma e colore!
“Chi ha incontrato il Risorto ne è segnato così profondamente che deve andare ad annunciarlo agli altri. Ma il Signore, l’Uno, è Tre, perché Dio ha risuscitato il Figlio donandogli lo Spirito.
Il Padre è amore, il Figlio è colui che obbedisce all’Amore, e lasciarsi amare è spesso più difficile che amare. Tra l’amante e l’amato la tradizione occidentale vede lo Spirito come l’amore che unifica. L’oriente dice che lo Spirito è l’estasi di Dio, è colui che “apre il cuore di Dio”. E’ la perenne venuta dell’amore. La Trinità è il grembo del mondo, e fede, speranza e carità sono l’impronta della trinità in noi”.
Dopo un bagno (per i più audaci) nel mar Morto -dove si galleggia anche non volendo- raggiungiamo QUMRAN. Visitiamo gli scavi degli Esseni, da cui è uscito il Battista, e vediamo da lontano la famosa grotta dei papiri.
Dopo il pranzo al Kibbutz torniamo a  GERUSALEMME  per la VIA CRUCIS  che ci porterà al CALVARIO.
Se questo momento fosse stato vissuto il primo giorno, mi sarebbe certamente sembrato “scandaloso”. Si percorre la  Via Crucis (a me e Sr.Remigia tocca portare la croce lungo la V Stazione) tra venditori di ogni genere e gente la più svariata che ti preme da ogni lato… E’ l’Incarnazione che si “tocca” e si “sente”. Ma una volta entrati in quest’ottica non è più scandalo, anche se continua a rimanere Mistero.
Lo scandalo e il mistero si fanno ancora più insostenibili al  Calvario: è tutta una confusione di riti , di canti , di luci… E’ un intreccio di luoghi santi, avvolti in una chiesa dagli stili più vari. Si mette di corsa la mano nel foro che ha visto la Croce infitta, si passa al  Sepolcro vuoto,dove un burbero ortodosso ci dice di affrettarci perché sta chiudendo, poi si bacia di corsa la pietra della deposizione, si passa alla  Cappella di S.Elena e  poi  a quella di Adamo, dove si vede la roccia spaccata del Calvario.
Mi sembra di essere a Babele, non al Santo sepolcro. Non ha detto Gesù di essere venuto “perché tutti siano uno”?. Qui…la diversità è evidente e l’unità sembra lontana…
Tornati a Betlemme ci riuniamo per un saluto, e Don Bruno ci ringrazia, mentre siamo noi che gli saremo per sempre grati perché, con Don Carlo, ci ha fatto vivere in modo eccezionale questi giorni indimenticabili.

5 Aprile – Sabato – Ultimo giorno

All’omelia della Messa Don Bruno ci ricorda che, mentre il vangelo della celebrazione all’aeroporto era l’andate in Galilea e là lo vedrete, oggi ci dice di “andare in tutto il mondo ad annunziare la Buona Novella”. E’la giornata dell’invio. La testimonianza è vivere irradiando intorno a noi la presenza che ha irradiato la nostra vita. E chi ha fatto l’esperienza del Risorto non può tacere!”.
Alle 9,3° siamo al CENACOLO. Con emozione cantiamo il “Veni Creator”; i presbiteri rinnovano le promesse sacerdotali.
Di lì, a due passi, raggiungiamo il luogo santissimo per Israele: la tomba di David. E’severamente proibito fotografare, ma ci sono tipi interessantissimi che pregano a voce alta davanti al catafalco lunghissimo coperto da un drappo nero, con la stella di David.
Vicinissima è la chiesa della Dormizione della Vergine.
Dopo il pranzo, sulla via del ritorno, ci fermiamo ad EMMAUS, che è significativamente l’ultima tappa del nostro viaggio nella terra di Gesù. Vi è un clima di grande raccoglimento, nella chiesa tenuta dai Benedettini Olivetani.
Don Bruno ci detta l’ultima meditazione:” Abbiamo cercato di essere raggiunti e riempiti dall’Amore di Dio. Ora testimoniamolo! Ora ci tocca farci poveri, perché Dio possa farci ricchi di Sé. Cerchiamo di dire con la vita il nostro Magnificat, perché tutta la nostra esistenza canti le meraviglie di Dio”.
Alle 17,30, dopo i vari controlli, partiamo da Tel Aviv. Sull’aereo si parla, ci si scambiano indirizzi e promesse di rivederci…E’ stato molto bello stare insieme e vivere questa esperienza “unica”.
Alle 20,30 ci accoglie  a Roma-Fiumicino un tramonto indimenticabile, come lo è stato tutto il nostro viaggio.
Con Sr. Remigia pernottiamo a Roma e domenica, prima di ripartire per Sicignano,  andiamo  alle Tombe dei Papi, e ritroviamo Pietro, facendo così una significativa inclusione con Cafarnao.
Nel viaggio di ritorno mi tornano con insistenza  questi pensieri: sono passata dallo “scandalo” alla “logica” dell’Incarnazione, a  Nazareth.
Da quel momento è stato un  dolce affondare nella Kenosis del Cristo e un ripetermi che davvero “se il chicco di grano non muore -affondando nella terra- non porta frutto”.(Gv. 12,24-26)
E’ la morte-risurrezione che Lui ha vissuto perché possiamo anche noi sperimentarla!

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Lettera di Don Divo Barsotti.

Settignano, 14 maggio 1997

Cara Sorella,
grazie della lettera che mi fa ricordare il mio stesso incontro con la Terra Santa.
Ringrazio il Signore che ha voluto portarti lì dove Egli è vissuto, è vissuto ed è morto. Vi è una storia sacra, ma vi è anche una geografia sacra.
Dio non è lontano, ma si è fatto veramente compagno dell’uomo nella sua vita quaggiù così povera e umile.
Il Signore ti doni la grazia di non dimenticare mai quello che ti ha dato in quei giorni.