Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

II DOMENICA DI QUARESIMA ‘B’

febbraio 20th, 2018

25 febbraio 2018
LECTIO DININA

II DOMENICA DI QUARESIMA “B”

Dal Vangelo secondo Marco 9, 2-10

“…Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli: Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime…E apparve loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù…Poi si formò una nube che li avvolse nell’ombra e uscì una voce dalla nube:”Questi è il Figlio mio prediletto, ascoltatelo!”…

In questa seconda domenica di quaresima la parola d’ordine è ASCOLTARE: ascoltare Gesù, Parola vivente nel cui volto trasfigurato vediamo l’immagine di Dio. L’ascolto è l’atteggiamento dell’uomo di fede che ha accolto l’annuncio di speranza, l’annuncio del regno.
Gesù appare trasfigurato agli occhi dei discepoli accanto ai due grandi profeti dell’Antico Testamento: Egli è il nuovo profeta, l’ultimo e il primo: dobbiamo ascoltarlo.
Nel nostro testo troviamo la figura di Mosè ed Elia, la simbologia del monte e quella della nube.
Nel racconto della manifestazione del Signore ad Elia (1 Re 19), il profeta è nella caverna e si muove solo quando, dopo un vento impetuoso, un terremoto e un fuoco, ascolta una “voce di silenzio triturante” e coprendosi il volto con il mantello, si pone in ascolto.
Elia come Mosè non può vedere il volto del Signore: “nessun uomo può vedermi e restare vivo” (Es.33,20). Resta solo l’ascolto per essere profeta e vivere l’alleanza. Mosè ed Elia sul monte della trasfigurazione non parlano direttamente con Dio, ma con il suo Messia, suo Figlio, il vero volto di Dio!
Come hanno fatto i due profeti dell’Antico Testamento, di Lui bisogna parlare, Lui bisogna ascoltare, con Lui è necessario dialogare. In Gesù Dio Padre parla.
Scendendo dal monte Gesù impedisce ai tre discepoli di raccontare le cose viste: il ‘segreto messianico’ tocca solo ciò che avevano visto, non ciò che avevano udito:”Questi è il mio figlio prediletto, ascoltatelo!” (v.7).
La trasfigurazione rappresenta un momento di chiarezza nel viaggio della fede, un attimo di gioia nella fatica di tutti i giorni, una caparra: bisogna fargli credito, senza limiti.
La trasfigurazione non è evasione dal mondo né dalla storia, ma innesto della realtà umana in Cristo. Essa manifesta che, in Gesù, Dio abita il corpo umano; la vita spirituale diventa così in abitazione di Dio in chi crede.

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