Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

LA MIA AVVENTURA AL PASSO DI DIO II

ottobre 11th, 2015

LA MIA AVVENTURA AL PASSO DI DIO II
Ma gli eventi sembravano remare contro:
nel frattempo fui assunta dal Comune di Milano: lì mi trovavo bene. Lì ho conosciuto Sergio. Se con Paolo era stato amore, con Sergio era passione. Ma lui era sposato e separato: non potevo accettare tale situazione. Capii che si trattava di una tentazione e restistetti alla sua corte assillante. In quel periodo mi proposero pure una candidatura alle elezioni politiche di quell’anno.
Si ammalò anche gravemente la sorella di mamma e toccò a me assisterla: tra l’altro nel frattempo avevo preso pure il diploma di infermiera. Volle essere accompagnata a Lourdes, e lì… la mia fede vacillò. Vedendo tutti quei malati che imploravano mentre passava il Santissimo, e nessuno che guariva mi prese lo sconforto , inoltre tutto quel commercio di immagini, medaglie, rosari mi scandalizzò. E per finire, l’ultimo giorno di permanenza una suora burbera, con le braccia ai fianchi vigilava perché noi ‘dame’ non smettessimo neppure un minuto di lavare il pavimento dello stanzone enorme dove erano stati alloggiati i malati. Ci tornai poi da suora, e la cosa andò un po’ meglio.
I mesi passavano e il dubbio si insinuava: avrò preso la decisone giusta? Ce la farò?…
Mons. Forzoni mi sosteneva con le sue lettere, la mamma, al contrario, continuava a dissuadermi.
Anche i pochi a cui parlavo della mia decisione rimanevano strabiliati e perplessi.
Prima di partire andai a salutare il ‘mio vescovo’, nominato da poco pastore della Diocesi di Massa-Carrara. Lo trovai che stava partendo per la visita ad un santuario mariano della zona, e mi invitò a salire in macchina con lui. Ricordo tutto di quella mattina, perfino l’abito che indossavo: blu, con margherite bianche e rosse. Ma ricordo soprattutto l’imbarazzo che provai all’arrivo sentendo i commenti dei fedeli (dalla tipica arguzia toscana):”Bella la segretaria del nuovo vescovo!”.
Finalmente venne il fatidico giorno: 13 dicembre 1970.
La sera precedente la mia partenza, venne il mio ex per tentare di farmi ripensare alla decisione: ci fermammo a parlare fino all’alba. Di tanto in tanto mia mamma compariva in camicia da notte e gli chiedeva: “L’hai convinta?”. E Paolo: “No, signora, ha vinto Lui!” indicando il cielo con un dito.
La mattina i miei mi accompagnarono fino alla Stazione di Milano – e non sarebbero venuti a trovarmi se non per i miei voti perpetui, mentre il mio parroco (un tipo scorbutico con cui ero riuscita a fare amicizia) decise di venire con me fino ad Ostuni, anche perchè tra le ‘mie suore’ c’era la sorella milanese di un suo compagno di studi: Madre Gertrude, che si rivelò per me veramente madre e mi aiutò – lei che ci era passata molto prima – ad accettare le differenze (davvero grandi) tra la mentalità del Nord e del Sud. Siamo tanto diversi, anche se io fui subito definita una ‘settentrionale anomala’. Madre Gertrude mi disse una cosa che non ho mai dimenticato: “Ricordati che amare è accogliere le differenze dell’altro”. Ciò non toglie che sia diverso il modo di vedere le cose, di reagire agli eventi. C’è però anche tanto tanto di positivo: il senso della famiglia (un po’ esagerato!), dell’amicizia; tanta generosità. E poi la Puglia è bellissima, con il cielo blu che all’inizio facevo fatica a fissare per quanto è luminoso, e gli splendidi ulivi secolari.
Ricordo che, appena entrata in Noviziato, io abituata in casa ad essere servita, vedendo il lungo corridoio che ospitava le celle, esclamai spaventata: “E questo sarebbe tutto da lavare???…” Altro sgomento mi prese quando mi toccò ‘il turno delle pentole’: enormi pentoloni che non sapevo come affrontare e tanto meno tirare a lucido … Devo confessare che la prima crisi che ho avuto me l’hanno procurata proprio le pentole: finito il turno mi buttavo sul letto sfinita e mi sfuggiva anche qualche lacrima …
Avevo pensato di aver raggiunto anticipatamente il Paradiso, ma ho dovuto presto accorgermi di essere su questa terra. La diversa mentalità. Le piccole gelosie e incomprensioni mi facevano soffrire. Per fortuna – o meglio, grazie alla Provvidenza- c’era il mio ‘parafulmine’, Madre Gertrude, che sapeva capire e dirmi la parola giusta al momento giusto. Mi confidò una volta che l’aveva aiutata molto una frase letta in cui si definiva l’amore come l’accettazione delle differenze degli altri.
Se, ancora da postulante, non riuscivo a immaginare come mi sarei sentita fasciata negli abiti monastici, io che non sopportavo neppure un fermaglio nei capelli, con la vestizione fu tutto invece facile: avevo trovato il luogo giusto e il vestito con cui mi sentivo perfettamente a mio agio.
In quel periodo scrissi una lettera ad una rubrica del quotidiano Avvenire, in cui dicevo bene ciò che stavo provando:
“Sono una giovane suora benedettine, contenta di essere al mondo e per questo desiderosa di comunicare l’entusiasmante scoperta che mi portò alla gioia di vivere da uno stato d’animo di apatia e di indifferenza totale. L’esistere mi sembrava un peso senza senso, fino a quando – quasi di colpo – grazie alle parole di un vescovo ascoltate ‘per caso’, capii che ‘Dio ci impone la vita per proporci il suo amore’. Improvvisamente mi si aprirono dinanzi orizzonti infiniti, il cuore si riempì di gioia, tutto il mio vivere – pur continuando a fare le cose di sempre- assunse un nuovo senso. Il ‘conto alla rovescia’ era terminato, il razzo era partito.
Poi una nuova partenza: Lui ora mi parlava attraverso tutto e tutti e la preghiera che mi sgorgava spontanea dal cure era un ‘grazie’ ripetuto mille volte al giorno. Avevo trovato il ‘perché’ e mi sembrò normale a un certo punto chiedermi “per Chi?” e dirGli il ‘sì’ che mi impegnava con Lui in un legame totalitario.
Da otto anni sono in monastero, e posso dire che ogni giorno mi sembra nuovo, che sento di vivere in pienezza la mia vita, pur così semplice. Quando mi capita di viaggiare, incontro spesso giovani che mi chiedono ‘le ragioni della mia speranza’, ed è magnifico leggere nei loro volti e nelle loro istanze l’ansia di sapere, di capire … Sovente le parole si spengono sulle loro labbra e gli occhi esprimono tutta la loro commozione e nostalgia.
E’, la mia , un’esperienza che auguro a tutti gli uomini che sento miei fratelli, e che vorrei lieti come me, per aver scoperto che Dio c’è, e mi ama, e il suo amore mi fa felice di esistere, qui ed ora”.
Ed ecco invece quanto ho scritto nel 1998, in occasione dei XXV anni dalla mia Professione religiosa:
“A 25 anni dalla mia Professione Religiosa sento il cuore colmo di gratitudine e di stupore per quanto il Signore ha operato in ne, nonostante ,e, già dall’incontro decisivo con S.E. Mons. Forzoni (nel 1962), che è stato il tramite per l’incontro col Signore, e poi con la Congregazione, nella quale Madre Gertrude mi è stata Madre e Maestra dolcissima e preziosa.
Guardo dunque alla mia vita come … a un bel tessuto, la cui trama è fitta di cose belle (quelle che ha fatto in me il Signore), e il cui ordito invece lascia un po’ a desiderare: è quello che ho fatto io, guastando sempre un po’ la ‘trama ‘ del Signore!
Alla luce di tutto ciò comincio col rivelare un ‘segreto’: da tempo pensando all’avvicinarsi di questo 25 maggio, ho cercato di leggere più di sempre la mia vita cogli occhi della fede, e mi è sembrato che in questi 25 anni pian piano il Signore mi abbia rivelato il ‘nome nuovo’ di cui parla l’Apocalisse. Sento fortemente – forse con un po’ di presunzione- che esso è MARIA MADDALENA. Sì, Sr. Anna Maria ha scoperto man mano di essere ‘Sr. Anna Maria Maddalena’.
Perché? Perché se all’inizio del mio folgorante incontro con Lui mi sentivo sposa fedelissima, che non pensava che a Lui, che non poteva vivere che di Lui, pian piano, col passare degli anni, mi sono sempre più ritrovata nella ‘sposa infedele’ così come è descritta da Osea, Isaia, Ezechiele e Geremia .
Il mistero di Cristo come mistero nuziale suppone infatti in questi profeti l’infedeltà della sposa. E la Maddalena è la sposa infedele che ritorna allo sposo, che Lo cerca disperatamente e instancabilmente dopo averlo perduto; e io non mi sono stancata ( o qualche volta sì?) di cercarLo.
Anche in questo mi sento molto discepola di San benedetto, per il quale è essenziale la ‘ricerca di Dio’, il ‘cammino di ritorno’ al Paradiso perduto.
Ed ecco che ancora mi ritrovo nella Maddalena che va al giardino dove è il Sepolcro (nuovo Paradiso!) (Gv.20, 11 ss.).
Il Vangelo descrive, in una delle pagine che trovo tra le più belle e intense di tutta la Scrittura, l’incontro di lei col ‘giardiniere’ come un ‘ritorno’. E’ il ritorno della sposa infedele al suo sposa, ma è prima di tutto il trasalimento della sposa che ritrova e riconosce lo sposo perduto.
Lui la chiama per nome. E in quel “Maria!”- “Rabbuni!” c’è tutta l’intimità dell’unione nuziale.
Non molte volte mi sono sentita chiamare così, ma ricordo la dolcezza di quella voce, che ogni volta ha fatto improvvisamente scomparire tutte le altre, che mi ha riportata di colpo all’ardore iniziale del primo incontro con Lui. E allora tutto e tutti hanno ripreso il posto giusto nella mia vita, e Lui è tornato il primo … e poi mi è sembrato di perderLo ancora, per ritrovarLo all’improvviso, quando ormai pensavo che la mia vita non dovesse essere che un cercare e aspettare, senza più ritrovare …
E’ tutto questo che mi fa sentire ‘sorella’ della Maddalena, ma anche di tutti coloro che in modo più o meno confuso Lo cercano, Lo trovano, ma Lo scambiano per il ‘giardiniere’ e non hanno ancora la gioia di sentirsi chiamare per nome, come mi sono sentita chiamare io.
E quella voce, misteriosa ma certa, mi ha ridato sempre slancio, gioia, mi ha ridato la forza di riprendere il cammino, entusiasmante e faticoso, della vita comune, dal rapporto con Lui e coi fratelli, dell’essere sposa e sorella e madre …
Ho iniziato queste mie riflessioni pensando di descrivere una serie di eventi, ma credo che Lui mi abbia preso la mano e mi abbia fatto scrivere quello che io avevo solo confusamente intuito …
Ora posso dire con serenità che, nonostante l’ ‘ordito’ sempre ingarbugliato della mia vita, la ‘trama’ dei Suoi interventi operati in me fino ad ora mi dà il coraggio e la forza di ripeterGli un “SI” che è più Suo che mio, e che solo per questo può garantire la miracolosa fedeltà che mi ha retto per 25 anni e che mi reggerà per tutti quelli che mi resteranno da vivere nel ‘giardino della Risurrezione’, per poi raggiungere quello dell’eternità.
La ‘luna di miele’ durò a lungo. Da novizia conobbi Don Divo Barsotti, che ci predicò un corso di Esercizi Spirituali, e mi affidai a lui per la direzione spirituale: uno stile unico il suo, misto di ironia e proposte paradossali, come solo un toscano, poeta e mistico, sa fare.
Ma dopo la gioia del fidanzamento, l’ebrezza della luna di miele, subentrò necessariamente la routine della vita quotidiana.
Fu – ed è ancora – difficile per un’entusiasta come me, accettare il quotidiano, coi suoi ritmi sempre uguali.
Ma il Signore – anche quando sembra lontano – ha davvero sempre uno sguardo tenero e misericordioso verso i ‘suoi’.
Alla morte della Madre Fondatrice, il suo compito di guida della Congregazione fu affidato a Madre Gertrude che mi mostrò tutta la sua fiducia: ho capito da lei quanto sia importante dare fiducia. E’ questo il modo per far crescere le persone ed ottenere da loro il meglio.
Fui nominata maestra delle novizie (che fatica, quanti contrasti da parte di chi non mi riteneva all’altezza di tale compito!), poi segretaria della Madre Generale.
In quel periodo Mons. Forzoni ebbe un ictus e mi mandarono ad assisterlo. Che emozione e che responsabilità! Lui, così austero, era diventato come un fanciullo che si affidava a me: il Padre era diventato figlio!
Andai a Massa anche nel dicembre 1991, quando, ustionato da una coperta elettrica, era in agonia.
Dovevo stare presso di lui la mattina dell’8 dicembre: sarebbero venuti a prendermi alle 6. Quella notte, alle 23 fui svegliata improvvisamente da un forte vento che fece sbattere porta e finestra: durò un attimo, poi tutto tornò in pace.
La mattina mi dissero che proprio alle 23 il Padre era tornato al cielo: sarà un’illusione, ma sono convinta che sia venuto ad avvertirmi!

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