Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

L’INFINITO… IN TRE MINUTI

febbraio 2nd, 2014

(Giada è una Ragazza di 27 anni, da 8 anni totalmente paralizzata e ventilata a causa di un incidente stradale. Ha tanto desiderio di vedere da vicino Papa Francesco, e la zia suore si è attivata perché il suo sogno si avverasse. Ma si sono attivati anche i dipendenti e volontari della Clinica presso cui è ospitata. Eccovi il Diario di quei due giorni indimenticabili).

 ROMA –  I

Il sole del 3 dicembre 2013 è appena sorto, la nebbiolina si dirada lentamente. L’appuntamento è alle ore 8,30 alla filiale Sacra Famiglia di Inzago (Mi).

Sul Doblò blu di Giada, Mira, Roberta e Paolo, ventilatore e tutto il necessario per il pronto intervento.

Sul furgone offerto da Punto di Incontro nuovo di pacca (30 Km) ritirato da Max la sera prima dalla Fiat, Dario, Paola, Mariangela, Damiana e Tiziano, sollevatore, ventilatore di scorta, traverse, cuscini e tutto il resto necessario per il viaggio. Destinazione? Dietro l’angolo: ROMA.

Roma arriva a noi verso le 16. Quanto è bella Roma, che aria buona! Roma! Giada. Non ci posso credere, sono a Roma, a Roma!

Alloggiamo presso le Benedettine di Priscilla, dove ci sono le Catacombe. Sr. Francesca, la superiora, ci accoglie con dolcezza e cordialità.g1

L’ospitalità è davvero speciale. Abbiamo a disposizione un appartamento composto da cucina, bagno, saletta, camera con 4 letti ( di cui 2 a casello) con bagno. Alloggiamo tutti qui, tranne Mariangela e Tiziano ai quali le suore riservano due stanze singole in torretta.

Momenti di una ‘grande’ piccola famiglia improvvisata ma compatta e complice. Nella testa di tutti un pensiero fisso: DOMANI.

E Paolo, Paola, Mira e Tiziano si mettono subito al lavoro. Ribaltano la camera, trasformano un letto fisso in un letto dell’ultima generazione… nel giro di mezz’ora sembra di entrare in una sala sterile, una stanza da pronto intervento di guerra… meglio delle sale operatorie di Emergency.

Poi arriva finalmente la zia Sr. Anna Maria e la sua amica Antonella, che hanno passato la giornata in Vaticano a rincorrere Padre George… anche noi (del genere femminile) vorremmo averlo fatto! Hanno fatto file, incontri, discussioni con le guardie svizzere, i cerimonieri ecc. ecc. sono esauste! Ma felici… per domani abbiamo il PASS e Giada ha i posti preferenziali e l’incontro personale con Papa Francesco dopo l’udienza generale. Due persone possono accompagnarla. Si decide senza dubbi: il medico e l’infermiere. Tutti gli altri sono sul Sagrato S.

Ci si prepara per il giorno dopo. Come sarà… cosa faremo. Cosa diremo. Giada prepara lunghe frasi da dire…

Prima di uscire Sr. Anna Maria ci fa da guida e si parte per la visita serale eccezionale nelle catacombe.  Un privilegio… niente foto però!!

Fuori è già sera quando il gruppo si avvia per l’aperitivo romano e la cenetta… che sera a Roma! Che tramonto! E che aria frizzante… che sera… la sera del ‘giorno prima’. Aspettando DOMANI.

Gli happy hours a Roma sono ottimi… quasi come a Milano. La cena anche… la compagnia, l’allegria, il coraggio, la determinazione e l’amicizia hanno fatto il resto. Una serata indimenticabile a Roma… aspettando DOMANI.

La notte (come tutte le notti della vita) passerà… Domani notte si recupera. La fatica, le difficoltà non si fermano da queste parti e in questo gruppo. Siamo a Roma, come fosse il paradiso. E in paradiso forse si può star male. No, confermiamo: in paradiso si sta davvero bene! Qui per il gruppo nulla è impossibile.

  Piazza S. PIETRO – II

 Usciamo in ritardo sulla tabella di marcia concordata. Ma è il 4 dicembre 2013! Sì è l’alba del ‘DOMANI’ tanto atteso.

Ma che importa come abbiamo passato la notte, che Paolo, Paola e Mira si siano alzati alle cinque per ‘preparare’ Giada, che i russatori abbiano tenuto svegli i compagni di camera… che importa se qualcuno ha dormito un’ora, quanto tempo c’è voluto per metterci in moto, i gradini, la porta della camera troppo stretta per la carrozzina… che importa. All’uscita l’appartamento era uguale a quando siamo arrivati. Girandomi a guardare se tutto era a posto prima di chiudere, lasciando la chiave nella toppa all’interno della porta, l’emozione mi ha aperto la giornata. Ed era nulla… solo una piccolissima emozioni rispetto a quello che mi aspettava e che aspettava tutto il gruppo. Ma non lo potevamo immaginare!

Il traffico a Roma alle 7,30 del mattino è uguale a quello di Milano. Non conosciamo la strada, i navigatori non servono per via dei sensi unici… meta il Santo Uffizio, progetto: arrivare per le ore 8. Bisogna ‘prendere i posti davanti’, vicino alle transenne.

Davanti il Doblò, a seguire il pulmino… Giri e rigiri attorno alle stesse strade. Le guardie che ci mandano fuori dalla zona… Sr. Anna Maria alla fine si arrabbia e ci ‘costringe’ a girare in un senso unico!! Sono quasi le nove! Davanti a noi finalmente si vede il colonnato della P.zza San Pietro.

Subito il gruppo di divide: Giada, Roberta, Paolo e Sr. Anna Maria a sinistra in un percorso riservato.

Una guardia svizzera li porta dal capo cerimoniere che prontamente chiede a Roberta di cosa hanno bisogno. Viene spiegato che Giada è ‘ventilata’ e che deve essere assistita. ‘Una sola persona può accompagnare all’udienza’. Sr. Anna Maria spiega che ‘ieri ho parlato con la guardie svizzere e padre George e due persone possono entrare con mia nipote Giada’. La guardia svizzera tira fuori il suo ‘bigino’ e legge… ‘Sì, Giada deve essere accompagnata da due perone’. Per Sr. Anna Maria non c’è nulla da fare. Viene in via eccezionale assegnata alla zona alta a sinistra, a fianco della sedia papale.

Il trio viene accompagnato in infermeria e affidato al capo cerimoniere, al caldo, dove il ventilatore viene attaccato alla presa elettrica per la carica. Un buon tè caldo li raggiunge subito, offerto dal vaticano! Il tè del vaticano è buonissimo e anche il caldo… è un calore diverso, non scotta per niente. Il capo cerimoniere si interessa a Giada, chiede di lei… vuol sapere…Poi la tranquillizza ‘ora state qui, vengo io quando è ora’. E infatti dopo un po’ torna: ‘il Santo Padre sta arrivando, vi accompagno alla vostra postazione’. Come dire ‘vi porto in cielo’… infatti, due passi e alla loro destra appare la piazza San Pietro gremita di migliaia e migliaia di persone… a sinistra la basilica… la gradinata e lì davanti la sedia papale… altro che cielo!!

Un altro cerimoniere si è poi preso cura del trio con molta gentilezza.

 Eccoli lì in un angolo al sole, tra poche persone speciali. Una zona dove Papa Francesco passerà senz’altro… ‘ Giada, hai gli occhi giusti per il tuo nome ‘ sorride con dolcezza il cerimoniere, e poi ‘bene, Giada, qui sei a posto. Tu la mamma e il papà potere stare qui’. E Roberta…’una figlia rompiscatole così no, eh…’. E Paolo ‘no, no…’. Giada che fa la solita faccia accompagnata dal solito ‘mmmmmm’.

Il freddo pungente li avvolge anche se c’è il sole… inizia l’attesa! L’attesa di qualcosa che non si sa, non si può immaginare. O meglio si immagina… ma non si immagina giusto.

 ARRIVA….ARIVA – III

E noi andiamo a destra… la folla e la fila ci travolge. Di corsa verso le porte con il metal detector… oltre c’è la PIAZZA, in mano il PASS… il pass… Sagrato S.

Il freddo pungente taglia il viso, le mani e i piedi gelano. Metà piazza è all’ombra, l’altra metà al sole. A noi tocca l’area a sinistra, all’ombra. Il primo quadrato transennato sotto la gradinata. Ci spingiamo più avanti possibile, siamo in ritardo, le sedie sono tutte occupate. Riusciamo ad arrivare a un metro dalla transenna e difendiamo a ‘denti stretti’ la postazione conquistata.

I grandi schermi sono accesi da tempo… ‘arriva’ arriva arriva arriva… la papa mobile arriva’ arriva arriva… duecentomila voci in una unica voce. Un boato. Nel contempo all’improvviso un’onda gigantesca ti solleva e ti spinge verso le transenne. Un’onda di migliaia i persone che ‘vanno’ di colpo verso Francesco. Siamo come angeli sospesi, i piedi non toccano più per terra. I più fortunati hanno le transenne stampate sull’addome, quasi incarnate. Altri in piedi sulle sedie.’Papa Francesco, Papa Francesco…’ un urlo unico, molti piangono. Noi sospesi, schiacciati tra corpi estranei che non si sentono nemmeno. La macchina bianca spunta a sinistra.

Arriva davvero, noi siamo i primi a vederlo, passa davanti, si ferma, prende in braccio i bambini, li bacia, copre la loro testa con i cappucci, li rende… sorride, raccoglie le cose che migliaia di mani gli pongono. Da una mano prende una papalina, se la mette in testa e inserisce in quella mano tesa la sua papalina. La mano si chiude di colpo e raccoglie quello scambio inaspettato e desiderato.

Il giro della piazza dura tantissimo, lo seguiamo dal grane schermo… una fola interminabile. Papa Francesco non ha pretta. Si ferma, abbraccia i bambini… ascolta, raccoglie, accarezza, abbraccia… poi riparte. Fa marcia indietro… poi continua. E finalmente sale la gradinata fino alla sedia. Si siede (stanco immagino) e infreddolito (ha solo un cappottino che mi pare leggero leggere… per il gelo che fa). E mentre cominciano l’interminabile lettura dei nomi di tutte le associazioni, parrocchie, organismi proveniente da tutto il mondo, lui tira fuori dalla tasca un bel fazzoletto (bianco ovviamente) di cotone e si soffia bene il naso più volte. Lo ripiega e se lo rimette in tasca. Come facevano i nostri genitori. Che gesto famigliare! Normalità di una volta… in Vaticano.

 ‘CIAO’….. ‘SONO GIADA’ – IV

 Si avvicina, certo arriverà anche qui, noi siamo gli ultimi. Certo arriverà anche qui, i suoi passi si sentono, le scarpe nere spuntano da sotto il vestito bianco. E’ qui davanti a noi. E’ qui è qui è qui al ritmo del battito del cuore. E’ qui. Adesso. Le sue scarpe sono davanti a noi, il suo viso…eccolo qui.

‘CIAO’. Esordisce così, uno sguardo dritto negli occhi, un grande sorriso aperto mentre ‘qualcosa’ di maestoso si china sulla carrozzina; un nuvola di energia e di sole avvolge Giada, Roberta e Paolo. TUTTI dentro un grande abbraccio. Quattro grandi amici in un mondo fatto a bolla.  Attorno un cielo azzurro. Francesco  è chino sulla carrozzina. Le mani sulla carrozzina. La mano destra sul viso di Giada. g2

‘SONO GIADA’ E tutto il discorso che si era preparata? E’ l’unica risposta che riesce a dare. Sono Giada, esisto, sono Giada. Sono una ragazza, una persona vivente. Sono Giada. Dentro queste due parole c’è tutta Giada, il suo mondo, la sua esistenza, i suoi pensieri, i sentimenti e le sue emozioni. La sua vita. E’ la sua rivincita, il suo conclamare che c’è. Il suo riscatto. Sono Giada. La sua storia, la sua fatica, la sua forza e la sua disperazione. Sono giada. Tutto il suo essere. Sono qui davanti a te, sono arrivata  da Milano apposta. Con il mio ventilatore meccanico e un altro di scorta. Con due macchine, scortata come si conviene ad una persona importante, ma che non respira da sola. Sono Giada.

“ Giada ha ventisette anni, è ricoverata in una filiale della Sacra Famiglia a Inzago, ha avuto un incidente stradale, è paralizzata e non può respirare da sola. Ha bisogno di un ventilatore meccanico per farlo’. Lo sguardo fisso e attento di Francesco. Roberta parla. Francesco ascolta davvero. Vuole sapere chi sono loro. Giada una ragazza disabile, Roberta un medico e Paolo un infermiere. Vuole sapere perché sono lì. In poche frasi la storia di tutti e tre.

Nel sorriso, nello sguardo, nel portamento curvo su di loro a chiudere in un piccolo cerchio quattro amici, nell’attenzione assoluta di Francesco la condivisione della loro vita. La sensazione magica che Francesco è lì per loro, esclusivamente per loro.

‘ DEVE UTILIZZARLO SEMPRE ?’ Sì, Francesco sta vivendo con loro, non è distratto. E’ con loro. Non finge interesse.  Tra una parola e l’altra lo sguardo fisso negli occhi di Roberta. Non c’è spazio per altro in questo incontro.

‘GIORNO E NOTTE, SEMPRE E’ AIUTATA DA QUSTO APPARECCHIO ‘. Francesco è di nuovo chino su Giada, l’accarezza ancora. Il suo sorriso, il suo sguardo condividono la sorte di Giada e la sua voglia di vivere. Grande amico che conforta senza buonismo o pietismo.

“Giada ha scritto una canzone che racconta la sua storia. E’ stata musicata dalla Band della Sacra Famiglia formata da dipendenti e da due disabili. La Band si chiama Todossantos’. Nelle mani di Francesco nel contempo passa il CD lui lo stringe, lo guarda, lo gira e lo legge. Ascolta e pensa.

‘Todos santos’ ripete e ride divertito per il nome. Non è una risata di scherno ma di complicità e soddisfazione. E ride divertito. Poi si fa serio, legge attentamente la scritta sul retro del CD, fissa di nuovo gli occhi in quelli di Giada e le sorride. Il cielo si spalanca di nuovo.

“Papa Francesco, la Sacra Famiglia ha anche una squadra di calcio formata da disabili. Le manda in dono la maglietta ufficiale della squadra sulla quale c’è scritto il suo nome e al posto del numero l’anno della sua elezione”. Lui è lì che ascolta, che guarda mentre Roberta apre e stende la maglietta. Il rosso a contrastare l’azzurro del cielo, spiccano di colpo ‘Papa Francesco 2013’.

‘Ohohohohoh!’ sorpreso! E mentre ride di gusto, tutti ridono con lui, anche quelli accanto e attorno a Francesco. Gli altri disabili, gli altri visitatori, le guardie del corpo, , i cerimonieri, Padre George… Roberta ha steso bene la maglietta, tutti la vedono e all’unisono tutti ridono e sorridono con Francesco.

“Così se viene a trovarci a Cesano Boscone può fare due tiri con i nostri ragazzi” – e di nuovo sorride “Abbiamo scritto un libro che racconta la storia dei ragazzi del calcio e delle bocce” – e sempre a sorridere compiaciuto e a guardare curioso la copertina del libretto ‘un libro che racconta la storia dei ragazzi del calcio e delle bocce” – e sempre a sorridere compiaciuto e a guardare curioso la copertina del libretto ‘Yes…we can’. “C’è anche una letterina da parte di una nostra ospite che la invita a venirci a trovare a Cesano’ . Ascolta, sorride ancora: ‘Sì, Sì’. Ha detto di sì, sì, che verrà a trovarci. E mentre la maglietta, il libretto, ‘Yes…we can’, il CD dei Todos Santos, la letterina di Patrizia e gli opuscoli della sacra Famiglia da lì a poco passeranno nelle mani di padre George, Francesco si piega di nuovo su Giada.

‘ IO PREGO PER TE. E TU PREGA ANCHE PER ME PERCHE’ NE ABBIAMO BISOGNO’ ha benedetto la fronte di Giada e con la stessa mano le ha accarezzato il viso. Un saluto con gli occhi del cuore.

“Allora intesi Papa Francesco, quando non sa cosa fare e si annoia venga a farsi una partita di calcio con noi” Paolo lo saluta così. E Francesco ancora a ridere.

La borsa a fiori con tutto dentro sparisce con Francesco. In realtà però tutti noi siamo ancora fermi. Immobili con lui. Il suo sorriso è ancora chino su di noi. Avvolgente come aria azzurra di cielo.

L’eternità e l’infinito stanno in quei tre minuti.

 DOPO…. PER SEMPRE – V

 Noi scavalchiamo le transenne, raggiungiamo Giada, Roberta, Paolo e Sr. Anna Maria. Dobbiamo sapere attimo per attimo. Vederli… toccarli…sapere tutto. Parola per parola, g3respiro per respiro, gesto per gesto… le più piccole espressioni. Ma non si può ancora parlare… il pianto di Giada è il pianto di tutti noi. Le sue lacrime sono le nostre. L’emozione ci prende, una sensazione straordinaria ci travolge… stretti insieme restiamo fermi lì per un po’ ad ascoltare quello che ognuno di noi ha nel cuore e quello che ad ognuno di noi passa per la mente. Pensieri diversi ma un solo sentimento di undici cuori.

E non aggiungiamo altro, né foto né frasi né storie sul rientro… restiamo lì. Perché come dice Giada ‘ora sono diversa’. Altri ‘non è più niente uguale’, ‘ancora non ci posso credere’… E allora restiamo lì pur essendo qui, tornati alla nostra vita di sempre. Effetti del ‘DOPO’… per sempre così. Così come siamo. Ci piace…Grazie Papa Francesco! 

 (Damiana Isonni)