Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

TEMPO DI AVVENTO

novembre 16th, 2016

IL TEMPO LITURGICO DELL’ ATTESA :
L’ AVVENTO

La letteratura cristiana pone alla base delle certezze della fede l’avvento di Cristo-sepranza, alla fine del tempo. Ma nell’attesa ogni credente deve sperare perché l’evento Cristo si realizzi nel suo cuore e nel cuore di ogni uomo:”venga il tuo Regno!”. La vita dei credenti adesso è attesa colma di speranza, poi sarà eternità.
Per specificare ulteriormente, diciamo con O.Casel che l’anno liturgico non ha né inizio né fine, ma ha, in un certo modo, due punti di inizio: l’Epifania e la Pasqua, che sono al tempo stesso punti culminanti. Tutti e due in fondo racchiudono lo stesso Mistero, soltanto considerato in due diversi modi.
L’Avvento può essere celebrato anche come icona di un prolungato Sabato Santo. S. Giacomo così ci esorta:” Vi esorto, fratelli siate pazienti fino alla venuta del Signore…Rinfrancate i vostri cuori…Prendete a modello di pazienza i profeti…” (Gc.5, 7-10).
Pur tenendo ben presente che la radice dell’attesa della seconda venuta del Signore rimane la Pasqua, e che agli inizi fu la Veglia pasquale il momento forte dell’attesa del Salvatore, non possiamo ignorare che è proprio nell’Avvento che viene dato speciale rilievo, nelle celebrazioni liturgiche, al tema dell’ ATTESA.
Ci soffermeremo perciò ora a parlare più diffusamente di come tale tema sia la “trama” che percorre tutto il tempo di Avvento.
Se nel rito romano oggi è messa particolarmente in evidenza questa dimensione dell’Avvento, non dimentichiamo mai che essa va vista non soltanto in collegamento con il Natale, ma specialmente con la Pasqua, per non perdere il senso genuino dell’attesa e della speranza cristiana.
Occorre far sentire l’Avvento nel suo completo significato, come rievocazione di un lontano passato, come realtà presente, come preparazione dell’avvenire.
Basta scorrere rapidamente il Lezionario, dove campeggia Isaia, per rendersi conto come il profeta ritragga la situazione dell’uomo peccatore, e gli atteggiamenti di Dio a suo riguardo, in attesa della redenzione. Sono ora parole severe di rimprovero, minacce di abbandono, ora accenti vivi di paterno richiamo perché il popolo si ravveda. Sono frequenti promesse di misericordia e perdono; sono aneliti di speranza e di attesa verso il Figlio che nascerà da una Vergine, e avrà nome Dio, Forte, e sederà sul trono di Davide e regnerà in eterno.
Al profeta Isaia fa eco Geremia: “Ecco verranno giorni, quando io susciterò a Davide un rampollo giusto, e regnerà e sarà sapiente e farà valere la giustizia sulla terra….In quei giorni Giuda sarà salvato e Israele abiterà sicuro.” E Zaccaria: “Ecco verrà il Signore… e in quel giorno si avrà una gran luce”. E Osea: “ Dall’Egitto ho chiamato il mio Figlio; egli verrà per salvare il suo popolo”.
Veramente tutto il tempo presente appare come un cammino verso di Lui che deve venire, tutta la vita assume il senso della preparazione a quel definitivo incontro.
La venuta è sempre differita, ma sempre imminente. Col passare del tempo cadono tutte le cose, ma questa speranza non muore, è sempre nuova, ogni giorno più viva e non mai delusa.
Il miglior simbolo dell’Avvento è forse il trono vuoto del Pantocrator rappresentato nei mosaici di Roma e di Ravenna.
I tre aspetti dell’Avvento: rievocazione del passato (Cristo è venuto), realtà presente (Cristo viene) e preparazione ed attesa dell’ultimo giorno (Cristo verrà), mi sembra siano chiaramente indicati e sintetizzati nell’inno di Avvento per l’Ufficio delle Letture:
Verbo, splendore del Padre,
nella pienezza dei tempi
Tu sei disceso dal cielo,
per redimere il mondo.
Il tuo Vangelo di pace
Ci liberi da ogni colpa,
infonda la luce alle menti,
speranza ai nostri cuori.
Quando verrai come giudice,
fra gli splendori del cielo,
accoglici alla tua destra
nell’assemblea dei beati.

Il famoso teologo tedesco Karl Rahner parla in modo mirabile del tempo liturgico che stiamo esaminando:
“Avvento -arrivo , propriamente significa futuro, avvenire. Pertanto, già nel termine stesso s’annunzia una singolare compenetrazione di presente e avvenire, di esistenza attuale e di esistenza, per così dire, dilazionata, ancora attesa, di possesso e di aspettazione.

Il termine AVVENTO deriva dal latino, e corrisponde al greco epifania, parusia: tutte parole che sottintendono l’apparizione del divino, una presenza che si fa evidente salvando, liberando, illuminando. Quindi, connessa all’avvento è la ‘salvezza’: la parola avvento indica già un certo incarnarsi, umanizzarsi del divino che discende tra gli uomini per innalzarli a sé.
L’Avvento cristiano dunque è proteso verso la venuta, mentre nella fede e nella speranza (“ La speranza è in ascolto della melodia del futuro, e credere vuol dire danzare secondo tale melodia” ha scritto un teologo brasiliano) già possiede quel che desidera.