Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

UN MESE TRA TERRA E CIELO

maggio 4th, 2014

UN MESE TRA TERRA E CIELO

AL ROMITAGGIO DEL GETZEMANI

 

 

Ho avuto la grazia di trascorrere un mese (dal 4 dicembre 2004 all’1 gennaio 2005) a Gerusalemme, presso il Romitaggio posto nell’orto degli Ulivi, a Gerusalemme.

Essendo stata in Pellegrinaggio in Terra Santa nel 1997,  mi viene spontaneo paragonare le due esperienze, ed evidenziarne la differenza.

Ora, nonostante la ‘tregua natalizia’ Gerusalemme – sempre carica di mistero e di contraddizioni – appare militarizzata: ovunque si vedono gruppetti di soldati, per la verità non molto attenti: fumano e bevono Coca Cola…. ma sono lì. Certo, il fuoco cova sotto la cenere, vari mondi si scontrano in questa terra dove, umanamente parlando, la pacificazione sembra proprio impossibile nella aggrovigliata crisi israelo-palestinese.

Allora fu tutto un entusiasmo e uno stupore, alimentato anche dalle belle meditazioni di Don Bruno Forte (ora Arcivescovo di Chieti), che di ogni posto ci faceva assaporare il significato teologico.  Ma è stato comunque un ‘mordi e fuggi’, e i luoghi erano gustati per se stessi, senza avere il tempo di collocarli nella geografia e nella storia della Terra, e di Gesù.

“Stare” a Gerusalemme, in un punto così ‘strategico’ quale è il Monte degli Ulivi, è stata un’esperienza totalmente diversa.

L’eremo a me destinato era scavato nella roccia, e aveva un fascino particolare.

Ma ho capito subito che quasi ogni luogo  è solo ‘probabilmente sicuro’, tranne alcuni certissimi, come il Golgota e il Sepolcro, la grotta degli Apostoli, quelle della Natività e dei pastori, di S.Girolamo a Betlemme, Cafarnao, e pochi altri.

Ho scoperto però che tutta Gerusalemme, tutta la Terra Santa è un unico grande Santuario: lì è iniziata la Storia della Salvezza, lì è avvenuta l’Incarnazione, la Morte e Risurrezione di Gesù; per quelle strade il Figlio di Dio ha camminato, ha insegnato e si è offerto per noi.

Se quella pietra che si venera nella basilica dell’Agonia non è la stessa su cui il Cristo ha sudato sangue, poco importa: Lui è stato certamente in questo luogo, è venuto spesso a pregare tra gli ulivi del Getzemani, il Cedron scorreva nella valle di fronte, e la Sorgente del Ghicon è ancora lì, e gorgogliando continua a dare le sue acque alla Città Santa.

Se la Via Crucis da Lui percorsa non è quella che facciamo noi, quelli però sono i volti caratteristici di arabi ed ebrei, quelli i profumi, gli odori che ti entrano nelle narici e nel cuore, quella l’aria che respiri…

La terra ti entra così dentro, col suo fascino irresistibile e le sue contraddizioni, che fanno di Gerusalemme il simbolo dei contrasti e delle divisioni che lacerano oggi il mondo: quel muro invalicabile di cemento che rende difficile raggiungere Betania; il Golgota e il Sepolcro custoditi da varie ‘chiese’ i cui rappresentanti si guardano in cagnesco,  e vigilano perché l’altro non invada neppure di un centimetro il loro spazio , a volte difeso anche… coi pugni! Che dolore!

Credo che la sofferenza del Cristo, il suo sudare sangue, sia stato causato anche dal sapere che il Suo sacrificio, umanamente, sarebbe parso vano, inutile….

Qui, la fede si perde, o si rafforza.

 Qui l’Incarnazione può sembrare assurda, o reale più che in ogni altro luogo…

Qui puoi provare l’emozione grande di pregare, nel buio, tra gli olivi millenari, e sapere che anche Lui ha visto quel cielo, ha calpestato quella terra …e Lo senti più vicino, anche se sempre ‘Altro’…

Qui le pagine del Vangelo diventano vive, come quando scopri l’arbusto della senape, ne prendi un seme, lo apri,e ti cade in mano un’infinità di granellini quasi invisibili, e ti par di sentire Gesù che ti dice: “Se avessi fede come un granello di senape…” e ti misuri con quel granello, e pensi alla tua poca fede…

Eppure quando percorri a piedi la strada che dal Getzemani ti porta al Dominus Flevit, e poi più su, al luogo del Pater Noster, e poi all’edicola (custodita dai musulmani, come il Cenacolo) che racchiude la pietra da cui Gesù ascese al cielo, fino a Betfage e a Betania (oltrepassando con un po’ di rischio il muro di separazione) te Lo senti accanto, e la preghiera non è più parola, ma respiro, sguardo…E ti accorgi come gli eventi narrati dal Vangelo, le distanze, parlano di luoghi vicini, che puoi abbracciare con lo sguardo e raggiungere senza fatica…

Questo è il messaggio che la Terra di Gesù  mi ha dato nel tempo –ed è divenuto Kairos- che mi è stato concesso di vivere lì.

E dopo la ‘lectio divina’ sui Luoghi, ora mi tocca la ‘ruminatio’ nella mia cappella, e quella luce,

–spero- oltre a rischiarare i miei passi, sarà  un segno per quanti si accosteranno a me lungo il cammino.

 

                                                Sr.Anna Maria o.s.b.