Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

XXV DOMENICA ‘A’

settembre 28th, 2017

24 settembre 2017
XXV DOMENICA “A “

Dal Vangelo secondo Matteo 20, 1-16

“ Sei invidioso perché io sono buono?”

“ Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna……Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: chiama i lavoratori e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi… …Quando arrivarono i primi…anch’essi ricevettero un denaro ciascuno. Nel ritirarlo però mormoravano…… ”.

Il vangelo di oggi ci dice che la salvezza è dono di Dio e a questa egli chiama tutti. Per Lui non valgono i criteri della giustizia che caratterizzano tanti rapporti umani, per Lui valgono i criteri dell’amore misericordioso e disinteressato.
La nostra parabola ha un primo tempo (vv.1-7) caratterizzato dalle scene di assunzione dei braccianti agricoli per il lavoro nella vigna di un proprietario terriero. Cinque sono i momenti successivi di invio al lavoro ma con diverse forme di intesa: c’è un accordo iniziale con gli operai della prima ora ‘per un denaro al giorno’ (v.2), successivamente l’assunzione di altri braccianti è fatta sulla promessa di assegnare loro ‘quello che è giusto’. (v.4).
Il secondo tempo – quello della retribuzione per il lavoro fatto – è presentato in due scene distinte:
1) A tutti viene consegnato un denaro, cioè quanto era stato pattuito con i braccianti della prima ora (vv.8-10). Si coglie qui il nuovo criterio di rapporti con gli uomini instaurato da Gesù.
2) Segue la scena culminante, in cui il padrone fa conoscere all’operaio contestatore il suo modo di rapportarsi con gli uomini (vv.11-15). La sua domanda “Oppure sei invidioso perché io sono buono ?” (v.15), ci provoca a un vigile esame di coscienza. Sappiamo riconoscere la gratuità e la misericordia di Dio ? Rischiamo anche qui l’atteggiamento del fratello ‘buono’ della parabola del figlio prodigo (cfr.Lc.15, 11-36)!
Bisogna invece andare oltre la mentalità e i criteri del diritto alla ricompensa, nella relazione di fede con Dio! Il vangelo-novità di Gesù non sopporta infatti una mentalità e una religiosità da contrattazione con Dio, anche se dobbiamo riconoscere che un Dio che si comporta come vuole la nostra parabola è difficile da accettare, non solo perché va contro la logica e il buon senso, ma soprattutto perché apparentemente va contro la stessa idea di giustizia.
Dobbiamo coraggiosamente riconoscere che la parabola degli operai della vigna ci scandalizza, ci resta incomprensibile, e che dal profondo ci sale la stessa ‘mormorazione’ degli operai… Nello scandalo degli operai della prima ora dobbiamo riconoscere tutta la distanza che esiste tra il pensare e l’agire di Dio e il pensare e l’agire di noi uomini.
Intendere il proprio servizio a Dio come una prestazione ci porta a misurarlo e confrontarlo con il servizio degli altri, entrando così in una rapporto di competizione. Se invece c’è la relazione col Signore, allora anche il peso del lavoro diviene ‘un giogo soave e leggero’ e la bontà di Dio verso tutti diviene motivo di ringraziamento, non di contestazione.
Per lasciarci sorprendere dal Dio biblico della gratuità dobbiamo assumere ed accettare la radicalità e le asimmetrie delle richieste del vangelo.

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