Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

VII DOMENICA ‘C’

febbraio 19th, 2019

VII DOMENICA “ C “

Dal Vangelo secondo Luca 6, 27-38
“A voi che ascoltate, dio dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano….Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete?…Se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete?…E se prestate a coloro da cui sperate di ricevere, che merito ne avrete?…Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperare nulla, e il vostro premio sarà grande…perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio”.

La liturgia di questa domenica ci propone il denso tema biblico della comunità chiamata a farsi nuova attraverso l’amore e a rinnovare, per questa strada, il mondo intero.
Ognuna delle tre parti del nostro brano termina con una affermazione solenne: la famosa regola d’oro del v.31 “ciò che volete che gli uomini facciano a voi, fatelo a loro”, la versione tipicamente lucana dell’invito alla perfezione del v.36: “siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro”,e, infine, l’affermazione del v.38: “con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio”.
Alla legge del taglione si sostituisce ormai la legge del perdono fino al rinnegamento di sé, fino al dono totale di sé agli altri: non solo agli amici, ma anche ai nemici.
E’ da notare il ‘crescendo’ delle affermazioni di Gesù: “amate, fate del bene, benedite, pregate” e poi, passando alle azioni concrete:”porgi l’altra guancia, non rifiutare, dà, non richiedere”.
Tali imperativi lasciano trasparire quell’ideale di vita che può essere definita ‘evangelica’, perché essa stessa diventa segno di una scelta superiore. Una scelta, un ideale realizzabile, se ad esso si sono ispirati e adeguati i dodici apostoli e molti credenti nei primi decenni dell’era cristiana e non pochi credenti di tutti i secoli. Si tratta dello stile dei poveri, degli affamati, dei dolenti e dei perseguitati già proclamato nelle beatitudini, e sarà lo stile che condurrà Gesù stesso verso la sua Pasqua.
Ecco il modello dell’amore cristiano:”Siate misericordiosi come Dio, vostro Padre, è misericordioso” (v.36). Un amore attento e tenero, un amore paterno e fraterno, un amore disinteressato e gratuito, preveniente e infatiacabile.
Le ultime battute del nostro brano contengono l’invito a non giudicare-condannare (v.37) e a perdonare-donare (v.38). Tutto questo in vista del dono-perdono del Padre verso di noi. Ancora una volta il modo di comportarsi di Dio diventa modella per la nostra imitazione e oggetto della nostra speranza.

VI DOMENICA ‘C’

febbraio 11th, 2019

17 febbraio 2019
LECTIO DIVINA

VI DOMENICA “ C “

Dal Vangelo secondo Luca, 6, 17. 20-26

“…C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente…Alzati gli occhi verso i suoi discepoli Gesù diceva:”.

Siamo nel cuore del vangelo: le beatitudini sono infatti la legge nuova del cristiano.
Gesù ha vicino a sé i Dodici, ai piedi del monte c’è una gran folla di suoi discepoli e una moltitudine. Immaginiamo la scena: circondata dai Dodici, dai Discepoli e dalle folle quasi a cerchi concentrici, Gesù annuncia il programma del Regno nuovo .
Il dono delle beatitudini in Luca è personale e diretto: “Beati voi…” Ciò lascia trasparire la plasticità e l’incisività della predicazione di Gesù.
Prendiamo in considerazione – per questione di spazio, poiché ogni beatitudine andrebbe commentata a lungo- solo l’ultima : “Beati voi quando gli uomini vi odieranno…a causa del Figlio dell’uomo: rallegratevi ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli” (v.22).
Poichè è stato perseguitato Gesù, lo saranno anche i suoi discepoli. Ma la ricompensa è assicurata; è la certezza di camminare sulla strada che Lui ha già percorso. Ma, Egli assicura: al momento della persecuzione “io stesso vi darò un linguaggio e una sapienza a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere “(Lc.21,15).
L’alternativa al “beati!” è il “guai!” (vv.24-25): “Ma guai a voi ricchi…guai a voi che ora siete sazi…guai a voi che ora ridete…”.
Il vangelo ci mette di fronte a una tragica alternativa: Dio o la ricchezza. O ci si poggia su di Lui, o su di essa: non c’è alternativa!
Possiamo dunque definire quello delle beatitudini un discorso provocatorio e consolatorio insieme: un messaggio che consola solo nella misura in cui riesce a depositare nel nostro cuore un’immagine nuova di Dio che ci provoca a cambiare vita, a realizzarci come piace a Lui.
E il v.26: “Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi….”è una spia per sapere se siamo o no sulla via giusta: perchè il mondo approva ciò che è suo, non ciò che lo giudica e lo condanna.

V DOMENICA ‘C ‘

febbraio 6th, 2019

10 febbraio 2019
V DOMENICA C *

Lc. 5, 1-11
“…Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca…”

La scena che il vangelo di oggi ci offre mostra Gesù che infonde coraggio ai suoi discepoli, li invita a non avere paura e dà loro il compito di diventare pescatori di uomini.
La liturgia di questa V domenica ci presenta due vocazioni: quella di Isaia ( 1 Lettura) e quella di Pietro (Vangelo).
Mentre Isaia riceve la sua vocazione nel contesto sacrale e liturgico del tempio, la vocazione di Pietro avviene in un contesto feriale, mentre svolge la sua professione di pescatore.
I discepoli che lasciano tutto per seguire Gesù sono i segni più convincenti della Parola che chiama e ottiene una risposta senza ripensamenti o esitazioni.
Alla chiamata segue un primo contatto ravvicinato tra Gesù e Simone. Di lui viene sottolineato il fatto che egli è proprietario e gestore della barca, con la chiara allusione alla sua futura posizione all’interno della Chiesa.
Gesù gli chiede la barca per parlare meglio alle folle, poi il contatto si fa ancora più stretto: Gesù invita Pietro e il gruppo dei suoi aiutanti a prendere il largo e gettare le reti per ritentare la pesca che si era rivelata infruttuosa e faticosa (vv.4-5). La risposta di Pietro è un’umile espressione di impotenza: “Abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla”. Tuttavia Pietro è disposto ad obbedire all’invito di Gesù. Obbedendo egli esprime l’atteggiamento di chi si fida e si affida, ed afferma: “Sulla tua parola getterò le reti”.
Come per i miracoli del vino a Cana e della moltiplicazione dei pani, anche qui si intendono evidenziare i risultati sorprendenti che superano ogni attesa: le reti che si rompono, le barche che si riempiono fino all’orlo.
Di fronte a tanta grazia, Pietro, come Isaia, compie un gesto carico di religioso timore, e si prostra davanti alla maestà della potenza di Gesù. Gesù non chiede qui la sequela, ma esprime una promessa che ha una forza superiore a qualunque imperativo: “D’ora in poi sarai pescatore di uomini” (v.10). L’attività di Pietro e dei suoi compagni è trasferita su un altro piano, quello del servizio apostolico.

IV DOMENICA ‘C’

gennaio 30th, 2019

3 febbraio 2019
IV DOMENICA C *

Lc. 4, 21-30
“…..Nessun profeta è bene accetto nella sua patria….All’udire queste cose tutti nella singoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori dalla città….”

Il vangelo di oggi, che segue immediatamente il brano letto domenica scorsa, ci presenta le diverse reazioni nei confronti di Gesù che nella sinagoga a Nazaret si è manifestato come colui che compie le Scritture. Allo stupore fa presto seguito lo scetticismo e l’ostilità: così erano già stati trattati i profeti.
Dall’atteggiamento dei suoi concittadini emerge la perplessità di chi resta scettico e sconcertato di fronte allo scarto tra l’origine di Gesù, a loro apparentemente nota, e il suo auto definirsi il messia che porta a compimento il testo di Isaia appena proclamato,
Con un proverbio molto diffuso nell’antichità: “medico cura te stesso”, i nazaretani chiedono a Gesù di compiere anche a Nazaret qualche prodigio a loro favore, ma Gesù risponde al loro proverbio con un altro proverbio: “nessun profeta è ben accetto nella sua patria”, e cita Elia ed Eliseo, costretti a cercare in terra straniera quella fede che il popolo eletto negava al suo Signore.
L’episodio di Elia che restituì la vita al figlio di una vedova fenicia (1 re 17) e quello di Eliseo che guarì dalla lebbra un funzionario arameo (2 Re 5) diventano tipologie utili alla lettura della missione di Gesù profeta.
L’episodio si conclude in modo drammatico. Luca non solo descrive l’espulsione di Gesù dalla propria comunità, ma parla addirittura di un tentativo da parte dei suoi concittadini di una sua eliminazione fisica. Il loro linciaggio, per ora, non avrà esito poiché Gesù si sottrae misteriosamente a coloro che le hanno condotto fino al precipizio. Per ora Gesù si mette in cammino per continuare la sua missione nelle città e nei villaggi della Galilea.
Ma questo sviluppo drammatico prelude al Messia crocifisso, pietra scartata dai costruttori, salvata e glorificata da Dio (Atti 3, 13 ss.).
Noi siamo invitati a riconoscere nella sua sorte il dramma dell’umanità intera che accetta o respinge la salvezza di Dio.

TRUMAN

gennaio 24th, 2019

TRUMAN, UN AMICO E’ PER SEMPRE
Mi sembra che questo intenso film racconti un tentativo: quello di non farsi prendere dal panico quando la malattia colpisce una persona cara o noi stessi, e dinanzi alla fine che si avvicina… e poi arriva. Senza edulcorare niente e con un’interpretazione sublime ed equilibrata da parte dei suoi protagonisti Truman ci presenta una storia universale, centrata sull’amicizia e sugli affetti, da soppesare soprattutto nei momenti più difficili dell’esistenza umana.
Juliàn, fascinoso e talentuoso attore argentino che da tempo oramai vive a Madrid, riceve l’inaspettata visita del suo più caro amico, Tomàs, da anni trasferitosi in Canada, dove ha messo famiglia. Una sorpresa dettata dalla difficile situazione di Juliàn, ammalato di cancro e seguito come un’ombra dal fidato Truman, inseparabile cane che da una vita cresce e coccola come se fosse un figlio.
Commovente ma mai ricattatorio, Truman di Cesc Gay è un film che arriva dritto al cuore grazie ad una pesante traccia di umanità che dall’inizio alla fine avvince lo spettatore, accompagnato per mano da questi due amici che con humor gestiscono un ritrovarsi che ben presto diverrà lungo addio.
La sceneggiatura è densa di quotidianità e affetto. Da una parte Tomàs, così responsabile e pragmatico, dall’altra Juliàn, seduttore separato senza più un soldo in tasca che sembrerebbe vivere la vita giorno per giorno. Così diversi eppure così legati, per un’amicizia resa credibile dai volti di due superbi attori. Il protagonista è grandioso nella rappresentazione di una dolorosa scelta esistenziale.
Tra incontri con le potenziali famiglie adottive di Truman, spettacoli teatrali, lunghe chiacchierate, silenzi, e un viaggio ad Amsterdam per andare a trovare il figlio di Julian, il film procede verso uno straziante epilogo, che vedrà proprio il vecchio e dolce cane protagonista. Un ruolo, quello di Truman, solo apparentemente secondario perché sempre in disparte ma mai del tutto, essendo costantemente al centro dei pensieri del suo padrone. Un legame emotivo, quello tra il cane e il padrone che il regista riesce a rendere efficace attraverso piccoli gesti, sguardi sfuggenti, brevi frasi, senza mai cedere all’ostentazione.
Un’opera concisa nella raffigurazione del dolore e degli affetti, perché tutti i suoi protagonisti, dinanzi all’incombente tragedia, faticano ad esternarli, quasi ne avessero timore. Il regista ingloba l’intera pellicola nei quattro intensi giorni in cui i due attori che interpretano Tomàs (l’amico mite e generoso) e Juliàn (l’attore donnaiolo e scapestrato, sempre sopra le righe). sono bravissimi nel riprodurre perfettamente le due facce di un’unica medaglia rispettando a vicenda il ruolo altrui, frutto di un’amicizia che viene splendidamente raffigurata.
Il tumore, alla fine, non fa altro che estremizzare un po’ i rispettivi caratteri e le dinamiche di una vita tra i due: e in fondo mi pare giusto così, perché si è quel che si è anche di fronte alla morte, con la forza sobria della coerenza.