Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

III DOMENICA DI PASQUA B

Aprile 13th, 2021

18 Aprile 2021     

III  DOMENICA DI PASQUA  B

“Pace a voi!”

 Dal Vangelo secondo Luca, capitolo 24, versetti 35-48

Nel brano del vangelo di oggi, Luca dà un anticipo del messaggio che troviamo negli Atti degli Apostoli: gli Undici e i loro compagni imparano a vivere la comunione con Gesù vivente, attraverso la realtà stessa della distanza che li separa da Lui.

Assistiamo a un commovente tentativo di Gesù.risorto di stabilire la sua perfetta identità: “Guardate!…Toccate!…Mangiamo!…Sono proprio io!…” Assistiamo però anche alla difficoltà nella quale vengono a trovarsi i discepoli: da un lato smarrimento e timore, dall’altro stupore  misto a gioia (v.41) che apre il loro animo alla luce.

In loro si riflette la tensione propria del mistero pasquale: il Risorto è infatti a un tempo spirito e carne, e questo nuovo modo di essere di Gesù , se da un lato li illumina, dall’altro li abbaglia.

Gesù va incontro alla loro tacita richiesta, si autopresenta, ma cosa in realtà egli mostra a riprova che è proprio lui, Gesù di Nazaret, il figlio di Maria, crocifisso, sepolto e risuscitato? Le mani e i piedi con i segni della passione! (v.39). Il passaggio difficile, la vera ‘pasqua’ richiesta ai discepoli è credere che Gesù risorto è lo steso di prima, ma ora occorre conoscerlo e riconoscerlo non a modo umano; dirà infatti Paolo:” Se noi abbiamo conosciuto Cristo nella carne, ora nono lo conosciamo più così” (2Cor. 5,16). Si tratta di trasferirsi in un altro orizzonte, quello della fede, dal quale le cose si vedono in un’altra luce.

Gesù fa appello alla memoria dei discepoli, perché ricordino, non i fatti passati, ma le sue parole.

La risurrezione appartiene al disegno di salvezza di Dio, come la passione: “Bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me”(v.44-45). Gesù diventa l’esegeta per eccellenza della Scrittura.

I discepoli lo riconoscono, ma Gesù scompare subito alla loro vista (v.31), li abbandona! (v.51).

D’ora in poi bisognerà vivere soltanto nella fede. Gesù non è apparso ai discepoli per consolarli, ma unicamente perché ciò era necessario alla loro fede.

 Senza le Scritture non vi è fede pasquale. Non basta toccare il corpo del Risorto, è solo la Scrittura che lo fa riconoscere come colui che ha realizzato il disegno di salvezza del Padre.

A questo punto (v.48) Gesù  dà ai suoi una missione di testimonianza, li costituisce testimoni, missionari della Grazia di Dio. E’ il punto di arrivo di tutto il racconto.

Gli apostoli  diventeranno “testimoni di Gesù” (Atti 1,8) per mezzo della potenza dello Spirito santo, che donerà loro di parlare e di rendere il Risorto vicino agli uomini: li vedremo quindi, nel Libro degli Atti, far propri i gesti e le parole di Gesù.

Il brano del Vangelo di luca che la liturgia ci ha proposto oggi, ha dunque lo scopo di fondare l’autenticità della testimonianza degli Undici sulla realtà della Risurrezione.

II DOMENICA DI PASQUA B

Aprile 6th, 2021

11 aprile 2021

II  DOMENICA  DI  PASQUA  B

Gv. 20, 19-31

 Gesù, dice significativamente il Vangelo di oggi, ‘viene’ in mezzo ai suoi: il verbo indica il dinamismo pasquale, l’irrompere della forza della Pasqua tra i suoi, che li rende testimoni aiutandoli a superare le loro paure.

Siamo di fronte a due delle tre apparizioni del Risorto ai discepoli. Si tratta di una prima venuta in assenza di Tommaso, e di una in sua presenza. Le due venute sono comunque intrecciate e presentano un approfondimento progressivo del messaggio attraverso le due scene parallele.

In Giovanni Gesù non appare, ma ‘viene’, poiché le apparizioni svaniscono, ma il venire di Gesù resta. E porta la pace eliminando la paura.

Alle parole del Risorto che assicurano il dono della pace si associa un gesto inatteso: egli mostra il suo costato e le mani, per far capire loro che egli resta sempre il Crocifisso. E il vedere dei discepoli non coinvolge solo i loro sensi, ma diventa il vedere della fede, poiché essi non vedono solo ‘Gesù’, ma ‘il Signore’, cioè colui che è il senso di tutta la realtà.

L’unione dei suoi con Lui non è solo di sentimenti, ma anche di azione; ne segue che la comunità dei discepoli è tutta inviata.

L’evangelista annota come al comando della missione si congiunga anche il dono dello Spirito: “Detto questo soffiò e disse loro…”: Egli li sta plasmando come creature nuove, facendo di loro una comunità nuova, e ciò implica il dono della remissione dei peccati (v.23).

Le obiezioni di Tommaso, assente al primo incontro col Risorto ce lo mostrano come una persona genuina, non disposta a scherzare con la morte di Gesù. Gesù, mostrandogli le ferite delle mani e del fianco, gli prospetta l’unità del mistero della sua morte e risurrezione.

Si compie così un viaggio di fede da parte dell’incredulo Tommaso, il quale giunge a riconoscere ciò che gli occhi non possono vedere e a proclamare la più alta professione di fede cristologica tra quelle presenti nel Nuovo Testamento: “Il mio Signore e il mio Dio!” (v.28). Con queste parole l’apostolo mette la sua vita nelle mani del Risorto  e si affida a Lui.

L’osservazione successiva: “…beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”, più che un rimprovero a Tommaso vuole essere l’apprezzamento del vantaggio che nella fede hanno coloro che non hanno visto.

Pasqua B

Marzo 30th, 2021

04 aprile 2021

PASQUA DI RISURREZIONE

Dal Vangelo secondo Giovanni, Capitolo 20, versetti1-9

Tutti corrono, in questa pagina dl Vangelo di Giovanni: corre Maria di Magdala, corre Pietro e corre anche più forte l’altro discepolo. Probabilmente l’evangelista sottolinea questo fatto per dirci che la Pasqua dovrebbe costituire un avvenimento così straordinario da far correre verso il sepolcro vuoto tutti coloro che ne hanno sentito parlare.

Il racconto della resurrezione che ci presenta Giovanni è composto di due momenti distinti:

  1. 2-9 : l’episodio della tomba vuota;
  2. 10-18: l’apparizione a Maria di Magdala.

In tutto il capitolo 20 del suo Vangelo, Giovanni è interessato a sottolineare l’itinerario di fede dei discepoli.

Egli ci presenta tre personaggi. Per prima è nominata Maria di Magdala che sarà, nel brano successivo, spinta dal suo desiderio e dal suo amore, la prima ad incontrare il Risorto. Giovanni ricorda la sua corsa verso i discepoli, che vengono così avvertiti della novità: la pietra del sepolcro è stata rotolata via.

Pietro e Giovanni, i due apostoli che corrono per primi al sepolcro, sono presentati in coppia, ma Giovanni, che pure lascia che Pietro entri per primo, è in realtà il primo a capire e a credere. La sua visione è infatti animata dall’intuizione spirituale: per il salto della fede, per vedere la vita nel luogo della morte, bisogna credere alle Scritture (cf. v.9). poiché di Gesù restano solo i segni del corpo assente mentre la Scrittura è sempre memoriale di un Vivente.

Non dobbiamo pensare che ci sia qui un contrasto tra ‘istituzione’ e ‘profezia’. Tuttavia l’evangelista vuol farci capire che l’autorità (Pietro), anche se ha la precedenza, ha bisogno di essere guidata dall’amore (Giovanni, ‘il discepolo che Gesù amava’), per capire e credere pienamente.

In tutto il brano l’evangelista sottolinea l’ignoranza dei discepoli che “non avevano ancora compreso la Scrittura”. Ciò per far capire che la risurrezione non è un evento prevedibile umanamente: neppure quelli che avevano vissuto con Gesù se la aspettavano .

Solo il discepolo prediletto “vide e credette”, solo lui capisce che l’assenza del corpo nel sepolcro rinvia a un mistero ben più grande. Le bene e il sudario sono un altro dei ‘segni’ che orientano a leggere, attraverso i fatti, la presenza di Dio.

 

 

 

 

DOMENICA DELLE PALME B

Marzo 23rd, 2021

28 marzo 2021 

DOMENICA DELLE PALME  ‘ B ‘

Dal Vangelo secondo Marco 14,1 – 15,47

 Al centro della domenica delle Palme non stanno gli ulivi, ma Gesù, il Cristo, che entra a Gerusalemme come il ‘servo’ che va alla morte per dare speranza e consolazione alle folle che lo cercano come pecore perdute senza pastore.

E’ valida particolarmente per il Vangelo di Marco l’espressione di un famoso esegeta, secondo il quale i Vangeli sono “un racconto della passione con un’ampia introduzione”.

Il modo di raccontare di Marco è la presentazione di una serie di quadri in cui diversi personaggi entrano in confronto diretto con Gesù che continua, nella Passione, la sua missione di annunciatore del Regno alle persone più diverse, per essere con tutti, fino in fondo.

Un altro particolare importante, nella Passione, è il silenzio di Gesù. Parla brevemente all’inizio, parla a Giuda, alle guardie, al sommo sacerdote, a Pilato. E poi tace. Ma Egli, col suo silenzio, domina tutto. Vi è un gran contrasto tra le persone che si agitano intorno a lui, e Gesù, che con la sua silenziosa presenza è al centro. Con il suo solo esistere, con il suo solo essere là, Gesù parla, e giudica.

In Marco, accanto alla tensione legata all’identità di Gesù attraverso i titoli cristologici, incontriamo appunto un Gesù che conduce un cammino che lo porterà alla solitudine, all’abbandono.

Gesù appare profeta ridotto al silenzio. Il vangelo del Regno annunciato  con potenza di parola , entra ora progressivamente nel silenzio. Alla fine della sua vita terrena anche i discepoli lo abbandoneranno , ed Egli si dirigerà solo verso la croce; resteranno soltanto alcune donne ad osservarlo da lontano, le uniche fedeli che lo avevano servito e seguito dalla Galilea; esse andranno al sepolcro il primo giorno dopo il sabato per ungere il corpo di Gesù, e riceveranno l’annuncio da parte di un giovane biancovestito: anch’esse fuggiranno dal sepolcro e non diranno nulla a nessuno, per paura.

Tutto il Vangelo sembra un cammino volto a concentrare tutto il suo significato sulla sola persona di Gesù. L’abbandono dei personaggi a lui fedeli produce l’esito di attirare maggiormente l’attenzione su di Lui, Redentore e Salvatore.

 

 

 

V DOMENICA DI QUARESIMA B

Marzo 16th, 2021

21 marzo 2021

V  DOMENICA  QUARESIMA  B

 Gv. 12, 20 – 33

 Il discorso di Gesù sull’ ‘ora’ della sua glorificazione si pone nella circostanza concreta del venire di numerosi pellegrini al tempio di Gerusalemme per la Pasqua. Tra loro vi sono dei Greci, ossia dei non giudei che sono dei ‘timorati di Dio’. Si tratta di simpatizzanti per la religione di Israele; essi vogliono ‘vedere Gesù’.

Filippo si fa portavoce di questa richiesta, e coinvolge anche Andrea. Dopo essersi consultati tra loro, essi ne parlano con Gesù.

Le parole di Gesù (vv. 23 ss.) sembrerebbero non rispondere alla richiesta avanzata da Filippo e Andrea a favore dei Greci che vogliono vederlo, ma, a guardare bene, sono invece pertinenti, poiché indicano il vero fondamento sul quale sarà possibile accogliere la richiesta dei Greci, che in ultima istanza è una richiesta di comunione con Lui. E ciò potrà avvenire proprio perché Gesù, come chicco di grano, grazie alla sua morte porterà molto frutto. In  questo frutto abbondante vi è anche la partecipazione delle persone di origine pagana al Regno.

Il discorso di Gesù è costruito in modo concentrico: così, per esempio, all’ ‘ora’ della glorificazione (v.23) corrisponde l’ ‘ora’ dell’anima turbata di Gesù. E’ proprio il tema dell’ ‘ora’ che dà il tono a tutto il discorso.

La sua ‘ora’ dipende dalla volontà del Padre, perché essa è il ‘tempo teologico’ in cui si manifesta la sua presenza in Gesù quale figlio dell’uomo.

Rispondendo a Filippo e ad Andrea, Gesù afferma dunque che è venuta l’ora, e contemporaneamente indica la sua gloria che si manifesta proprio attraverso la morte, che sarà però un fecondo nuovo inizio.

Gesù prosegue approfondendo il significato dell’ ‘ora’ della glorificazione, e lo fa con solennità, come si coglie dal doppio ‘amen’ (“in verità”) che apre il versetto 24: “ In verità, in verità, io vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo, se invece muore, produce molto frutto”.

L’immagine del chicco di frumento che marcisce nella terra per generare nuove spighe è efficacissima, e rende chiaro il significato del messaggio, che è quello di una morte paradossalmente feconda, condizione necessaria per la vita.

 E la legge della fecondità del chicco di grano non vale solo per il Figlio di Dio, ma per ogni credente.

L’affermazione della necessità di odiare la propria vita in questo mondo (v.25) esprime in negativo la legge del seme, che viene poi formulata in modo positivo: “ Se uno mi vuol servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore.” (v.26). Il discepolo che entra nella logica del servizio ha capito cosa significhi davvero la sequela e la comunione con Gesù: stare con lui, partecipare alla sua passione, dare alla propria vita la forma del servizio reso a Lui ed ai fratelli, con amore.