Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

I DOMENICA DI AVVENTO C

Novembre 24th, 2021

28 NOVEMBRE 2021 

I DOMENICA AVV  C

Lc. 21, 25-28. 34-36

All’inizio del tempo di Avvento, il Vangelo ci aiuta ad interpretare i segni di Dio nella nostra storia: ci parla di cose ultime, di vigilanza. Siamo di fronte a due frammenti tratti dall’evangelista Luca. Il primo, dal tono apocalittico si concentra sui segni premonitori della venuta del Figlio dell’uomo (vv. 25-28), mentre il secondo sottolinea l’urgenza della vigilanze e della conversione (vv. 34-36).

Gesù si commuove avvicinandosi a Gerusalemme, mentre annuncia la distruzione non solo del Tempio ma dell’intera città.

Luca utilizza il simbolismo per esprimere, attraverso le immagini, la verità degli eventi: attraverso lo sconvolgimento degli elementi della natura si genera un mondo nuovo.

Pur tenendo presente gli avvenimenti storici della Palestina del suo tempo (la distruzione del Tempio e di Gerusalemme nel 70 d. C.), l’evangelista allarga il discorso e universalizza l’orizzonte del suo messaggio: in questa logica tutto – anche l’angoscia degli uomini –ha un valore positivo e medicinale, in quanto orienta al ravvedimento, alla vigilanza e alla conversione.

Luca (v.26) vuol provocare la conversione piuttosto che offrire notizie sul ‘come’ e sul ‘quando’. Il messaggio globale sembra essere il seguente: la creazione del nuovo mondo implica sofferenza, travaglio doloroso.

L’espressione ‘Figlio dell’uomo’ (v. 27), presa da Dn 7,13:”Ecco  sulle nubi del cielo venire uno simile a un figlio dell’uomo” è usata personalmente da Gesù per parlare di se stesso:  essa lo svela e insieme lo ‘vela’ come l’atteso Messia. ‘Figlio dell’uomo’ infatti può essere interpretato come un figlio dell’umanità, appartenente al genere umano. Solo alla fine ci sarà la piena rivelazione, quando si realizzeranno le catastrofi annunciate, allora ‘vedranno’ il Messia nella sua potenza e nel suo splendore,

Al versetto 28 Luca preferisce parlare di liberazione anziché di raduno, come fa invece Marco.

Nel nostro brano evangelico Gesù si rivolge direttamente ai discepoli – “la vostra liberazione è vicina”. Egli desidera incoraggiare i suoi discepoli in ordine alla liberazione che coinciderà con la fine delle sofferenze di coloro che ne sono ora schiacciati, ma che in quel momento si risolleveranno.

Luca è ben consapevole che al momento in cui scrive il Regno di Dio non si è ancora compiuto, perciò invita i discepoli a mantenere un cuore sobrio, sgombro da ogni zavorra.

L’insistenza sul tema della preghiera (v.36) è tipica del terzo vangelo. Ad immagine del loro Maestro anche i discepoli devono saper cadenzare la loro vita al ritmo della preghiera, che deve diventare una realtà abituale, legata ad ogni momento della vita.

Pregare ci aiuta ad evitare il soffocamento della banalità e del pessimismo. Chiediamoci allora: siamo perennemente in atteggiamento di Avvento, o siamo persone già tranquillamente appagate?

SOLENNITA’ DI CRISTO RE B

Novembre 15th, 2021

21 novembre 2021

GESU’ CRISTO RE DELL’UNIVERSO  B

XXXIV  Domenica

Gv. 18, 33-37

Il nostro brano evangelico è caratterizzato da un serrato dialogo tra Pilato e Gesù sul tema della regalità. Nello spazio di poche righe ritorna per ben tre volte il titolo di ‘re’ e i sostantivo ‘regno’.

La domanda di Pilato: “Sei tu il re dei Giudei?” poteva indicare un capobanda che voleva sostituirsi alle autorità giudaiche locali, riconosciute dai Romani, sia uno zelota rivoluzionario che cercava di ottenere la piena indipendenza dei Giudei con la cacciata dell’occupante romano.

Gesù non si sottrae alla seconda domanda di Pilato: “Dunque tu sei re?”. Egli dichiara la sua identità e la sua missione, ma anche la sua relazione con tutti quelli che sono disposti a credergli e ad affidargli la loro vita.

Sì, egli è re. Ma quale significato ha questa parola? Come Egli esercita la sua regalità? Gesù non vuole esercitare un potere, affermare la sua forza, raggiungere il successo, ma rendere testimonianza alla verità.

La reazione di Pilato alle parole di Gesù chiarisce che egli non lo considera un sovversivo, ma che il problema riguarda esclusivamente i Giudei. Come responsabile dell’ordine pubblico deve capire il capo d’accusa, per cui domanda: “Che cosa hai fatto?”. Gesù  risponde indirettamente a tale domanda, riallacciandosi alla sua dignità di re. Egli libera subito il campo da possibili equivoci, affermando l’originalità del suo regno: “ non è di questo mondo… non è di quaggiù”.

L’origine non umana di questa regalità dovrebbe tranquillizzare il governatore, che non deve temere un eventuale concorrente di Roma.

Ma Pilato capisce solo l’aspetto esterno della regalità e domanda di nuovo: “Dunque tu sei re?”.

Gesù risponde affermativamente e continua a sviluppare il suo pensiero per dare contorni più definiti e spirituali al suo regno\ regalità. Egli aveva detto (Gv.14,6): “Io sono la via, la verità e la vita”.

Sarà difficile per Pilato sintonizzarsi con Gesù per la enorme distanza spirituale che li separa, ma non lo sarà meno per i Giudei, a causa della loro ostilità ad aprirsi al messaggio evangelico.

Al di là di quello che gli uomini possono pensare, resta il fatto che Gesù è re, come dirà il cartello posto sulla croce, che Giovanni precisa essere scritto in tre lingue: ebraico, latino e greco, segno di universalità.

Gesù è veramente re di tutti, e la sua regalità consiste in un atto di infinito amore, la morte in croce, poiché “nessuno ha un amore più grande di questo dare la vita per i propri amici” (Gv. 15,13).

 

 

 

XXXIII DOMENICA B

Novembre 11th, 2021

14 novembre 2021

XXXIII DOMENICA  B

Mc. 13, 24-32

Il nostro brano ci presenta la parte finale del capitolo 13 del vangelo di Marco, e consiste in tre piccole sezioni: la prima parla della venuta del Figlio dell’uomo (vv.24-27), la seconda illustra con la breve parabola del fico la necessita di rendersi conto del tempo presente (vv. 28-29), la terza assicura il valore delle parole dette (vv.30-32).

I versetti 24-27 sono il cuore di tutto il discorso e danno la certezza della vittoria di Cristo, la cui figura si offre allo sguardo degli aletti: “Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria” (v.26). E’ questa la novità che è stata preparata per coloro che hanno saputo affrontare la battaglia della fede, resistendo alla seduzione dei falsi profeti e sono rimasti ancorati alla parola di Cristo: “Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo” (v. 27).

La parusia, ossia la venuta finale del Cristo glorioso, è il coronamento di una vita spesa per Lui e da Lui abbondantemente ricompensata.

Senza specificarlo, il nostro testo allude alla vita eterna, al Paradiso: la venuta di Cristo ha lo scopo di riunire i suoi.

Poiché la Sua venuta è l’evento conclusivo della storia, termine del tempo e inizio dell’eternità, occorre essere saggi e vivere in operosa attesa. La saggezza consiste essenziale mente nel riconoscere i segni del tempo finale.

La breve parabola del fico invita ad essere attenti per riconoscere i giorni del tempo finale, come gli abitanti della Palestina si accorgono dell’avvicinarsi dell’estate, quando vedono il fico coprirsi di larghe foglie.

Ricca soltanto della parola del suo Signore la comunità cristiana potrà affrontare avvenimenti drammatici e respingere i falsi profeti che proclamano parole inconsistenti. La tentazione di cercare una parola più facile e comprensibile è allettante, ma non porta a nessuna positiva conclusione.

Il discorso non culmina in una visione di giudizio, ma in una stimolante promessa per gli eletti: non siamo più di fronte al tono apocalittico, spesso tenebroso, ma al vangelo, lieta notizia per tutti gli

uomini.

XXXII DOMENICA B

Novembre 2nd, 2021

07 Novembre 2021

XXXII  DOMENICA ‘ B ‘

Dal vangelo secondo Marco 12, 38-44

Gesù ora passa ad accusare gli scribi di ipocrisia e infine propone una vedova quale esempio di vera religiosità, come modello di quel vero e pieno amor di Dio che nel dialogo con lo scriba aveva indicato come il supremo comandamento.

Il nostro brano è letterariamente costruito in modo efficace: nella prima parte (vv.38-41) Gesù osserva a lungo le persone che portano l’offerta, nella seconda parte (vv.42-44) fa una considerazione ad alta voce sulla qualità di questa offerta.

In contrasto con la falsa religiosità e l’illusorio stile di vita degli scribi, Gesù mette in evidenza il gesto della vedova che getta il suo obolo nel tempio. E’ sempre una questione di tesori. Da una parte si investe nella ricerca di ammirazione degli altri e nel possesso dei beni, dall’altra, nella persona di questa vedova c’è invece la profonda convinzione che vi è qualcosa per cui vale la pena di investire la vita, per il poco o tanto che si possa dare o fare.

La povertà dell’offerta della vedova non potrebbe che indicare lo svantaggio religioso ed umano di questa donna, per coloro che valutano le cose secondo l’apparenza dalla quale Gesù ha appena finito di mettere in guardia.

Ma il commento di Gesù ribalta le apparenze. Con le sue parole egli rende visibile l’intenzione del cuore, destinata altrimenti a rimanere segreta nell’intimo di quella donna.

E che Gesù voglia rendere pubblica la cosa è reso ancora più evidente da quel:”chiamati a sé i discepoli” (v.43). La solennità della dichiarazione che egli sta per fare è evidenziata dalla formula iniziale:”in verità vi dico”, che Gesù usa solo per le occasioni importanti.

Di questa vedova Marco non dice il nome: essa rimane un’anonima rappresentante dell’amore per Dio. Questo particolare ci dà un parallelismo illuminante con un’altra anonima figura femminile del vangelo di Marco: la donna dell’unzione di Betania (Mc.14,3-9). Quest’ultima non è sociologicamente povera, ma lei pure ha lo spirito dei poveri del Signore e la sua azione nei confronti di Gesù l’avvicina molto alla nostra vedova. Le due donne sono accomunate anche da un complimento simile da parte del Signore: la vedova “ha dato tutto quello che aveva per vivere” (v.44), la donna di Betania “ha fatto ciò che poteva” (14,8). Una ha destinato tutto al Tempio, cioè all’adorazione di Dio, l’altra dà tutto a Gesù, ma l’intuizione è la stessa: vi è un Tesoro degno di consacrare ad esso tutta la vita!

La povera vedova è figura della Chiesa: una chiesa che nella povertà ha la sua ricchezza, e non cede alle logiche mondane (Papa Francesco non si stanca di raccomandarlo!).

 

 

XXXI DOMENICA B

Ottobre 28th, 2021

31 ottobre 2021

XXXI  DOMENICA  B

Mc. 12, 28-34

Gesù ha suscitato ostilità e dispute tra i capi dei sacerdoti e scribi ed anziani del popolo. In questo contesto Marco inserisce il racconto dell’incontro tra Gesù e uno scriba, che si avvicina a lui con animo aperto e leale, e gli pone una domanda non oziosa: all’epoca si individuavano nella legge di Mosè ben 248 comandamenti e 365 divieti. La questione di quale fosse il più importate era perciò motivo di discussione.

Gesù va all’essenziale, risponde con le parole della preghiera che gli ebrei recitavano tre volte al giorno. L’ “Ascolta Israele”, tratto da Dt. 6, 4s.

L’ascolto è un movimento d’amore in quanto ascoltando ci si apre all’altro e si ospita in noi la sua presenza, si vive in relazione con l’altro uscendo dal nostro isolamento. Perché l’ascolto porta alla conoscenza, e dalla conoscenza all’amore.

Il primo di tutti i comandamenti scaturisce dunque dall’ascoltare e dal riconoscere che Dio è l’unico Signore. Se diamo  Lui tutto ciò che da Lui proviene, sarà il Suo Spirito d’amore ad amare in noi. Se amiamo il Signore con tutte le forze, sarà Lui la forza che ci sostiene nella vorticosa corsa quotidiana.

A questo comandamento è lo scriba ad aggiungerne un altro, quello dell’amore del prossimo. Gesù presenta poi questi due comandamenti come due aspetti di uno stesso precetto divino: “Non c’è altro comandamento maggiore di questi”.(v.31) .Uno solo è il comandamento dell’amore, ma ha due aspetti, perché imparare ad amare con il cuore di Dio significa farsi prossimo di ogni uomo: così ha amato Gesù. Sì, l’amore “vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici” (v.33), perché è sacrificio di sé. Così ha amato Gesù, fino al dono della sua vita.

Il prossimo per Gesù non è solo il connazionale, come in Lv.19,18, ma ogni uomo (cfr. Lc. 10, 29-37): il suo è un insegnamento nuovo ed antico insieme.

Nel versetto conclusivo del nostro brano Gesù loda lo scriba che non è lontano dal regno di Dio: nella sua rettitudine è sulla strada giusta per entrare nel regno di Dio, che è il regno dell’amore.