Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

SOLENNITA’ DEL CORPO E SANGUE DI CRISTO

Giugno 18th, 2019

LECTIO DIVINA

SOLENNITA’ DEL SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO                    

                                                                                              Anno C

            “TUTTI NE MANGIARONO E SI SAZIARONO”

Dal Vangelo di S.Luca, Cap.9, vv,11-17

Il vangelo di oggi, con il racconto della moltiplicazione dei pani, ci mostra un Gesù che ricalca perfettamente le caratteristiche dell’ ‘uomo nuovo’.  Le sue parole, i suoi gesti, la sua attenzione verso i bisogni di chi gli sta accanto, svelano l’amore premuroso di un cuore che è un tutt’uno con il padre e con i fratelli,

Il racconto si apre con Gesù che annuncia il regno di Dio e guarisce quanti hanno bisogno di cure .

Molta folla lo ha seguito mossa anche da bisogni materiali e Gesù non si è tirato indietro, anzi, all’invito degli apostoli di congedare quel gran numero di persone, è lui stesso a volersene fare carico. E dona loro più di quanto sarebbe stato lecito aspettarsi: l’annuncio del Regno e un pane che sazia la fame di tutti.

Il miracolo si svolge in una regione solitaria al calar del sole. Tutto quanto pone in risalto l’impossibilità umana di risolvere il problema. Ma, proprio là dove le capacità umane si scontrano con i propri limiti, Gesù permette di andare oltre, perché “nulla è impossibile a Dio”.

Al versetto 16 è significativa la sottolineatura data ai verbi dell’azione di Gesù:prese i pani,  levati gli occhi al cielo,… li benedisse, li spezzò, li diede…E’ evidente l’allusione all’ Ultima Cena, come pure all’apparizione ai discepoli di Emmaus. L’eucaristia è sorgente di carità: nasce dall’amore di Cristo e diventa radice dell’amore tra i fedeli riuniti attorno allo steso pane e allo stesso calice.

Gesù appare come il Salvatore che si fa carico dei bisogni di una umanità affamata dell’annuncio del Regno di Dio, di salute fisica e di un pane che sazia veramente. La liturgia di oggi ci invita infatti a pensare anche a un’altra fame che tormenta l’uomo, anche se questi non sa bene decifrarla: la fame spirituale di Dio.

***

Tutto il rito della Messa  si può leggere alla luce del Vangelo di oggi:

  1. Dio convoca il suo popolo (riti d’inizio): come l’Eucaristia domenicale ci fa sentire comunità? Perché è troppo spesso segno imperfetto e sbiadito?
  2. Dio parla al suo popolo (liturgia della Parola): quale apertura abbiamo alla Parola di Dio? Sappiamo leggere la storia – e la nostra storia personale- come luogo in cui la Storia della salvezza si sta realizzando?
  3. Dio invita a mensa il suo popolo: siano consapevoli di essere anche noi , come il pane e il vino, come il Figlio, presi, scelti ed eletti?
  4. Dio manda il suo popolo: il pane serve per vivere, l’Eucaristia per diventare cristiani. Come traduciamo nella vita l’Eucaristia celebrata?

 

SS. TRINITA’

Giugno 17th, 2019

16 giugno 2019           LECTIO  DIVINA

 

 

SOLENNITA’ DELLA SANTISSIMA TRINITA’   “C”

 

“ Lo Spirito vi guiderà alla verità tutta intera”

                                                                                       

Vangelo di S.Giovanni, Capitolo 16, versetti 12-15

 

Come l’Alleanza nell’Antico Testamento o la divinità di Gesù nel Nuovo, così il mistero della Trinità è stato rivelato prima coi fatti che con le parole. Esso riceverà la sua formulazione ufficiale solo nel Concilio di Nicea del 325.

Nel brano evangelico di oggi vediamo che Gesù constata , al termine della sua missione terrena, di non aver potuto ancora trasmettere tutto il suo messaggio ai discepoli. Non basta infatti (versetto 12) che il messaggio sia stato pronunciato perché sia anche capito. Inoltre siamo alla vigilia della passione, e i discepoli non sono ancora in grado di ‘portare’ tutto il messaggio di Gesù.

Nei versetti seguenti Gesù promette la venuta dello Spirito che li guiderà verso tutta la verità. Ormai Gesù ha presente l’avvenire, il tempo dello Spirito che comincerà a Pasqua.

Come Gesù lo Spirito è un inviato: anche lo Spirito dirà quello che ascolta da Dio, così come Gesù ha detto ‘quello che ha udito dal Padre’. Al versetto 13 Gesù dice che lo Spirito “annunzierà le cose future. Ma qual è l’avvenire che farà conoscere ai discepoli? Parecchi hanno pensato che si t della fine dei tempi.Ma Giovanni conosce un tempo già abbastanza lungo tra la morte di Gesù e il suo ritorno. Sembra più probabile che l’evangelista pensi qui a tutto l’avvenire della Chiesa. Giovanni sa che i discepoli hanno conosciuto situazioni diverse da quelle del tempo di Gesù e sa che lo Spirito li ha guidati facendo loro cogliere il senso delle parole e degli atti di Gesù, e facendo comprendere il significato della storia alla luce del vangelo del Maestro.

Le ‘cose future’ non sono dunque altro che la vita che i suoi discepoli sono chiamati a costruire a mano a mano in una storia che si apre ad un futuro sempre nuovo, che va vissuto nella fede.

Lo Spirito compirà la sua opera portando i discepoli ad assimilare la verità del Cristo, richiamando alla loro mente e al loro cuore le Sue parole (v.15): “per questo ho detto che prenderà del mio e ve lo annunzierà”.

Ora dipende dallo Spirito santo la comprensione e l’introduzione dei credenti nel mondo di Dio, la cui vita è interamente dono, amore, gioia di amare e di essere amato.

Bisogna che lasciamo penetrare nel cuore la testimonianza dello Spirito di verità per aderire sempre più profondamente alle Parole di Gesù in modo che tutta la nostra esistenza ne venga trasformata, perché solo Lui sa far fermentare il divino nell’umano.

L’Antico Testamento ha sempre concepito lo Spirito come soffio di Dio, ma non vedeva nello Spirito una Persona, e i credenti dovettero percorrere una lunga strada per giungere a interpretare la loro esperienza spirituale. Su questa via, S. Giovanni si è spinto più lontano di tutti gli autori del Nuovo testamento, e ci ha aiutato a penetrare nel mistero della Trinità, che è la massima espressione possibile di Amore:

  • Dio ama l’uomo di un amore gratuito e infinito (è Padre),
  • La nostra distanza da Dio ha fatto sì che si incarnasse per donarsi a noi (è Figlio),
  • E così nulla ha impedito l’effusione dello Spirito e del suo Amore (cioè di se stesso).

E’ questa la maggiore fonte della nostra beatitudine: che le Persone della Trinità ci ammettano a godere del loro amore. Ciò che dà più gioia e sicurezza ad un bambino è che il papà e la mamma si amino tra loro. Questo è, paradossalmente, più importante del fatto che essi amino lui. Perché egli non vuol essere amato con un amore diverso e a parte, ma vuole essere ammesso all’amore con cui il padre e la madre si amano tra loro, perché da questo amore egli ha avuto origine. Questo vale anche per noi nei confronti di Dio!

PENTECOSTE ‘C’

Giugno 4th, 2019

9 giugno 2019
PENTECOSTE

Vangelo di S.Giovanni, capitolo 14, versetti 14-26

“…lo Spirito santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa…”

La festa di Pentecoste era in origine una ‘festa delle messi’ (vedi libro dell’ Esodo, Cap.23, versetto 16), festa di pienezza e abbondanza. In seguito diventò celebrazione della Storia della salvezza (vedi Libro del Deuteronomio ( Cap.26, versetti dall’1 all’11), e presto venne fissata il cinquantesimo giorno dopo la Pasqua.
Il brano del Vangelo che la liturgia oggi ci presenta, pur breve, è molto ricco. Le prole di Gesù sono inserite nel ‘discorso di addio’ che Egli rivolge ai discepoli prima delle sua passione-glorificazione. E’ il suo testamento, ma, a differenza dei testatori umani, Gesù non si separa dai suoi, non li lascia orfani: egli resta il vivente, presente attraverso il dono dello Spirito.
Il ruolo dello “Spirito di verità” non è quello di presentare un’altra rivelazione, ma è un ruolo pedagogico: quello di portare i credenti ad entrare totalmente nel mistero dell’Amore Trinitario. Il suo compito è quello di “spiegare” la profondità salvifica dello scandalo della croce, e di ricordarlo, cioè di attualizzarne il contenuto e di interiorizzarlo nel cuore dei credenti.
Ad una comunità che rischia la paura dell’assenza di Gesù, lo smarrimento nella prova, il disorientamento di fronte agli interrogativi e ai problemi che insorgeranno in ogni tempo. S. Giovanni richiama la “sicurezza” del Paraclito (termine che significa:avvocato – consolatore – intercessore):
E’ LUI CHE RENDE OGNI UOMO CONTEMPORANEO DI CRISTO!
Sarà sempre e solo lo Spirito colui che farà comprendere le Scritture e ascoltare la “voce” del Buon Pastore.
La specificazione del versetto 16:”…Egli vi darà un altro Consolatore” non indica un sostituto di Gesù, ma la stessa persona del Risorto in una modalità nuova, intima e immediata: lo Spirito di Gesù è lo Spirito di Dio, è la presenza stabile della trinità che abita nei credenti e li trasforma in Suo Tempio.
In riferimento a Cristo, la Pentecoste costituisce il coronamento del Mistero Pasquale. E’ soprattutto l’evangelista Giovanni che dichiara il carattere personale della figura e dell’opera dello Spirito santo, presentato chiaramente come Terza Persona della Trinità.
Il Tempo dello Spirito è quello dell’edificazione del Regno e della responsabilità che ogni uomo è chiamato ad assumersi per rispondere all’iniziativa sempre preveniente del Padre.
La Pentecoste rappresenta dunque l’effettivo ‘battesimo’ della Chiesa in Spirito santo e fuoco: è la nascita 2ufficiale” della chiesa, l’inizio della Sua missione nel mondo intero.

ASCENSIONE ‘C’

Maggio 28th, 2019

02 giugno 2019
ASCENSIONE C*
Lc. 24, 46 – 53
“…Poi li condusse fuori verso Betania e, alzate le mani li benedisse. Mentre li benediceva sis staccò da loro e veniva portato su, in cielo”.

Luca descrive l’ascensione di Gesù nell’atto benedicente: Gesù è come il patriarca Giacobbe-Israele che prima di morire benedice i suoi 12 figli ( Gen. 49).
Gesù sale al Padre, ma ciò non lo allontana dai discepoli, è solo un modo nuovo di essere loro vicino che troverà il suo compimento nel dono dello Spirito. L’assenza fisica di Gesù dai suoi discepoli e dalla storia degli uomini è un’assenza necessaria per percepire una presenza nuova, quella sacramentale. Con l’eucaristia Gesù ha donato alla chiesa il mistero della sua presenza feconda, che dona amore e opera la salvezza.
La Pasqua porta con sé i frutti della gioia e della consolazione: non si tratta di un ‘emozione passeggera, ma è il sentimento di coloro che sentono che il Signore ha compiuto grandi cose nella loro vita.
La Pasqua, che ha il suo compimento nell’ascensione, deve portarci ad uno sguardo contemplativo su tutta la storia e la vita degli uomini, ma in particolare sulla nostra vita, per capire sempre meglio come il Signore ha tessuto i fili intricati delle nostre vicende, rendendo possibili esiti che ci parevano imprevedibili. L’atteggiamento contemplativo porta a captare, anche se non chiaramente,, il progetto di progetto di amore e di salvezza di Dio nei nostri confronti, e, attraverso di noi, per coloro verso i quali ci vuole rendere testimoni.
E la missione non può che iniziare da Gerusalemme, la città santa fondata da Davide, la città del Tempio, dove Dio ha dimorato in mezzo al popolo, la città che diviene segno di un a salvezza che è passata attraverso il popolo di Israele e la sua alleanza con Dio, segno che la stessa missione non è altro che il compimento delle Scritture.
Tutto questo non è senza importanza per la missione della Chiesa oggi: partire da Gerusalemme significa essere consapevoli che l’evangelizzazione non parte da un progetto umano, ma sta dentro il mistero divino contenuto nella Scrittura, e che non è avulso dalle vicende del nostro mondo.
E’ grazie allo Spirito che la Scrittura, letta alla luce del risorto, diventa anche oggi riferimento fondante per la vita della Chiesa e della sua missione.
La festa di oggi ci invita a guardare in alto, nel senso che Colui che è disceso dal cielo può indicarci la meta ultima. Ci invita anche a guardare avanti sempre, perché “le cose vecchie sono passate, ecco ne faccio di nuove”, ed ancora a guardare lontano: “Saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati”.

VI DOMENICA DI PASQUA ‘C’

Maggio 20th, 2019

26 Maggio 2019

Riflessione sul vangelo della Domenica

VI Domenica di Pasqua C

Vangelo di S.Giovanni, capitolo 14, versetti 23-29

“ Vi lascio la pace, vi do la mia pace . Non come la dà il mondo, io la do a voi”

In questo brano del Vangelo di Giovanni Gesù annuncia il suo commiato, riassume il senso della sua missione e prepara i discepoli all’impegno che li attende. Egli, in questo discorso –testamento apre il suo cuore ai discepoli e rivela fino a che punto il Padre vuole entrare, attraverso di Lui, in intimità con noi (versetti 23-24). Ciò avviene attraverso l’ascolto, e quindi l’obbedienza alla Sua Parola. La Paola è del Padre come il Figlio è del padre, così chi la ascolta accoglie il Figlio e il Padre con lo Spirito Santo, che è colui che cambia i cuori e rende docili alla Parola di Dio.
Proprio perché siamo nel tempo di pasqua, caratterizzato dal dono dello Spirito e quindi dalla comunione con Dio, è bene che ci soffermiamo a riflettere sul verbo “ricordare”.Questo verbo è caratteristico del Vangelo di Giovanni, ma attraversa tutta la Scrittura fino a giungere , nella pienezza dei tempi, cioè con la venuta di Gesù, ad assumere tutto il suo significato. I Profeti e i libri Sapienziali – i più vicini al Nuovo Testamento- preparano all’inaudita meraviglia dell’”attendarsi” di Dio in mezzo al suo Popolo, e l’evangelista Giovanni parla spessissimo della necessità per i credenti di rimanere in Gesù, e dunque in Dio, fino alla tematica di questa Sesta Domenica, e al dono dello Spirito Santo. Al versetto 26 Gesù prometto un Consolatore che sarà Maestro e farà memoria di tutto quanto Gesù ha detto e fatto: lo Spirito attualizzerà la salvezza, che è Gesù, per tutti gli uomini in tutti i tempi. Il nostro celebrare è sempre un ‘fare memoria’, un “memoriale”, cioè un ricordare dinnanzi al Signore perché Egli “si ricordi” qui- ora- per noi, e renda presente la sua azione salvifica, della quale facciamo memoria. Quando nella Messa diciamo che celebriamo “il Memoriale della Pasqua del Signore”, vuol dire che tutta la forza trasformante della Pasqua è qui presente per noi, accessibile perché ci lasciamo da essa toccare e salvare. Questo è il ‘ricordare’ liturgico!
Un altro aspetto del “ricordare” di cui ci è maestro lo Spirito, è il crescere nella comprensione della Parola di Dio. Questo accade a chi legge e rilegge la Parola, la “rumina” (come dicono i Padri della Chiesa), e ne è così orientato, giudicato, consolato, guarito, corretto:
A questo punto del suo discorso (siamo al versetto 27), dopo aver parlato dello Spirito Santo, Gesù dona ai discepoli la “sua pace”. Il mondo augura la pace, Gesù la dona, cioè la comunica realmente. Gesù non dona una pace qualsiasi, ma la ‘sua’. Quale? Già nell’Antico Testamento la pace è qualcosa di più che la sicurezza, la tranquillità, l’assenza di guerra; essa è pienezza di vita, è vittoria, è gioia; suppone una tensione e un dinamismo, e la si incontra al di là delle difficoltà superate (cfr. Isaia, Cap.66, versetti 11-14).
Con piena fedeltà all’A.T. Gesù assicura e dona la pace realizzando la massima presenza di Dio nel mondo, tra gli uomini, nel loro cuore: il cuore dei credenti non si deve turbare, non deve essere sopraffatto dall’angoscia per la prossima partenza del Maestro, perché Egli tornerà da loro.
Infine, al versetto 29 Gesù informa gli amici in anticipo della sua partenza, per favorire la loro fede, quando questo evento si realizzerà. Lo vedremo la prossima domenica, con la festa dell’Ascensione.