Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

22 marzo 2020 IV DOMENICA DI QUARESIMA “ A “

Marzo 17th, 2020

Dal Vangelo secondo Giovanni, Capitolo 9, versetti 1-41 Il lungo brano del vangelo odierno è diviso in tre momenti: al racconto della guarigione del cieco nato seghe la lunga discussione –quasi un processo- tra il cieco nato e gli avversari di Gesù, che si conclude con l’espulsione del miracolato dalla sinagoga. Infine troviamo il cieco davanti a Gesù, che confessa la sua fede in Lui, mentre i farisei rimangono nell’incredulità. Ai versetti 1-7 abbiamo Gesù che vede il cieco: nella sguardo di Gesù vi è già la promessa di un amore che salva, togliendo dalle tenebre e ponendo nella piena luce. Alla domanda dei discepoli su quali peccato avesse originato la malattia, Gesù dà una risposta ferma e precisa. Non si può collegare la malattia con la colpa, anzi, spesso nel piano di Dio il dolore, la malattia, la prova possono diventare luoghi nei quali Dio mostra il suo amore. Gesù invita invece i discepoli a riflettere che la vera sventura non è la malattia, né la morte fisica, ma l’essere senza luce, cioè estranei alla comunione con Lui. (vv.2-5). La guarigione che Gesù opera, si svolge –contrariamente ad altri miracoli- in modo piuttosto laborioso. Evidentemente i particolari hanno un valore simbolico, che va capito: lo sputare per terra e lavorare il fango con la saliva riporta alla mente il racconto della creazione del primo uomo. Il cieco avrebbe già potuto vedere, ma Gesù aggiunge un ordine che impegna la libertà del cieco, che implica l’accoglienza o il rifiuto: “va’ a lavarti nella piscina…”(v.7) . Con questo particolare Giovanni vuol dirci che i miracoli di Gesù esigono la disponibilità da parte di chi li riceve. La risposta del cieco è pronta; l’evangelista sintetizza con tre verbi la sua avventura: “ quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva”. Vediamo ora lo scontro tra il miracolato e i rappresentanti della sinagoga, che non riconoscono in Gesù l’inviato di dio. Anche questori svolge in tre momenti: – nel primo si svolge un’inchiesta.Ma in essi non è sincerala ricerca della verità, perché più le si avvicinano, più si ostinano a rifiutare il mistero della persona di Gesù. – Il secondo momento del processo è costituito dalla deposizione dei testimoni più autorevoli: i genitori del cieco guarito. Pur confermando la guarigione, essi non hanno il coraggio di testimoniare, e rimandano al figlio: “Ha l’età, chiedetelo a lui!” (v.23). Giovanni vuol darci qui un insegnamento che va al di là dell’episodio in questione: la fede rende adulti, dà la vera maturità, perché rende responsabili della propria vita e delle affermazioni che si fanno. – Il terzo momento vede la frattura che si crea tra il cieco nato e i farisei, che vogliono a tutti i costi costringerlo a negare la verità. (vv.24-34). Assistiamo al conflitto tra fede e incredulità. I versetti 35-41 sono la conclusione del brano: Gesù cerca il cieco, e l’incontro con lui è commovente: alla domanda se egli creda nel figlio dell’uomo, il miracolato risponde con una richiesta che manifesta il suo sincero e ardente desiderio di verità: “E chi è, Signore, perché io creda in lui?” (v.36). La professione di fede in Gesù è confermata dalla prostrazione : ormai il cammino del cieco è giunto ad una fede ferma e semplice: “Io credo, Signore!”(v.38). Gli ultimi versetti del brano mostrano l’incredulità dei farisei, che si credono illuminati, ma soni i veri ciechi; secondo il linguaggio del IV Vangelo essi sono figura degli uomini che non ammettono il loro peccato, e dunque neppure il bisogno della misericordia e del perdono di Dio. Di fronte al cieco guarito i conoscenti pongono domande, interrogano ma non si interrogano. Chi è cieco e chi vede? E’ questa la domanda che il nostro brano dovrebbe suscitare. E la risposta: vede chi sa aprire la sua cecità alla luce di Cristo: “Se foste ciechi non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane” (v.41) Ancora prima dei singoli peccati, è questo il peccato fondamentale che va riconosciuto e combattuto, con un cuore sempre vigilante e aperto all’accoglienza delle imprevedibili rivelazioni del Signore nella nostra vita .