Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

III DOMENICA A

Gennaio 21st, 2020

26 gennaio 2020

III  DOMENICA ORDINARIA

ANNO  “A”

“Lasciata la barca e il padre lo seguirono…”

 Dal Vangelo secondo Matteo, Capitolo 4, versetti 12-23

I versetti dal 12 al 16 del Vangelo di oggi hanno funzione di ‘cerniera’: richiamano la figura del Battista, la cui azione si è conclusa con l’arresto; riprendono il collegamento con la Galilea, con cui Matteo ha chiuso il capitolo dell’infanzia di Gesù (Mt.2,22); mettono in evidenza il passaggio da Nazaret a Cafarnao, dove inizia la Sua azione missionaria .

Gesù inizia il suo ministero in continuità con il suo predecessore. Le parole della sua predicazione sono le stesse di quelle di Giovanni “Convertitevi, perché è vicino il regno dei cieli ( $.17; 3,2). Gesù appare come il successore di Giovanni, che ne accoglie l’eredità e la vivifica e la rinnova con la sua presenza messianica.

Ma la continuità con Giovanni diventa subito novità in Gesù, poiché egli chiama con autorità alla sua personale sequela. (vv.18-21).

Gesù, dopo l’arresto di Giovanni, fa di Cafarnao il punto di partenza della sua missione, e Matteo vede in ciò la realizzazione di quanto detto dal profeta Isaia (8,23-9,1): in Gesù e nella sua azione comincia a brillare la luce, la speranza di salvezza preannunciata da Isaia.

Con l’imperativo ‘convertitevi!’ Matteo vuol dirci che il tempo, d’ora in poi, è tempo di decisione, che la conversione è punto di partenza irrinunciabile per una vita cristiana. E la predicazione di Gesù è come una grande luce che consente di capire in modo assolutamente nuovo la vita di ogni giorno, tanto da essere disposti a ‘perderla’ per affidarsi totalmente alla sua Parola.

L’evangelista, nel raccontare la vocazione dei primi discepoli, mette proprio l’accento sull’autorità di Colui che chiama, e la prontezza di coloro che rispondono senza tentennare:” subito, lasciarono la barca e il loro  padre, lo seguirono…”.

Matteo inoltre mette in evidenza che è Gesù che prende l’iniziativa: è Lui che trasforma con la sua chiamata gli uomini in discepoli. La chiamata coglie gli interessati nel ‘quotidiano’, mentre svolgono il loro lavoro: per ben due volte appare il verbo ‘seguire’ (v.20.22), che indica l’adesione alla persona di Gesù e la collaborazione alla sua missione. Egli chiama con una finalità precisa :”Vi farò pescatori di uomini” (v.19).

Il versetto 23 ci mostra Gesù uomo della parola e dell’azione: le sue parole e le sue azioni manifestano che il ‘regno dei cieli’, mediante la sua persona, agisce già nella storia.

Oggi come allora Gesù colpisce chi lo incontra, e ‘obbliga’ a prendere posizione: o mettersi con lui e seguirlo, lasciando che la nostra vita cambi radicalmente, come è stato per i discepoli, divenuti ‘segni di stupore’ perché non erano succubi dell’egoismo o del tornaconto, o combatterlo, come hanno fatto gli scribi, i farisei, i sacerdoti del suo tempo.

Se sapremo  agire con coerenza, facendo splendere comportamenti che sono segni del Regno dei cieli tra noi, allora Gesù farà ancora breccia nei cuori, e troverà uomini e donne disposti a ‘lasciare

le reti’ per seguirlo in un’avventura affascinante che non si sa dove porti, perché Lui è un compagno esigente ed imprevedibile.

 

 

II D19 gennaio 2020 LECTIO DIVINA II DOMENICA “A” “Ecco l’Agnello di Dio…” Dal Vangelo secondo Giovanni, Capitolo1, versetti 29-34 Quando scrive il suo vangelo, Giovanni il teologo sa che Gesù ha meritato il titolo di “Agnello di Dio” in forza della sua passione e della sua morte. L’incontro tra Gesù e il Battista si verifica a Betania al di là del Giordano (non la Betania di Marta, Maria e Lazzaro), è la località che ricorda l’entrata del popolo ebreo nella terra promessa (Gs.3,16). Così il battesimo di Giovanni prepara all’ingresso in una nuova terra, la terra della Nuova alleanza dove il peccato e rimesso e vinto definitivamente. “Giovanni rese testimonianza dicendo…” (v.32). Quello della testimonianza è uno dei temi fondamentali del vangelo di Giovanni, che lo usa per esprimere l’attuazione della missione dei credenti (non dimentichiamo che tale termine, in greco, suona ‘martirio’!). Per capire allora cos’è la testimonianza, bisogna rifarsi al testimone per eccellenza, Gesù stesso, la cui missione è stata quella di testimoniare il Padre. Per Gesù testimoniare significa far conoscere chi è e da dove viene. Alla testimonianza di Gesù, corrisponde quella che di Lui devono dare i discepoli. Primo discepolo, e modello degli altri, è appunto il Battista, che, attraverso la sua testimonianza, conduce coloro che lo seguono al discepolato nei confronti di Cristo. Il culmine della sua testimonianza è dato proprio dall’episodio narrato dal vangelo di oggi:”Io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio” (v.34). Il discepolo deve diventare, come Giovanni, una voce, l’amico che, quando sente lo sposo arrivare, vuol diminuire perché lo sposo cresca. Giovanni indica in Gesù l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. Tale termine ci richiama la pasqua: nel Quarto Vangelo infatti , nel racconto della passione, Gesù è presentato come l’agnello pasquale al quale non vengono ‘rotte le ossa’ Gv.19,36). Così come l’antico agnello pasquale, con il suo sangue sparso sulle porte, aveva preservato Israele della distruzione, nella notte dell’esodo, così il sangue di Cristo distrugge il peccato e introduce nella salvezza. Il secondo titolo con cui Giovanni chiama Gesù è “colui che esiste prima”. L’espressione “era prima di me”(v.30) ci rimanda al Prologo del quarto vangelo, in cui Gesù è chiamato Verbo che “esiste fin dal principio presso Dio”(Gv.1,2). Infine Gesù è definito come “Colui sul quale scende e rimane lo Spirito”(v.33). Cristo è colui che, avendo ricevuto lo Spirito pienamente, è in continua relazione col Padre, ed è la Sua una relazione filiale: Proprio perché “Figlio”, egli riceve lo Spirito in pienezza e potrà donarlo a chi crede in Lui, potrà cioè immergere il credente nella stessa ‘sfera’ di Dio, che è appunto lo Spirito santo, il solo che può renderci “figli nel Figlio”. OMENICA A

Gennaio 14th, 2020

12 gennaio 2020 BATTESIMO DEL SIGNORE A Dal vangelo secondo Matteo: 3,13-17 La festa del battesimo di Gesù fa da cerniera, da collegamento tra il tempo di Natale e quello successivo, inaugura infatti il Tempo Ordinario di cui costituisce la prima domenica. Questa festa risente di alcune tematiche tipiche del Natale. Il battesimo del Signore segna l’inizio della sua vita pubblica e lo presenta agli uomini come l’ ‘inviato’, il ‘Sacramento’ di Dio. Ciò ci invia alla missione che ciascuno ha ricevuto nel suo battesimo. La festa di oggi continua a celebrare la manifestazione di Cristo: se a Natale Egli si è manifestato come vero uomo e nell’Epifania come la verità che risplende per tutti i popoli, nella festa odierna si manifesta nella sia realtà di Figlio di Dio inviato dal Padre che lo presenta al mondo. Nel gesto di ricevere il battesimo Gesù si rivela ‘’servo’ mite e umile che si dona aderendo pienamente alla condizione di debolezza umana, senza alcun privilegio cfr. Is. 42,1-2). La teofania del battesimo evidenzia inoltre alcuni tratti caratteristici della sua missione: la partecipazione celeste nel mondo umano, la discesa dello Spirito su Gesù sotto forma di colomba e la proclamazione del Padre, che si compiace del Figlio e lo proclama Messia (vv.16-17). L’immagine della colomba, simbolo di Israele, diventa anche il simbolo della generazione del nuovo popolo di Dio, cui Gesù dà inizio. Gesù riceve il battesimo da Giovanni, ma mentre esce dall’acqua lo Spirito santo lo investe con la sua potenza e la sua forza in vista della missione che lo attende. Egli risale come Mosè dall’acqua del Nilo, ma quale nuovo Mosè emerge dall’acqua del Giordano e guiderà il suo popolo verso pascoli di pace, di giustizia e di salvezza (cfr. Is. 63,14). Scrive a proposito S.Cromazio di Aquileia:” Come allora venne aperta al popolo, in cammino verso la terra promessa, una via nel Giordano con a capo il Signore, così adesso, attraverso le stesse acque del fiume Giordano, viene aperto il cammino per il cielo, lungo il quale siamo condotti alla beata terra promessa, cioè al regno celeste.” “Ed ecco si aprirono i cieli” (v.16): secondo la concezione orientale del tempo, il firmamento era come una calotta, una specie di coperchio che ricopriva la terra, quasi una barriera tra cielo e terra. Con Gesù si aprono i cieli, viene rimossa la barriera tra uomo e Dio, viene ristabilito il rapporto di amicizia, di alleanza tra Dio e gli uomini. Gesù Cristo rivela infatti il volto del Padre e lo rende accessibile, esaudendo la supplica di Isaia 63: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi!”. L’innocente si è fatto peccato per la nostra salvezza, e così ha voluto mescolare il divino con l’umano per trasformare l’umano in divino. E’ la vicenda che è inviata a percorrere anche la Chiesa nel suo cammino di testimonianza tra i popoli: farsi solidale con l’umanità, rivestita di peccato e di debolezza, per liberarla dalla morte e trasformarla con i doni dello Spirito e della sua testimonianza e santità di vita in ricchezza davanti a Dio. Battesimo del Signore

Gennaio 9th, 2020

5 gennaio 2020 II DOMENICA DOPO NATALE A Dal vangelo secondo Giovanni : 1, 1-18 “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio…Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumino ogni uomo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe…… Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.” La liturgia della II Domenica dopo Natale, ci ripropone il Prologo del vangelo di Giovanni, già proclamato alla messa del giorno di Natale. Viene così riproposto il senso dell’incarnazione: Dio e l’uomo, divinità e umanità, unite nella comunione di una sola persona: Gesù. Attraverso lui anche noi possiamo avvicinarci a Dio e partecipare alla realtà della vita eterna, dono di Dio. Proprio attraverso Gesù noi conosciamo la nostra dignità di creature fatte ad immagine e somiglianza del creatore, cioè libere, intelligenti, capaci di amare. Il Verbo ha posto la sua dimora in mezzo a noi: Gesù non solo è nato più di 2000 anni fa, ma continua ad esserci vicino, “ha posto la sua dimora”, cioè abita stabilmente con noi. Ognuno è invitato a riconoscerlo: nella sua parola, nei sacramenti, nei fratelli. Oggi la liturgia ci propone due interessanti brani biblici, che aiutano a continuare la riflessione sulla nascita di Gesù. La prima lettura, dal libro del Siracide, è un’autopresentazione della Sapienza. Essa dice di essere uscita dalla bocca di Dio, di avere presso di Lui il suo trono. Continua dicendo che, ad un ordine di dio, ha piantato in Israele, in mezzo al popolo, la sua tenda. E’ evidente il collegamento con il Prologo del vangelo di Giovanni, in cui viene detto che ‘il Verbo era presso Dio’, che’ il Verbo era Dio’. Giovanni mostra come il Verbo eterno di Dio si è fatto carne, è venuto ad abitare tra noi, proprio come la Sapienza che, per ordine di Dio, ha posto la sua tenda in Israele. Nella rilettura cristiana, fatta dal Nuovo testamento, la Sapienza è il Figlio di Dio, che ci rivela non solo la volontà del Padre, ma il Padre stesso. Il Prologo di Giovanni conclude infatti così: “Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio Unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato” (v.18) . Per i cristiani allora essere ‘saggi’ non significa sapere tante cose, ma seguire ed accogliere una persona: Gesù. E’ questa la saggezza a cui dobbiamo aspirare!

Gennaio 2nd, 2020

29 dicembre 2019 Festa della Santa Famiglia Dal Vangelo secondo Matteo, Capitolo 2, versetti 13-23 Il vangelo di oggi apre uno squarcio sull’infanzia di Gesù nella sua famiglia, e il tema della famiglia unifica i testi che la liturgia ci presenta in questa festa: Dio si fa uomo ed entra nell’umanissima realtà familiare. Nei suoi racconti sull’infanzia di Gesù, il Vangelo di Matteo pone l’accento sulla figura di Giuseppe. L’episodio che ci è proposto oggi, più che su un fatto anedottico orienta la nostra attenzione sul fatto che in Gesù si realizzano le S. Scritture. Gesù vive le vicende del suo popolo, schiavo in Egitto e poi liberato. Così Egli rivive nella sua carne la stessa esperienza, e l’Esodo ha in lui e con lui il suo senso definitivo. Il nostro testo mostra senz’altro che Gesù ripercorre il cammino di Issale, ma presenta anche le difficoltà e la precarietà di un’infanzia minacciata di morte, il disagio e la precarietà – tanto attuali anche oggi – di vivere da profughi in terra straniera. In sogno Giuseppe riceve ed esegue l’ordine dato da Dio di portare il bambino e sua madre in Egitto, per salvarli dai propositi omicidi di Erode. Però il nucleo centrale del nostro brano sta nella citazione di Osea 11,1 :”quando Israele era giovinetto l’ho amato e dall’Egitto ho chiamato mio figlio”. Gesù viene presentato qui in relazione alla storia di Israele e la sua figura è paragonata a quella di un nuovo Mosè che è perseguitato dai potenti, ma viene salvato dal Signore. In Matteo Gesù era stato già dichiarato figlio di Abramo, di Davide ed Emmanuele, e dai Magi era stato riconosciuto come il Re dei Re, ed ora viene dichiarato Figlio di Dio. Il fatto che abiti in Egitto mette in evidenza come Gesù e la sua famiglia siano pienamente solidali con la storia del loro popolo, con i patimenti subiti da Israele a causa dei potenti. Il ritorno dall’Egitto vede Giuseppe nuovamente in prima linea: egli è disposto –come hanno fatto i Magi- a cambiare i suoi piani e a seguire la via del Signore, aderendo e adattandosi alla volontà di Dio. La dimora dove la famigliola si stabilisce è Nazaret: una terra di periferia, una regione di frontiera. Attraverso l’obbedienza di Giuseppe si adempie il piano di Dio, manifestato attraverso le Scritture. Ancora una volta è un sogno a muovere l’azione di Giuseppe (nella cultura semitica esso era il ‘luogo’ di un possibile incontro con Dio, un canale di rivelazioni). E’ qui riecheggiato quanto il Signore disse a Mosè in Madian:”Va, torna in Egitto, perché sono morti quanti odiavano la tua vita! Mosè prese la moglie e i figli, li fece salire sull’asino e tornò nel paese di Egitto” (Es.4,19-20). Anche se la direzione di marcia sembra opposta, è identico lo scopo che devono perseguire Mosè e Gesù: in entrambi i casi si tratta di riscattare il popolo oppresso, anche se nel caso di Gesù la salvezza portata è ben più radicale di una semplice liberazione politica. In apparenza sembrano solo circostanze politiche e storiche che impediscono a Gesù di stanziarsi in Giudea. Di fatto la scelta di dimorare a Nazaret realizza il piano misterioso di Dio, che vuole la salvezza di tutte le genti. La storia della salvezza si realizza attraverso storie particolari, attraverso le relazioni di cui è intessuta l’esistenza umana: salvando la sua famiglia dal pericolo che incombe Giuseppe salva anche la storia della salvezza di Dio per tutta l’umanità. Perché salvare una vita è salvare il mondo.

Dicembre 25th, 2019

Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

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