Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

XVIII DOMENICA B

Luglio 28th, 2021

01 agosto 2021 

XVIII DOMENICA  B

“Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna”

 Dal vangelo secondo Giovanni,  Capitolo 6, versetti 24-35

Il nostro vangelo è la continuazione di quello di domenica scorsa, che ricordava la moltiplicazione dei pani e dei pesci, coi quali Gesù aveva sfamato una folla di cinquemila persone.

Inizia oggi il grande discorso sul pane di vita a Cafarnao, che ci accompagnerà per varie domeniche. Un discorso ampio e articolato. Ecco alcuni aspetti che possono aiutarci per capire i diversi momenti  dello sviluppo di tale discorso.

  • Il passaggio a Cafarnao, con la folla che finalmente trova Gesù (vv.22-25).
  • Gesù esige una comprensione più profonda, mentre i giudei chiedono un segno (vv.26-30).
  • La rivelazione del vero pane del cielo (vv.31-35).

In questa prima parte domina chiaramente il tema della fede: “Questa è l’opera di dio: credere in colui che egli ha mandato “(v.29). Ma perché questa gente chiede un segno ulteriore (v.30), se è la stessa che ha assistito alla moltiplicazione dei pani?

La folla che cerca Gesù è composita, e solo una parte di essa è a conoscenza di quanto Gesù ha compiuto.

La risposta di Gesù pone subito al centro la questione decisiva: la ricerca della folla si basa su un profondo equivoco, e denota soprattutto l’incapacità di ‘vedere i segni’, fermandosi alla semplice fruizione del pane. ‘Vedere i segni’ nel vangelo di Giovanni ha il significato di afferrare il senso divino degli atti di Gesù, è la capacità di andare oltre, evitando di fermarsi all’involucro. I  presenti si sono saziati, ma non hanno capito. E’ l’equivoco di sempre: l’uomo cerca Dio perché in fondo pensa che sarà una facile assicurazione sulla vita. Bisogna far crollare le false attese per ricostruire un autentico rapporto con Dio.

La folla si ‘preoccupa’ per un cibo perituro, mentre si deve ‘preoccupare’ del cibo duraturo, che non perisce: l’uomo deve essere elevato nella sua richiesta, perché il pericolo di fermarsi è sempre in agguato!

Ora la folla (v.28ss.) chiede ‘quale opera’ deve compiere, come si deve porre dinanzi alla nuova esigenza, e Gesù ribadisce che l’unica opera è la fede, che all’uomo non è richiesto altro se non la sottomissione all’opera di Dio in Gesù.. Ora la salvezza passa attraverso Gesù, perché su di lui Dio ha posto il suo sigillo. Questo è il punto centrale del nostro brano: si tratta di accogliere Gesù come l’inviato di Dio. Aver fede è quindi superare una comprensione semplicemente umana del mistero e dei segni di Gesù. La fede è l’unica cosa necessaria.

Occorre fare un salto di qualità. E’ la folla ora (v.30) che chiede a Gesù un ‘segno’ che giustifichi la sua pretesa di essere l’inviato di Dio. E Gesù spiega che la manna non era che un adombramento del vero pane del cielo: ora “ il Padre mio vi dà il pane dal cielo,quello vero; il pane di Dio  è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo” (v.33).

I giudei hanno finalmente capito (v.34) che si trovando di fronte a un pane straordinario, ma fraintendono ancora, pensando che sia un alimento terreno prodigioso.

Proprio la durezza di cuore della folla spinge Gesù a dare inizio al grande discorso sul ‘pane di vita’ introdotto al v.35: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame, e chi crede in me non avrà più sete”. Vengono alla mente le parole di Isaia  (55,1ss.): “ O voi tutti assetati venite all’acqua, chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate senza denaro e senza spesa vino e latte”.

 

XVII DOMENICA B

Luglio 20th, 2021

25 luglio 2021

XVII DOMENICA  B

“Una grande folla lo seguiva”

 Dal Vangelo secondo Giovanni, Capitolo 6, versetti 1-15

La folla che segue Gesù ha fame, ma nessuno si lamenta. Le persone che lo seguono sono affascinata dal suo insegnamento e dai suoi prodigi, tanto da non preoccuparsi della fame fisica.

Al di là della fame del corpo, esse sono nutrite da altro: non vivono di solo pane, ma della parola che esce dalla bocca di Gesù. E’ questa fame e questo incontro con Gesù che provoca il miracolo. Un miracolo non richiesto, ma donato, assolutamente gratuito.

Il miracolo-segno della moltiplicazione dei pani, descritto qui da Giovanni, è riportato da tutti gli evangelisti, e ciò indica che questo segno compiuto da Gesù aveva un significato rivelatore della sua identità e della sua missione.

Il racconto in Giovanni è inserito nel quadro del racconto dell’attività di Gesù in Galilea, che ha proprio nel capitolo VI del Quarto Vangelo il suo culmine: è l’autorivelazione di Gesù come pane di vita.

Tale tema è così presentato: il grande segno della moltiplicazione dei pani (vv. 1-15) e il suo significato svelato da Gesù il giorno dopo, alla sinagoga di Cafarnao (vv.26-59).

La costruzione del racconto è lineare: situazione e circostanze (vv.1-4), preparazione (vv.%-10), pasto sovrabbondante (vv.11-13), reazione della folla e fuga di Gesù (vv.14-15). Tutto il racconto converge sul significato simbolico del gesto che non deve essere frainteso, come invece accadrà (v.15).

Abbiamo una folla numerosa che segue Gesù per i segni ce compie.  Egli è sul monte e alzando gli occhi vede la folla che sale, davvero Gesù è al centro ed è il centro. Vi è un chiaro riferimento a Mosè, che sale sul monte come mediatore unico tra il popolo e Dio. Ora Gesù è la nuova guida del popolo di Dio, ben più grande di Mosè, perché ora è lui stesso a sfamare la folla, ad essere nutrimento.

E’ Gesù che prende l’iniziativa, e Andrea lo informa che i mezzi a disposizione sono insufficienti a sfamare tanta folla (v.9). Ma Gesù prende quei pochi pani e pesci e, dopo una preghiera di ringraziamento, li distribuisce ai presenti.

Il pane è il simbolo più adatto per esprimere il bisogno dell’uomo e l’amore di Dio.

Il miracolo supera abbondantemente le attese (vv.11-13) e Gesù viene acclamato come “il profeta che deve venire nel mondo” (v.14): per Giovanni questa definizione è importante, perché dimostra che Egli è il profeta atteso.

Di fronte al tentativo di ‘rapirlo con la forza’ per farlo re, Gesù fugge dimostrando  il profondo equivoco in cui è incorsa la folla.

Gesù fugge: fugge da coloro che vogliono fare di un profeta un re, da chi vuol trasformare in gesto politico un gesto d’amore.

 L’idea di un regno politico sulla terra è un misconoscere, per mancanza di fede, il vero regno di Gesù, che non è di questo mondo, è avere un’immagine distorta della sua identità e della sua missione.

Sarà necessaria una lunga catechesi in cui Gesù tenterà di elevare lo sguardo e le richieste di questa folla, che, pur vedendo, non crede ancora.

 

 

 

 

XVI DOMENICA B

Luglio 13th, 2021

18 luglio 2021

                                                               XVI  DOMENICA  B *

Mc. 6, 30-34

Gesù, dopo aver inviato i discepoli in missione, li accoglie al loro ritorno e li invita ad una pausa di riposo e riflessione.

Il breve testo  evangelico che la liturgia ci propone oggi si può scomporre in due parti: vv. 30-32, Gesù si isola con i suoi; vv. 33-34: Gesù istruisce la folla che lo cerca e lo trova.

Ma prima di interessarsi della folla si interessa dei discepoli, perché recuperino le energie fisiche e spirituali. La pausa di isolamento è per la ricerca di quel silenzio che si fa riflessione, preghiera e intimità.

Ma tale solitudine non dura a lungo: il luogo,  finora deserto, si popola di gente che desidera ascoltare il Maestro, che non rimane indifferente a questa gente affamata della sua Parola. Viene loro incontro facendo sentire la parola che conforta e il suo cuore che ama. Il verbo ‘ebbe compassione’ indica un profonda affetto dai tratti materni: Gesù si prende cura di loro come una mamma dei suoi bambini.

Venuto per una missione universale, Gesù non si mostra contrariato per l’improvviso cambiamento di programma e rivolge la sua attenzione premurosa ad un gruppo più ampio di quello dei suoi discepoli.

Come il gregge senza pastore non è più in grado di trovare pascoli dove sfamarsi, così il popolo senza guida non può trovare le sorgenti della vita. C’erano le guide di Israele – gli scribi, i farisei, i sadducei – ma evidentemente non soddisfacevano le attese della gente.

La presenza di Gesù è una novità; l’evangelista Marco lo aveva annotato subito: “Erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi” (Mc. 1,22). Per questo la gente accorre a Gesù.

E Gesù accontenta subito il desiderio della folla che lo vuol ascoltare: “Si mise a insegnare loro molte cose”. Solo dopo essere venuto incontro al loro desiderio di ascolto, Gesù provvederà anche al loro bisogno di pane (lo vedremo la prossima domenica) .

Questo ordine deve farci riflettere circa la priorità da assegnare ai bisogni dell’uomo.

 

XV DOMENICA B

Luglio 7th, 2021

 

XV  DOMENICA B

“Gesù chiamò i dodici e cominciò a mandarli…”

Dal vangelo secondo Marco, Capitolo 6, versetti 7-13

L’invio dei discepoli rappresenta un momento culminante dell’attività di Gesù. Essi, dopo essere stati chiamati, lo seguono fin dall’inizio della vita pubblica (Mc.1,16-20), e ora sono mandati a due a due per continuare la sua missione.

Il discepolo diviene tale a causa della chiamata da parte del maestro, e solo dopo aver condiviso la sua vita, viene inviato a continuarne la missione.

Il nostro brano si divide in tre momenti precisi: l’invio e il conferimento dell’autorità (v.7), le indicazioni su come si deve partire per la missione e sul comportamento da tenere dove si alloggia (vv.8-11) e un breve resoconto dell’attività dei dodici (vv.12-13).

I discepoli sono inviati, secondo l’uso del giudaismo, a due a due, in modo che la loro testimonianza sia valida- il missionario non è un avventuriero isolato – , ma sopratutto efficace segno di quell’amore che viene proclamato.

Nell’amore che abita nella comunità è resa visibile la forza rinnovatrice del Vangelo.

Il potere affidato ai discepoli è accompagnato da alcune istruzioni circa le modalità dell’annuncio.

Non portate nulla per il viaggio”. L’ordine è chiaro, ma per evitare equivoci, Gesù scende nei particolari: né pane, né bisaccia, né denaro, né due tuniche, ma solo il bastone e i calzari. Tale ordine non lascia dubbi: l’annuncio viene portato nella povertà dei mezzi, in totale dipendenza dalla parola del vangelo.

I mezzi usati sono già un messaggio: come potrebbe il Vangelo, che ha come destinatari privilegiati gli ultimi, essere annunciato con opere grandiose e messaggeri ricchi e potenti? Come insiste su ciò Papa Francesco!!

 Queste direttive sono in evidente contrasto con il nostro buon senso apostolico, preoccupato dei mezzi, di ciò che si è e che si ha.

Il discepolo va ovunque, ma dove viene respinto diventa testimone, nel giorno del giudizio, dell’incredulità di chi lo ha rifiutato. Lo scuotere i calzari è allora severo monito  alla responsabilità di chi ascolta.

 “Il Vangelo è un’offerta che pone gli uomini davanti a una decisione” (Ernest).

C’è anche una certa urgenza per l’annuncio, per cui dove si trova opposizione, si va oltre. L’apostolo ha davanti a sé il mondo intero. E’ animato da una ‘sana inquietudine’, perché il suo è annuncio per la vita o per la morte.

Un’unica frase descrive l’esecuzione dell’incarico dato da Gesù (vv.12-13). I discepoli annunciano la conversione, scacciano i demoni e guariscono i malati: continuano in tutto l’opera del Maestro. L’evangelizzazione non può conoscere pause o ritardi.