Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

III DOMENICA ‘C’

gennaio 22nd, 2019

27 Gennaio 2019
LECTIO DIVINA

III DOMENICA ‘C’

Dal Vangelo secondo Luca, 1-4; 4,14-21

“……Gesù si recò a Nazaret……Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia, apertolo trovò il passo dove era scritto: “Lo Spirito del Signore è sopra di me… mi ha mandato ad annunziare ai poveri un lieto messaggio……” Poi rotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. Allora cominciò a dire: “Oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi”.

La liturgia della Parola ci aiuta oggi ad approfondire le ragioni del nostro attaccamento alla Bibbia, la Parola di Dio scritta, e ad impostare in modo corretto ogni nostra azione in modo da facilitare quel “largo accesso alla Parola di Dio “ che è caldamente raccomandato dalla Costituzione dogmatica del Vaticano II sulla divina rivelazione, la Dei Verbum.
Il modo con il quale Gesù si comporta nella sinagoga di Nazaret, dice già chiaramente il modo con cui intende servire la Parola: egli è il Profeta escatologico, e come tale dichiara non solo che la profezia si è realizzata, ma che lui stesso ne è la personale e piena realizzazione. Gesù si alza, prende il rotolo, lo apre, lo legge e si mette a spiegare: così è descritto il momento in cui si inaugura il tempo forte della salvezza. Egli non si accontenta di leggere il libro di Isaia, ma ne applica il messaggio profetico all’oggi: anzitutto a se stesso e alla sua missione, ma contemporaneamente ai suoi compaesani, a quanti ricevono l’invito alla fede e alla conversione mediante la sua parola.
Gesù spiega per la prima volta la Scrittura partendo da Isaia 61,1-2: una profezia tutta centrata sul dono escatologico dello Spirito santo. E’ il dono di Dio al Messia; è il dono di Javhè per i tempi messianici.
Lo Spirito, che unisce e crea l’unità nel popolo messianico è spirito di gioia e di consolazione: in Lui infatti viene proclamata la bella notizia e si inaugura il tempo del Vangelo. Lo Spirito è spirito di consacrazione e di missione: in Lui infatti Cristo e i cristiani vengono scelti e separati per il servizio della Parola. Esso è pure lo Spirito di liberazione e guarigione: in Lui infatti, tutti coloro che si aprono al dono divino, vengono guariti dalle loro infermità fisiche e spirituali.
Non si può pretendere di ‘conoscere’ Gesù come si conviene e come è necessario per arrivare alla salvezza, se non per mezzo dello Spirito di Dio. Chi non riceve questo dono, chi non si lascia invadere dal dono di Dio non conoscerà mai Gesù e il suo Vangelo in modo da accogliere con essi il dono della salvezza.
La Parola, come un seme fecondo, attende solo di cadere in un terreno libero ed accogliente per produrre frutti in sovrabbondanza.
Noi siamo una comunità chiamata ad ascoltare la Parola (fede), a incarnare nella vita e nella storia la Parola ascoltata (carità), e a porla come faro sul nostro cammino (speranza).
E’ quanto la liturgia della Parola di questa domenica ci aiuta a comprendere più a fondo.

MIRACOLO A LE HAVRE

gennaio 15th, 2019

Un film di Aki Kaurismäki .MIRACOLO A LE HAVRE
Il bellissimo film “Miracolo a Le Havre” è un miracolo di poesia e disincanto, ottimismo e amarezza. Il finale si preoccuperà di illuminare il concetto con uno splendido e improbabile ciliegio in fiore: un altro mondo è possibile, o ci verrebbe davvero un miracolo perché una storia come quella di Idrissa (il ragazzo di colore salvato da Marcel) accadesse nella realtà? Entrambe le cose, sembra dire il regista: il cancro che affligge il nostro modo di vivere e di agire è a un livello più che mai avanzato, ma “restano i miracoli”.
Il regista non chiude gli occhi di fronte al dolore del mondo: parla di povertà, di immigrazione clandestina, di repressione, di malattia. Ma poi chiede al cinema di cambiare le carte in tavola.
Ogni tanto, in mezzo agli orrori e alle ingiustizie, qualcosa che provi a riconciliare con la parte buona dell’umanità, ci deve pur essere. Il regista sceglie di affrontare un tema serio e grave come l’immigrazione con una curiosa fiaba urbana, dove i cattivi sono facilmente riconoscibili, i poliziotti hanno un cuore, l’anonimato non esiste, si può essere felici anche con poco, con il gusto semplice per le cose belle (un mazzo di fiori, un tramonto, una passeggiata) che ripaga delle difficoltà della vita.
In questo film delicato e toccante del regista finlandese – i cui eroi sono sempre i perdenti e gli esclusi secondo la mentalità corrente – tutto sembra volto al bene; ogni cosa pare magicamente andare come dovrebbe: le persone si aiutano tra loro, la solidarietà non è una parola vuota ma uno stile di vita, persino chi deve far rispettare le leggi rifiuta come può di applicare quelle ritenute ingiuste appellandosi al buonsenso e alla propria coscienza. Kaurismäki – grazie a una sceneggiatura leggera ma non banale, vuole convincerci che, sì, i miracoli possono accadere.. “Ottimismo è, quindi, la parola chiave. Ma forse ancora di più lo è fiducia. Una fiducia che si traduce nella speranza che le cose possano cambiare, che il mondo possa diventare un posto migliore. Così il bel film ‘Miracolo a Le Havre’ – apprezzato a Cannes, dove ha ricevuto il premio della critica e la menzione speciale della giuria ecumenica – ci chiede, con grande poesia e non senza ironia, di gettare uno sguardo positivo sulla realtà, nonostante le difficoltà, e di confidare ancora negli uomini, nella loro capacità di fare la cosa giusta.” (Gaetano Vallini, ‘L’Osservatore Romano’, 3 dicembre 2011) Un film attualissimo oggi anche se girato nel 2011. Un film che tutti dovrebbero vedere e sul quale commuoversi, ma sopratutto riflettere. Un film sull’oggi ma non solo per l’oggi, per tutte le stagioni. Potrebbe essere catapultato nel passato o proiettato tra cento anni.

II DOMENICA ‘C’

gennaio 15th, 2019

20 gennaio 2019
LECTIO DIVINA

II DOMENICA ‘C’

Dal Vangelo secondo Giovanni 2,1-12

“……Ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli……La madre di Gesù gli disse.”Non hanno più vino”. E Gesù rispose:”Che ho a che fare con te o donna? Non è ancora giunta la mia ora”. La madre dice ai servi:”Fate quello che vi dirà”……Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea……”.

Le nozze di Cana di Galilea di cui parla il vangelo , sono il simbolo della comunione che Dio vuole da sempre realizzare con gli uomini. Le nozze, nella Scrittura sono un simbolo ricorrente dell’amore di Dio per il suo popolo.
E’ questo il primo episodio del vangelo di Giovanni, in cui Gesù agisce come vero protagonista e nel primo ‘segno’ che Gesù compie viene annunciato il contenuto della sua attività messianica.
Il senso del miracolo da Lui compito può essere così riassunto: sostituire l’alleanza scritta sulle tavole di pietra, dunque vuota di gioia e di amore (vino che manca, giare vuote), con un nuovo patto in cui l’amore e la gioia sono la caratteristica fondamentale. Veri protagonisti del matrimonio dovrebbero essere gli sposi, ma essi rimangono nell’ambra; la coppia è’ anonima e secondaria. In primo piano c’è Gesù, sua madre nella prima parete del racconto, il maestro di tavola nella seconda, i servi.
Il ruolo della madre è delicato da interpretare. Ella appartiene alla festa a pieno titolo (“c’era la madre di Gesù” v.1), mentre Gesù con i suoi discepoli ha solo il ruolo dell’invitato, non pienamente coinvolto nel matrimonio. Infatti quella festa nuziale senza vino è simbolo della vecchia alleanza, vuotata di amore e di gioia. La Madre di Gesù riconoscer in lui il Messia, ripone in Lui la sua fiducia.
Il tema dell’ ‘ora’(v.4) attraversa tutto il vangelo di Giovanni e qualifica il momento della dipartita di Gesù (13,1; 17,1). Solo allora si avrà il vero rinnovamento dell’alleanza, l’instaurazione di un rapporto nuovo con Dio. In quel momento la madre sarà di nuovo presente (19,25) e sarà ancora chiamata ‘donna’ (19,26). Quanto avviene a Cana è una prefigurazione della realtà che si consumerà durante l’ ‘ora’ della croce. Quell’ora non può essere anticipata, ma può essere annunciata la realtà che essa produrrà.
Anche le giare che si trovano al centro del racconto (v.7) hanno anch’esse una funzione simbolica. Il materiale di cui sono fatte – la pietra -, ricorda le tavole della legge antica. Esse sono vuote proprio come il vecchio patto. Il numero sei nella Bibbia è il numero dell’imperfezione e sottolinea la non abilitazione delle pratiche legali e rituali a ottenere un rapporto tenero e gioioso con Dio.
Mentre l’acqua purifica scorrendo sul corpo, il vino dà gioia entrando nell’uomo: la purificazione offerta da Gesù è capace di entrare nell’uomo: ciò che Egli dice raggiunge il cuore e vi lascia la gioia (15,11).
L’episodio di Cana va dunque oltre il ‘fatto’ per assumere valore di ‘segno’, di invito a cogliere anche negli avvenimenti quotidiani la manifestazione di Dio, e a rispondere con fede. In questa prospettiva va letta la risposta di Maria, che dice ai servi “fate quello che vi dirà”(v.5): Maria è la prima credente, sa leggere il segno di Dio ed esorta i servi a fidarsi.

BATTESIMO DEL SIGNORE ‘ C ‘

gennaio 8th, 2019

13 gennaio 2019

LECTIO DIVINA

BATTESIMO DEL SIGNORE C

Dal vangelo secondo Luca, 3,15-16 . 21-22

“…Giovanni rispose a tutti dicendo: “ Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito santo e fuoco”…Il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito santo…e vi fu una voce dal cielo:”Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.

Gesù viene, ultimo inviato di Dio, incomparabilmente più ‘forte’ del Battista, poiché egli ha lo Spirito santo cioè –secondo la mentalità biblica del tempo-: la potenza stessa di Dio.
Ma: perché Gesù si fa battezzare?
Accettando di essere battezzato al Giordano, Gesù accetta la sua missione, che è di donare lo Spirito santo datore di vita.
Giovanni preannuncia che ‘Colui che viene battezza (cioè immerge) nello Spirito e nel fuoco’ cioè distrugge e purifica: realizza una creazione nuova.
E tutto ciò senza dire una parola. E’ il Padre che parla di Lui, e si compiace della sua obbedienza.
Gesù riceve in questo momento solenne la sua missione dal Padre, la sua investitura messianica (vv.21-22). Ciò avviene mentre Gesù pregava. La preghiera riempie la vita di Cristo, e Luca ama sottolinearlo più di tutti gli altri evangelisti.
La missione con cui il Padre consacra qui Gesù, gli sarà confermata sul monte della Trasfigurazione (la cui scena ha evidenti punti di contatto con quella del battesimo al Giordano), e verrà portata a compimento sulla croce, quando “donando il Suo Spirito” realizzerà la creazione nuova.
Il sacramento del battesimo costituisce – proprio perché ha un intrinseco rapporto con quello di Gesù- anche noi figli di Dio e portatori del Suo Spirito.

EPIFANIA ‘C’

gennaio 2nd, 2019

6 gennaio 2019
EPIFANIA DEL SIGNORE C *

Mt. 2, 1- 12
Alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: ”Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo….”

I ‘racconti dell’infanzia’ in Matteo presentano una riflessione teologica sugli inizi della vita del Gesù storico.
I Magi vengono nominati senza indicarne né il nome né il numero. I vangeli apocrifi sentono la necessità di colmare questa lacuna e riferiscono il loro numero e il loro nome: erano tre, Baldassarre, Melchiorre e Gaspare.
Il termine ‘magi’ è generico e può riferirsi sia a dei maghi, sia ad astrologi o sapienti. Essi giungono da una imprecisata località dell’Oriente. Queste figure rappresentative sono alla ricerca del ‘neonato’ re dei Giudei, davanti al quale vogliono prostrarsi.
Si comprende subito che Matteo vuole attribuire un significato simbolico alla nascita di Gesù, collegandola alla venuta di questi sapienti a Gerusalemme, il centro religioso della fede ebraico: l’offerta della salvezza ai pagani.
Il linguaggio che l’evangelista utilizza presenta Gesù come colui davanti al quale ci si inginocchia in adorazione con profondo rispetto.
All’atteggiamento di Erode, che teme di essere detronizzato, fa da contraltare la buona fede dei Magi. La ricomparsa della misteriosa stella che li accompagnava è per loro di buon augurio e conferma l’indicazione del luogo di nascita del Messia.
La gioia descritta nei versetti 10-11 è un tema tipico dei racconti dell’infanzia. La scena è semplice e lineare: i Magi entrano nella casa, si prostrano e adorano il Bambino, secondo gli usi delle corti orientali. Essi lo vedono, e sono invitati a scegliere tra de atteggiamenti fondamentali: la fragilità o la potenza, la dolcezza o la violenza, l’accoglienza del più debole o il rifiuto del diverso, l’amabilità o la crudeltà. Gesù o Erode.
Poi offrono tre doni: oro e mirra rimandano alla regalità del Messia. La rilettura dei Padri della Chiesa ha individuato tre precisi significati nei tre doni: L’oro è un omaggio alla regalità, l’incenso alla divinità e la mirra all’umanità di Gesù.
Per un’altra strada i Magi fanno ritorno (v.12): la strada del ritorno è qualitativamente diversa; i saggi hanno capito che nulla per loro sarà più come prima.
Questo episodici assicura che nessuno è escluso dalla salvezza. I Magi fanno da corona al Natale chiudendo la fila dei primi visitatori al Re-Bambino, ma tenendo aperta per tutti la strada che porta a Gesù. E’ la vocazione universale e missionaria della Chiesa.