Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

XXV DOMENICA C

Settembre 20th, 2019

22 Settembre 2019

XXV  DOMENICA  “C”

 

Dal vangelo secondo Luca, capitolo 16, versetti 1-13

 

“ Chi è fedele nel poco è fedele anche nel molto”

 

I versetti 5-7 del vangelo di oggi ci mostra l’amministratore che convoca i debitori del suo padrone: ha in mano i biglietti in cui è scritto che questi debitori riconoscono il loro debito verso il suo padrone; ora li invita a redigerne altri in cui il cento sarà sostituito rispettivamente da cinquanta e da ottanta. Naturalmente, nessuno dei debitori esita di fronte alla proposta dell’amministratore scaltro, del quale non è difficile capire il calcolo: quegli individui si riterranno obbligati a riceverlo in casa loro (v.4), sono diventati suoi complici e, se lui non ha più niente da perdere, essi hanno un interesse evidente che egli non parli. Egli li tiene in suo potere con la minaccia di un ricatto sempre possibile: Non è il caso di soffermarsi sull’attualità di tale situazione!…

La gente del mondo ha una grande abilità nel condurre gli affari. Quando sono in gioco gli interessi, si sanno prendere i mezzi efficaci, siano essi buoni o cattivi. Sarebbe bello incontrare la stessa ingegnosità nei figli della luce quando si tratta dei loro affari, della ricerca del Regno e della giustizia di Dio (cfr. Mt.6,33).

Le prime parole del versetto 8 suscitano molti interrogativi: “Il padrone lodò quell’amministratore disonesto”. Ma è chiaro qual è l’aspetto esemplare della condotta dell’amministratore disonesto e di quanti gli assomigliano: l’abilità dimostrata nel loro campo specifico dovrebbe stimolare i credenti a dimostrarsi altrettanto abili sul piano della realizzazione del messaggio evangelico.

La storia dell’amministratore disonesto trova, agli occhi dell’evangelista Luca, la sua autentica conclusione nella dichiarazione del versetto 9:” Ebbene, io vi dico, procuratevi amici con la iniqua ricchezza, perché quand’essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne”, che è ricalcato sul versetto 4: riflettendo sulla sua situazione, l’amministratore aveva pensato:” So io che cosa fare perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.

I vv.10-12 ci presentano due sentenze:”Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto, e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto”. “Se dunque non siete stati fedeli nella disonesta ricchezza, chi vi affiderà quella vera?”.

La delusione che molti  uditori di questo brano evangelico proveranno è molto istruttiva: essi sono pronti a dire, con il fariseo della parabola: “Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini… (cfr.Lc.18,11). Certo, il Vangelo non approva la disonestà, ma l’esempio dell’amministratore disonesto dà l’occasione a due insegnamenti: il primo (v.8) è un invito a rendere conto delle esigenze del momento che si sta vivendo, della necessità di una risposta immediata e senza ripensamenti all’invito della grazia di Dio: la decisione fa presa ‘subito’, dopo potrebbe essere troppo tardi!

Il secondo insegnamento (v.9) è quello sull’uso del denaro, e l’atteggiamento cristiano è definito senza alcuna ambiguità: il denaro deve servire ad aiutare quanti si trovano nel bisogno.           

 

 

XVI DOMENICA ‘C’

Luglio 16th, 2019

21 Luglio 2019

XVI DOMENICA  C

Vangelo di Luca, capitolo 10, versetti 38-42

“Marta e Maria”

L’episodio evangelico delle due sorelle di Betania è un ‘frammento di vita’, riferito da Luca con l’intento di evidenziare la superiorità dell’ascolto della Parola sul servizio dell’ospitalità. Il discepolo di ogni generazione deve ricordare che la sua caratteristica fondamentale è l’ ‘ascolto’, cui deve essere sempre accordato il primato assoluto.

Al versetto 40 vediamo Marta “tutta presa dai molti servizi”, quasi voglia dire a Gesù:” Il mio amore per te è reso visibile in questi servizi!”. Si tratta certo di servizi di amore per il Signore, eppure l’assorbono e la distolgono da colui per il quale si affatica. E’ un controsenso, ma è così!

Marta è ansiosa e agitata, crede di poter pretendere un aiuto da sua sorella, con l’intervento di Gesù :”Dille dunque che mi aiuti” (v.40). Quasi a dirgli:” Non trattenerla, almeno tu che hai più buon senso, richiamala al suo dovere!”. Ella non sopporta che qualcosa sfugga al suo controllo, deve regolamentare tutto, il comportamento di Maria e perfino quello di Gesù, al quale si permette di dare degli ordini! Quando si imprime alla vita un ritmo convulso e agitato si perde di vista la propria identità e il vero ideale, naufragando nell’azione.

Gesù non biasima Marta, non la rimprovera, ma ha qualcosa da dirle: le offre un concreto aiuto per rimettere ordine nella sua vita, nel suo febbrile da fare e nei molti servizi. In realtà, Marta ha stravolto lo scopo di quella visita: Gesù non è andato a Betania per gustare un buon pranzo, ma soprattutto per donare la sua Parola di luce e di verità. Il Maestro non condanna il lavoro, l’attività, l’impegno nella vita, ma rifiuta decisamente l’ansia nei dovei quotidiani, che opprime e fa esaurire.

Quel “ti preoccupi, ti agiti per molte cose” (v.41) detto da Gesù, suggerisce l’idea di una ‘divisione interiore’ che sperimenta la persona che si trova contesa tra obiettvi o scelte opposte; Marta non riesce a scegliere ciò che è realmente migliore: vorrebbe anche lei godere della compagnia di Gesù, ma è richiamata dall’urgenza del ‘fare’; vorrebbe dedicarsi all’ascolto, ma è tutta presa dai mille particolari dei preparativi per il pranzo; vorrebbe bearsi del fascino della ‘Parola’, ma una stanca amarezza invade il suo cuore.  Dall’orizzonte dei suoi interessi è tramontato anche il Maestro. Il suo è un affannarsi che l’ha presa così tanto da distoglierla da Colui per il quale si sta affaticando: Sembra che Gesù voglia dirle:” Io non dirò a Maria di venire ad aiutarti, dirò invece a te: fermati anche tu un po’ ad ascoltare, perché questo mi fa più piacere!”.

Maria che “ha scelto la parte migliore” (v.42) ha scelto l’attività dell’anima. Chi possiede la parte migliore non si perde in valori intermedi, e si trova come già al di là di ogni affanno, di ogni agitazione e delle molte cose da fare. E’ una discepola ‘attivissima nell’anima, tesa ai fremiti di una vita interiore che impegna ben più dell’agitarsi all’esterno: affrontare se stessi sotto gli occhi di Dio richiede più coraggio di quello che è necessario per darsi agli altri.

L’ascolto è l’atteggiamento essenziale del credente. Ma Marta e Maria non si contrappongono né si escludono; al contrario, si integrano, si completano, si fondono: Non si può essere solo Marta e neppure solo Maria, ma l’una e l’altra insieme, mai l’una senza l’altra, mai l’una contro l’altra. L’una e l’altra insieme: la contemplazione nell’azione. Le due sorelle devono convivere armoniosamente in noi; deve esserci tra loro una ‘sintesi vitale’, perché la contemplazione possa nutrire e sostenere il lavoro quotidiano. Se l’azione non scaturisce dalla contemplazione si scade inevitabilmente nell’attivismo, si smarrisce la capacità di saper…’perdere tempo’ per riservarlo a se stessi, di avere del ‘tempo vuoto’ per riempirlo di silenzio, di preghiera, di altri pensieri, e così ritemprare le energie fisiche e spirituali. Bisogna sapersi ‘fermare dentro’: allora si sceglie la parte migliore.

Anche le due sorelle di Betania ricercano l’unità interiore, ma non nella stessa direzione. Marta la persegue per una via sbagliata: subordina ogni altra cosa a un nutrito programma di cose da fare; Maria invece, la ricerca nel lasciarsi conquistare e possedere dal maestro fin nel più profondo del suo essere, perché è convinta che Lui è l’unico capace di unificare la sua persona.

XV DOMENICA ‘C’

Luglio 11th, 2019

14 Luglio 2019

RIFLESSIONE SUL VANGELO DELLA DOMENICA

Vangelo di Luca, Capitolo 10, versetti 25-37

“Il buon samaritano”

“Fa’ questo e vivrai” (versetti 25 e 28): mi sembra questo il cuore del messaggio del vangelo di oggi. Non si tratta di ‘dire’, ma di ‘fare’. La legge resta, ma Gesù la compie, la libera dai commenti che ne uccidevano lo spirito e la riporta all’amore, e con ciò ne aumenta le esigenze.

Luca non cerca di stabilire una gerarchia tra i due precetti dell’amore. Amare Dio non consiste nel pretendere di servirlo pur “chiudendo il proprio cuore” al prossimo nel bisogno, come hanno fatto il sacerdote e il levita (versetti 31-32). Ma, inversamente, solo l’amore per Dio rende autentico l’amore per il prossimo, dandogli la sua ragione ultima.

L’uomo che i briganti hanno spogliato, percosso e lasciato mezzo morto, discendeva da Gerusalemme a Gerico (chi ha avuto la fortuna di visitare quei luoghi, sa quanto sia propizia alle imboscate questa strada desertica di una trentina di chilometri che collega la Città santa con Gerico, che si trova 1000 metri più in basso). Dopo la  presentazione del ferito, Luca ci dà quella –laconica- di un sacerdote e un levita, che, pur avendo visto il poveretto al bordo della strada, passano dall’altra parte e si allontanano.

E’ evidente che Luca vuol qui far emergere il contrasto tra l’atteggiamento dei giudei che non amano, e del samaritano che ama. Il sacerdote e il levita  del nostro racconto simboleggiano lo stretto attaccamento alle prescrizioni rituali. Ma: il culto regolato dalla Torah non può prevalere sull’amore, cuore della Torah!

Che il terzo uomo a passare vicino al ferito fosse un samaritano pieno di carità (v.33), è un fatto che doveva sorprendere gli ascoltatori di Gesù. E’ una situazione non priva di ironia: uno di quei samaritani che i giudei consideravano come eretici e scismatici, come i peggiori peccatori, viene in aiuto di uno sconosciuto, e così dimostra di capire meglio dei rappresentanti ufficiali del giudaismo la volontà di Dio. Il samaritano non si chiede se il ferito sia giudeo o no, amico o nemico. Gli basta trovarsi in presenza di un uomo in difficoltà, che ha bisogno di aiuto. Non fa per lui ‘qualcosa’, ma ‘tutto’ ciò che può. I particolari del suo intervento fanno risaltare meglio l’ ‘omissione’ scandalosa del sacerdote e del levita. La compassione totalmente disinteressata del samaritano è così esemplare da far vedere  in costui, a molti Padri della chiesa, i tratti stessi di Cristo.

Come il ferito non poteva non riconoscere il suo prossimo in colui che lo colmava di cure, così noi dobbiamo saper riconoscere –con atti concreti- il nostro prossimo in ogni uomo. Questo sembra volerci dire Luca: non cercare di limitare il campo alla tua ‘misericordia’,  soccorri chiunque sia nel bisogno.

Oggi gli immigrati , i bianchi  e i neri, i palestinesi e gli israeliti , e così via, hanno preso il posto dei giudei e dei samaritani. Ma il vangelo continua ad interpellare ognuno di noi:”Sei intimamente persuaso che l’amore di Dio e del prossimo ‘compie’ tutta la legge, e che la pietà più scrupolosa non vale niente senza la ‘compassione’ e la ‘misericordia’? Nella tua azione, e quindi nel tuo cuore, restano discriminazioni fondate sulla razza, la condizione sociale, la religione, la cultura, ecc.?

Queste domande, e altre ancora,i vengono poste  dal signore a coloro che sanno ascoltare la sua Parola. Rispondendogli con le azioni, e assimilandoci a lui, il ‘buon Samaritano’ per eccellenza, avremo la gioia di scoprirlo in tutti coloro che avremo amato:”Ogni volta che voi avete fatto queste cose a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, l’avrete fatta a me” (Mt.25,40).

 

XIV DOMENICA ‘C’

Luglio 5th, 2019

07 LUGLIO 2019

XIV DOMENICA   “ C “

Vangelo di Luca, Capitolo  10, versetti 1-12; 17-20.

“ E’ VICINO A VOI IL REGNO DI DIO “

Sulla via che lo porta a Gerusalemme, Gesù si preoccupa di unire a sé, in un compito missionario impegnativo, altri discepoli. “Designò 72 discepoli e li inviò…”(v.1). Si delinea qui la diversità e la complementarietà dei diversi ministeri nella Chiesa per il Regno: dodici e settantadue, inviati in tempi diversi dallo stesso Gesù.

“La messe è molta, ma gli operai sono pochi” (v.2): con queste parole iniziano le istruzioni di Gesù ai discepoli che ha appena designato e sta per inviare in missione. Potrà sorprendere, ma è così : prima  dell’ “andate”, viene il “pregate” (v.2b), Gesù vuol dire –a loro e a noi- che i discepoli potranno collaborare alla Sua missione salvifica  innanzitutto stabilendo il primato di Dio nella loro vita;  e ciò ha l’assoluta priorità rispetto all’apostolato .

Dopo alcune indicazioni al negativo (“non portate…non salutate…”), vengono le affermazioni positive, quelle più importanti (versetti 4.7.9.): “dite…restate…curate”: al divieto di salutare si contrappone il comando di predicare il Regno vicino e di augurare la pace. Gesù suggerisce un saluto carico di un significato nuovo:” Pace a questa casa!”. In questo saluto sta nascosta la potenza salvifica di Colui che ha scelto e mandato il messaggero: è presente una benedizione apportatrice di beni; così Luca fa della pace l’oggetto fondamentale della missione.

In secondo luogo Gesù vuole che i suoi discepoli annunzino che “il Regno di Dio è vicino” (v.11): questa espressione indica non una vicinanza locale o cronologica, ma una apertura di Dio alla salvezza di chi crede e accoglie il messaggio di salvezza come un dono Suo.

I versetti 17/20 parlano del ritorno dei 72  discepoli , e qui emergono con chiarezza alcune tematiche caratteristiche dell’evangelista Luca:

  1. la gioia dei discepoli: essa è un segno rivelatore dei tempi messianici; è una testimonianza che il Regno di dio comincia a stabilirsi nel cuore e nella vita di chi crede e, credendo, diviene testimone.
  2. Il motivo di questa gioia: i discepoli hanno sperimentato la persona dello Spirito santo nelle loro azioni.

In un tempo in cui regno la tentazione del pessimismo, questa pagina di luca è di grande attualità: essa ci ricorda che, a partire dalla Pentecoste noi viviamo nel periodo della ‘mietitura’, che ogni giorno in qualche parte della terra matura un frutto, e che il ‘padrone’ può convocare nuove squadre di mietitori per dare il cambio a quelle che sono ormai sfinite.

 

 

SOLENNITA’ DEL CORPO E SANGUE DI CRISTO

Giugno 18th, 2019

LECTIO DIVINA

SOLENNITA’ DEL SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO                    

                                                                                              Anno C

            “TUTTI NE MANGIARONO E SI SAZIARONO”

Dal Vangelo di S.Luca, Cap.9, vv,11-17

Il vangelo di oggi, con il racconto della moltiplicazione dei pani, ci mostra un Gesù che ricalca perfettamente le caratteristiche dell’ ‘uomo nuovo’.  Le sue parole, i suoi gesti, la sua attenzione verso i bisogni di chi gli sta accanto, svelano l’amore premuroso di un cuore che è un tutt’uno con il padre e con i fratelli,

Il racconto si apre con Gesù che annuncia il regno di Dio e guarisce quanti hanno bisogno di cure .

Molta folla lo ha seguito mossa anche da bisogni materiali e Gesù non si è tirato indietro, anzi, all’invito degli apostoli di congedare quel gran numero di persone, è lui stesso a volersene fare carico. E dona loro più di quanto sarebbe stato lecito aspettarsi: l’annuncio del Regno e un pane che sazia la fame di tutti.

Il miracolo si svolge in una regione solitaria al calar del sole. Tutto quanto pone in risalto l’impossibilità umana di risolvere il problema. Ma, proprio là dove le capacità umane si scontrano con i propri limiti, Gesù permette di andare oltre, perché “nulla è impossibile a Dio”.

Al versetto 16 è significativa la sottolineatura data ai verbi dell’azione di Gesù:prese i pani,  levati gli occhi al cielo,… li benedisse, li spezzò, li diede…E’ evidente l’allusione all’ Ultima Cena, come pure all’apparizione ai discepoli di Emmaus. L’eucaristia è sorgente di carità: nasce dall’amore di Cristo e diventa radice dell’amore tra i fedeli riuniti attorno allo steso pane e allo stesso calice.

Gesù appare come il Salvatore che si fa carico dei bisogni di una umanità affamata dell’annuncio del Regno di Dio, di salute fisica e di un pane che sazia veramente. La liturgia di oggi ci invita infatti a pensare anche a un’altra fame che tormenta l’uomo, anche se questi non sa bene decifrarla: la fame spirituale di Dio.

***

Tutto il rito della Messa  si può leggere alla luce del Vangelo di oggi:

  1. Dio convoca il suo popolo (riti d’inizio): come l’Eucaristia domenicale ci fa sentire comunità? Perché è troppo spesso segno imperfetto e sbiadito?
  2. Dio parla al suo popolo (liturgia della Parola): quale apertura abbiamo alla Parola di Dio? Sappiamo leggere la storia – e la nostra storia personale- come luogo in cui la Storia della salvezza si sta realizzando?
  3. Dio invita a mensa il suo popolo: siano consapevoli di essere anche noi , come il pane e il vino, come il Figlio, presi, scelti ed eletti?
  4. Dio manda il suo popolo: il pane serve per vivere, l’Eucaristia per diventare cristiani. Come traduciamo nella vita l’Eucaristia celebrata?