Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

XV DOMENICA ‘C’

Luglio 11th, 2019

14 Luglio 2019

RIFLESSIONE SUL VANGELO DELLA DOMENICA

Vangelo di Luca, Capitolo 10, versetti 25-37

“Il buon samaritano”

“Fa’ questo e vivrai” (versetti 25 e 28): mi sembra questo il cuore del messaggio del vangelo di oggi. Non si tratta di ‘dire’, ma di ‘fare’. La legge resta, ma Gesù la compie, la libera dai commenti che ne uccidevano lo spirito e la riporta all’amore, e con ciò ne aumenta le esigenze.

Luca non cerca di stabilire una gerarchia tra i due precetti dell’amore. Amare Dio non consiste nel pretendere di servirlo pur “chiudendo il proprio cuore” al prossimo nel bisogno, come hanno fatto il sacerdote e il levita (versetti 31-32). Ma, inversamente, solo l’amore per Dio rende autentico l’amore per il prossimo, dandogli la sua ragione ultima.

L’uomo che i briganti hanno spogliato, percosso e lasciato mezzo morto, discendeva da Gerusalemme a Gerico (chi ha avuto la fortuna di visitare quei luoghi, sa quanto sia propizia alle imboscate questa strada desertica di una trentina di chilometri che collega la Città santa con Gerico, che si trova 1000 metri più in basso). Dopo la  presentazione del ferito, Luca ci dà quella –laconica- di un sacerdote e un levita, che, pur avendo visto il poveretto al bordo della strada, passano dall’altra parte e si allontanano.

E’ evidente che Luca vuol qui far emergere il contrasto tra l’atteggiamento dei giudei che non amano, e del samaritano che ama. Il sacerdote e il levita  del nostro racconto simboleggiano lo stretto attaccamento alle prescrizioni rituali. Ma: il culto regolato dalla Torah non può prevalere sull’amore, cuore della Torah!

Che il terzo uomo a passare vicino al ferito fosse un samaritano pieno di carità (v.33), è un fatto che doveva sorprendere gli ascoltatori di Gesù. E’ una situazione non priva di ironia: uno di quei samaritani che i giudei consideravano come eretici e scismatici, come i peggiori peccatori, viene in aiuto di uno sconosciuto, e così dimostra di capire meglio dei rappresentanti ufficiali del giudaismo la volontà di Dio. Il samaritano non si chiede se il ferito sia giudeo o no, amico o nemico. Gli basta trovarsi in presenza di un uomo in difficoltà, che ha bisogno di aiuto. Non fa per lui ‘qualcosa’, ma ‘tutto’ ciò che può. I particolari del suo intervento fanno risaltare meglio l’ ‘omissione’ scandalosa del sacerdote e del levita. La compassione totalmente disinteressata del samaritano è così esemplare da far vedere  in costui, a molti Padri della chiesa, i tratti stessi di Cristo.

Come il ferito non poteva non riconoscere il suo prossimo in colui che lo colmava di cure, così noi dobbiamo saper riconoscere –con atti concreti- il nostro prossimo in ogni uomo. Questo sembra volerci dire Luca: non cercare di limitare il campo alla tua ‘misericordia’,  soccorri chiunque sia nel bisogno.

Oggi gli immigrati , i bianchi  e i neri, i palestinesi e gli israeliti , e così via, hanno preso il posto dei giudei e dei samaritani. Ma il vangelo continua ad interpellare ognuno di noi:”Sei intimamente persuaso che l’amore di Dio e del prossimo ‘compie’ tutta la legge, e che la pietà più scrupolosa non vale niente senza la ‘compassione’ e la ‘misericordia’? Nella tua azione, e quindi nel tuo cuore, restano discriminazioni fondate sulla razza, la condizione sociale, la religione, la cultura, ecc.?

Queste domande, e altre ancora,i vengono poste  dal signore a coloro che sanno ascoltare la sua Parola. Rispondendogli con le azioni, e assimilandoci a lui, il ‘buon Samaritano’ per eccellenza, avremo la gioia di scoprirlo in tutti coloro che avremo amato:”Ogni volta che voi avete fatto queste cose a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, l’avrete fatta a me” (Mt.25,40).

 

XIV DOMENICA ‘C’

Luglio 5th, 2019

07 LUGLIO 2019

XIV DOMENICA   “ C “

Vangelo di Luca, Capitolo  10, versetti 1-12; 17-20.

“ E’ VICINO A VOI IL REGNO DI DIO “

Sulla via che lo porta a Gerusalemme, Gesù si preoccupa di unire a sé, in un compito missionario impegnativo, altri discepoli. “Designò 72 discepoli e li inviò…”(v.1). Si delinea qui la diversità e la complementarietà dei diversi ministeri nella Chiesa per il Regno: dodici e settantadue, inviati in tempi diversi dallo stesso Gesù.

“La messe è molta, ma gli operai sono pochi” (v.2): con queste parole iniziano le istruzioni di Gesù ai discepoli che ha appena designato e sta per inviare in missione. Potrà sorprendere, ma è così : prima  dell’ “andate”, viene il “pregate” (v.2b), Gesù vuol dire –a loro e a noi- che i discepoli potranno collaborare alla Sua missione salvifica  innanzitutto stabilendo il primato di Dio nella loro vita;  e ciò ha l’assoluta priorità rispetto all’apostolato .

Dopo alcune indicazioni al negativo (“non portate…non salutate…”), vengono le affermazioni positive, quelle più importanti (versetti 4.7.9.): “dite…restate…curate”: al divieto di salutare si contrappone il comando di predicare il Regno vicino e di augurare la pace. Gesù suggerisce un saluto carico di un significato nuovo:” Pace a questa casa!”. In questo saluto sta nascosta la potenza salvifica di Colui che ha scelto e mandato il messaggero: è presente una benedizione apportatrice di beni; così Luca fa della pace l’oggetto fondamentale della missione.

In secondo luogo Gesù vuole che i suoi discepoli annunzino che “il Regno di Dio è vicino” (v.11): questa espressione indica non una vicinanza locale o cronologica, ma una apertura di Dio alla salvezza di chi crede e accoglie il messaggio di salvezza come un dono Suo.

I versetti 17/20 parlano del ritorno dei 72  discepoli , e qui emergono con chiarezza alcune tematiche caratteristiche dell’evangelista Luca:

  1. la gioia dei discepoli: essa è un segno rivelatore dei tempi messianici; è una testimonianza che il Regno di dio comincia a stabilirsi nel cuore e nella vita di chi crede e, credendo, diviene testimone.
  2. Il motivo di questa gioia: i discepoli hanno sperimentato la persona dello Spirito santo nelle loro azioni.

In un tempo in cui regno la tentazione del pessimismo, questa pagina di luca è di grande attualità: essa ci ricorda che, a partire dalla Pentecoste noi viviamo nel periodo della ‘mietitura’, che ogni giorno in qualche parte della terra matura un frutto, e che il ‘padrone’ può convocare nuove squadre di mietitori per dare il cambio a quelle che sono ormai sfinite.

 

 

SOLENNITA’ DEL CORPO E SANGUE DI CRISTO

Giugno 18th, 2019

LECTIO DIVINA

SOLENNITA’ DEL SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO                    

                                                                                              Anno C

            “TUTTI NE MANGIARONO E SI SAZIARONO”

Dal Vangelo di S.Luca, Cap.9, vv,11-17

Il vangelo di oggi, con il racconto della moltiplicazione dei pani, ci mostra un Gesù che ricalca perfettamente le caratteristiche dell’ ‘uomo nuovo’.  Le sue parole, i suoi gesti, la sua attenzione verso i bisogni di chi gli sta accanto, svelano l’amore premuroso di un cuore che è un tutt’uno con il padre e con i fratelli,

Il racconto si apre con Gesù che annuncia il regno di Dio e guarisce quanti hanno bisogno di cure .

Molta folla lo ha seguito mossa anche da bisogni materiali e Gesù non si è tirato indietro, anzi, all’invito degli apostoli di congedare quel gran numero di persone, è lui stesso a volersene fare carico. E dona loro più di quanto sarebbe stato lecito aspettarsi: l’annuncio del Regno e un pane che sazia la fame di tutti.

Il miracolo si svolge in una regione solitaria al calar del sole. Tutto quanto pone in risalto l’impossibilità umana di risolvere il problema. Ma, proprio là dove le capacità umane si scontrano con i propri limiti, Gesù permette di andare oltre, perché “nulla è impossibile a Dio”.

Al versetto 16 è significativa la sottolineatura data ai verbi dell’azione di Gesù:prese i pani,  levati gli occhi al cielo,… li benedisse, li spezzò, li diede…E’ evidente l’allusione all’ Ultima Cena, come pure all’apparizione ai discepoli di Emmaus. L’eucaristia è sorgente di carità: nasce dall’amore di Cristo e diventa radice dell’amore tra i fedeli riuniti attorno allo steso pane e allo stesso calice.

Gesù appare come il Salvatore che si fa carico dei bisogni di una umanità affamata dell’annuncio del Regno di Dio, di salute fisica e di un pane che sazia veramente. La liturgia di oggi ci invita infatti a pensare anche a un’altra fame che tormenta l’uomo, anche se questi non sa bene decifrarla: la fame spirituale di Dio.

***

Tutto il rito della Messa  si può leggere alla luce del Vangelo di oggi:

  1. Dio convoca il suo popolo (riti d’inizio): come l’Eucaristia domenicale ci fa sentire comunità? Perché è troppo spesso segno imperfetto e sbiadito?
  2. Dio parla al suo popolo (liturgia della Parola): quale apertura abbiamo alla Parola di Dio? Sappiamo leggere la storia – e la nostra storia personale- come luogo in cui la Storia della salvezza si sta realizzando?
  3. Dio invita a mensa il suo popolo: siano consapevoli di essere anche noi , come il pane e il vino, come il Figlio, presi, scelti ed eletti?
  4. Dio manda il suo popolo: il pane serve per vivere, l’Eucaristia per diventare cristiani. Come traduciamo nella vita l’Eucaristia celebrata?

 

SS. TRINITA’

Giugno 17th, 2019

16 giugno 2019           LECTIO  DIVINA

 

 

SOLENNITA’ DELLA SANTISSIMA TRINITA’   “C”

 

“ Lo Spirito vi guiderà alla verità tutta intera”

                                                                                       

Vangelo di S.Giovanni, Capitolo 16, versetti 12-15

 

Come l’Alleanza nell’Antico Testamento o la divinità di Gesù nel Nuovo, così il mistero della Trinità è stato rivelato prima coi fatti che con le parole. Esso riceverà la sua formulazione ufficiale solo nel Concilio di Nicea del 325.

Nel brano evangelico di oggi vediamo che Gesù constata , al termine della sua missione terrena, di non aver potuto ancora trasmettere tutto il suo messaggio ai discepoli. Non basta infatti (versetto 12) che il messaggio sia stato pronunciato perché sia anche capito. Inoltre siamo alla vigilia della passione, e i discepoli non sono ancora in grado di ‘portare’ tutto il messaggio di Gesù.

Nei versetti seguenti Gesù promette la venuta dello Spirito che li guiderà verso tutta la verità. Ormai Gesù ha presente l’avvenire, il tempo dello Spirito che comincerà a Pasqua.

Come Gesù lo Spirito è un inviato: anche lo Spirito dirà quello che ascolta da Dio, così come Gesù ha detto ‘quello che ha udito dal Padre’. Al versetto 13 Gesù dice che lo Spirito “annunzierà le cose future. Ma qual è l’avvenire che farà conoscere ai discepoli? Parecchi hanno pensato che si t della fine dei tempi.Ma Giovanni conosce un tempo già abbastanza lungo tra la morte di Gesù e il suo ritorno. Sembra più probabile che l’evangelista pensi qui a tutto l’avvenire della Chiesa. Giovanni sa che i discepoli hanno conosciuto situazioni diverse da quelle del tempo di Gesù e sa che lo Spirito li ha guidati facendo loro cogliere il senso delle parole e degli atti di Gesù, e facendo comprendere il significato della storia alla luce del vangelo del Maestro.

Le ‘cose future’ non sono dunque altro che la vita che i suoi discepoli sono chiamati a costruire a mano a mano in una storia che si apre ad un futuro sempre nuovo, che va vissuto nella fede.

Lo Spirito compirà la sua opera portando i discepoli ad assimilare la verità del Cristo, richiamando alla loro mente e al loro cuore le Sue parole (v.15): “per questo ho detto che prenderà del mio e ve lo annunzierà”.

Ora dipende dallo Spirito santo la comprensione e l’introduzione dei credenti nel mondo di Dio, la cui vita è interamente dono, amore, gioia di amare e di essere amato.

Bisogna che lasciamo penetrare nel cuore la testimonianza dello Spirito di verità per aderire sempre più profondamente alle Parole di Gesù in modo che tutta la nostra esistenza ne venga trasformata, perché solo Lui sa far fermentare il divino nell’umano.

L’Antico Testamento ha sempre concepito lo Spirito come soffio di Dio, ma non vedeva nello Spirito una Persona, e i credenti dovettero percorrere una lunga strada per giungere a interpretare la loro esperienza spirituale. Su questa via, S. Giovanni si è spinto più lontano di tutti gli autori del Nuovo testamento, e ci ha aiutato a penetrare nel mistero della Trinità, che è la massima espressione possibile di Amore:

  • Dio ama l’uomo di un amore gratuito e infinito (è Padre),
  • La nostra distanza da Dio ha fatto sì che si incarnasse per donarsi a noi (è Figlio),
  • E così nulla ha impedito l’effusione dello Spirito e del suo Amore (cioè di se stesso).

E’ questa la maggiore fonte della nostra beatitudine: che le Persone della Trinità ci ammettano a godere del loro amore. Ciò che dà più gioia e sicurezza ad un bambino è che il papà e la mamma si amino tra loro. Questo è, paradossalmente, più importante del fatto che essi amino lui. Perché egli non vuol essere amato con un amore diverso e a parte, ma vuole essere ammesso all’amore con cui il padre e la madre si amano tra loro, perché da questo amore egli ha avuto origine. Questo vale anche per noi nei confronti di Dio!

PENTECOSTE ‘C’

Giugno 4th, 2019

9 giugno 2019
PENTECOSTE

Vangelo di S.Giovanni, capitolo 14, versetti 14-26

“…lo Spirito santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa…”

La festa di Pentecoste era in origine una ‘festa delle messi’ (vedi libro dell’ Esodo, Cap.23, versetto 16), festa di pienezza e abbondanza. In seguito diventò celebrazione della Storia della salvezza (vedi Libro del Deuteronomio ( Cap.26, versetti dall’1 all’11), e presto venne fissata il cinquantesimo giorno dopo la Pasqua.
Il brano del Vangelo che la liturgia oggi ci presenta, pur breve, è molto ricco. Le prole di Gesù sono inserite nel ‘discorso di addio’ che Egli rivolge ai discepoli prima delle sua passione-glorificazione. E’ il suo testamento, ma, a differenza dei testatori umani, Gesù non si separa dai suoi, non li lascia orfani: egli resta il vivente, presente attraverso il dono dello Spirito.
Il ruolo dello “Spirito di verità” non è quello di presentare un’altra rivelazione, ma è un ruolo pedagogico: quello di portare i credenti ad entrare totalmente nel mistero dell’Amore Trinitario. Il suo compito è quello di “spiegare” la profondità salvifica dello scandalo della croce, e di ricordarlo, cioè di attualizzarne il contenuto e di interiorizzarlo nel cuore dei credenti.
Ad una comunità che rischia la paura dell’assenza di Gesù, lo smarrimento nella prova, il disorientamento di fronte agli interrogativi e ai problemi che insorgeranno in ogni tempo. S. Giovanni richiama la “sicurezza” del Paraclito (termine che significa:avvocato – consolatore – intercessore):
E’ LUI CHE RENDE OGNI UOMO CONTEMPORANEO DI CRISTO!
Sarà sempre e solo lo Spirito colui che farà comprendere le Scritture e ascoltare la “voce” del Buon Pastore.
La specificazione del versetto 16:”…Egli vi darà un altro Consolatore” non indica un sostituto di Gesù, ma la stessa persona del Risorto in una modalità nuova, intima e immediata: lo Spirito di Gesù è lo Spirito di Dio, è la presenza stabile della trinità che abita nei credenti e li trasforma in Suo Tempio.
In riferimento a Cristo, la Pentecoste costituisce il coronamento del Mistero Pasquale. E’ soprattutto l’evangelista Giovanni che dichiara il carattere personale della figura e dell’opera dello Spirito santo, presentato chiaramente come Terza Persona della Trinità.
Il Tempo dello Spirito è quello dell’edificazione del Regno e della responsabilità che ogni uomo è chiamato ad assumersi per rispondere all’iniziativa sempre preveniente del Padre.
La Pentecoste rappresenta dunque l’effettivo ‘battesimo’ della Chiesa in Spirito santo e fuoco: è la nascita 2ufficiale” della chiesa, l’inizio della Sua missione nel mondo intero.