Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

XVII DOMENICA ‘B’

agosto 8th, 2018

29 luglio 2018 LECTIO DIVINA

XVII DOMENICA ‘B’

Dal Vangelo secondo Giovanni 6, 1-15

“… Dove potremo comperare il pane perché costoro abbiano da mangiare?”……”C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?”…Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne vollero. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli:”Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto”… …

La moltiplicazione dei pani è uno dei miracoli che ha colpito di più la sensibilità degli evangelisti, al punto che abbiamo ben sei racconti di esso nei quattro vangeli.
Il pane è il simbolo più adatto per esprimere il bisogno dell’uomo e l’amore di Dio.
Gli evangelisti non si interessano però dell’aspetto meraviglioso dell’evento, ma si concentrano su altro: la modalità con la quale la gente deve mangiare il pane donato da Gesù, o il compito e le reazioni degli apostoli, e soprattutto sul senso teologico profondo di questo miracolo.
Per Giovanni esso è uno dei ‘segni’ che scandiscono la missione di Gesù, che creano una tensione verso la sua ‘ora’, cioè il momento della passione e risurrezione.
La scena iniziale ci mostra la gente che è condotta da Gesù sul monte,, il luogo che simboleggia la rivelazione divina (v.3).
Gesù che si siede in mezzo alla sua gente, circondato dai discepoli, è l’icona trasparente di Dio che dona la sua parola e il suo pane ed un’umanità bisognosa, ‘affamata’.
Certamente non sono quei cinque pani d’orzo a saziare tanta gente; eppure Gesù vuole servirsene proprio perché chiede ad ogni discepolo di lasciarsi coinvolgere nel suo meraviglioso progetto di salvezza per l’umanità. La dimensione universale di tale progetto è richiamata nel nostro racconto proprio dai due discepoli coinvolti più direttamente nel miracolo: Andrea e Filippo. Coi loro nomi greci essi simboleggiano la Chiesa che, superando i confini di Israele, raggiunge tutti gli uomini.
Il racconto pone poi una particolare attenzione sul modo con cui Gesù vuole che la gente mangi il pane: modo che ha una notevole carica simbolica. L’erba abbondante su cui la gente si siede richiama il Salmo 23, del Signore visto come Buon Pastore e Ospite generoso.
La gente, invece di capire dal miracolo della moltiplicazione l’invito ‘a farsi dono’, pensa che sia arrivato un re che assicura la sussistenza dei suoi sudditi (v.12). Gesù è perciò costretto a porre una necessaria distanza tra sé e la folla, tra quello che egli è e quello che la gente capisce di lui, (v.15).
Gesù fugge, non per isolarsi ma per trovarsi col Padre, Gesù rimane solo, ma altrove in Giovanni leggiamo che Egli dice: “Io non sono solo, perché il Padre è con me” (Gv. 16,32)

XIX DOMENICA ‘B’

agosto 8th, 2018

12 agosto 2018
LECTIO DIVINA

XIX DOMENICA ‘B’

Dal vangelo secondo Giovanni 6, 41-51

“……Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: sono disceso dal cielo?” . Gesù rispose loro:”Non mormorate tra di voi. Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre che mi ha mandato……. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo …… Io sono il pane vivo, disceso dal cielo……”.

Gesù intende attuare con tutta la sua esistenza la volontà del Padre che è la salvezza del mondo. Ma di fronte a questa ‘pretesa’ la crisi di fede degli uditori di Gesù esplode, come indica il verbo classico dell’incredulità degli ebrei durante il cammino nel deserto :”mormoravano” (v.41). Essi reagiscono energicamente contro il fatto che Gesù voglia sostituirsi alla Legge come fonte di vita e come nutrimento della fede. Infatti, solo nel brano odierno per ben tre volte incontriamo la dichiarazione di Gesù che si definisce “il pane disceso dal cielo e il “pane della vita” (vv.41.48.49).
Questo porta gli uditori di Gesù non soltanto a non riconoscere più in Lui neppure il profeta o il maestro, ma a scandalizzarsi della sua umanità, che appare loro inconciliabile con la pretesa di essere il pane della vita, cioè la norma per il sostegno della fede. Ormai non vedono in lui che un uomo ordinario, uno di cui conoscono il padre e la madre (v.42).
La risposta di Gesù è chiara: lo scandalo può essere superato solo per e con la grazia di Dio.
Proprio in questa occasione Gesù dono una delle più misteriose e dense affermazioni sulla fede:” Nessuno viene a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato” (v.44).
E’ questo un tema caro all’evangelista Giovanni: credere, diventare discepoli di Gesù, è possibile solo perché il Padre ‘dona’ i suoi figli al Figlio. (cfr. Gv.17,6).
Una ricerca centrata solo sul bisogno dell’uomo e non sulla gratuità di Dio si ferma al presente e non si apre alla novità e alla gratuità di Lui.
Secondo l’andamento tipico dei dialoghi giovannei, che assumono un percorso a spirale, il discorso ritorna ora a quanto era stato annunciato prima con l’opposizione tra la manna e il pane che dona la vita eterna:”Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia” (vv.49-50). Ora non c’è più la manna simbolo della legge, che non dava la vita, ma c’è Lui, il pane che dà la vita appunto perché è il Figlio.
A questo punto Gesù rimanda il futuro: “e il pane che io vi darò è la mia carne per la vita del mondo” (v.51). Questo pane sarà disponibile solo con la Pasqua. Parlando della Pasqua Gesù può finalmente dire che cosa sarà il pane da lui offerto: egli offrirà la sua carne ‘donata per’: il dono totale di sé. E’ in questo dono di sé che Gesù diventa pane di vita per il mondo, e non di vita che perisce, ma di vita eterna.

XVII DOMENICA ‘B’

luglio 24th, 2018

29 luglio 2018 LECTIO DIVINA

XVII DOMENICA ‘B’

Dal Vangelo secondo Giovanni 6, 1-15

“… Dove potremo comperare il pane perché costoro abbiano da mangiare?”……”C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?”…Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne vollero. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli:”Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto”… …

La moltiplicazione dei pani è uno dei miracoli che ha colpito di più la sensibilità degli evangelisti, al punto che abbiamo ben sei racconti di esso nei quattro vangeli.
Il pane è il simbolo più adatto per esprimere il bisogno dell’uomo e l’amore di Dio.
Gli evangelisti non si interessano però dell’aspetto meraviglioso dell’evento, ma si concentrano su altro: la modalità con la quale la gente deve mangiare il pane donato da Gesù, o il compito e le reazioni degli apostoli, e soprattutto sul senso teologico profondo di questo miracolo.
Per Giovanni esso è uno dei ‘segni’ che scandiscono la missione di Gesù, che creano una tensione verso la sua ‘ora’, cioè il momento della passione e risurrezione.
La scena iniziale ci mostra la gente che è condotta da Gesù sul monte,, il luogo che simboleggia la rivelazione divina (v.3).
Gesù che si siede in mezzo alla sua gente, circondato dai discepoli, è l’icona trasparente di Dio che dona la sua parola e il suo pane ed un’umanità bisognosa, ‘affamata’.
Certamente non sono quei cinque pani d’orzo a saziare tanta gente; eppure Gesù vuole servirsene proprio perché chiede ad ogni discepolo di lasciarsi coinvolgere nel suo meraviglioso progetto di salvezza per l’umanità. La dimensione universale di tale progetto è richiamata nel nostro racconto proprio dai due discepoli coinvolti più direttamente nel miracolo: Andrea e Filippo. Coi loro nomi greci essi simboleggiano la Chiesa che, superando i confini di Israele, raggiunge tutti gli uomini.
Il racconto pone poi una particolare attenzione sul modo con cui Gesù vuole che la gente mangi il pane: modo che ha una notevole carica simbolica. L’erba abbondante su cui la gente si siede richiama il Salmo 23, del Signore visto come Buon Pastore e Ospite generoso.
La gente, invece di capire dal miracolo della moltiplicazione l’invito ‘a farsi dono’, pensa che sia arrivato un re che assicura la sussistenza dei suoi sudditi (v.12). Gesù è perciò costretto a porre una necessaria distanza tra sé e la folla, tra quello che egli è e quello che la gente capisce di lui, (v.15).
Gesù fugge, non per isolarsi ma per trovarsi col Padre, Gesù rimane solo, ma altrove in Giovanni leggiamo che Egli dice: “Io non sono solo, perché il Padre è con me” (Gv. 16,32)

XV DOMENICA ‘B’

luglio 10th, 2018

15 luglio 2018
LECTIO DIVINA

XV DOMENICA ‘B’
Dal Vangelo secondo Marco 6, 7-13
“In quel tempo, Gesù chiamò i dodici, ed incominciò a mandarli a due a due…E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio…E diceva loro:”Entrati in una casa, rimanetevi finchè non ve ne andiate da quel luogo. Se in qualche luogo non vi riceveranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi…”.

Gesù associa a sé e al suo ministero i discepoli; il nostro brano racconta come Egli chiamò i dodici e li inviò nel mondo, affinché testimoniassero con la loro parola e il loro comportamento la presenza salvatrice di Dio.
Dopo il rifiuto di Nazaret, Gesù non rinuncia al suo progetto di radunare il popolo di Israele attorno all’annuncio della salvezza. Anzi, allarga il raggio d’azione e coinvolge nel compito di messaggeri del Regno anche i dodici, inviandoli in tutta la Galilea. Questa missione degli apostoli durante la vita pubblica di Gesù diventerà un punto di riferimento anche per la Chiesa pasquale.
Sorprendentemente il discorso di Gesù ai suoi inviati non riguarda tanto i contenuti della loro predicazione, quanto le indicazioni sullo stile che l’apostolo dovrà avere, dall’equipaggiamento fino al comportamento da tenere nel luogo dove sarà ospitato.(vv.10-11). L’annuncio deve svolgersi con sobrietà e povertà di mezzi.
Marco presenta la missione dei dodici come prolungamento del ministero stesso di Gesù.
L’apostolato dei dodici è possibile proprio a partire dalla relazione personale che essi hanno con Lui. Egli li manda a due a due (v.7), per ribadire la qualità della testimonianza della loro predicazione, proprio perché una testimonianza per essere credibile richiede, secondo la Scrittura, l’accordo di almeno due testimoni: il missionario non è un avventuriero isolato!
La parola della predicazione suscita, in chi l’accoglie, disponibilità e apertura, e crea un clima di vera fraternità di cui il missionario godrà per primo.
Certamente non mancheranno, come era già successo per Gesù, i rifiuti e le opposizioni (v.11 b). Per coloro che non accettano il messaggio del Regno, più che una condanna, vi è una messa in guardia, e all’apostolo viene chiesto di far capire loro la situazione grave in cui rischiano di cadere, chiudendosi alla lieta notizia.
L’attenzione di Marco va poi al segno che confermerà le parole dei dodici, e cioè il potere di scacciare gli spiriti immondi (v.13), potere che non si esercita sulle persone, ma sulle forze che cercano di tenerle schiave.

XIV DOMENICA B

luglio 4th, 2018

XIV DOMENICA B

Mc. 6,1-6
“In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone?”

Dopo una serie di prodigi culminati nel racconto di una risurrezione (c. 5) si direbbe che Mc comincia a preparare il destino di condanna e di morte, cui Gesù va incontro, narrando le reazioni di scetticismo e di rifiuto che egli affronta nella sua stessa patria (6,1-6), cioè a Nazaret. È questo il brano del Vangelo di questa domenica.
Il vangelo apre uno squarcio sulla disillusione (“si meravigliava della loro incredulità”) che Gesù deve aver provato nei confronti dell’ambiente che l’ha visto crescere: la conoscenza alla maniera umana, “secondo la carne” (2Cor 5,16), diviene chiusura nei confronti dell’inviato di Dio. Per incontrare Gesù, o lasciarsene incontrare, occorre il salto della fede, il rischio della fede.
La conoscenza che gli abitanti di Nazaret hanno di Gesù diviene inciampo, trappola, “scandalo” che impedisce la fecondità dell’incontro: “Si scandalizzavano di lui”. Da dove gli vengono queste cose? Non da Nazaret. Questo scandalo, per cui Gesù appare come sapiente misconosciuto (Mc 6,2), come profeta disprezzato (Mc 6,5) e come medico ridotto all’impotenza (Mc 6,5), non riguarda però solo i contemporanei di Gesù, ma trova una sua versione anche riguardo alla conoscenza di Gesù oggi.
La parola profetica è disprezzata quando viene usata da un’ideologia, asservita a interessi di parte. Gesù parla di disprezzo del profeta nella sua patria, egli è un Sapiente misconosciuto.
Gesù cresce nella bottega di un artigiano, le sue mani diventano forti a forza di stringere manici, sa riconoscere il tipo di legno. Ma, noi pensiamo, Dio per rivelarsi dovrebbe scegliere altri mezzi, più alti. Invece lo Spirito di profezia viene nel quotidiano, scende nella mia casa e nella casa del mio vicino, Fede vera è vedere l’istante che si apre sull’eterno .
Dice il Vangelo: Ed era per loro motivo di scandalo.
La reazione di Gesù al rifiuto dei compaesani non si esprime con una reazione dura, con recriminazioni o condanne; come non si esalta per i successi, così Gesù non si deprime mai per un fallimento, «ma si meravigliava». A conclusione del brano, Marco annota: Non vi poté operare nessun prodigio. Solo impose le mani a pochi malati e li guarì. Il Dio rifiutato si fa ancora guarigione, anche di pochi, anche di uno solo. Così è il nostro Dio: non nutre mai rancori, lui ama, e ama la vita.