Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

V DOMENICA ‘C ‘

febbraio 6th, 2019

10 febbraio 2019
V DOMENICA C *

Lc. 5, 1-11
“…Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca…”

La scena che il vangelo di oggi ci offre mostra Gesù che infonde coraggio ai suoi discepoli, li invita a non avere paura e dà loro il compito di diventare pescatori di uomini.
La liturgia di questa V domenica ci presenta due vocazioni: quella di Isaia ( 1 Lettura) e quella di Pietro (Vangelo).
Mentre Isaia riceve la sua vocazione nel contesto sacrale e liturgico del tempio, la vocazione di Pietro avviene in un contesto feriale, mentre svolge la sua professione di pescatore.
I discepoli che lasciano tutto per seguire Gesù sono i segni più convincenti della Parola che chiama e ottiene una risposta senza ripensamenti o esitazioni.
Alla chiamata segue un primo contatto ravvicinato tra Gesù e Simone. Di lui viene sottolineato il fatto che egli è proprietario e gestore della barca, con la chiara allusione alla sua futura posizione all’interno della Chiesa.
Gesù gli chiede la barca per parlare meglio alle folle, poi il contatto si fa ancora più stretto: Gesù invita Pietro e il gruppo dei suoi aiutanti a prendere il largo e gettare le reti per ritentare la pesca che si era rivelata infruttuosa e faticosa (vv.4-5). La risposta di Pietro è un’umile espressione di impotenza: “Abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla”. Tuttavia Pietro è disposto ad obbedire all’invito di Gesù. Obbedendo egli esprime l’atteggiamento di chi si fida e si affida, ed afferma: “Sulla tua parola getterò le reti”.
Come per i miracoli del vino a Cana e della moltiplicazione dei pani, anche qui si intendono evidenziare i risultati sorprendenti che superano ogni attesa: le reti che si rompono, le barche che si riempiono fino all’orlo.
Di fronte a tanta grazia, Pietro, come Isaia, compie un gesto carico di religioso timore, e si prostra davanti alla maestà della potenza di Gesù. Gesù non chiede qui la sequela, ma esprime una promessa che ha una forza superiore a qualunque imperativo: “D’ora in poi sarai pescatore di uomini” (v.10). L’attività di Pietro e dei suoi compagni è trasferita su un altro piano, quello del servizio apostolico.

IV DOMENICA ‘C’

gennaio 30th, 2019

3 febbraio 2019
IV DOMENICA C *

Lc. 4, 21-30
“…..Nessun profeta è bene accetto nella sua patria….All’udire queste cose tutti nella singoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori dalla città….”

Il vangelo di oggi, che segue immediatamente il brano letto domenica scorsa, ci presenta le diverse reazioni nei confronti di Gesù che nella sinagoga a Nazaret si è manifestato come colui che compie le Scritture. Allo stupore fa presto seguito lo scetticismo e l’ostilità: così erano già stati trattati i profeti.
Dall’atteggiamento dei suoi concittadini emerge la perplessità di chi resta scettico e sconcertato di fronte allo scarto tra l’origine di Gesù, a loro apparentemente nota, e il suo auto definirsi il messia che porta a compimento il testo di Isaia appena proclamato,
Con un proverbio molto diffuso nell’antichità: “medico cura te stesso”, i nazaretani chiedono a Gesù di compiere anche a Nazaret qualche prodigio a loro favore, ma Gesù risponde al loro proverbio con un altro proverbio: “nessun profeta è ben accetto nella sua patria”, e cita Elia ed Eliseo, costretti a cercare in terra straniera quella fede che il popolo eletto negava al suo Signore.
L’episodio di Elia che restituì la vita al figlio di una vedova fenicia (1 re 17) e quello di Eliseo che guarì dalla lebbra un funzionario arameo (2 Re 5) diventano tipologie utili alla lettura della missione di Gesù profeta.
L’episodio si conclude in modo drammatico. Luca non solo descrive l’espulsione di Gesù dalla propria comunità, ma parla addirittura di un tentativo da parte dei suoi concittadini di una sua eliminazione fisica. Il loro linciaggio, per ora, non avrà esito poiché Gesù si sottrae misteriosamente a coloro che le hanno condotto fino al precipizio. Per ora Gesù si mette in cammino per continuare la sua missione nelle città e nei villaggi della Galilea.
Ma questo sviluppo drammatico prelude al Messia crocifisso, pietra scartata dai costruttori, salvata e glorificata da Dio (Atti 3, 13 ss.).
Noi siamo invitati a riconoscere nella sua sorte il dramma dell’umanità intera che accetta o respinge la salvezza di Dio.

III DOMENICA ‘C’

gennaio 22nd, 2019

27 Gennaio 2019
LECTIO DIVINA

III DOMENICA ‘C’

Dal Vangelo secondo Luca, 1-4; 4,14-21

“……Gesù si recò a Nazaret……Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia, apertolo trovò il passo dove era scritto: “Lo Spirito del Signore è sopra di me… mi ha mandato ad annunziare ai poveri un lieto messaggio……” Poi rotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. Allora cominciò a dire: “Oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi”.

La liturgia della Parola ci aiuta oggi ad approfondire le ragioni del nostro attaccamento alla Bibbia, la Parola di Dio scritta, e ad impostare in modo corretto ogni nostra azione in modo da facilitare quel “largo accesso alla Parola di Dio “ che è caldamente raccomandato dalla Costituzione dogmatica del Vaticano II sulla divina rivelazione, la Dei Verbum.
Il modo con il quale Gesù si comporta nella sinagoga di Nazaret, dice già chiaramente il modo con cui intende servire la Parola: egli è il Profeta escatologico, e come tale dichiara non solo che la profezia si è realizzata, ma che lui stesso ne è la personale e piena realizzazione. Gesù si alza, prende il rotolo, lo apre, lo legge e si mette a spiegare: così è descritto il momento in cui si inaugura il tempo forte della salvezza. Egli non si accontenta di leggere il libro di Isaia, ma ne applica il messaggio profetico all’oggi: anzitutto a se stesso e alla sua missione, ma contemporaneamente ai suoi compaesani, a quanti ricevono l’invito alla fede e alla conversione mediante la sua parola.
Gesù spiega per la prima volta la Scrittura partendo da Isaia 61,1-2: una profezia tutta centrata sul dono escatologico dello Spirito santo. E’ il dono di Dio al Messia; è il dono di Javhè per i tempi messianici.
Lo Spirito, che unisce e crea l’unità nel popolo messianico è spirito di gioia e di consolazione: in Lui infatti viene proclamata la bella notizia e si inaugura il tempo del Vangelo. Lo Spirito è spirito di consacrazione e di missione: in Lui infatti Cristo e i cristiani vengono scelti e separati per il servizio della Parola. Esso è pure lo Spirito di liberazione e guarigione: in Lui infatti, tutti coloro che si aprono al dono divino, vengono guariti dalle loro infermità fisiche e spirituali.
Non si può pretendere di ‘conoscere’ Gesù come si conviene e come è necessario per arrivare alla salvezza, se non per mezzo dello Spirito di Dio. Chi non riceve questo dono, chi non si lascia invadere dal dono di Dio non conoscerà mai Gesù e il suo Vangelo in modo da accogliere con essi il dono della salvezza.
La Parola, come un seme fecondo, attende solo di cadere in un terreno libero ed accogliente per produrre frutti in sovrabbondanza.
Noi siamo una comunità chiamata ad ascoltare la Parola (fede), a incarnare nella vita e nella storia la Parola ascoltata (carità), e a porla come faro sul nostro cammino (speranza).
E’ quanto la liturgia della Parola di questa domenica ci aiuta a comprendere più a fondo.

BATTESIMO DEL SIGNORE ‘ C ‘

gennaio 8th, 2019

13 gennaio 2019

LECTIO DIVINA

BATTESIMO DEL SIGNORE C

Dal vangelo secondo Luca, 3,15-16 . 21-22

“…Giovanni rispose a tutti dicendo: “ Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito santo e fuoco”…Il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito santo…e vi fu una voce dal cielo:”Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.

Gesù viene, ultimo inviato di Dio, incomparabilmente più ‘forte’ del Battista, poiché egli ha lo Spirito santo cioè –secondo la mentalità biblica del tempo-: la potenza stessa di Dio.
Ma: perché Gesù si fa battezzare?
Accettando di essere battezzato al Giordano, Gesù accetta la sua missione, che è di donare lo Spirito santo datore di vita.
Giovanni preannuncia che ‘Colui che viene battezza (cioè immerge) nello Spirito e nel fuoco’ cioè distrugge e purifica: realizza una creazione nuova.
E tutto ciò senza dire una parola. E’ il Padre che parla di Lui, e si compiace della sua obbedienza.
Gesù riceve in questo momento solenne la sua missione dal Padre, la sua investitura messianica (vv.21-22). Ciò avviene mentre Gesù pregava. La preghiera riempie la vita di Cristo, e Luca ama sottolinearlo più di tutti gli altri evangelisti.
La missione con cui il Padre consacra qui Gesù, gli sarà confermata sul monte della Trasfigurazione (la cui scena ha evidenti punti di contatto con quella del battesimo al Giordano), e verrà portata a compimento sulla croce, quando “donando il Suo Spirito” realizzerà la creazione nuova.
Il sacramento del battesimo costituisce – proprio perché ha un intrinseco rapporto con quello di Gesù- anche noi figli di Dio e portatori del Suo Spirito.

EPIFANIA ‘C’

gennaio 2nd, 2019

6 gennaio 2019
EPIFANIA DEL SIGNORE C *

Mt. 2, 1- 12
Alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: ”Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo….”

I ‘racconti dell’infanzia’ in Matteo presentano una riflessione teologica sugli inizi della vita del Gesù storico.
I Magi vengono nominati senza indicarne né il nome né il numero. I vangeli apocrifi sentono la necessità di colmare questa lacuna e riferiscono il loro numero e il loro nome: erano tre, Baldassarre, Melchiorre e Gaspare.
Il termine ‘magi’ è generico e può riferirsi sia a dei maghi, sia ad astrologi o sapienti. Essi giungono da una imprecisata località dell’Oriente. Queste figure rappresentative sono alla ricerca del ‘neonato’ re dei Giudei, davanti al quale vogliono prostrarsi.
Si comprende subito che Matteo vuole attribuire un significato simbolico alla nascita di Gesù, collegandola alla venuta di questi sapienti a Gerusalemme, il centro religioso della fede ebraico: l’offerta della salvezza ai pagani.
Il linguaggio che l’evangelista utilizza presenta Gesù come colui davanti al quale ci si inginocchia in adorazione con profondo rispetto.
All’atteggiamento di Erode, che teme di essere detronizzato, fa da contraltare la buona fede dei Magi. La ricomparsa della misteriosa stella che li accompagnava è per loro di buon augurio e conferma l’indicazione del luogo di nascita del Messia.
La gioia descritta nei versetti 10-11 è un tema tipico dei racconti dell’infanzia. La scena è semplice e lineare: i Magi entrano nella casa, si prostrano e adorano il Bambino, secondo gli usi delle corti orientali. Essi lo vedono, e sono invitati a scegliere tra de atteggiamenti fondamentali: la fragilità o la potenza, la dolcezza o la violenza, l’accoglienza del più debole o il rifiuto del diverso, l’amabilità o la crudeltà. Gesù o Erode.
Poi offrono tre doni: oro e mirra rimandano alla regalità del Messia. La rilettura dei Padri della Chiesa ha individuato tre precisi significati nei tre doni: L’oro è un omaggio alla regalità, l’incenso alla divinità e la mirra all’umanità di Gesù.
Per un’altra strada i Magi fanno ritorno (v.12): la strada del ritorno è qualitativamente diversa; i saggi hanno capito che nulla per loro sarà più come prima.
Questo episodici assicura che nessuno è escluso dalla salvezza. I Magi fanno da corona al Natale chiudendo la fila dei primi visitatori al Re-Bambino, ma tenendo aperta per tutti la strada che porta a Gesù. E’ la vocazione universale e missionaria della Chiesa.