Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

“La vita davanti a sè”

Febbraio 1st, 2021

La vita davanti a sé

Ho avuto l’opportunità di vedere il recente film “La vita davanti a sé”  in cui Sofia Loren, diretta dal figlio Edoardo, ci offre un’interpretazione magistrale, intensa e potente che fa presagire per lei un Oscar nel prossimo anno.

La trama è ambientata a Bari, ai giorni nostri. In un quartiere di periferia vive l’anziana Madame Rosa (interpretata appunto  da Sophia Loren), una ex prostituta che è sopravvissuta all’Olocausto e che risponde alla durezza della vita accogliendo in casa bambini orfani o figli di squillo ancora in attività. A modo suo, e con rigidità, fa comunque da madre a queste creature. Un giorno accetta di prendersi cura di un ragazzino difficile, di colore, un ladruncolo che vive di espedienti: inizialmente il rapporto fra i due è  sospettoso, poi lentamente le rispettive solitudini entrano sintonia.

A volte un incontro può essere la salvezza per una persona. Ed è quello che succede a Madame Rosa e Momò. Ad unirli, nel corso della storia, è il dolore che li ha segnati. I loro occhi raccontano le loro sofferenze e le fragilità: quando si incrociano riconoscono che hanno in comune molto più di quello che pensano. Così, l’astio tra i due si trasforma in un’inaspettata e profonda amicizia.

Credo he ci siano due frasi che danno la chiave di lettura del bellissimo film: “ E’  proprio quando non ci credi più che succedono le cose belle”  e: “Tutto dipende dalle persone che incontri e come sai ascoltare”.

Sì, man mano che le sequenze del film avanzano, con emozione si vede come il rapporto tra l’anziana ‘madame Rose’ e il ragazzino vada evolvendosi in un’intensa e profonda intesa e complicità.

L’unica pecca di questo film mi sembra  quella di aver toccato altri interessanti spaccati di realtà attorno a Rosa e Momò senza però approfondirli. Ne è un esempio Lola, prostituta transessuale, ex pugile, alle prese con il figlio e con il padre che non accetta la sua sessualità. Un altro spaccato solo sfiorato è il rapporto tra l’anziano commerciante e il piccolo Momò, che anche da lui riceve lezioni di vita.

Trovo che Edoardo Ponti realizzi una regia abile che ci coinvolge, grazie ai bravissimi interpreti, con sguardi poetici ed emozionanti, tenerezza, silenzi che valgono più delle parole, la fiducia nel domani, una commovente umanità ed esempi di civiltà.

La visione del film mi ha ricordato una mia esperienza di molti anni fa. Ho vissuto un periodo ospite di missionarie laiche che ospitavano alcune prostitute della città: ho incontrato tra loro persone vere, sensibili, altruiste e generosissime.

Ponti porta sullo schermo una storia di solitudine, di uguaglianza, e di grande sofferenza di chi vive ai margini della società. Ma anche un ritratto poetico di un’umanità solidale, senza pregiudizi, tollerante e che si dà al prossimo anche se non ha nulla di concreto da offrire. Solo amore e solidarietà. E questo non è poco, soprattutto al giorno d’oggi.

Toccante anche, in finale, la calda voce di Laura Pausini che canta “Io sì”.

IV DOMENICA B

Gennaio 27th, 2021

31 gennaio 2021

Dal Vangelo secondo Marco 1, 21-28

Il nostro brano evangelico – una specie di dramma in due atti- ci presenta non solo l’unico maestro di sapienza, ma anche il liberatore dalla potenza del male.

Il primo intervento di Gesù sull’uomo è la liberazione dallo spirito maligno. Egli è venuto a sconfiggere satana e a distruggerne il regno:”Sei venuto a rovinarci!”(v.24) grida lo spirito immondo. Attraverso la sua attività didattica e taumaturgica, Gesù smaschera in satana il nemico di Dio e dell’uomo.

Il nostro episodio ci mostra anche la sofferenza che la guarigione costa: “ Straziandolo e gridando forte lo spirito uscì da lui”  (v.26)

Nella sinagoga di Cafarnao la sua “dottrina nuova e insegnata con autorità” (v.27) suscita stupore nella gente, violenta reazione nello spirito immondo, timore riverenziale in tutti.

Di fronte al potere di Gesù che si esprime nel comando perentorio e provoca l’immediata obbedienza, il silenzio e l’espulsione di satana, tutti si chiedono “che è mai questo?”(v.27).

La gente avverte subito che la Parola di Cristo è diversa: smaschera le ipocrisie, sovverte calcoli e piani. E’ una parola che incide e che scuote. Per quanto si voglia svicolare e fuggire, essa rode dentro.

Questa parola, detta con autorità da Dio attraverso i profeti, e poi attraverso Gesù, il grande profeta preannunciato del Deuteronomio, il nuovo Mosè ,oggi il mondo deve sentirla attraverso la profezia della Chiesa. Infatti, dopo di Lui, e a prolungamento della sua opera, è la Chiesa a lottare con lo spirito dl male per liberare l’uomo da tutto ciò che lo rende prigioniero e lo tiene schiavo.

All’uomo del nostro tempo, costretto a sentire un bombardamento di parole (e non solo!), asservito al dominio di falsi dei e di spiriti immondi, la Chiesa è chiamata ad annunciare la libertà e la salvezza.

L’INCREDIBILE STORIA DELL’ISOLA DELLE ROSE

Gennaio 23rd, 2021

Regia di Sydney Sibilia

Questo film, originale e accattivante, mi ha riportata con piacere nel clima del 1968, che anch’io ho vissuto con entusiasmo. Si parla appunto dell’ anno del Maggio francese, della nascita del Movimento Studentesco e, come insegna la Storia, anche dell’isola di Giorgio Rosa  che appartiene ad un periodo utopico destinato a morire.

La storia -tratta da un fatto realmente avvenuto – narra di Giorgio Rosa, un giovane ingegnere neolaureato e ‘visionario’, che un giorno con un suo amico, decide di crearsi un suo mondo, fatto di regole sue che non seguono altro che la libertà. Questo mondo è un’isola galleggiante, posta di fronte a Rimini, ma in acque internazionali, che in poco tempo diventa uno stato indipendente, che somiglia più ad un lido balneare, in cui la gente, prevalentemente giovane che proviene numerosa anche da fuori Italia, beve, balla, si diverte e si sente libera, e che diventa appunto un caso internazionale.

Si tratta di una favola divertente e ironica, che racconta la tensione verso la libertà con personaggi caricati nei loro caratteri principali, con non pochi riferimenti ironici a quell’Italia del dopo guerra fatta di diffidenze, razzismo e perbenismo.

Questa rincorsa verso la libertà diventa quindi un’ossessione sia per i protagonisti che se la vogliono tenere stretta, che vogliono guardare sempre oltre in modo scanzonato, con un pizzico di follia, sia per il Governo che cerca in tutti i modi di impedirlo loro.

Il cast è molto valido: in esso spiccano Elio Germano, ottimo protagonista, capace di attirare subito la simpatia dello spettatore, e Luca Zingaretti nel ruolo di Giovanni Leone. Zingaretti è – come sempre – semplicemente perfetto, soprattutto nei tratti comici del p0ersonaggio. Il resto dell’ottimo cast è relegato sullo sfondo, cosa che mi sembra attenui la potenza del film stesso: un’ode alla libertà più assoluta, all’indipendenza, all’accoglienza di naufraghi, disertore e di tutti quanti vengono considerati dalla società ‘non normali’.

La storia di Giorgio Rosa comunque mi ha divertito e coinvolto, perché curiosa e accattivante nella sua atmosfera fluida, favolistica ed ironica.

 

III DOMENICA B

Gennaio 20th, 2021

24 gennaio 2021

III  DOMENICA P.A.  “B”

“Convertitevi e credete al vangelo…”

 Dal Vangelo secondo Marco, Capitolo 1, versetti 14-20

Conversione: questa è la parola su  cui la liturgia di oggi pone l’accento.

E convertirsi significa, prima di ogni altra cosa, aprirsi senza riserve all’irruzione di Dio nella propria vita.

Il Vangelo di questa domenica è molto esigente, perché esigente è la proposta cristiana.

Il nostro brano evangelico mostra con modelli concreti cosa significa ‘conversione’: Simone, Andrea, Giacomo di Zebedeo avevano una loro famiglia, un lavoro…Cristo diventa la loro famiglia, la loro professione.

Il ritmo stesso del racconto esprime in figura la dinamica della conversione: Gesù non si limita a riunire attorno a sé uditori a cui tenere una bella lezione, ma chiama a seguirlo, a camminare, a coinvolgersi con la mente, lo spirito e il corpo, in una parola a conformare la loro vita alla sua, non a sedere attorno ad una cattedra.

Gesù può dire “qui è il Regno” proprio perché Lui è arrivato, e può invitare con autorità alla conversione, che significa fondamentalmente “credere al vangelo”, cioè accoglierlo e impegnarsi al suo servizio.

“Seguire Gesù” va oltre l’appartenenza a un gruppo, significa ‘imbarcarsi’ in una avventura che coinvolge tutta la vita e richiede un impegno totale e totalizzante. Ciò non vale solo per i primi discepoli. La sua parola, il suo sguardo raggiungono ancora oggi i cuori, e ‘subito’ si rivelano efficaci.

Gesù ha iniziato la sua missione “in Galilea”. Per l’evangelista  Marco la “venuta” di Gesù “in Galilea” ha un’importanza capitale, perché questo territorio , che aveva stretti rapporti con le nazioni pagane, assume per lui un valore simbolico:  la Galilea è il paese in cui risuona l’appello alla conversione e alla fede (v.14). La Galilea diventa il luogo in cui Gesù incontra il mondo.

La Galilea ormai è la terra intera, e i primi quattro discepoli sono diventati l’immensa comunità di quelli che seguono Gesù.

 

 

II DOMENICA B

Gennaio 12th, 2021

17 gennaio 2021    

II  DOMENICA  ‘B’

Dal vangelo secondo Giovanni 1,35-42

“Giovanni… fissando lo sguardo su Gesù che passava disse:”Ecco l’Agnello di Dio!”. E i due discepoli, sentitolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: “Che  cosa cercate?”. Gli risposero:”Rabbì dove abiti ?”. Disse loro: ”Venite e vedrete”…

 Il vangelo di oggi ci offre un esempio di chiamata. Qui il Signore non chiama direttamente, ma è la testimonianza resa dal battista che provoca la sequela verso Gesù da parte di alcuni suoi discepoli.

Il tema fondamentale di tutto il Vangelo di Giovanni è cercare Gesù e scoprire chi è.

Gesù è il luogo di rivelazione, anzi il Rivelatore che il discepolo accoglie nella fede. Lo conferma anche la forte concentrazione di titoli cristologici: Agnello di Dio (v.36), Rabbi (v.38), Messia (v.41). L’interesse fondamentale del nostro brano si concentra dunque sull’origine della fede e sulla sua trasmissione mediante la testimonianza.

Siamo di fronte a un itinerario di fede e a una scoperta del mistero di Gesù, attraverso la graduale conoscenza e adesione.

Le prime parole che Gesù pronuncia nel quarto vangelo sono la prima e fondamentale domanda che è rivolta ad ogni uomo che vuole seguirlo:” Che cercate?” (v.38). La sua domanda stimola una riesposta: è un invito per il discepolo a chiarire a se stesso che cosa cerca realmente nella vita e cosa pone al centro di essa. Ogni discepolo deve chiarire il senso ultimo del suo cammino interiore: Gesù bisogna cercarlo, perché egli si concede solo a chi lo cerca impegnando tutto se stesso.

“Dove stai?” (v.38). All’interrogativo dei discepoli il Maestro risponde: “Venite e vedete” (v.39): non si tratta di ammirare qualcuno, ma di fare esperienza di una persona, di entrare in intimità con Lui.

Vedere dove sta, per rimanere con Gesù è l’invito a una diretta esperienza personale con Lui, intraprendendo un cammino di fede, fino a riconoscere in Lui il Messia, e con questa certezza, chiamare altri alla sequela del Maestro.

Il nostro brano evangelico ci mostra come alla base di ogni cammino di fede ci sia un incontro con Dio. Egli smette di essere un estraneo, un’idea, e diventa un Tu con cui intessere un dialogo, con cui iniziare a vivere una storia: Egli fa irruzione nella nostra vita e fa sì che, dopo averlo incontrato, continuiamo a cercarlo.