Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

XIV Domenica A

Luglio 3rd, 2020

5 Luglio 2020   

XIV  DOMENICA  “A”

“Venite a me, voi che siete affaticati e oppressi “

Dal Vangelo secondo Matteo, Capitolo 11, versetti 25-30

Il brano evangelico di oggi si compone di tre parti, ciascuna delle quali ha un suo destinatario.

La prima è una lode al Padre  (vv.25-26).

Gesù si rivolge al Padre come Signore del mondo e il motivo della lode è la sua rivelazione ai piccoli.

 Nella seconda (v.27) Gesù parla di se stesso e del suo rapporto col Padre e con gli uomini.Egli rivela il profondo rapporto di comunione esistente tra lui e il Padre: non si tratta di una conoscenza puramente intellettuale, ma di una profonda comunione e partecipazione personale e spirituale. Tra Figlio e Padre c’è una relazione di conoscenza unica, che pone tutti e due su un piano di parità.

 La terza parte (vv. 28-30) è un invito rivolto a tutti, particolarmente a quanti sono in gravi difficoltà.

Gesù si pone come risorto, Egli è il vero povero di spirito, umile di cuore, e perciò può ristorare coloro che sono affaticati e oppressi, cioè –allora- coloro che  si sentivano schiacciati dalle complicate e minuziose prescrizioni della legge, e smarriti di fronte al sottile insegnamento dei rabbini.

Prendere il giogo (v.29 a) nel mondo rabbinico significava  porsi sotto la legge come alla guida che avrebbe dovuto condurre a compiere la volontà di Dio, ma il legalismo farisaico aveva trasformato tutto questo in un peso insopportabile.

Gesù offre invece un giogo dolce e leggero. Le sue parole, pure se impegnative, danno risposta alle esigenze più profonde dell’uomo, e per questo sono un giogo non pesante da portare.

  Le tre parti contengono tre importanti affermazioni: a) solo Gesù può rivelare il volto del Padre; b) tale rivelazione è riservata ai ‘piccoli’; c) coloro che sono affaticati ed oppressi possono trovare il loro riposo in Cristo.

Gesù si definisce mite e umile (v.29). Umile indica il suo atteggiamento di docile obbedienza alla volontà del Padre. Mite indica invece l’atteggiamento di Gesù verso gli uomini: il suo essere misericordioso, tollerante, pronto al perdono.

 La mitezza è l’atteggiamento di chi non accampa per prima cosa i suoi diritti, ma riconosce nel diritto dell’altro un proprio dovere. Questa mitezza può portare alla croce, ma risponde alla vocazione più intima di ogni uomo: essere dono per il fratello, per farlo risorgere nella gioia, non rinchiudendolo nella solitudine del peccato, ma dandogli la possibilità di vedersi alla luce dell’amore di Dio.

 Il riposo che Gesù promette è quella pace interiore che offre la possibilità di dare nuovo impulso alla vita, identificando sempre più la propria esistenza con la Sua.

 

XII DOMENICA ‘A’

Giugno 16th, 2020

21 giugno 2020 

LECTIO DIVINA

XII  DOMENICA  “ A “

Dal vangelo secondo Matteo 10, 26-33

“Non temete dunque, perché non vi è nulla di nascosto che non debba essere svelato…Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima……Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia …… non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!…

 “Non abbiate paura!”. Questo appello di Gesù ai suoi discepoli inviati in missione scandisce per tre volte il nostro brano evangelico.

Perché non deve temere chi annuncia il Vangelo? Matteo qui fa riferimento a tre esperienze ecclesiali, certo conosciute dai destinatari del suo vangelo:

  • 26-27: il messaggio del regno è destinato ad essere conosciuto da tutti, per quanto sia umile e discreta la sua partenza, esso finirà ‘sui tetti’, cioè sarà da tutti conosciuto.
  • 29-31: Dio ha cura anche dei passeri, come non avrà cura di noi?
  • 32-33 : Gesù chiede ai discepoli di avere un’unica preoccupazione: quella di non rinnegarlo davanti agli uomini, nei loro processi intentati contro i credenti, che rischierebbero altrimenti di finire come sconosciuti e respinti da Lui nel giorno del giudizio.

Dei tre motivi portati da Gesù per togliersi ogni trepidazione, il terzo vale non solo per i missionari, ma per ogni credente. La mancanza di fede genera la paura dell’uomo di tutti i tempi, fin dal tempo di Gesù!

S.Agostino fa dire al Signore risorto:”Perché mai temete, voi uomini che io ho creato e che mai ho abbandonato? O uomini, da voi è venuta la rovina, da me la creazione,. O uomini, perché avete paura della morte? Anch’io soffro, anch’io muoio. Non rifiutate più ciò che in passato avete rifiutato. Io manifesto la vostra speranza”.

 

SOLENNITA’ DEL CORPO E SANGUE DI CRISTO

Giugno 9th, 2020

14 giugno 2020                                    LECTIO DIVINA

 

SOLENNITA’ DEL CORPO E DEL SANGUE DI CRISTO

 

“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna…”

 

Dal Vangelo secondo Giovanni, Capitolo 6, versetti 51-58

 

“Come può costui darci la sua carne da mangiare?” (v.52). Queste parole di Gesù non sembrano a noi così scandalose come sono apparse agli ebrei che lo ascoltavano, perché a loro era proibito dalla Legge bere il sangue. Inoltre noi sappiamo che l’Eucaristia è il pane e il vino consacrati e dati a noi come cibo e bevanda spirituali.

Eppure non sarebbe male per noi, in questa festa, avvertire almeno un po’ lo scandalo delle parole di Gesù, che promise di dare se stesso come cibo. Ci farebbe bene sentire un po’ di meraviglia davanti all’inaudita grandezza dell’offerta che il Cristo ci fa: “Chi mangia questo pane vivrà in eterno”(v.54). Meravigliarsi significherebbe che prendiamo sul serio queste parole, che ci domandiamo che senso abbiano per noi, che rischiamo invece di annullarle in una pratica religiosa abitudinaria.

Dobbiamo allora chiederci, oggi, se crediamo davvero che nutrirci del Pane eucaristico è possedere la vita eterna, essere cioè assimilati a Gesù. E dovremmo anche domandarci se il nostro atteggiamento verso l’Eucaristia lascia trasparire questa nostra fede.

L’Eucaristia è infatti l’evento in cui si sono realizzate le promesse dell’A.T. e, mediante il dono dello Spirito, ci fa vivere da risorti.

L’Eucaristia è la presenza dell’atto con cui il Figlio si è affidato al Padre nella morte di croce. Partecipandovi, noi ci associamo all’atto di obbedienza di Gesù al Padre.

Ecco perché l’Eucaristia  è ‘tutto’: essa richiama e contiene in sé l’intera storia della salvezza, rappresenta l’apice del progetto di Dio di comunicarsi a noi, accogliendoci nella vita della trinità

La presenza reale di Cristo nel pane e nel vino consacrati – sottolineata dalla festa di oggi- è una presenza che vuole trasformarci in Lui, assimilare la nostra vita alla sua, e darci la capacità di fare comunione tra noi.

Già S.Agostino diceva che, mangiando il pane eucaristico, avviene il contrario di ciò che accade quando ci nutriamo degli altri cibi: questi sono assimilati da noi, l’Eucaristia ci assimila a sé.

E non possiamo dimenticare che la presenza di Cristo nel Sacramento è quella di Chi ha offerto tutto se stesso al Padre per la nostra salvezza. Perciò nutrirci di Cristo significa per noli partecipare di questa sua offerta: fare di tutta la nostra vita, come ha fatto Gesù, una offerta di lode al Padre e un dono per i fratelli.

 

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