Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

EUCARISTIA

Novembre 8th, 2013

Nell’incontro col Risorto la comunità cristiana vive l’esperienza dell'” essere Chiesa”.

L’oggi dell’assemblea liturgica concretizza ” qui e ora ” il mistero di Cristo nello spazio e nel tempo.

Convinti che nell’assemblea liturgica ” convocata ” si manifestano tutti gli aspetti preminenti del vivere cristiano: l’annuncio e l’accoglienza del Vangelo, la fraternità e il culto…, cercheremo di vedere questi aspetti attuati particolarmente nei vari momenti della CELEBRAZIONE EUCARISTICA.

 

RITI D’INTRODUZIONE

 

– PROCESSIONE INTROITALE E CANTO D’INGRESSO

 

(cf PNMR nn. 25/27) *

 

La processione introitale è un ” movimento dì necessità ” di ” tensione verso una direzione “: è infatti unidirezionale, va dalla porta all’altare: la Porta è Cristo, l’Altare è Cristo: si va da Cristo a Cristo. Si va spinti da Lui e con la tensione celebrativa che è quella di andare a fare Eucaristia.

Una processione d’ingresso deve rappresentare qualcosa, se no è meglio non farla: almeno la domenica, giorno dell’assemblea, nella Messa principale si evidenzi questo momento.

Anche il canto d’ingresso deve rappresentare questa tensione, deve diventare l’idea-guida del nostro camminare verso l’Altare e del nostro atteggiamento inferiore all’inizio della celebrazione. Ha inoltre la funzione di preparazione alla celebrazione e – se ben scelto – alla Liturgia della parola e al suo tema. (Si dia un’occhiata sempre all’Antifona d’ingresso, che ci può illuminare in questa scelta).

Chi partecipa alla processione introitale? Tranne in alcune occasioni particolari (Domenica delle Palme – Veglia Pasquale) entrano i ministri, perché questo E’ L’INGRESSO DEL VERBO NEL MONDO, perciò la processione introitale penetra l’assemblea: quando l’assemblea è penetrata dai ministri che entrano, è il Verbo che dal seno del Padre viene in questo mondo.

La liturgia infatti attua nell'” oggi ” la continuità del Mistero.

Anche nella sua forma, dunque, la processione predica qualcosa, o meglio ” Qualcuno “: viene Cristo, il Signore: la croce è il suo segno, l’ Evangeliario è ” pisside della Sua Parola “, il sacerdote è la Sua mano, i ceri ricordano che Egli è la luce, l’incenso che a Lui si deve l’onore.

Giunti all’Altare, il sacerdote e il diacono lo baciano – rappresentando l’assemblea e la Chiesa intera – E’ il bacio che la Chiesa – Sposa dona a Cristo – Sposo.

 

(*) PNMR = Principi e Norme per l’uso del Messale Romano – 1984

 

(Tutti possono consultarle nelle prime pagine del Messale stesso).

 

 

SALUTO DEL PRESIDENTE

 

” Terminato il canto d’ingresso, il sacerdote e tutta l’assemblea si segnano col segno di croce.

 

Poi il sacerdote con il saluto annunzia alla comunità riunita la presenza del Signore. Il saluto del sacerdote e la risposta del popolo manifestano il mistero della Chiesa radunata” (PNMR n. 28).

 

“Il Signore sia con voi! “. Così – con altra formula simile – il sacerdote saluta la sua comunità.

Si deve ascoltare questo saluto nel suo contesto biblico: Booz saluta con le stesse parole i mietitori del suo campo (Rt. 2,4).

L’angelo di Dio saluta Gedeone: “II Signore sia con te! ” (Gdc. 6,12).

Il profeta Azaria estende e chiarisce (mesta frase: ” II Signore sarà con voi se voi sarete con Lui” (2Cr. 15,2).

Questo saluto contiene dunque un augurio di benedizione.

 

Durante il saluto ‘il sacerdote allarga le braccia e le richiude, con un gesto che indica il desiderio di avvolgere l’assemblea in un abbraccio di pace: parole e gesto si completano: avviene sempre così nella liturgia.

La parola augura e annuncia il legame col Signore, il gesto ” afferra ” – per così dire – il Signore, per offrirlo ai fedeli.

 

 

ATTO  PENITENZIALE

                                                             (cfr. PNMR nn. 29-30)

 

Al saluto del presidente segue l’atto penitenziale, che non deve essere eccessivamente prolisso per non rompere l’equilibrio delle proporzioni delle varie parti del rito. Bisogna evitare infatti di fare di quest’atto il centro, dandogli una eccessiva importanza: per esempio, l’ingresso della Messa del giorno di Pasqua, gioioso ed esultante, rischia di essere compromesso da un atto penitenziale su cui si insistesse troppo, e sarebbe preferibile in questa domenica (anche se è già stata fatta durante la Veglia), l’aspersione, ricordo del battesimo e atto penitenziale, lavaggio e purificazione, e al tempo stesso ristoro e salvezza mediante l’acqua. Inoltre collega il rito della Messa al Vespro domenicale che prevede il Salmo 114 (113). Si fondono insieme Pasqua e Giovedì Santo, Battesimo ed Eucaristia, lavanda dei piedi e ultima cena.

 

Il rito dell’aspersione (cfr. Messale Pag. 1031 ss.) non è da usare solo in qualche occasione speciale, ma va privilegiato almeno nei tempi forti dell’Anno Liturgico (Avvento e sopratutto Quaresima).

Il tempo antico, in cui la lingua della liturgia romana era ancora greca, ha lasciato la sua eco nella grande acclamazione conservatasi attraverso i secoli nella sua originale formulazione: Kirye eleison:

” Signore, abbi pietà! “.

Tale ” litania ” non è una petizione – il Signore già sa – ma una preghiera insistente perchè Lui ascolti ed esaudisca. Non è un lamento, ma un’esaltazione.

 

Kyrie;   è parlare del ” Signore di Tutto “, di Colui che ha fatto le cose dal nulla ” e vide che erano buone “.

Eleison: è parlare a Colui che ha misericordia, cioè “compassione viscerale ” perchè è Padre e Madre. E’ un esclamare: ” Signore, abbi misericordia di noi, sentendo muovere di compassione il tuo grembo materno! “.

 

Il Kyrie rimane quindi lode anche se è implorazione, anzi, proprio perché è implorazione.

La migliore interpretazione del Kyrie la da il successivo Gloria (di cui è introduzione), il quale pure loda e implora nello stesso tempo.

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