Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

GLORIA

Novembre 8th, 2013

GLORIA

 

“Il Gloria è un inno antichissimo e venerabile con il quale la Chiesa, radunata nello Spirito Santo, glorifica e supplica Dio Padre l’Agnello

(PNMR n. 51).

 

Una particolare venerabilità deriva all’inno dalla ricchezza del suo contenuto ‘e dalla sua notevole antichità. Esso infatti è già documentato nel Sec. IV, ma è certamente più antico.

 

Il ” Gloria appartiene al genere di quegli antichi inni cristiani, che non sono tolti dalla Bibbia, ma da essa traggono ispirazione; sono frutto di composizione privata.

” Questa formula costituisce un rito a se stante ” (PNMR n. 17a). Appunto per questo, pur non essendo un elemento stabile della celebrazione eucaristica, ha una sua funzione tutta particolare.

 

Il Gloria ” è cantato da tutta l’assemblea, o dal popolo alternativamente con la scuola, oppure dalla schola. Se non lo si canta, viene recitato da tutti, insieme o alternativamente” (PNMR n. 31).

 

La presenza del ” Gloria ” – preferibilmente cantato – conferisce una speciale coloritura alle celebrazioni eucaristiche delle domeniche (fuori del tempo di Avvento e di Quaresima), delle solennità e delle feste, e ad altre celebrazioni più solenni (cfr. PNMR n. 51).

Ciò dipende dalla sua stessa natura. E’ infatti un inno di glorificazione e di supplica.

Come tale è sulla linea del ” Kyrie “, canto, come abbiamo visto, di acclamazione e implorazione.

Ma non ne è un doppione, perché i temi lì appena accennati e sintetizzati vengono ripresi e sviluppati nel ” Gloria “. Ciò appare da un breve esame del testo, che distingue tre parti nell’inno: il prologo; la prima strofa con la glorificazione a Dio Padre; una seconda strofa con l’invocazione a Cristo.

Esso, per l’insistenza con cui esprime, in varie tonalità, il tema della gloria (doxa) si è giustamente meritato il titolo di ” grande dossologia “con cui lo si distingue del ” Gloria al Padre”, la dossologia minore.

 

COLLETTA

                                                                      (PNMR n. 32)

 

II termine deriva dal latino ” colligere “, infatti il celebrante ” raccoglie ” i voti di tutti m una preghiera ” collettiva “, ossia comprensiva dei bisogni che l’assemblea tiene dentro e non sa esprimere.

Questo fa sì che il tono dì tale preghiera sia piuttosto generico: dovendo infatti essere la preghiera di tutta la Chiesa, non può riguardare i particolari bisogni dei singoli, ma deve cogliere anelli universali e comuni a tutti. Ciò che da sempre distingue la colletta è infatti il suo carattere di preghiera pubblica e ufficiale.

Lo scopo e la dinamica della colletta possono essere così formulati:

” Per mezzo di essa viene ‘espresso il carattere della celebrazione e con le parole del sacerdote si rivolge la preghiera a Dio Padre, per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo” (PNMR n. 32).

 

Ecco dunque la sua chiara dinamica: la preghiera è generalmente rivolta ” a Dio Padre, per mezzo di Cristo, nello spirito santo “; obbedisce cioè a quella che è la legge costante della economia della Salvezza e che si realizza nella Chiesa: rutto viene dal Padre, per l’opera mediatrice di Cristo, grazie alla presenza attiva dello Spirito Santo e santificatore, e tutto, a sua volta, ritorn al Padre in virtù dello Spirito Santo per mezzo di Cristo.

Ogni preghiera cristiana – e a maggior ragione quella liturgica -ha un ‘aspetto dì anamnesis (racconto-memoriale delle meraviglie di Dio), e uno di epiclesis (invocazione dello Spirito su tutta la Chiesa) ; Dio e l’uomo sono uno di fronte all’altro in questo dialogo orante che ha perciò un’efficacia infallibile.

Si prega dando -alla preghiera una speciale intonazione, quella che corrisponde alla celebrazione eucaristica appena avviata. La colletta è infatti uno dei riti introduttivi della celebrazione, e in quanto tale intende preparare ad essa l’assemblea.

La colletta ha tre partì. Un primo elemento è il breve invito: ” Preghiamo! “. La seconda parte non viene detta: è in silenzio. Il suo contenuto è la preghiera del fedele, personale e non formulata. II Messale suggerisce: ” Tutti si raccolgano in alcuni momenti di orazione silenziosa “. La terza parte è l’orazione vera e propria.

 

IL primo elemento dell’orazione contiene una memoria, mi ricordo delle gesta e del volere di Dio; il secondo elemento esprime L’umile atteggiamento orante di chi supplica; il terzo elemento annuncia ciò che ci auguriamo avvenga. Un’attenzione speciale merita la conclusione della colletta.

” Per il nostro Signore Gesù Cristo…” non è solo una formula conclusiva, ma il salvacondotto della preghiera della Chiesa, il segno e la garanzIa che essa non andrà perduta: ” Se chiederete qualcosa nel mio nome, il Padre ve lo concederà” (Gv. 16,23).

Con l'” amen ” detto dai fedeli al termine della colletta si concludono i Riti Introduttivi della celebrazione eucaristica. Questo ” amen ” pone il suggello a quella intensa partecipazione, anche esteriore, dell’assemblea, che caratterizza la parte introduttiva della celebrazione.

Prendendo parte attiva ai singoli riti, sotto la guida del sacerdote presidente, i fedeli si sono messi alla presenza di Dio, sono costituiti in assemblea, hanno pregato.

Si è stabilito il clima della celebrazione. Questa può avviarsi adesso verso le mete sue proprie:

 

l’ascolto della Parola di Dio

 

l’offerta

 

la comunione al sacrificio di Cristo.

Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora