Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

I DOMENICA AVVENTO ‘C’

Novembre 26th, 2015

29 novembre 2015
LECTIO DIVINA

I DOMENICA DI AVVENTO
‘C’ Stiamo per iniziare un nuovo anno liturgico. Sembrerebbe che si ritorni sempre daccapo, che ogni anno sia come un cerchio che si chiude, ma non è così. Riprendiamo ogni anno il cammino nella prospettiva del ritorno del Signore e del compimento di tempi, ma in un crescendo, plasmati e cambiati – speriamo – dal tempo e dall’esperienza, sempre più assimilati al Mistero che celebriamo e in cui viviamo: come una spirale verso la meta, che è la configurazione totale a Gesù, realizzata in noi dallo Spirito sano, Anno liturgico dopo Anno liturgico.

Dal Vangelo secondo Luca 21,25-28. 34-36

“Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti… Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con potenza e gloria grande… State ben attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita… Vegliate e pregate in ogni momento…”.

Il brano evangelico di oggi consta di una prima parte (vv.25-28) in cui si annunciano le catastrofi cosmiche che accompagneranno la venuta del Figlio dell’Uomo; i due avvenimenti preludono alla liberazione dei credenti. La seconda parte (vv.34-36 è un ammonimento alla vigilanza per prepararsi e avere la forza di comparire davanti al Figlio dell’Uomo.
Tornando ai primi versetti, bisogna notare come essi riprendano il linguaggio escatologico tipico dei testi profetici e apocalittici in cui vengono descritti gli interventi e il giudizio di Dio.
Questi testi non vanno interpretati alla lettera; il loro linguaggio scioccante crea però negli ascoltatori lo sconvolgimento che si proverà di fronte all’agire di Dio, in grado di operare radicali trasformazioni. Se poi consideriamo il giudizio come un porre fine al male, il presentarlo in concomitanza con il crollo del cosmo significa indicare la fine definitiva di ogni cosa.
Si danno appuntamento in questi versetti molte citazioni dell’Antico Testamento, specialmente dei profeti, che ci avvertono che ci troviamo di fronte all’intervento veramente ‘ultimo’ di Dio. Esso consiste nel ritorno glorioso di Gesù, descritto rifacendosi a un altro brano apocalittico: Dn 7, 13-14. In questa teofania vengono congiunti due elementi, le nubi e la gloria, elementi che troviamo anche nel nostro brano evangelico, al versetto 27.
Nell’A.T. la nuvola gravida della gloria di Dio che si sposta sulla tenda del convegno e sul tempio inaugura una presenza nuova ed effettiva di Dio in mezzo al suo popolo quale sorgente di grazia, di benedizioni, di perdono (Es.40,34-35). Ora però si tratta del Cristo risorto e glorioso che torna per realizzare quel giudizio che debella definitivamente la presenza e la vittoria del peccato e inaugura il regno definitivo in cui la convivenza di Dio con gli uomini assicurare l’era eterna ricolma solo dei benefici divini.
Ecco perché l’atteggiamento dei discepoli è così diverso da quello degli uomini descritto al versetto 26: mentre nel non credente il ritorno del Signore suscita un panico mortale, nei credenti, al contrario, suscita speranza e fiducia. Lo sguardo al cielo (v.28) non è però l’ultimo gesto del credente. Prima c’è un altro atteggiamento da tenere: la vigilanza (vv.34-36), perché la Sua venuta sarà senza preavviso e possibilità di scampo; allora a una vita vigile, temperante, costante corrisponderà la liberazione, ad un’esistenza superficiale, il giudizio di condanna.
L’Avvento esige coerenza e coraggio. Ecco perché Gesù nel vangelo odierno insiste nell’invitarci a vegliare e pregare. Questi due aspetti dovrebbero essere le colonne portanti del nostro cammino verso il Natale.
Gesù, all’inizio dell’Avvento ci dice di ‘vigilare e pregare in ogni momento’; bisogna dunque che verifichiamo la qualità della nostra preghiera, e ciò implica l’interrogarci sulla nostra fede e sulla qualità della nostra vita.