Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

II DOMENICA DI PASQUA ‘B’

Aprile 9th, 2015

12 aprile 2015

LECTIO DIVINA

II DOMENICA DI PASQUA B

“Abbiamo visto il Signore!”

Dal vangelo secondo Giovanni, Capitolo 20, versetti 19-31

Questo brano di Giovanni, incentrato sull’episodio dell’incredulità di Tommaso, ci viene riproposto ogni anno.
Il suo dubbio non va considerato come il dubbio di un ateo o di un uomo lontano da Dio. E’ il dubbio legittimo e persino logico di chi ha bisogno di vedere ciò in cui crede. E il Signore si offre senza riserve alla verifica della sua e nostra fede incerta.
Il nostro brano può essere diviso in quattro parti, ciascuna delle quali mette in luce un tema particolare:
i vv.19-23 sono incentrati sull’apparizione di Gesù nello steso giorno di Pasqua e sul conferimento del potere di
perdonare i peccati.
I vv.24-25 sottolineano l’incredulità di Tommaso,
i versetti 26-29 narrano la seconda apparizione di Gesù, presente Tommaso.
Il nostro testo è chiuso dai versetti 30-31, che costituiscono la prima conclusione del vangelo di Giovanni.
Giovanni cerca di mettere in evidenza l’identità tra Gesù e il Risorto: colui che appare ai discepoli non è un altro, o un fantasma!
Nell’apparizione a Tommaso, l’invito a toccare col dito le piaghe e a mettere le mani nel costato vuol essere una specie di verifica dell’identità del risorto: è lo stesso Gesù che è stato crocifisso e che è morto. Ma –fa notare Giovanni- questo Gesù è in qualche modo diverso: può entrare a porte chiuse nel Cenacolo, il suo rapporto con il mondo non è più lo stesso di prima. La Risurrezione ha introdotto Gesù in una nuova realtà, che non crea però separazione tra lui e i discepoli: essi possono ancora toccarlo e parlare con Lui.
La reazione dei personaggi di fronte all’apparizione di Gesù descrive un vero e proprio itinerario di fede.
Essi hanno paura. Non a caso la prima parola di Gesù è un saluto di pace: la sua presenza ha come effetto la trasformazione della paura in gioia: “I discepoli gioirono nel vedere il Signore” (v.20).
Il passaggio dalla paura alla gioia ci dice che l’incontro col Risorto fa fare l’esperienza della risurrezione nella propria vita. Il gesto di Gesù che alita sui suoi è gesto di creazione! (cf. Gen.2,7).
Ma alla gioia dei discepoli fa riscontro il dubbio di Tommaso. Esso non ha solo lo scopo di convincere il lettore che il Signore è veramente risorto; ha un senso più profondo: Tommaso pretende dal Signore prove e segni, ma in realtà essi già ci sono .Si tratta di guardare la realtà con occhi diversi. Ma il Signore non si sottrae al dubbio dell’apostolo, come ai nostri; Egli continua a venirci incontro.
Vertice del Vangelo di oggi è senz’altro la professione di fede di Tommaso : “Mio Signore e mio Dio!”. Sembra che l’evangelista, giunto ormai al termine della sua opera, voglia condensare in questa espressione quanto aveva già detto all’inizio del Vangelo, e cioè che “ la Parola era Dio” (Gv.1,1).

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