Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

III Domenica di Quaresima ‘A’“ Se tu conoscessi il dono di Dio…”

Marzo 11th, 2020

dal Vangelo secondo Giovanni, capitolo 4, versetti 5-42 Il vangelo di oggi ci interpella sulla sete e ci suggerisce che la nostra sete più profonda è sete di incontro e di relazione. Lo vediamo nell’episodio della Samaritana: secondo il racconto infatti è proprio l’incontro che disseta, poiché la donna non attinge l’acqua dal pozzo, e Gesù non beve. Davanti all’episodio dell’incontro di Gesù con la Samaritana si rimane quasi storditi per la ricchezza e varietà dei temi suggeriti. I versetti 1-6 sono l’introduzione narrativa del brano, di cui la liturgia odierna presenta il versetto più importante: “Gesù, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo; era verso mezzogiorno” (v.6). Si tratta di un versetto densamente teologico, che presenta veri temi: – il ‘viaggio’: Giovanni con questa parola intende alludere alla vita intera di cristo, intesa come un viaggio dal mondo al padre (cfr. Gv.13,1). – – E un viaggio che comporta ‘fatica’. E’ la fatica-dolore della Passione, indispensabile per compiere il viaggio verso il Padre. La sua missione, il cui frutto anticipatore è la conversione della samaritana, è ottenuta dal dono d’amore della Passione di Gesù. – – L’annotazione dell’ ‘ora’ dell’incontro con la Samaritana (‘Era verso mezzogiorno’) indica di nuovo una simbologia: a mezzogiorno la luce è piena, così ci sarà pieno giorno – secondo Giovanni- quando Gesù sarà giudicato nel Lishòstrotos (cfr. Gv.19,14). – – Infine Giovanni scrive che Gesù ‘ sedeva sul pozzo’: è Lui il pozzo, capace di dare acqua viva, è Lui che sostituisce la Legge antica, compie l’antica alleanza e dà all’uomo la vita definitiva. Nei versetti 7-18 vediamo che il colloquio si apre con un’inattesa richiesta di Gesù che chiede da bere. Il pozzo di Giacobbe simboleggia la Legge: i figli di Israele avevano bevuto a questo pozzo e si erano saziati; la Samaritana non riesce dunque ad intuire quale novità le porterà quest’uomo. Gesù le assicura che la sua acqua disseterà sempre, e a questo punto la Samaritana confessa il suo bisogno, la sua insoddisfazione: la sua sete non è stata placata da tutte le fonti da cui ha attinto. La sua confessione la dispone ad accogliere il dono di Gesù : “Signore, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete…” (v.15). A questo punto, la donna è invitata da Gesù a rinunciare alla sua vita vecchia, a consegnargli tutto il suo passato: la sua travagliata vita affettiva diventa in qualche modo simbolo del peccato e dell’idolatria del suo popolo. Incontrare Gesù è rinunciare alla vita vecchia, è deporre l’uomo vecchio con le sue disordinate passioni, per iniziare una vita nuova nella libertà dello Spirito, simboleggiato dall’acqua donata da Gesù. La seconda parte del dialogo (versetti 19-26) prende l’avvio dalla parola della Samaritana che riconosce in Gesù un profeta. Nei versetti 29-38 vediamo la Samaritana che si allontana velocemente (senza la brocca, lasciata al pozzo, quasi ad indicare che solo presso Gesù c’è acqua viva), per comunicare ai fratelli la notizia inaspettata: “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?” (v.29): ella diventa una credente ed una evangelizzatrice. Il racconto si chiude (vv.39-42) con l’incontro tra Gesù e i samaritani: nella loro frase che dicono alla donna: “Non è più per la tua parola che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo” (v.42) dobbiamo leggere un insegnamento molto caro a Giovanni: la fede nasce dalla testimonianza, ma deve diventare esperienza vitale, incontro personale con il Signore.

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