Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

IV 2 febbraio 2020 IV DOMENICA A

Gennaio 28th, 2020

Dal vangelo secondo Matteo: 5, 1-12 “Vedendo le folle Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: Beati i poveri in spirito….Beati gli afflitti…Beati i miti…..Beati….. Rallegratevi d esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”. Le Beatitudini sono il grandioso portale d’ingresso al Discorso della montagna, che è la sintesi delle novità (cioè del ‘vangelo’) su Dio e sull’uomo, proposte da Gesù alle genti di Galilea. L’evangelista Matteo presenta Gesù come il nuovo Mosè, la cui parola è la Legge nuova, che non abolisce l’antica, ma la porta a compimento. Gesù vede la folla e ‘sale sulla montagna e si pone a sedere’, rivelandosi come Maestro: egli sconcerta i giudei, parlando con autorità. Pendendo la parola proclama la beatitudine del ‘resto di Israele’, quel popolo povero e umile di cui parlavano i profeti. Il discorso delle Beatitudini è davvero rivoluzionario, perché è il capovolgimento dei valori tradizionali. Per gli Ebrei la prosperità materiale e il successo erano segni della benedizione di Dio, mentre la povertà e la sterilità erano segni di maledizione. Gesù capovolge la prospettiva: i beati non sono più i ricchi di questo mondo, i sazi, gli adulati, ma coloro che hanno fame e che piangono, i poveri e i perseguitati: E’ una logica nuova. E’ la logica che esprime Maria ‘beata perché ha creduto’: “Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuoti e ricchi” (Lc.1, 52-53). Tutto cambia di fronte alla parola di Gesù. Tutte le beatitudini si possono riassumere nella prima: “Beati i poveri in spirito”: Gesù proclama beato chi è come lui, poiché egli è venuto a mostrare, nella sua persona, lo stile di vita delle beatitudini. Gesù parla però, non di uno stato sociologico, ma di una disposizione interiore che permea l’agire, qualunque sia lo stato in cui ci si trovi. La povertà diventa il segno emblematico del Regno: “Guai ai ricchi…Come è difficile che un ricco entri nel Regno…”. Gesù annuncia che in lui il Regno è presente, ed è un regno che fa proprie tutte le povertà, tutte le miserie fisiche e spirituali. Certo la sua parola ci sovrasta infinitamente, e di fronte ad essa non possiamo che riconoscerci inadempienti. Ma questo non è un buon motivo per rinunciare a provare a vivere nello stile delle Beatitudini, poggiando la nostra fiducia non su noi stessi e sui nostri eventuali meriti, ma sulla bontà e misericordia di Dio.

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