Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

NEL FONDO DELL’INFERNO CAPIRE CHE DONO E’ VIVERE

Novembre 25th, 2015

NEL FONDO DELL’INFERNO CAPIRE CHE DONO E’ VIVERE
Vi propongo uno stralcio del bell’articolo di Marina Corradi, apparso su Avvenire del 21 novembre scorso.
Dalle rovine di quel teatro parigino emergono le poche parole di un ragazzo, Sèbastien. Che era fra gli ostaggi al Bataclan, e che si è salvato. Una emittente francese, radio Rtl, lo ha intervistato. Sebastian racconta che tenta di fuggire, lo riprendono. Il dialogo con i jiadisti è interminabile, e sempre, addosso, quelle armi da guerra lucenti, lubrificate, pronte a fare fuoco sotto al dito nervoso di quei ragazzi – ragazzi, già, come i prigionieri . E finalmente l’atroce sogni finisce. Sebastian con altri è libero.
E tu che cosa hai imparato, gli chiede l’intervistatore, che cosa hai capito in quelle terribili ore? Io, risponde Sebastien “oggi capisco che ogni attimo che passo con le persone che mi sono care, è un dono, è una benedizione. Ogni semplice momento della vita fa parte delle cose più belle che abbiamo, e non ce ne rendiamo conto. Se non quando ci capita una specie di elettrochoc, come quello che ho vissuto. Ho l’impressione di essere nato una seconda volta. E voglio essere capace di gustare questa nuova vita che mi è stata offerta”.
Nel fondo del terrore, paradossale, si apre una tenue luce: la coscienza di quale benedizione sia essere nati, essere vivi, amare.
Potessimo anche noi, dal fondo di quell’inferno che forse non è finito, trarre almeno questa consapevolezza: vivere, in ogni semplice istante, è un dono. Bisogna ricordarselo, e essere grati.
Che grazia sarebbe, ogni mattina, aprire gli occhi come questo Sebastien che dice: io sono nato di nuovo.
Che grazia sarebbe, guardare al mondo ogni giorno con lo stupore della prima volta.

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