Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

S. NATALE

Dicembre 23rd, 2020

25 dicembre 2020  

NATALE DEL SIGNORE 

Lc. 2, 1-14

Dio pone la sua tenda tra le tende provvisorie dell’umanità. La forza del Natale sta in questo segno. Gesù, il Bambino nato a Betlemme ci parla del Regno di Dio, ci offre la vicinanza di Dio; Egli è colui che sta con noi.

Il vangelo della Messa della notte racconta la nascita di Gesù. E’ l’eternità di Dio che entra nel nostro tempo.

Con la nascita di Gesù i ‘racconti dell’infanzia’ riportati da Luca raggiungono il loro scopo: mostrare gli inizi della vita del Messia e mostrare i segni della divinità nella sua umanità.

Il nostro brano è dunque allo stesso tempo storia e narrazione di fede.

Luca è particolarmente attento a legare la storia di Dio con la storia degli uomini: come il periodo del governo di Augusto fu un tempo di pace e prosperità, così la nascita di Gesù inaugura la pace duratura che solo Dio può donare.

I versetti 4-5 riportano alcune notizie su Giuseppe: egli proviene dalla Galilea ed è di famiglia regale; è sposato con Maria che è incinta, e con lei si dirige a Betlemme. Proprio a Betlemme Maria partorisce e dà alla luce ‘il suo figlio primogenito’ (v.6).  Questo termine sottolinea quanto dice la legge di Mosè: che ogni maschio primogenito è consacrato a Dio (Luca sta già preparando la scena della presentazione al tempio di 2,21-28).

Nei versetti 8-9 la scena si sposta sui pastori che vegliano all’aperto il proprio gregge anche di notte, per difenderlo da animali e predoni.

Qui essi ricevono l’annuncio degli angeli (vv.10-11); il loro è un annuncio di gioia (la gioia sarà la caratteristica di tutto il vangelo del terzo evangelista).

“oggi è nato per voi”: spesso questo avverbio si trova riferito alla salvezza apportata da Gesù. A conferma dello stretto rapporto tra la venuta di Gesù e l’avvicinarsi della salvezza, le parole angeliche parlano del ‘Salvatore’ e del ‘Cristo Signore’, titoli che sottolineano il valore della sia missione.

 

L’Altissimo si è fatto piccolissimo, l’Onnipotente bisognoso di tutto. La Parola si è fatta vagito di un bambino. Domandiamoci: nelle nostre giornate dove deponiamo Gesù, che è Figlio di Dio e Figlio dell’uomo? Viviamo noi questa unità tra fede e vita? L’inatteso accade: sappiamo ancora sussultare di gioia? Dio ci ha salvati, ci lasceremo salvare?

Il bacio tradizionale al Bambino esprima l’accoglienza di Cristo in noi e la nostra sintonia con il suo progetto di vita.

 

IV Domenica di Avvento B

Dicembre 16th, 2020

Anna Maria Mulazzanianna

20 dicembre 2020

 IV  DOMENICA AVVENTO  B *

Lc. 1, 26-38

 Maria è la destinataria dell’agire di Dio tra gli uomini. L’accoglienza fedele della promessa da parte di Maria, la sua disponibilità a farsi serva del piano di Dio, permette l’ingresso della Salvezza nel mondo.

L’annunciazione a Zaccaria avviene nel tempio, ma la novità dell’annunciazione a Maria sta anche nel fatto che avvenga nella casa di Maria, in un villaggio della Galilea, segno che Dio ci raggiunge e ci chiama quando e come vuole.

Se è Dio a dare una casa, a garantire una discendenza ponendo suo Figlio sul trono di Davide, maria è quella tenda dove Dio sceglie di abitare per essere vero pastore del suo popolo. La manifestazione di Dio non comporta una teofania straordinaria, ma avviene nella natura umana, attraverso un compimento e una generazione. Maria è vergine, in età da marito. Riceve un incarico, una missione da parte dell’angelo: essere madre del Salvatore, del Messia atteso. Questo è ciò che consacra totalmente Maria al servizio di Dio. Se il figlio è Figlio di Dio, la madre non può conoscere nessun uomo. La sua verginità si perpetua nella missione del figlio quale salvatore inviato da Dio a tutti gli uomini.

Maria è piena di grazia perché la sua tenda è stata riempita dallo Spirito santo. Dio con la sua grazia crea la sua casa  e la sua dimora. L’alleanza di Dio con Israele trova in Maria l’espressione più alta.

Maria è ancella del Signore, totalmente disponibile al piano di Dio, al suo agire salvifico. Crede all’impossibile di Dio. Crede alla Parola fatta carne, ed è quindi la prima fedele discepola del figlio di Davida che lei ha partorito.

Il Verbo annunciato diventa verbo incarnato ogni volta che la nostra vita si fa accogliente come Maria. In questi giorni sia lo Spirito l’architetto della nostra vita, perché diventi tempio santo di Cristo, nostra salvezza.

 

III DOMENICA AVVENTO B

Dicembre 9th, 2020

13 dicembre 2020     

III DOMENICA AVVENTO “B”

Dal vangelo secondo Giovanni 1,6-8. 19-28

Questa domenica è dedicata tradizionalmente alla gioia: è la domenica ‘Gaudete’, nome preso dalla prima parola dell’antifona d’Ingresso della Messa: ”Rallegratevi sempre nel Signore”. Il motivo della gioia è la prossimità della festa della nascita del Signore.

Tuttavia, il protagonista del brano evangelico è Giovanni Battista. Il suo compito non è qui tanto di essere il precursore. Nel vangelo di Giovanni egli è sempre il ‘testimone’ che impegna la sua voce, le sue forze, la sua vita perché gli uomini si decidano a favore di Cristo.

Il testimone è colui che suscita il desiderio della presenza di Colui che egli testimonia, è colui che porta i fratelli ad interrogarsi, è una persona capace di suscitare domande.

Il Battista non è la luce, ma solo, come dirà Gesù, la lampada che arde (Gv.5,35), che testimonia la luce vera. Egli non è la Parola incarnata, ma solo la voce che proclama la via con la purificazione dei peccati e la conversione a Dio. Legato strettissimamente a Gesù rifiuta per sé la messianicità, ma la proclama per Gesù: egli accentra tutta l’attenzione su colui che deve venire.

Dopo aver rifiutato il titolo di Messia, Giovanni si distanzia con un chiaro no anche da altre figure messianiche e agli inviati che insistono per sapere positivamente chi pretenda di essere, Giovanni risponde con una citazione scritturistica tratta da Isaia (40,3). Egli si definisce “voce di uno che grida”, cioè il testimone di colui che sta per venire dopo di lui, e dà insieme una risposta che pone anche il suo battesimo alla luce di colui che deve venire dopo di lui.

Quello del Battista non è un battesimo del tempo della salvezza, ma solo un battesimo nell’acqua, un semplice rito di iniziazione perché ogni uomo si disponga ad accogliere la rivelazione del salvatore d’Israele. Infatti “sta in mezzo a voi uno che voi non conoscete” (v.26). Giovanni lo ha conosciuto perché Dio stesso glielo ha rivelato, eppure egli non ne proclama mai il nome davanti agli inviati del sinedrio. In questo modo sulle parole”che voi non conoscete” grava un’ombra oscura: essi non saranno partecipi della rivelazione di Dio perché manca loro anche la disposizione ed accoglierla.

Nella domenica della gioia risalta netta la figura di Giovanni Battista. E’ lui il testimone, il dito puntato su Gesù ad indicare la luce vera. Egli testimonia Colui che ha conosciuto, di cui ha fatto esperienza; egli si trova inevitabilmente in contrapposizione con coloro che, invece, che, pur non avendolo conosciuto, pensano di sapere tutto su Dio. In questo scontro si intravede già la dinamica ‘accoglienza-rifiuto’ che caratterizzerà l’ingresso del figlio di Dio nel mondo, e tutta la sua missione.

A noi, comunità cristiana, la Parola ascoltata indica il motivo profondo della gioia: la venuta del Signore è vicina. Gesù è il volto visibile di un Dio che si fa prossimo all’umanità.

 

 

II DOMENICA AVVENTO B

Dicembre 2nd, 2020

06 dicembre 2020   

Dal Vangelo secondo Marco 1, 1-8

La liberazione annunciata ai deportati di Babilonia (I Lettura) era figura della libertà donata da Cristo. E’ Lui il Dio venuto a gridare al suo popolo:”E’ finita la tua schiavitù”. Il profeta Isaia e l’evangelista Marco parlano della stessa persona, di Gesù. A Lui prepara la strada Giovanni Battista, cerniera tra l’Antico e il Nuovo Testamento. L’annuncio della ‘lieta notizia’ (= Vangelo) comincia con la sua predicazione.

Della figura del precursore il nostro evangelista ci dà un ‘primo piano’ stupendo. Giovanni Battista è un testimone credibile: la grandezza e la forza della sua testimonianza su Cristo non sono legate tanto ai contenuti, quanto invece allo stile. Marco evidenzia l’austerità della vita del precursore(v.6), la correttezza del suo discorso che riguarda l’Altro(v.7), facendosi semplicemente ‘voce’ e abbandonando ogni protagonismo, la sua umiltà che lo spinge a scomparire per far emergere il Cristo (v.7); il suo amore al silenzio, la scelta del deserto(v.4), che è il luogo dell’incontro e dell’intimità con Dio e delle scelte più decisive.

Giovanni è il ‘precursore’  non solo perché viene prima, ma anche perché il suo percorso esistenziale, pur con le grandi differenze dovute alla  diversità fra i due, sarà lo stesso di Gesù.

Il contenuto della predicazione del Battista è netto:”Preparate la strada del Signore”(v.3).

Per tutti, perciò, risuona l’invito alla conversione (v.4). E convertirsi vuol dire voltare le spalle al peccato, smettere di difendersi da Dio e di resistere alla sua grazia, ‘raddrizzare’ il sentiero del nostro cammino (v.3) e orientarci totalmente verso di Lui, contando sulla sua infinita capacità di amore e di misericordia.

Giovanni è esigente ma non fa paura, spinge i suoi ascoltatori ad un esodo, ad un cammino nel deserto per incontrare il Signore che sta per venire, di cui Giovanni è segno.

La conversione allora ci renderà attenti anche a quelli che non attendono più, a quelli per cui ‘avvento’ e ‘natale’, ‘regno di Dio’ sono diventate parole vuote, prive di significato vitale.

Se lo sapremo attendere con impazienza ma senza paura, con la nostra operosità e testimonianza ne affretteremo il ritorno.

 

 

 

 

I DOMENICA DI AVVENTO “B”

Novembre 24th, 2020

29  novembre 2020

I  DOMENICA  DI  AVVENTO  “B”

Dal Vangelo secondo Marco, Capitolo 13, versetti 33-37

“ Dico a tutti: vegliate”

 Inizia l’Avvento, e il Vangelo ci propone un discorso ‘escatologico’. Nei pochi versetti del Vangelo di oggi, ai quali imprime il suo stile personale, Marco presenta Gesù nell’atto di invitare i discepoli alla vigilanza di ogni istante.

Non vi è dubbio: ‘vigilare’, cioè vivere alla luce e nella forza della parusia del Signore è per tutti i discepoli di Gesù una necessità vitale: chi ama Gesù, infatti, non può non desiderare con tutto il cuore il suo ritorno, e attenderlo con trepidazione.

Quando verrà il “Signore della casa”, per visitare i suoi e chiedere conto della loro fedeltà?

In momenti ben precisi:

la sera” (v.35) = il momento in cui uno dei dodici l’avrebbe consegnato (Mc.14,17);

“ a mezzanotte” (v.35) =  il momento in cui Gesù viene interrogato dal sommo sacerdote (14,60-62);

“ al canto del gallo” = quando Pietro lo rinnega (14,72);

“ il mattino “ = l’ora in cui il sinedrio consegna Gesù a Pilato (15,1).

Vediamo chiaramente che il nostro brano si allinea chiaramente sugli avvenimenti della Passione di Gesù.

Se Matteo e Luca preferiscono l’immagine del ladro che agisce di sorpresa, Marco preferisce insistere sulla vigilanza.

Vigilare è avere un cuore sveglio per accogliere colui la cui venuta è continuamente presente.  E questo appello non è solo rivolto ai discepoli, ma a tutti (v.37).

La vigilanza assume nella nostra parabola un grande rilievo. Essa è innanzitutto attenzione e prontezza. In tutto il Cap.13 del Vangelo di  Marco “vigilare” significa avere la propria vita segnata da Colui che viene: questo atteggiamento, che ci tiene saldamente ancorati a Cristo Gesù, non ha niente a che vedere con l’indifferenza verso quanto ci circonda, ma ci pone in un atteggiamento di sana libertà verso il mondo presente, che ha sete di prestigio ed esorcizza la sofferenza e la morte, essa porta infatti ad un ricordo della morte non disperato, ma vissuto nella luce del Signore che viene.

Ha affermato abba Poemen (un padre del deserto) “Non abbiamo bisogno di nient’altro che uno spirito vigilante”.

Nell’umile realtà quotidiana, ed in particolare in questo tempo di Avvento, dobbiamo dunque tenere lo sguardo fisso in avanti, sempre ‘oltre’, verso il mondo che viene, verso il Giorno che si avvicina e non avrà più fine.