Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

SS. TRINITA’ B

Maggio 26th, 2021

30 maggio 2021

SOLENNITA’  DELLA SANTISSIMA TRINITA’  ‘B’

Dal Vangelo secondo Matteo 28,16-20

Gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato….

”Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo: ecco, i sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”.

 Alla fine del periodo pasquale, che ha visto nascere “nel sangue di Cristo l’aurora di un mondo nuovo”, il credente ne cerca l’origine, e la liturgia lo rimanda al mistero del Dio Uno in Tre persone.

Dio è comunione di Persone. Pur essendo l’”Unico”, non è “solo”. Nell’unità della sua natura c’è la Trinità delle persone: Padre, Figlio e Spirito Santo.

Dopo la sua risurrezione Gesù afferma: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra”(v.18), e si congeda dai suoi apostoli inviandoli in missione:”Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo:Ecco, i sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”. (vv.19-20).

La missione degli apostoli è fondata sull’universale potere di Cristo e garantita della promessa della sua presenza.

 La verità che viene qui annunciata si può esprimere così: la comunione di cui Dio vive può diventare  progetto di vita anche tra gli uomini: questo devono annunciare e testimoniare i battezzati,  coloro che si lasciano immergere in Gesù e illuminare dalla sua Parola.

E’ l’amore delle tre Persone divine che si riversa nei credenti e si diffonde. La Trinità è, così, principio, norma e meta della vita cristiana e la Chiesa si può definire un popolo “adunato dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito” (L.G.4), anche se questo mistero avrà il suo svelamento e il suo compimento quando Dio sarà ‘tutto in tutti’.

 

 

PENTECOSTE B

Maggio 19th, 2021

23 maggio 2021 

PENTECOSTE

 Dal Vangelo secondo Giovanni cap.15,26-27; 16,12-15

La Pentecoste, per gli ebrei la festa delle Settimane, si celebra cinquanta giorni dopo la Pasqua, festa della mietitura, essa aveva ormai assunto, all’epoca di Gesù, il carattere di festa del ricordo della rivelazione al Sinai.

Il brano che ci propone la liturgia dell’anno B, è la cucitura di due testi di Giovanni relativi alla missione dello Spirito santo.

I primi due versetti sono tratti dal contesto nel quale Gesù annuncia ai discepoli difficoltà e persecuzioni; sarà i dono dello spirito che permetterà loro di dare testimonianza. Lo Spirito è chiamato da Giovanni ‘Paraclito’, termine che ha carattere giuridico: il Paraclito è l’avvocato difensore; la traduzione con ‘Consolatore’ ne restringe un po’ il significato: Lo Spirito è ‘un altro Paraclito’ accanto a Gesù, un sostegno un difensore.

Un altro ruolo affidato allo Spirito è il ‘rendere testimonianza’ a Gesù. E’ questo uno dei temi più cari all’evangelista Giovanni: fin dal prologo del suo vangelo, nella figura del battista mostra che l’essere testimoni di Gesù è vitale per l’esistenza stessa della Chiesa.

Nel nostro testo testimonianza dei discepoli e testimonianza dello Spirito sono strettamente legate tra loro:

Lo Spirito rende operativa la missione di Gesù, è il legame tra il ministero terreno di Gesù e il suo compimento escatologico.

Il secondo passo è concentrato sull’immagine dello Spirito di verità “che vi guiderà alla verità tutta intera”. Quando verrà, lo Spirito  permetterà ai credenti di comprendere dell’interno il mistero della rivelazione portata da Gesù, e renderà possibile una fedeltà creativa al Vangelo.

Per ben tre volte il testo di Giovanni sottolinea il legame strettissimo tra lo spirito e Gesù: la verità di cui lo Spirito è portatore è Gesù stesso, la Verità. E lo Spirito guida alla pienezza della verità: si tratta di iniziare un viaggio verso il centro, cioè verso Cristo.

Lo Spirito “prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà” (v.14): il movimento in avanti provocato della Spirito è, in realtà, un ritorno indietro, un radicarsi ancora più profondamente nella testimonianza di Cristo.

L’annuncio delle cose future indica lo spiegare il messaggio di Gesù in modo nuovo, adattandolo alle diverse situazioni: lo Spirito renderà capace la Chiesa di leggere la sua storia alla luce della fede. Da un punto di vista umano, la nostra storia è storia di violenza e malvagità; del punto di vista dello Spirito, il mondo, e con esso la chiesa, cammina verso la sua pienezza, nonostante tutte le apparenze contrarie.

Il credente abitato dallo Spirito diviene una persona capace di leggere la storia senza averne paura.

 

 

 

ASCENSIONE B

Maggio 11th, 2021

16 maggio 2021

ASCENSIONE  B

Mc. 16, 15-20

Siamo di fronte ai versetti conclusivi del vangelo di Marco. Il nostro testo insiste soprattutto sul dovere della missione: “ Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo ad ogni creatura” (v. 15).

Il Vangelo è dunque un messaggio da proporre a tutti e ha come centro il Cristo, morto e risorto, in cui si trova la sorgente della salvezza. Scopo della missione e proprio portare la salvezza. Ma la condizione per essere salvati è la fede: “Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvato,ma chi non crederà sarà condannato” (v. 16). Non si crede per abitudine, ma per una decisione che viene suggellata dalla nella professione di fede e nell’accoglienza del battesimo.

Se l’accoglienza o il rifiuto delle parole di Gesù comportano la salvezza o la condanna, lo stesso esito ottiene l’atteggiamento di fronte al Vangelo predicato dai discepoli.

Il discorso di Gesù passa poi ( vv.17-18) alla promessa dei segni che accompagneranno la missione dei discepoli. Lo scopo dei segni non è quello di suscitare lo stupore e l’interesse, ma piuttosto di suggerire l’’onnipotenza della fede’ (Mc. 9,23). Il fatto che la parola dia confermata dai segni vuol ricordare che la missione conta su una presenza attiva ed efficace del risorto, anche se resta comunque una presenza misteriosa.

La festa di oggi ci fa sentire l’attualità e l’urgenza di uscire dall’isolamento, di vivere il mandato ricevuto  con la certezza di essere accompagnati e sostenuti.

Dietro la promessa dell’immunità dai veleni e dai morsi dei serpenti possiamo vedere la ripresa di un tema biblico, cioè del quadro paradisiaco di Isaia 11,8, n il bambino che gioca sulla buca dell’aspide. Questa promessa del Risorto vuole affermare che con l’annuncio del vangelo si instaura il nuovo mondo, l’era escatologica.

L’ultima parte del brano presenta un breve sommario sull’ascensione di Gesù e sulla missione degli inviati (vv.19.20). Gesù viene indicato nella sua qualità di Kyrios e, grazie all’intervento del Padre è elevato in cielo. L’ascensione/ assunzione in cielo è separazione di Gesù dai suoi discepoli, poiché inizia per loro un modo nuovo di rapporto con Lui, un rapporto non più di tipo fisico, ma non meno vero e reale, che essi sperimentano nella missione.

L’elevazione al cielo è però anche glorificazione di Gesù: “Sedette alla destra di Dio” (v. 19).

 

 

VI domenica di Pasqua B

Maggio 5th, 2021

09  maggio 2021  

 VI  DOMENICA  DI  PASQUA ‘B’

“Rimanete nel mio amore”

 Dal Vangelo secondo Giovanni, capitolo 15, versetti 9-17

Questa domenica ci prepara all’Ascensione e alla Pentecoste, e dunque a ricevere lo Spirito.

Siamo nel clima del Cenacolo. Il brano del vangelo che la liturgia ci propone oggi è la continuazione immediata di quello di domenica scorsa, nel quale Gesù ha parlato di sé come della vite, e di noi come dei tralci destinati a dare –se uniti a lui- il massimo frutto.

Adesso, al di fuori della metafora, egli spiega in che cosa consiste questa unione: consiste nell’amore.

Il verbo ‘rimanere’, che risuona tante volte nel vangelo di oggi, come in quello di domenica scorsa, indica la reciproca, vitale comunione. Che esige un’identità di vedute, di pensieri, di progetti.

Ora questo amore tra il Padre e il Figlio è comunicato ai discepoli per una legge nuova riversata nei cuori, che è lo Spirito santo. Allora anche noi possiamo avere lo stile di Dio, cioè amare come Lui.

L’amore reciproco e la gioia vera, che sono il distintivo dei cristiani e li rendono credibili agli occhi del mondo, derivano dall’aver conosciuto e creduto all’Amore, quello di cui appunto ci parla S. Giovanni nel suo vangelo.

Per capire fino in fondo le sue parole, per gustarle, dobbiamo metterci in un atteggiamento di preghiera, lasciando che il loro senso ci pervada raggiungendoci attraverso la via del cuore, che trascende quella del linguaggio.

Il Padre  è amore, e l’amore per sua natura si effonde, si dona; l’amore è una Persona: Gesù che, tramite l’Eucaristia continua a donarsi a noi.

L’amore è insieme attesa, offerta, e sempre –pur nella gioia- sofferenza: è l’aspetto sacrificale, ablativo dell’amore: “Come il Padre ha amato me, così io amo voi” (v.9).

Rimanere nell’amore di Cristo è immolarsi per gli altri, come ha fatto Lui, offrendosi in sacrificio per noi. Ma ciò che doniamo ci viene ridato.

“Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi” (v.16). “Siete miei amici, se farete quello che io vi comando” (v.14). Il comando è uno: l’amore. Siamo Suoi solo se amiamo.

Ci è comandato di amare, ma avendocelo comandato Gesù, che lo ha vissuto sino alla fine, l’amore è anche offerto e dato a chi lo accoglie.

Impariamo a divenire  amici suoi, divenendo amici tra noi, superando le segrete resistenze dell’egoismo che ci impediscono di amare, allora ‘la Sua gioia sarà in noi, e la nostra gioia sarà piena’ (cfr. v.11).

 

V DOMENICA DI PASQUA B

Aprile 27th, 2021

02 maggio 2021 

V  DOMENICA  DI PASQUA  B

“Io sono la vera vite”

Dal Vangelo secondo Giovanni, Capitolo15, versetti 1-8

Il tema dominante del nostro brano – vi ricorre ben 10 volte-, è il ‘rimanere in’ Gesù.

Come i tralci vivono e portano frutto solo se in essi scorre la linfa del ceppo, così i discepoli potranno portare frutti di vita e di salvezza, a patto che rimangano vitalmente uniti a Cristo.

Nei versetti 1-4 il Maestro parla soprattutto della relazione che intercorre tra lui, il Padre e i discepoli, raffigurati dai tralci.

Nella seconda parte è sottolineata la relazione tra Gesù e i suoi amici.

Sappiamo bene quanto fosse forte per Israele la metafora e l’immagine della vigna.

Si potrebbero passare i rassegna moltissimi testi per scoprire tutte le angolature e le risonanze del simbolo messianico della vite, che Gesù ha fatto propria e porta a compimento. Egli infatti è il nuovo Israele la ‘vera vite’. Bisogna perciò entrare in lui e aderirgli vitalmente per succhiare la linfa e restare tralci vivi che portano frutto abbondante. Il portar frutto dipende dal rapporto personale dei discepoli con Gesù. Dietro il simbolo del tralcio secco e arido, perso ai bordi del campo, c’è il mistero del rifiuto che l’uomo può opporre alla vita e all’Amore, c’è la vicenda del confronto tra la luce e le tenebre.

Ma anche per i tralci verdeggianti è necessaria la potatura (v.2). E’ la purificazione necessaria che Dio compie per avere una  chiesa ‘senza ruga e senza macchia’ (Ef.5,27).

Al v.5 inizia la seconda parte del nostro brano, in cui Gesù dichiara di essere “la vite”. Gesù, per inculcare la necessità dell’unione intima con Lui ricorda ai discepoli che senza di lui, essi non possono fare nulla.

Il v.6 “ Se uno non rimane in me…” ci riporta al pensiero del giudizio (o ‘collaudo’), che non deve essere considerato fuori moda, perché è un evento a cui prima o poi tutti saremo sottoposti.

Il rimanere in Cristo è fondamentale per ‘rimanere con’: con i fratelli in famiglia, in comunità, nella chiesa. L’amore non è esperienza di un momento ma deve diventare storia, relazione duratura.

L’innesto nella vite-Gesù è avvenuto per noi col battesimo. Ma esso deve essere continuamente accolto e accettato attraverso una costante adesione di fede a Lui. Solo così i nostri sentimenti diverranno gli stessi del Signore, e la nostra preghiera sarà esaudita (v.7):”Se rimanete in me, e le mie parole rimangono in voi, domandate quelle che volete e vi sarà dato”.

E questo avverrà perché non sapremo più chiedere altro che l’unico vero bene: che la volontà di Dio si compia in noi.