Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

XXI DOMENICA A

Agosto 20th, 2020

23 agosto 2020  

XXI  DOMENICA  “A”

“ A te darò le chiavi del regno dei cieli”

Dal vangelo secondo Matteo, capitolo 16, versetti 13-20

Gesù provoca qui una chiara separazione tra il parere della gente e quello dei suoi discepoli circa la sua persona e la sua missione. Mentre la gente è ancora incerta sulla vera identità di Gesù, i discepoli, attraverso Pietro, lo riconoscono come messia. Per evitare fraintesi sulla finalità della sua missione, Gesù ordina ai suoi di tacere, ed a partire da questo momento comincia a spiegare ai discepoli la sua messianicità, diversa dalle attese del tempo: egli dovrà soffrire, morire e risorgere il terso giorno.

Il nostro brano si suddivide in tre parti: 1. Dialogo con i discepoli (vv.13-16); II Parola di Gesù a Pietro (vv.17-19); III Conclusione (v.20).

Gesù si rivolge ai discepoli con una domanda:”La gente chi dice che sia il figlio dell’uomo?” (v.13). Nella lingua aramaica l’espressione figlio dell’uomo viene normalmente usata al posto del pronome personale: me. Vale a dire: la gente chi dice che io sia? Per la gente Gesù è uno dei tanti profeti, come ce ne sono stati prima di lui, e ne verranno dopo. Egli rivolge la stessa domanda anche al gruppo dei discepoli, intendendo provocare una loro dichiarazione.

A nome anche degli altri prende la parola  Pietro:Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente! (v.16).

Tale dichiarazione esprime il pieno riconoscimento e la piena confessione del mistero della persona e della missione di Gesù. Per questa confessione di fede Pietro viene dichiarato beato, e nello stesso tempo gli viene rivelato chi ha reso possibile questa confessione (v.17): è attraverso il continuo e misterioso operare del Padre che l’uomo giunge alla fede in Cristo.

Di fronte alla testimonianza generosa e forte di Pietro, Gesù risponde lodandolo e affermando di voler costruire la sua chiesa proprio su di lui, affidandogli ogni potere.

Pietro è la roccia sulla quale Gesù edificherà la sua Chiesa (v.18). Nonostante la fragilità di Pietro, Gesù non si ‘rimangia’ la parola data, anche se Pietro, la ‘pietra’, la roccia non sarebbe stato capace di vegliare neppure un’ora con Gesù nel drammatico momento della sua passione, anzi lo avrebbe rinnegato per ben tre volte.

Benchè edificata sulla roccia, la chiesa è affidata alla fragilità e instabilità degli uomini. L’autorità di Pietro non  ne è sminuita, ma si accompagnerà sempre alla sua fragilità costitutiva.

E’ commovente e incoraggiante per noi constatare come, nonostante il rinnegamento di Pietro e degli altri, e il tradimento di Giuda, Gesù non smetta di amare questa sua chiesa, costruita proprio su Pietro. Avrebbe potuto scegliere fondamenta ben più solide che quelle dell’apostolo, ma non lo ha fatto, dimostrando così tutto il suo amore per la nostra povera umanità.

Questa immagine è posta in parallelo con un’altra:A te darò le chiavi del regno dei cieli…(v.19).la chiesa viene paragonata ad una casa la cui porta è chiusa e la cui chiave è affidata ad un amministratore che deve vigilare su chi entra e su chi esce. Al compito di vigilare si aggiunge quello di legare e sciogliere. L’espressione indica l’autorità di valutare se un insegnamento è corretto o sbagliato o, se si tratta di una persona, il potere di accoglierla o allontanarla dalla comunità del Popolo di Dio.

La domanda di fondo, sempre attuale ed affascinante, che Gesù continua a ripetere agli uomini di tutti i tempi è:”Che dice di me la gente?”. Una domanda che necessita della ‘chiave’ della fede, cioè della totale fiducia in Gesù per trovare la risposta, e che necessita di una ‘pietra’ forte come terreno che ci permetta di costruire la nostra fede perché non vacilli e cada sotto la pressione dei venti impetuosi del tempo in cui ci è dato di vivere.

 

XX Domenica A

Agosto 14th, 2020

16 agosto 2020 

 

LECTIO DIVINA

 XX  DOMENICA  “A”

“Donna, davvero grande è la tua fede1”

Dal vangelo secondo Matteo, Capitolo15, versetti 21-28

Tema di fondo di questa Ventesima domenica del Tempo Ordinario è l’universalità della salvezza.

Gesù è venuto a portare ad ogni uomo la salvezza e il vangelo costituisce l’apice di un cammino che coinvolge Israele quale popolo dell’alleanza, i pagani come nuovi soggetti di evangelizzazione, e noi, chiesa di Dio.

Spesso il punto centrale dei racconti dei miracoli in Matteo non poggia sul racconto della guarigione, ma sul dialogo che si svolge tra Gesù e la persona che chiede aiuto. Nel nostro brano il dialogo con Gesù ha una parte molto importante. Abbiamo quattro domande e tre risposte in soli nove versetti!

Il v.21 ci dà l’ambientazione geografica: Gesù si ritira nel territorio di Tiro e Sidone. Queste due città rappresentano spesso nella Bibbia i popoli pagani. I protagonisti dell’episodio sono Gesù, una donna pagana (v.22) e i discepoli che entrano in scena più tardi (v.23).

Matteo, precisando che la donna è una cananea evidenzia l’antica contrapposizione religiosa tra Israele e i suoi vicini idolatri. L’incontro con questa donna diventa una primizia e un segno profetico della missione estesa anche ai pagani. La donna si rivolge a Gesù dicendo: Pietà di me Signore, figlio di Davide, dichiarandosi così virtualmente un’adoratrice di Gesù. Gesù non presta ascolto alla donna, ed è a questo punto che entrano in scena i discepoli (v.23), che chiedono a Gesù di esaudirne la richiesta, semplicemente perché da fastidio, è una seccatrice. Il loro intervento fornisce però a Gesù la motivazione per dichiarare che la sua missione è limitata al solo Israele: “Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele” (v.24). E questa risposta diviene anche una catechesi per i discepoli.

Il dialogo successivo tra Gesù e la cananea evidenzia infatti il ruolo della fede, che estende anche ai pagani il progetto di salvezza storicamente destinato a Israele.

La donna (v.25) si avvicina a Gesù, si prostra e lo supplica ancora, usando un’altra volta il titolo di Signore. Questo titolo, usato anche al v.27, esterna la convinzione della donna pagana di trovarsi di fronte ad una persona che può esaudire la sua richiesta, ed è quindi espressione della sua fede.

Nonostante la dura risposta di Gesù, la donna non demorde, e il dialogo che segue (vv.27-28) mette in luce la sua perseveranza, umiltà e fede. Essa non contesta il privilegio di Israele in ordine alla salvezza, ma chiede di esserne associata (v.27). Alla fine Gesù, proprio per la fede umile e costante dimostrata dalla donna, la esalta (v.28), e di fatto apre ai pagani l’accesso alle promesse messianiche. Ed esaudisce finalmente la sua supplica :Ti sia fatto come desideri!

Il nostro brano si chiude con l’annotazione che, a partire da quel momento, la figlia guarì (v.28).

“L’episodio della Cananea definisce il rapporto tra la missione storica di Gesù e quella della chiesa (R.Fabris)”.

La proposta di salvezza di Gesù coinvolge veramente tutta l’umanità, basta saper vivere nell’umiltà, nella perseveranza e nella fede: sono le tre caratteristiche della donna cananea che hanno ottenuto il miracolo.

A noi, che forse siamo troppo convinti della nostra fede e della nostra salvezza, oggi è chiesto di riflettere sulla nostra umiltà e perseveranza: forse abbiamo anche noi, come i discepoli di Gesù, molto da imparare dalla cananea!

 

 

XIX domenica a

Agosto 5th, 2020

9 agosto 2020         

XIX DOMENICA    A

Mt. 14, 22-33

L’esperienza della moltiplicazione dei pani e dei pesci è stata troppo forte, sembra che gli apostoli vogliano gustarsi il successo, così Gesù deve imporsi  perché partano  ed è lui che si incarica  di congedare  la folla. È una costante in Gesù: quando sperimenta il «successo», si allontana e allontana i suoi. Questo  perché  il successo facilmente  dà alla testa e alimenta l’orgoglio e la vanità.  

Gesù si ferma per pregare, da solo, cioè a diretto  contatto  con il Padre.

Vedendo Gesù camminare sulle acque i discepoli restano  sconvolti  e dicono  di vedere un fantasma. Gesù deve incoraggiarli e invitarli a non avere paura,  perché lui è il Figlio di Dio. Nel testo greco Gesù dice: «Io sono». Nell ’intenzione dell’evangelista questa è una rivelazione  di identità divina, che si poggia su una prova:  camminare sul mare.  Per questo  egli conclude l’episodio con la prostrazione dei discepoli e con la loro professione di fede: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

Matteo ha una scena che non si trova negli altri vangeli. Pietro chiede  di camminare sul mare come Gesù.  La sua richiesta  è quella  di tutti  e della Chiesa intera: fare le stesse cose di Gesù. Gesù non è geloso delle proprie  prerogative  e dei propri  poteri, vuole condividerli e lo fa. I primi passi di Pietro sono la dimostrazione che Gesù veramente comunica i suoi poteri agli apostoli. Poi viene fuori la poca fede. Continuare a credere nella presenza salvifica di Cristo, dopo l’Ascensione, quando infuria il vento della persecuzione, richiede una fede forte e grande, quella che Pietro ancora non ha. L’esperienza dell’affondare, sia per chi crede che per chi non  crede, facilmente  spinge a una  preghiera  vera, anche  se interessata:  «Signore, salvami!». La mano tesa del Signore, anche se precede un rimprovero, afferra e salva sempre colui che prega.

Anche a noi credenti, alle nostre comunità è richiesto di riconoscere la propria  debolezza e gridare. E il Signore interverrà col suo aiuto.

XVIII Domenica A

Luglio 28th, 2020

2 agosto 2020  

XVIII  domenica  “A”

“Non abbiamo che cinque pani e due pesci!”

Dal vangelo secondo Matteo, capitolo 14, versetti 13-21

Terminata la grande sezione delle parabole, Matteo sposta il suo obiettivo sui gesti e sulle parole di Gesù, finalizzati ad evidenziare il suo compito messianico.

La sezione del vangelo di Matteo che va dal Capitolo 13,53, fino al capitolo 17,27 introduce infatti gradualmente nel mistero della messianicità di Gesù, e mostra come la gran parte del popolo e delle sue guide si ostinino e induriscano nella loro incredulità. Per contro, il gruppo dei discepoli giunge ad una sempre più profonda comprensione del mistero di cristo.

L’indicazione secondo la quale Gesù accompagna la folla in un luogo deserto introduce il riferimento al cammino del popolo di Dio nel deserto e al miracolo della manna e delle quaglie (Es.169.

Al v.14 Matteo presenta Gesù che si fa carico delle necessità corporali e materiali della gente: la guarigione dei malati e la moltiplicazione dei pani ne sono appunto la dimostrazione.

Ai vv.15-18 è presentata la situazione: è ormai sera, e in un luogo deserto è impossibile dar da mangiare alla folla numerosa che ha seguito Gesù. E’ importante il colloquio che avviene a questo punto tra i discepoli e il Maestro. Il miracolo è già annunciato nell’affermazione di Gesù “non occorre che vadano”(v.16). La risposta dei discepoli tradisce una comprensione di massima: hanno capito che il pane sarà procurato senza andare a farne provvista. Presenta però nel contempo la loro poca fede, poiché domandano: “Come possiamo noi con il poco di cui disponiamo, sfamare tanta folla?”. I discepoli sembrano essere realisti: il luogo è deserto e si è fatto tardi. Essi si muovono nella logica del ‘calcolo ragionevole’, che in ultima analisi vuol essere un invito ad ‘arrangiarsi’ . A quella dei discepoli, Gesù contrappone un’altra logica, quella del dono: date voi da mangiare a loro!

La folla si accampa (v.19). Matteo presenta in modo marcato il parallelo con l’istituzione dell’eucaristia: prese il pane, alzò gli occhi al cielo, pronunciò la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli.

Come nel v.18, i discepoli sono attivi nel miracolo che Gesù compie: sono loro che distribuiscono il pane alla folla.

L’indicazione relativa al fatto che tutti si saziarono e che avanzarono dodici cesta (vv.20-21), sottolinea che il dono di Gesù è sovrabbondante :” Avevano mangiato circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini”.

Di questo brano va sottolineato:

  1. il ruolo attivo assegnato ai discepoli;
  2. il miracolo che è stato reso possibile dal gesto di solidarietà e di condivisione dei discepoli;
  3. Gesù che si fa carico dei bisogni della gente.

Gesù ha saziato uomini che avevano fame non solo di pane, ma anche della sua Parola, del suo amore benevolo e misericordioso:infatti “vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati”.

La fame dell’uomo e, dunque, in ultima analisi, fame dell’amore di Dio, della sua misericordia: E’ questo “il nostro pane quotidiano” che Dio è sempre disposto a donarci.

Il miracolo della moltiplicazione dei pani è per noi credenti un segno fortissimo, incisivo e determinante per la nostra vita: dobbiamo essere pane spezzato e donato ai fratelli.

 

 

X26 Luglio 2020 XVII DOMENICA “A” “Così sarà alla fine del mondo” Dal vangelo secondo Matteo, capitolo 13, versetti 44-52 Le parabole del tesoro e della perla preziosa sono costruite in modo parallelo: si tratta in effetti di una doppia parabola che parla dell’effetto del regno di Dio sugli uomini: Nella prima parabola è evidente la realtà della vita dell’antico mondo orientale dove, per difendersi da furti o razzie, era abitudine sotterrare i soldi e gli oggetti preziosi. Poteva dunque capitare che la terra conservasse il suo segreto anche dopo la morte del proprietario: è il caso della nostra parabola, che parla di un uomo che, lavorando un campo non suo, vi rinviene un tesoro, e per entrarne in possesso vende tutti i suoi averi (v.44). La seconda parabola è simile alla prima: un mercante trova una perla di grande valore, e per comprarla vende tutto quello che ha (v.45). In tutte e due le parabole è messa in evidenza la scelta che il contadino e il mercante pongono in atto davanti all’opportunità straordinaria che si offre loro. Tutto quanto era importante perde valore dinnanzi al tesoro trovato. E’ tale la sproporzione che si è disposti a fare pazzie per entrarne in possesso, e la decisione non può essere rimandata, perché l’occasione è unica e irrepetibile. Il disfarsi di tutto non è il mezzo per entrare nel regno di Dio, ma la conseguenza della scoperta: è il Regno la cosa più importante, tutto il resto diviene relativo al suo confronto. Con tutto ciò, nessuno può mai ritenere di averlo definitivamente trovato, per cui la ricerca gioiosa e la progressiva scoperta sono una costante nella vita cristiana. La radicalità cristiana è autentica se sigillata dalla gioia – non si stanca di ripetercelo Papa Francesco. L’immagine, utilizzata nella terza parabola, della rete gettata in mare (vv.47-50) si rifà alla vita quotidiana dei pescatori del lago di Galilea. La rete raccoglie ogni tipo di pesce. Una volta a riva si fa la cernita: il pesce buono finisce nei canestri, l’altro viene gettato via. Il regno di Dio ( o meglio il giudizio che precederà la sua piena realizzazione) viene qui paragonato a questo procedimento. Gesù avvisa: anche se sulla terra non viene fatta nessuna separazione tra buoni e cattivi, le cose non andranno sempre così: Alla fine avverrà la separazione tra di essi. E non è la semplice appartenenza alla comunità di Gesù che assicura la salvezza. Serve l’impegno, sono necessarie le opere buone. Scegliere il regno di Dio è una sfida per l’uomo di oggi e di ogni tempo, una sfida di fede che ci invita a fare verità in noi stessi e a verificare quali sono i valori che guidano le scelte della nostra vita.

Luglio 21st, 2020