Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

II DOMENICA QUARESIMA C

Marzo 8th, 2022

13 marzo 2022 

II DOM QUAR C

Lc. 9, 28b – 36

A differenza di Matteo e Marco, Luca pone la trasfigurazione di Gesù soprattutto nel suo volto (v.29).

Il volto qui dice l’identità profonda della persona: uomo e Dio insieme. In Gesù trasfigurato si vede questo sconvolgente incontro tra Dio e l’uomo, tra la fragilità umana e la gloria divina che ha scelto di rivelarsi nella carne. Soprattutto il tema della preghiera di Gesù (tanto caro a Luca) mostra la dimensione intima di relazione con il Padre che è un po’ il motivo centrale di questa seconda domenica di quaresima. In questa preghiera, in questa relazione intima tra Padre e Figlio avviene la trasfigurazione.

Gli stessi Mosè ed Elia sono avvolti nella luce che promana da Cristo. Essi, due ‘esperti di esodi’ parlano qui del ‘suo’ esodo: Gesù non sarà come loro rapito in cielo. La sua morte in Gerusalemme sarà violenta, in croce.

Pietro vuol fermare quel momento specialissimo proponendo di fermarsi lì, facendo tre capanne, come la tenda che Mosè aveva eretto nel deserto, e nella quale contemplava Dio faccia a faccia.

I tre apostoli , come Mosè, vedono il volto trasfigurato di Gesù, e, come Elia, sentono la voce nella nube.

Ma gli apostoli devono, più che vederlo nella sua gloria, ascoltarlo quando rivela la sua passione, con una tensione tra volto e ascolto che anche noi possiamo provare. La visione può portare il sé qualcosa di fallace, la parola no.

Anche noi, nella trasfigurazione di Gesù siamo affidati dal Padre più che alla contemplazione del Cristo all’ascolto della sua parola.

Gesù mostra la sua gloria divina, ma sa che questa visione potrebbe essere contraddetta umanamente dallo scandalo della croce. Per questo le sue parole dicono più di ciò che gli occhi vedono.

Il silenzio degli apostoli con cui si conclude il nostro brano è emblematico; è il silenzio di chi ha fatto una esperienza profonda che è difficilmente traducibile in parole comunicabili.

E’ Dio che guida il percorso di chi crede con la sua Parola, quella Parola che rimane guida quotidiana anche quando le luci si spengono, quella Parola che orienta e sostiene la relazione autentica con Lui, quella parola che rende il credente terreno buono in cui la Parola porta il suo frutto abbondante. La relazione allora si fa rivelazione dal mistero.

L’evento della trasfigurazione svela il cuore del mistero di Gesù: Lui ‘solo’ (v.36) deve essere seguito e ascoltato. Ascoltato nelle sue parole e seguito sulla via della croce, nel suo ‘esodo’ a Gerusalemme.

I DOMENICA QUARESIMA C

Marzo 1st, 2022

6 marzo 2022

 I  DOMENICA DI QUARESIMA  “C”

Dal vangelo secondo Luca 4, 1-13:

 Luca (come Matteo) ha strettamente collegato il racconto delle tentazione al Battesimo e al dono dello Spirito.

La 1^ tentazione(cfr. Deut.8,2-5), la tentazione dell’avere – nei confronti dei beni della terra-, (vv.3-4), dimostra che il Figlio non è colui che utilizza il potere di cui dispone come si utilizza un potere magico, per scopi egoistici.

La 2^ tentazione (cfr. Deut.6,13), tentazione del potere- nei confronti degli altri, (v.7) ci fa capire che la potenza di Gesù è sottomessa a Dio, unica fonte del Suo potere.

La 3^ tentazione(cfr. Deut. 6,16), dell’apparire quello che non si è- nei confronti di Dio (v.12), dimostra che il Figlio è colui che rifiuta di tentare il Signore e di esigere da Lui una protezione particolare.

Le tre tentazioni – o meglio i tre scontri- sono narrati secondo uno schema dipendente dal libro del Deuteronomio, ma dove Israele aveva conosciuto l’ignominia di soccombere, il Figlio trionfa.

E’ da notare inoltre che satana nelle tentazioni dimostra di essere un buon conoscitore delle Scritture. Assistiamo così a una specie di dibattito tra due interpreti della tradizione scritturistica, uno diabolico, l’altro giusto.

Al v.13 abbiamo l’indicazione che “il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato”. Per Luca il tempo fissato è quello della passione (cfr. 22, 3. 53). Gesù è dunque presentato da Luca come colui che accetta tutte le conseguenze della sua obbedienza filiale, fino alla Passione.

Don’t look up       

Febbraio 25th, 2022

       

Ho visto il film incuriosita dal commento positivo che ne fa il teologo Lorizio in risposta ad una domanda su di esso posta da un lettore di Famiglia Cristiana.

E ho constatato che si tratta di un film molto profondo, amaramente divertente e soprattutto sorprendentemente attuale, che prende le mosse da una domanda: cosa succede quando la scienza mette in guardia su pericoli certi o molto probabili, e viene irrisa?

La trama di Don’t look è molto semplice: una dottoranda in astronomia scopre l’esistenza di una cometa gigante che, nel giro di sei mesi e quattordici giorni, colpirà la Terra, distruggendola, con una probabilità pari al 99,78 per cento.

Nonostante la scoperta devastante, terrificante, tragica e chi più ne ha più ne metta , la reazione della politica, del circo mediatico ‘a misura di consumatore’ è pressoché nulla. Si decide di “attendere e accertarsi” come se questa fosse una delle tante notizie, dei fatti che giorno dopo giorno vengono dati, assimilati e digeriti.

Partiamo dal tema enunciato in modo molto preciso dal titolo: Don’t look up, “non guardate in alto”. Invitare a non alzare lo sguardo significa negare l’evidenza dei fatti. Il cuore del film è proprio questo: il dottor Randall Mindy (Leonardo DiCaprio) e la dott.ssa Kate Dibiasky (Jennifer Lawrence) scoprono la presenza di una stella cometa che sta per abbattersi sul nostro pianeta distruggendo ogni forma di vita, ma nessuno vuole crederci. Il problema della verità è che a volte può essere troppo cruda fino a diventare inaccettabile. Fa paura e può diventare una colpa per chi ha il coraggio di sostenerla. Il male non è il contenuto della notizia, non sono i fatti, ma chi li sostiene. La recente pandemia ha in parte mostrato questo meccanismo.


Questo schema di chiusura mentale diventa uno strumento su cui fanno leva i media e la politica per coltivare i propri interessi. Don’t look up esprime la sua carica satirica proprio nella figura di Janie Orlean, il Presidente degli Stati Uniti interpretato da  una strepitosa ed esilarante Meryl Streep che è interessata più a nomine governative improbabili e scandaletti sessuali che al rischio della fine del mondo.

Don’t Look Up è una critica aspra e cinica a una classe politica colpevolmente incompetente e inadeguata spesso asservita a interessi economici spietati, che mettono a rischio la vita stessi dei cittadini per un  profitto economico di cui beneficia solo una ristretta cerchia di persone.

Don’t Look Up è anche una critica aspra ,cinica e spietata a un sistema di informazione sempre più incline al mascheramento della verità sotto l’inganno dell’intrattenimento leggero, senza pensieri, in cerca  solo di audience, attento alla spettacolarizzazione delle notizie, piuttosto che alla ricerca della verità: un modo per sminuirne la gravità. La disinvoltura dei superficiali, il loro orgoglio per la propria stessa insipienza sono poi la ciliegina sulla torta di un film caratterizzato da comicità, satira e critica raffinate.

 

Adam McKay, sceneggiatore e regista del film, ci regala un lavoro straordinariamente curato. Ogni singolo dettaglio ha la sua importanza, tutto contribuisce a creare un senso di alienazione, spaesamento e stridore fra il buon senso e ciò che vediamo nello schermo.

Si tratta a chiare lettere di una riflessione sulla società dell’apparire, sul desiderio di essere qualcun altro e sul consumismo sfrenato.

Già il titolo del film è uno slogan politico, un inno al distogliere lo sguardo dalle realtà scomode. Il pericolo dell’asteroide e il modo in cui diverse fasce di popolazione e di poteri reagiscono ad esso può essere visto come una metafora della pandemia da Covid-19 o del riscaldamento globale, del modo in cui questi problemi vengono presi talvolta con leggerezza. Se proviamo a  guardare Don’t Look Up pensando che il film parli di Covid o di riscaldamento globale,  noteremo un’impressionante serie di analogie.  La frase che fa da sottotitolo “Basato su fatti realmente possibili” si riferisce proprio a questo: per quanto la storia sia fantascientifica e piuttosto improbabile, le reazioni delle persone che vediamo in Don’t Look Up sono “realmente possibili”.

Un altro dettaglio molto importante è il ruolo di Mindy e Dibiasky: i due scienziati reagiscano in modo spropositato, in preda al panico, quando invece chiunque altro mantiene una gran calma anche dopo aver scoperto che rischia di morire. Come mai? Ci si sente vicini a questi due eroi solitari di una storia di fantascienza in cui è evidente che “i buoni” bistrattati sono loro.

I protagonisti sono gli unici ad avere una visione corretta di ciò che avviene, come noi spettatori. In un gioco di scambio di ruoli, Mindy e Dibiasky siamo noi. I loro dubbi, il loro sgomento, sono i nostri.

Ma, mentre il potere fugge, alcune persone vivono un momento di riconciliazione, di gratitudine e di preghiera. Mi ha colpita emotivamente la preghiera del giovane compagno della protagonista, nella quale ho letto il messaggio attualissimo del  film: “ Caro Padre e Creatore onnipotente, stasera chiediamo la tua grazia, nonostante il nostro orgoglio, il tuo perdono, nonostante i nostri dubbi; soprattutto, Signore, chiediamo che il tuo amore ci dia conforto in questi tempi bui per affrontare qualunque cosa accada con il coraggio e il cuore aperto all’accettazione. Amen”.

 Trovo che  per essere apprezzato appieno, al di là della satira pungente, questo bellissimo film vada assaporato con grande attenzione, per coglierne tutti i più piccoli particolari, tutti i simboli. L’incredibile cast , la cura per gli effetti speciali e i colpi di scena sono tutti valori aggiunti a un lavoro che coinvolge fino alla fine.

 

 

VIII DOMENICA C

Febbraio 23rd, 2022

27 febbraio 2022 

VIII DOMENICA  ‘C’

Lc. 6, 39-45    

l brano di Luca si articola attorno a tre immagini: l’occhio, l’albero, il tesoro. “perché guardi la pagliuzza, perché indaghi l’animo del fratello, perché ti ostini a cercare le ombre anziché la luce?” Questo bisogno di godere delle debolezze o delle fragilità altrui, non è uno sguardo buono e rischia di rendere sterile il nostro cuore. È lo sguardo di chi soffre, troppo spesso, di inferiorità e  sente il bisogno di delegittimare l’altro.

E accade che il giudizio che io do sull’altro rischia di cambiarmi il cuore, lo sguardo, la visione stessa del vivere insieme. Se il mio sguardo è viziato difficilmente l’altro mi suscita stima e fiducia e dentro di me maturano il sospetto, la diffidenza, la paura. L’altro diventa il nemico che mi impaurisce, perché io proietto su di lui le mie frustrazioni e le mie paure, a volte vere ma troppe volte inventate, non vere, quasi sempre ingiuste.

È la paura dell’altro, magari il diverso, magari il forestiero, magari perché ha un altro colore e parla un’altra lingua, prega Dio in modo diverso dal mio; ma alla fine sospetto anche del mio vicino di casa, del mio compagno di lavoro, e forse anche dei miei parenti…

Gesù oggi ci regala una grande certezza: viene a dirci che “l’uomo buono, dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene”.  Abbiamo tutti un tesoro buono custodito in vasi di argilla, cioè custodito nella fragilità del nostro essere e del nostro vivere. Capire allora, che il nostro primo tesoro è proprio il nostro cuore: ”Un uomo vale quanto vale il suo cuore” insegnava Gandhi.

Accade come con gli alberi, l’albero buono, piantato su un terreno buono, irrigato con acqua pulita produce inevitabilmente frutti buoni, ma se l’albero è buono  però, piantato su un terreno inquinato, irrigato con un’acqua torbida non darà frutti buoni.  Custodire sana la terra su cui viviamo, custodire pulita l’acqua di cui ci dissetiamo, custodire buona l’aria che respiriamo è importante e doveroso per la salute nostra e dell’umanità.

Ma dobbiamo avere molta cura anche di ciò che nutre la nostra mente, il nostro cuore .

Liberiamoci allora dallo sguardo maligno, ma liberiamoci anche da tutto ciò che non è verità, che sa di menzogna, che alimenta la cattiveria, il disprezzo dell’altro, il rifiuto dell’altro.

Il giorno del giudizio il dramma saranno le nostre  mani desolatamente vuote, senza frutti buoni, senza gesti di amore offerti alla fame e alla fragilità dei fratelli.

 

VII DOMENICA C

Febbraio 16th, 2022

20 febbraio  2022

VII DOMENICA  “ C “

Dal Vangelo  secondo Luca 6, 27-38

E’ molto impegnativo il vangelo che la liturgia propone oggi alla nostra riflessione, e segue il discorso sulle beatitudini di domenica scorsa. Il modo di vivere che ci propone è un dono che ci fa partecipi dello stile di vita di Dio. Infatti il paradigma su cui modellarsi è il cuore del Padre: “ Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso”(v.36).

Tutto il vangelo ci dice che le dimensioni dell’amore cristiano sono semplicemente smisurate. Alla legge del taglione (‘occhio per occhio, dente per dente’ di Es.21,24), si sostituisce ormai la legge del perdono, fino al dono totale di sé agli altri: non solo agli amici, ma anche ai nemici.

Fino a quel momento gli ebrei erano abituati  a pregare contro i nemici (Sal.17,13; 28,4), adesso Gesù chiede di pregare per loro. Se fino a quel momento si limitava la carità ai buoi e ai giusti, a quelli che ci amavano, adesso Gesù ci chiede di estenderla anche ai nemici e ai calunniatori (v. 27. 35).

E’ solo perché abitati dallo Spirito di Gesù che possiamo fare questo salto qualitativo, e comportarci come il Padre, che ama tutto e tutti. Cosi amare i nemici diventa…semplice, perché –come Dio appunto- non abbiamo più nemici!

Le esortazioni di Gesù lasciano trasparire , nella loro successione e intensità, l’ideale di vita ispirato al vangelo. Un ideale arduo ma realizzabile: ce lo hanno dimostrato gli apostoli, i primi credenti dell’era cristiana, i santi, i martiri di tutti i tempi, e del nostro tempo. Uno stile di vita già proclamato nelle beatitudini, lo stile di vita che ha portato Gesù stesso verso la Pasqua.