Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

SOLENNITA’ DI CRISTO RE ‘C’

Novembre 16th, 2016

20 novembre 2016 LECTIO DIVINA

SOLENNITA’ DI CRISTO RE

Dal Vangelo secondo Luca, 23, 35-43

“…… Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi. Ma l’altro lo rimproverava: Neanche tu hai timore di Dio, benché condannato alla stessa pena? Noi giustamente……,egli invece non ha fatto nulla di male. E aggiunse: Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo regno.
Gli rispose: In verità ti dico, oggi sarai con me in paradiso”.

La liturgia odierna, dedicata alla festa di Cristo Re, ci propone il racconto lucano dei momenti precedenti la morte di Gesù.
In esso l’evangelista invita il lettore a scoprire la regalità del Cristo, proprio guardando al crocifisso e a riconoscere il lui la sorgente della riconciliazione.
Secondo Luca una cosa accomuna le varie persone che stanno sotto la croce: tutte ‘contemplano’ il crocifisso. Per chi contempla ‘il re dei Giudei’ inchiodato alla croce, questo diventa un incontro con la rivelazione ‘trafiggente’ della misericordia di Dio, il Re che largamente perdona.
Il nostro evangelista ci aiuta ad avere quello sguardo di conversione che il buon ladrone ha saputo volgere al Messia, ma poi anche il centurione che assiste all’accaduto,la folla e i conoscenti (vv.47-49).
Il ‘buon ladrone’ è il tipo del discepolo cristiano. Egli opera la ‘correzione fraterna’ rimproverando l’altro; egli inoltre confessa la fede riconoscendo l’innocenza di Gesù (v.41b) e la sua regalità escatologica 8v.42).
Come preparazione alla scena fondamentale del ‘buon ladrone’ Luca usa un’espressione densissima: “venivano condotti anche altri due delinquenti” (v.32), quasi che Gesù fosse talmente identificato con loro da essere lui stesso ritenuto malfattore ( “E fu annoverato tra i malfattori” Lc. 22,37). Il terzo evangelista fa fare al suo lettore un percorso interiore: deve passare dal primo ladrone, il quale rappresenta la coscienza conflittuale e ambigua del peccatore, per giungere al secondo ladrone. Il ladrone impenitente chiede un miracolismo complice: Gesù dovrebbe preoccuparsi della salvezza propria e perfino di quello di coloro che si trovano nella sua stessa condizione (v.39).
Bisogna invece andare alla scuola del ‘buon ladrone’ che rappresenta quella parte della nostra coscienza, quella voce che non nega la differenza tra il giusto e l’empio.
A salvare il buon ladrone non è solo il ‘timor di Dio’, ma è soprattutto un’intuizione più profonda, che lo rende capace di invocare perdono: l’innocenza di quel giusto ingiustamente sofferente rientra nella sua regalità, la cui potenza va oltre la morte: Egli riconosce in Gesù il Re- Messia che sta per entrare nel suo regno:
Il ladrone penitente capisce ciò che i discepoli di Emmaus nemmeno lontanamente intuiscono in tutte le loro discussioni. Egli giunge invece al cuore delle Scritture, egli confida anticipatamente nel destino di gloria di Gesù, intuisce che Gesù non è come gli altri ‘re’ umani, è un re al quale ci si può sempre accostare e al quale si possono far conoscere i nostri bisogni.
La risposta di Gesù appare come una promessa sublime: “Oggi sarai con me in paradiso” (v.43).
Il paradiso è Cristo, è essere con Lui morto e risorto.

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