Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

TEMPO DI AVVENTO

Novembre 29th, 2013

 

IL TEMPO LITURGICO DELL’  ATTESA :

L’ AVVENTO

 

 

Abbiamo visto  come accanto all’anno civile ci sia quello del Signore, l’anno della vita eterna , che è simbolo e sacramento della vita senza fine, è simbolo del nostro cammino verso il Regno definitivo, e si muove “a spirale” incontro a Dio. Il  ciclo liturgico, infatti, ruota attorno a Cristo: l’anni circulus diviene Christi circulus, di Cristo “cosmico”, cioè al centro della creazione, che già nel presente fa pregustare la felicità del secolo eterno, come prega S.Efrem: “… Quando ormai la speranza degli uomini era svanita, è la Tua nascita che la fa rifiorire: lieta speranza annunciano le schiere celesti agli uomini. Satana, che aveva distrutto la nostra speranza, distrusse la sua con le sue stesse mani, quando vide ricomparsa la speranza. Per i senza speranza la tua nascita divenne sorgente di speranza. Lode alla Speranza, che ci ha portato la lieta novella!”.

La letteratura cristiana pone alla base delle certezze della fede l’avvento di Cristo-sepranza, alla fine del tempo. Ma nell’attesa ogni credente deve sperare perché l’evento Cristo si realizzi nel suo cuore e nel cuore di ogni uomo:”venga il tuo Regno!”. La vita dei credenti adesso è attesa colma di speranza, poi sarà eternità. 

Per specificare ulteriormente, diciamo con O.Casel che l’anno liturgico non ha né inizio né fine, ma ha, in un certo modo, due punti di inizio: l’Epifania e la Pasqua, che sono al tempo stesso punti culminanti. Tutti e due in fondo racchiudono lo stesso Mistero, soltanto considerato in due diversi modi.

L’Avvento  può essere celebrato anche come icona di un prolungato Sabato Santo. S. Giacomo così ci esorta:” Vi esorto, fratelli siate pazienti fino alla venuta del Signore…Rinfrancate i vostri cuori…Prendete a modello di pazienza i profeti…” (Gc.5, 7-10).

Pur tenendo ben presente che la radice dell’attesa della seconda venuta del Signore rimane la Pasqua, e che agli inizi fu la Veglia pasquale il momento forte dell’attesa del Salvatore, non possiamo ignorare che  è proprio nell’Avvento che viene dato speciale rilievo, nelle celebrazioni liturgiche, al tema dell’ ATTESA.

Ci soffermeremo perciò  ora a parlare più diffusamente di come tale tema sia la “trama” che percorre tutto il tempo di Avvento.

Se nel rito romano oggi è messa particolarmente in evidenza questa dimensione dell’Avvento, non dimentichiamo mai che essa va vista non soltanto in collegamento con il Natale, ma specialmente  con la Pasqua, per non perdere il senso genuino dell’attesa e della speranza cristiana.

Occorre far sentire l’Avvento nel suo completo significato, come rievocazione di un lontano passato, come realtà presente, come preparazione dell’avvenire.

Basta scorrere rapidamente il Lezionario, dove campeggia Isaia, per rendersi conto come il profeta ritragga la situazione dell’uomo peccatore, e gli atteggiamenti di Dio a suo riguardo, in attesa della redenzione. Sono ora parole severe di rimprovero, minacce di abbandono, ora accenti vivi di paterno richiamo perché il popolo si ravveda. Sono frequenti promesse di misericordia e perdono; sono aneliti di speranza e di attesa verso il Figlio che nascerà da una Vergine, e avrà nome Dio, Forte, e sederà sul trono di Davide e regnerà in eterno.

Al profeta Isaia fa eco Geremia: “Ecco verranno giorni, quando io susciterò a Davide un rampollo giusto, e regnerà e sarà sapiente e farà valere la giustizia sulla terra….In quei giorni Giuda sarà salvato e Israele abiterà sicuro.” E Zaccaria: “Ecco verrà il Signore… e in quel giorno si avrà una gran luce”. E Osea: “ Dall’Egitto ho chiamato il mio Figlio; egli verrà per salvare il suo popolo”.

Veramente tutto il tempo presente appare come un cammino verso di Lui che deve venire, tutta la vita assume il senso della preparazione a quel definitivo incontro.

La venuta è sempre differita, ma sempre imminente. Col passare del tempo cadono tutte le cose, ma questa speranza non muore, è sempre nuova, ogni giorno più viva e non mai delusa.

Il miglior simbolo dell’Avvento è forse il trono vuoto del Pantocrator rappresentato nei mosaici di Roma e di Ravenna.

I tre aspetti dell’Avvento: rievocazione del passato (Cristo è venuto), realtà presente (Cristo viene) e preparazione ed attesa dell’ultimo giorno (Cristo verrà), mi sembra siano chiaramente indicati e sintetizzati nell’inno di Avvento per l’Ufficio delle Letture:

 Verbo, splendore del Padre,

nella pienezza dei tempi

Tu sei disceso dal cielo,

per redimere il mondo.

Il tuo Vangelo di pace

Ci liberi da ogni colpa,

infonda la luce alle menti,

speranza ai nostri cuori.

Quando verrai come giudice,

fra gli splendori del cielo,

accoglici alla tua destra

nell’assemblea dei beati.

 

 

Il famoso teologo tedesco Karl Rahner parla in modo mirabile  del tempo liturgico che stiamo esaminando:

“Avvento -arrivo . quando sia tradotto ad litteram, propriamente significa futuro, avvenire. Pertanto, già nel termine stesso s’annunzia  una singolare compenetrazione mutua di presente e avvenire, di esistenza attuale e di esistenza, per così dire, dilazionata, ancora attesa, di possesso e di aspettazione. Così pure, nella liturgia dell’Avvento, vi è una oscillazione reciproca , misteriosa, tra presenza ed avvenire della salvezza cristiana.

In essa infatti si celebra la memoria della Incarnazione del Verbo di Dio che è già avvenuta e permane, e l’attesa del ritorno di Cristo a giudicare e a redimere definitivamente, ritorno che sta ancora davanti a noi, e tuttavia è tale che il suo avanzare è già inarrestabile. Il ricordo liturgico dell’Avvento fa penetrare nel cuore nello stesso modo tutti questi elementi: l’anelito, vivo nel passato dei patriarchi dell’antica alleanza, teso alla venuta  della salvezza ancora soltanto celata entro il seno di Dio, la presenza attuale della salvezza, già fatta presente nel mondo, ma ancora velata in Cristo, l’avvenire di una salvezza che dovrà scoprirsi nel tramutare del cosmo.

Ciò che si deve celebrare, è la memoria, il ricordo di tutti questi  tre stadi misteriosi dell’epoca della nostra salvezza: deve rimanere la consapevolezza interiore del passato ancora privo di salvezza, poiché altrimenti non sapremmo che cosa e chi siamo da noi soli, in quanto dimenticheremmo come la salvezza della grazia divina debba pervenire a noi da Dio; la consapevolezza interiore della salvezza già operatasi, poiché ciò che accade poi, è cosa nostra solo quando l’abbiamo accolta nella fede  come nostro presente; la consapevolezza interiore del futuro, poiché la salvezza presente è qui per noi soltanto quando la riceviamo come pegno e promessa della redenzione definitiva.” (Da: “L’anno liturgico” Ed. Morcelliana”).

 

Il termine AVVENTO deriva dal latino, e corrisponde al greco epifania, parusia: tutte parole che sottintendono l’apparizione del divino, una presenza che si fa evidente salvando, liberando, illuminando. Quindi, connessa all’avvento è la ‘salvezza’: la parola avvento indica già un certo incarnarsi, umanizzarsi del divino che discende tra gli uomini per innalzarli a sé.

L’Avvento cristiano dunque è proteso verso la venuta, mentre nella fede e nella speranza (“ La speranza è in ascolto della melodia del futuro, e credere vuol dire danzare secondo tale melodia” ha scritto un teologo brasiliano)  già possiede quel che desidera.

 

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