Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

TRUMAN

gennaio 24th, 2019

TRUMAN, UN AMICO E’ PER SEMPRE
Mi sembra che questo intenso film racconti un tentativo: quello di non farsi prendere dal panico quando la malattia colpisce una persona cara o noi stessi, e dinanzi alla fine che si avvicina… e poi arriva. Senza edulcorare niente e con un’interpretazione sublime ed equilibrata da parte dei suoi protagonisti Truman ci presenta una storia universale, centrata sull’amicizia e sugli affetti, da soppesare soprattutto nei momenti più difficili dell’esistenza umana.
Juliàn, fascinoso e talentuoso attore argentino che da tempo oramai vive a Madrid, riceve l’inaspettata visita del suo più caro amico, Tomàs, da anni trasferitosi in Canada, dove ha messo famiglia. Una sorpresa dettata dalla difficile situazione di Juliàn, ammalato di cancro e seguito come un’ombra dal fidato Truman, inseparabile cane che da una vita cresce e coccola come se fosse un figlio.
Commovente ma mai ricattatorio, Truman di Cesc Gay è un film che arriva dritto al cuore grazie ad una pesante traccia di umanità che dall’inizio alla fine avvince lo spettatore, accompagnato per mano da questi due amici che con humor gestiscono un ritrovarsi che ben presto diverrà lungo addio.
La sceneggiatura è densa di quotidianità e affetto. Da una parte Tomàs, così responsabile e pragmatico, dall’altra Juliàn, seduttore separato senza più un soldo in tasca che sembrerebbe vivere la vita giorno per giorno. Così diversi eppure così legati, per un’amicizia resa credibile dai volti di due superbi attori. Il protagonista è grandioso nella rappresentazione di una dolorosa scelta esistenziale.
Tra incontri con le potenziali famiglie adottive di Truman, spettacoli teatrali, lunghe chiacchierate, silenzi, e un viaggio ad Amsterdam per andare a trovare il figlio di Julian, il film procede verso uno straziante epilogo, che vedrà proprio il vecchio e dolce cane protagonista. Un ruolo, quello di Truman, solo apparentemente secondario perché sempre in disparte ma mai del tutto, essendo costantemente al centro dei pensieri del suo padrone. Un legame emotivo, quello tra il cane e il padrone che il regista riesce a rendere efficace attraverso piccoli gesti, sguardi sfuggenti, brevi frasi, senza mai cedere all’ostentazione.
Un’opera concisa nella raffigurazione del dolore e degli affetti, perché tutti i suoi protagonisti, dinanzi all’incombente tragedia, faticano ad esternarli, quasi ne avessero timore. Il regista ingloba l’intera pellicola nei quattro intensi giorni in cui i due attori che interpretano Tomàs (l’amico mite e generoso) e Juliàn (l’attore donnaiolo e scapestrato, sempre sopra le righe). sono bravissimi nel riprodurre perfettamente le due facce di un’unica medaglia rispettando a vicenda il ruolo altrui, frutto di un’amicizia che viene splendidamente raffigurata.
Il tumore, alla fine, non fa altro che estremizzare un po’ i rispettivi caratteri e le dinamiche di una vita tra i due: e in fondo mi pare giusto così, perché si è quel che si è anche di fronte alla morte, con la forza sobria della coerenza.