Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

Ucraina La vergogna dei prigionieri

Marzo 18th, 2022

Ucraina. La vergogna dei prigionieri (un po’ di verità sulla guerra)

Ferdinando Camon venerdì 18 marzo 2022

Eccola, la verità sulla guerra della Russia contro l’Ucraina, e non la dicono gli storici, non i filosofi, non le popolazioni, che la subiscono e non la capiscono, non la possono capire, perché non hanno le informazioni sufficienti. La dicono i prigionieri. Gli aggressori catturati e salvati e protetti, e ora portati davanti alle tv. Impariamo moltissime cose da loro, che prima non sapevamo e senza di loro non sapremmo mai.

Tutto di loro ci sorprende. Sono stati catturati in Ucraina, ma quasi nessuno di loro sapeva di trovarsi in Ucraina. Han trovato un popolo perdonante, ma gli era stato detto che avrebbero incontrato un popolo di nazisti. E soprattutto: questi invasori catturati e mostrati in tv sono soldati giovanissimi, soldati di leva, perché mandare soldati di leva, al primo arruolamento, a combattere una guerra così delicata, che pone tanti problemi psicologici?

Quest’ultima è la domanda più pericolosa, e va sbrigata per prima. In una guerra che solleva do- mande terribili mandano i soldati che sono più obbedienti non perché rispondono a quelle domande, ma perché non se le pongono. Il soldato non deve sentire e risolvere i conflitti interiori.

Meno sa, meglio è. In un film di Kurosawa si vedono avanzare in trincea dei cani con le bombe a mano legate al collo, vengono di corsa e saltano addosso al nemico, che riconoscono dall’uniforme, come gli arrivano addosso esplodono, sono bombe animalizzate: perfetti come soldati d’assalto, che stupido Cadorna a non averci pensato! I soldati russi catturati e portati in tv a confessare come erano stati istruiti, che cosa dovevano fare, cosa gli avevano detto del nemico, sono parecchi, ma cinque sono stati esibiti in sequenza, uno dopo l’altro. Sono ragazzini. Se sparano, non sanno perché sparano, se uccidono non sanno perché uccidono. Uno si prende la testa fra le mani.

Alcuni sono stati caricati in un convoglio in Russia, si sono addormentati e al risveglio si son trovati in Ucraina. I soldati di un esercito che va in guerra sono le prime vittime di quella guerra. C’è un proverbio militare che dice: ‘In guerra la verità è la prima a morire’, e non significa che la verità vien colpita dalla prima pallottola, ma prima ancora: si uccide la verità perché si possa sparare la prima pallottola.

Questi soldati russi catturati in Ucraina non sappiamo se hanno sparato e ucciso, loro non lo dicono e se hanno sparato (e ucciso) non lo dicono neanche a sé stessi, cominciano a non dirlo adesso e andranno avanti per tutta la vita, non dire la verità è un modo per negarla e vivere fuori della realtà, e infine morire fuori della realtà, in un’altra realtà. È un modo, l’unico modo per accettarsi. Se torneranno a casa, è l’unico modo per essere accettati, come prima. Li guardo. Sono rapati, ma non a zero, dopo la rapatura i capelli sono un po’ cresciuti. Han teste squadrate, da statue futuriste. Non ci guardano in faccia, guardano in basso.

Tutti. Si vergognano di qualcosa. Di essere stati catturati, un bravo soldato non si fa catturare. Di essere fotografati, e di sapere che la foto, prima o poi, va sotto gli occhi dei genitori. E della ragazza? Ma certo, anche della ragazza. La guerra, che doveva essere un’avventura, diventa una vergogna. Vorrei chinarmi fino a loro, per farmi sentire bene, e dirgli: è come ogni guerra, figli miei. Tornate a casa.