Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

Uomini di Dio

Settembre 2nd, 2013

Perché un’altra recensione sullo splendido e già tanto recensito film “Uomini di Dio” (ma trovo più indovinato e suggestivo il titolo francese. “Des hommes et des dieux”)? Per il desiderio di una recensione da parte di chi sta ‘dall’altra sponda’, dalla parte cioè di chi pure vive una vita di consacrazione, e di consacrazione monastica, vicina a quella dei trappisti-martiri di cui la pellicola narra la tragica vicenda.
Tutti mi ha colpito di questo bellissimo film: il ritmo contemplativo, abitato da intensi silenzi e sguardi, intercalati da toccanti canti religiosi,
E’un’opera di forte spiritualità – girata da un regista ateo!-, ma non assolutamente bigotta, benchè in tutto il film si colga un interrogare e un ascoltare Dio, oltre che i fratelli.
I monaci sono talmente ‘veri’ da far dimenticare che non si tratta di veri monaci, ma di attori; gli ambienti così essenziali e sobri, da sembrare veri spazi monastici.
Ognuno dei religiosi è ‘unico’ col suo volto da uomo vissuto e da consacrato autentico. Ognuno si porta dentro la sua paura per la situazione tragica che incombe, una  pacata tensione che si percepisce in ogni momento, che si respira in ogni sequenza., insieme alla ferma decisione di ‘rimanere’, per fedeltà al voto di stabilità ma anche per condividere i rischi con gli abitanti del luogo. Ad un certo punto ti sembra di essere lì, coi monaci, a vivere lo stesso dramma e la stessa difficile fede/fedeltà.
Alcune scene in particolare mi hanno colpito perché –anch’esse- scene ‘vere’, scene che si vivono tra fratelli/sorelle di vita comune: il gioioso saluto riservato al confratello che rientra in monastero, portando a ciascuno il dono desiderato. La tenerezza con cui il Priore toglie il libro dalle mani del monaco che si è addormentato leggendo, e dopo avergli levato anche gli occhiali, spegne piano il lume… O i fratelli che – in cappella- sentono l’elicottero dei militari (o guerriglieri) algerini che sorvola il convento, e in semicerchio cantano, stretti in un delicato, fraterno abbraccio. E poi quei primi piani con gli sguardi silenziosi di ciascun protagonista, che parlano più di tante parole… fino al lungo, silenzioso abbraccio dei due monaci risparmiati al rapimento.
Non c’è nessuna scena tragica in questo film che narra una tragedia. C’è la vita quotidiana di chi “sa in Chi ha posto la sua fede” e sa che nel suo “sì” è già messo in conto tutto, anche la morte. E’ quanto ricorda il Priore al giovane fratello che vuole mettersi al sicuro andandosene.
Indimenticabile la sequenza finale, coi monaci che camminano in fila indiana, candidi tra la neve candida, verso il loro destino di sangue.
Le parole non riescono a rendere l’emozione che la visione del film procura. Un film da vedere e rivedere per assaporare più e meglio un’ atmosfera straordinaria, pur nella sua ordinarietà.

Sr. Anna Maria o.s.b.

Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

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