Comunità Monastica Suore Oblate Benedettine di Santa Scolastica

Ora et labora

XXVII DOMENICA B

Settembre 29th, 2021

03 ottobre 2021

XXVII  DOMENICA  B

Mc. 10, 2 – 16

Il brano evangelico che la liturgia propone oggi alla nostra riflessione si compone di due unità. La prima tratta la problematica del divorzio (vv.1 – 12), la seconda presenta l’affettuoso quadretto di Gesù che abbraccia i bambini e li indica come modello per entrare nel regno di Dio (vv. 13- 16).

Lasciata la Galilea Gesù si trasferisce in Giudea.

Alcuni cercano Gesù per ascoltare il suo insegnamento, altri lo cercano con intenzione malevola. E’ il caso dei farisei, suoi tradizionali nemici, che lo interrogano “per metterlo alla prova”. Lo invitano ad esprimersi su un argomento delicato. Alla richiesta se un uomo possa divorziare dalla propria moglie, Gesù rimanda al diritto vigente, quello stabilito da Mosè (v.4). La legge era chiara, ma non precisa e non era interpretata in modo unanime.

Gesù  abilmente non attacca la legge, e non colpevolizza Mosè. Chiama in causa la “durezza di cuore” degli uomini, additandola come una situazione deviante.

La legge esiste, ha valore giuridico, ma non rispecchia la volontà di Mosè, tanto meno quella di Dio, il legislatore supremo.

La rivoluzionaria novità di Gesù consiste nel riportare il problema alle sue origini, al progetto del matrimonio come Dio lo aveva pensato. Egli cita i primi due capitoli della Genesi, da cui trae una norma precisa e formula un principio chiaro: “Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiungo” (v.9).

L’idea di una comunione di persone (“una sola carne”) presenta un amore che lega per tutta la vita.

Conclusa la prima parte, segue il simpatico episodio con i bambini (vv. 13-16). In esso Gesù rende visibile la tenerezza di Dio e la sua predilezione per i semplici e gli innocenti.

I discepoli che vogliono allontanargli i bimbi vengono rimproverati aspramente. Non solo i bambini devono avere libero accesso, ma sono anche additati come esempio per entrare nel regno di Dio, perché essi hanno piena fiducia nei loro genitori, non hanno sicurezze da difendere né privilegi da reclamare.

Ciò che in loro è innato e istintivo, deve diventare impegno serio e costante negli adulti.

E’ il cammino del convertirsi e del credere, richiesta fondamentale espressa da Gesù fin dall’inizio della sua predicazione (Mc. 1,15).